Convegno ad Atina sul decennio francese in Terra di Lavoro


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Studi Cassinati, anno 2007, n. 2.

Il “Centro di studi storici Saturnia” di Atina, presieduto dal nostro socio Vincenzo Orlandi e l’associazione “Le Cannardizie” pure di Atina, presieduta dalla nostra socia Patrizia Patini, hanno organizzato, il 30 giugno scorso, un convegno di studio sul periodo storico “Il decennio francese in Terra di Lavoro”.
L’incontro, cui ha partecipato uno scelto pubblico di studiosi ed appassionati di storia locale, si è tenuto all’interno dell’antica cantina dei fratelli Visocchi di Atina, recuperata mirabilmente e gestita da “Le Cannardizie” a fini museali (vi si conservano antichi strumenti per la vinificazione), di convegnistica culturale e dimostrazioni enogastronomiche. E proprio ad onorare tale impegno, Patrizia Patini, al termine degli interventi, ha proposto una dimostrazione pratica dell’alimentazione popolare dell’epoca di cui si è trattato.
Hanno relazionato: il nostro socio, lo storico Fernando Riccardi, sul tema “Il biennio ‘Giuseppino’ nell’alta Terra di Lavoro, 1806-1808”; un altro nostro socio, lo storico Ferdinando Corradini, sul tema “Novità legislative introdotte nel Regno di Napoli durante il decennio francese, 1806-1815; luci e ombre”; lo storico Albino Cece con l’intervento “Fra’ Diavolo militare per legge e patriota del Regno Napoletano”.
Durante il convegno Antonio Morello, presidente dell’associazione culturale “Italia numismatica” di Formia, ha trattato l’argomento “Le medaglie in ricordo dell’assedio di Gaeta del 1806” ed ha esposto in sala documenti storici forniti dal dott. Beniamino Russo. Ha chiuso le relazioni Patrizia Patini con “La gastronomia del decennio francese nel Regno di Napoli”.
Alla fine dell’incontro erano già disponibili a stampa gli atti del Convegno “Il decennio francese in Terra di Lavoro. I Borboni, l’arrivo dei Francesi, i briganti”. Il volume puó essere richiesto, insieme ad altre pubblicazioni delle associazioni organizzatrici, all’indirizzo: info@lecannardizie.it.

Riportiamo qui la Prefazione al libro contenente gli atti del convegno.

“Il volume raccoglie le relazioni presentate in un incontro culturale sul tema “Il decennio francese in Terra di Lavoro. I Borboni, l’arrivo dei Francesi, i briganti” che si è svolto presso la sede dell’Associazione Enogastronomica “Le Cannardizie” di Atina il 30 giugno 2007. L’iniziativa rientra nell’ambito dell’attività di ricerca dei soci del Centro di studi storici “Saturnia”. È il 16° tassello di una collana di volumi di vario formato che ci mostrano l’evoluzione del nostro territorio nel corso dei secoli.
Questa monografia si occupa del periodo che gli storici definiscono il “Decennio francese”, che segnò il ritorno dei francesi sul territorio della penisola dopo l’esperienza del triennio giacobino e che vide concretizzarsi progetti di lungo termine già coltivati durante il riformismo settecentesco.
Un periodo, in complesso, di modernizzazione politico-istituzionale e socio-economica, che cominciò con l’occupazione di Napoli da parte di Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, nel 14 gennaio 1806, preceduta dalla fuga dei Borboni in Sicilia. Il Bonaparte fu nominato re il febbraio successivo e rimase in carica fino al 15 luglio 1808, quando divenne re di Spagna. Al suo posto fu chiamato Gioacchino Murat che rimase al governo fino al marzo 1815.
Ai relatori intervenuti è stata lasciata a ciascuno la più ampia libertà di sintetizzare o sviluppare il tema affrontato, di allegare documentazione, di articolare, insomma, il proprio intervento senza vincoli di spazio e di metodo.
Ci sembra che le relazioni e gli interventi qui raccolti, pur nella diversità degli approcci e del livello di avanzamento delle ricerche e nella ristretta escursione temporale e socio-territoriale che fa da sfondo ai vari contributi, confermino quanto è stato già scritto a proposito delle numerose riforme introdotte con Giuseppe Bonaparte e quindi con Gioacchino Murat, prima fra tutte l’introduzione dello stato amministrativo. A partire dal decentramento di Napoli che perse la sua centralità, vedendo diminuito il suo personale burocratico, mentre le province si dotarono dei loro uffici e tribunali.
L’innovazione però non riguardò solo l’amministrazione ma anche dal punto di vista sociale ci furono dei cambiamenti importanti da individuare nell’abolizione della feudalità nel regno di Napoli, grazie alla legge n. 130 del 2 agosto 1806, nella spartizione dei demani pubblici e in una nuova politica ecclesiastica che sancirono un nuovo ruolo della proprietà terriera. Furono intraprese alcune importantissime riforme sostanziali nel campo politico, economico, amministrativo, finanziario, sociale e religioso; tutto ciò fu reso possibile dalla creazione di nuovi organi con poteri distinti e specifici.
Ma la totale riorganizzazione territoriale del regno fu certamente una delle riforme più cospicue.
I Comuni erano dotati di un sindaco, di un Decurionato, una sorta di consiglio comunale (i cui membri, però, erano scelti dagli intendenti o direttamente dal ministro dell’Interno su proposta del Decurionato) e di una giunta (il Corpo della città). I membri di questi organi erano selezionati, però, in una ristretta cerchia di proprietari terrieri e di professionisti.
Furono create 14 province con a capo altrettante intendenze che si occupavano del controllo della vita locale, delle finanze, del commercio, della leva militare e della sicurezza pubblica. In ogni capoluogo di provincia si installarono consigli provinciali, che erano nominati in ambito territoriale e in base a moderni criteri di elettorato attivo e passivo basato sul censo. Ma i veri protagonisti di questo periodo furono le nuove burocrazie che videro aprirsi insperate possibilità di fare carriera nel nuovo regime napoleonico e molti di loro rappresentarono una classe produttiva che conterà molto nel futuro del regno.
Il Decennio comunque manifestò segni di sofferenza. Ci troviamo sempre di fronte a un avvicendamento imposto con le armi. La ricomparsa del brigantaggio e la nascita della Carboneria che proprio in questo periodo iniziò ad organizzarsi, rappresentano i segni di malessere della società e mostrano le crepe di un’opera di razionalizzazione non facilmente gestibile.
Riteniamo che l’incontro culturale abbia contribuito a chiarire i termini di una problematica storiografica complessa e stimolante, indicando ai soci del Centro studi nuove prospettive d’indagine su questioni di notevole rilevanza per la storia del nostro territorio.

Vincenzo Orlandi
Presidente del C.S.S.Saturnia”

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