Ricciotti Garibaldi e la sua attività di partigiano a Sant’Elia Fiumerapido Forse un nesso con l’eccidio di Collelungo di Vallerotonda?


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Studi Cassinati, anno 2007, n. 2

di Giovanni Petrucci

Il pomeriggio del 7 dicembre 1943 due soli soldati tedeschi, tenendo all’estremità una motosega lunga oltre due metri, tagliarono tutte le viti e gli olmi dei terreni, retrostanti il cimitero, di zi’ Maria e di Raffaele, ad ovest di S. Elia Fiumerapido; l’indomani passarono agli oliveti dei Marzoni, ma una gragnuola di granate li fece fuggire via: si disse in giro che l’ing. De Martino, nome di battaglia del partigiano Ricciotti Garibaldi1, con la sua ricetrasmittente aveva avvertito gli artiglieri alleati di Acquafondata.

Gli avevano costruito un ricovero a Campo di Manno, di fronte alle ultime case rivolte verso Valvori; di qui egli poteva scendere non visto alle gallerie e trattenersi con il Dott. Ferdinando Arpino2, con il signor Ferrante, con Renato e il fratello Alfredo Petrucci, Titino Iucci e con altri compaesani che erano in grado di riferire sui combattimenti che si svolgevano in pianura e specialmente nella Valle del Rapido. Aveva installato nel suo ricovero le apparecchiature mimetizzando l’entrata tra gli alberi. Portava il borsalino e vestiva calzoni alla zuava. A volte scompariva nel nulla, per tornare sempre più forte con la sua audacia e le sue idee; si spostava in altri luoghi che gli indicavano gli amici santeliani al di qua della linea Gustav; di tanto in tanto arrivavano per sentieri nascosti altri partigiani ed allora tutti si appartavano nella grotta. La sua capanna era divenuta il punto di riferimento specie per i soldati italiani sbandati provenienti dal nord e per i disertori tedeschi fra i soldati arruolati nell’Europa occupata.
Spesso si vedeva insieme con due giovani aitanti come lui, uno dei quali chiamato Raul. Non si contentava delle semplici informazioni, ma girava anche da solo nelle campagne per vedere direttamente3 quanto si diceva e manteneva stretti contatti con gli Anglo-americani. I Santeliani facevano a gara per portargli informazioni e da mangiare4.
Il Comando tedesco di Valvori aveva intuito qualcosa e un giorno di dicembre si fece vedere il Maggiore alla seconda galleria: tenne un discorso piuttosto minaccioso agli sfollati, adombrando il pericolo che poteva incombere sulla popolazione civile se veniva scoperto qualche fatto sicuro: che la ricetrasmittente che i tedeschi cercavano ansiosamente era proprio quella di Ricciotti Garibaldi?5.

Ricciotti Garibaldi6 nacque a Roma nel 1881 da Ricciotti e Da Costanza Hopcraft e lì morì nel 1951; quindi era nipote di Giuseppe Garibaldi. La sua vita fu sempre improntata a nobili ispirazioni garibaldine, soprattutto all’amore per la libertà e per l’Italia cui votare la vita. Nutrito da alti ideali risorgimentali, nel 1912 prese parte a Drisco e a Jannina, insieme con il padre Ricciotti, con i fratelli Bruno e Costante e migliaia di Garibaldini, alla lotta per difendere la libertà dei Greci contro i Turchi. Pur aderendo alle prime euforie fasciste, se ne staccò quando comprese la natura che informava il Regime ed espatriò a Parigi, dove visse dedicandosi agli affari, senza mai trascurare di tenere vivi i rapporti con l’ambiente antifascista, come con il deputato socialista Tito Zaniboni; pur avendo grande successo con le donne, non pensò mai di mettere su famiglia, perché riteneva di vivere in difficoltà economiche.
Agli inizi del 1926 rimase coinvolto in un fastidioso processo e successivamente incolpato di un attentato al Duce.
Risultò veritiero invece l’incontro con tre anarchici, Moschi, Diotiallevi e Fantozzi, che convinse a tramare contro il Fascismo e ad uccidere Mussolini. Il piano fu sventato e Ricciotti, grazie all’intervento del santeliano Antonio Petrucci, fu semplicemente espulso dalla Francia.
Dopo l’8 settembre 1943, approfittando della generale confusione regnante in Italia, si recò a Napoli pensando di potere incontrare Badoglio.
Gli albori della libertà lo elettrizzarono e, nell’attesa del grande avvenire per l’Italia con la liberazione dal fascismo e dai Tedeschi, non esitò a denunciare il fratello Ezio agli Inglesi, perché nel passato aveva mostrato un atteggiamento che poteva apparire condiscendenza per il Regime; perciò questi fu internato nella certosa di Padula.
Si mise in contatto con l’alto Comando Americano che gli affidò il pericoloso incarico di informatore di quanto accadeva lungo la linea Gustav, attingendo notizie direttamente sul suolo invaso dai Tedeschi; ed egli si recò alle Gallerie di Sant’Elia Fiumerapido, dove era sfollata tanta parte della popolazione e qui rimase con grande coraggio a poca distanza dal Comando tedesco di Valvori, dal mese di novembre 1943 fino al bombardamento di Montecassino del 15 febbraio 1944.

Lettera che Ricciotti Garibaldi scrisse al dott. Arpino il 15 marzo 1944 e recapitatagli nel mese di giugno, al rientro dallo sfollamento: «Edizioni Garibaldine, Centro Culturale di Storia Garibaldina diretto da Ricciotti Garibaldi – Piazzale Maresciallo Giardino, 1 Roma.

“Ill.mo dott. Ferdinando Arpino
Sant’Elia Fiumerapido, vicino Cassino.
Napoli, 14 marzo 1944

Carissimo dottore,
come dimenticare lei e la sua famiglia dopo tutte le cortesie usatemi? Ho saputo da suo figlio la terribile odissea degli abitanti la galleria.
Mi dispiace non aver potuto essere presente. Forse avrei potuto intervenire, ma non mi è possibile essere dove vorrei.
Ho tanto ricordo caro del mio soggiorno nella Valle del Rapido, che mi considero anche io membro della comunità.
Io sono a letto con una nefrite, almeno così la classifica il dottore di qua e debbo stare a letto al caldo. Egli dice che è causa dello strapazzo subito. Brutta cosa diventare vecchi: in altro tempo il mio fisico rispondeva meglio anche in condizioni peggiori!
Ma pazienza! È nostro dovere lottare.
[ … ]
Ho saputo anche la disgrazia del buon *: egli vorrebbe venire al fuoco con me, ma come fare… quando impera la fifa. Dovrei fargli fare delle iniezioni di coraggio ogni cinque minuti, e ciò non è possibile.
In ogni caso, se il tempo me lo permette, vedrò di trovargli un lavoro.
Per una nostra chiacchierata, io sono a Napoli fino a martedì prossimo e poi raggiungo la linea del fuoco con un forte gruppo dei miei. È un principio, ma non è quello che desideravo.
Se viene prima, sarò tanto felice di averla con me mio ospite per tutto il tempo che vuole; qui sono ospite degli Americani, che hanno messo a mia disposizione un appartamento.
Mi ricordi alla famiglia Ferrante, di cui ricordo la coraggiosa Signora [Giulia], alla famiglia Iucci [Titino] e Ptrucci [Renato e Alfredo].
Presenti i miei omaggi alla sua gentile signora, alla signorina Maria, che ha campo in mezzo ai Marocchini di studiare le malattie tropicali, a tutto il resto della famiglia.
Di lei conserverò sempre un ricordo affettuoso non solamente per le cure e la simpatia che mi ha dimostrato, ma anche per il suo valoroso e disinteressato apostolato in mezzo alle cannonate della Valle del Rapido.

Sempre suo
Ricciotti Garibaldi”

1 Vd. scheda biografica alle pagg. seguenti.
2 Riportiamo a parte una lettera che Ricciotti Garibaldi scrisse al dott. Arpino il 15 marzo 1944 e recapitatagli nel mese di giugno, al rientro dallo sfollamento.
3 Di quanto sopra do testimonianza, in quanto una mattina della fine di dicembre si aggirava nei pressi della nostra capanna sotto S. Martino un signore rispondente alla descrizione succintamente delineata, che si informò dettagliatamente sui Tedeschi; notando una strana festa che regnava nelle nostre famiglie, perché Gregorio aveva mattato una pecora, ci chiese della carne che pagò con una moneta tolta da un abbondante fascio; poi chiese una semplice tazza di acqua calda, nella quale fece cadere non so che e bevve l’intruglio. Il suo aspetto olivastro e il fare deciso destavano curiosità e gli giravo intorno; quando vidi nella tasca dei calzoni l’impugnatura di una pistola nera, mi spaventai e scappai via.
4 Al rientro dallo sfollamento gli abitanti del luogo andarono a vedere che cosa era rimasto di lui; Enzo Rodi conserva ancora oggi gelosamente quanto trovò: Letture Spirituali sulla vita di Gesù e Maria, Venezia 1881; Storia d’Italia di Carlo Botta, continuata da quella del Guicciardini sino al 1870, Lugano, Tip. G. Ruggia e C, 1832, MCCCXXXII, tomo quinto, tomo sesto e tomo ottavo; Orlando Furioso; Guerrin Meschino.
5 Jadecola Costantino, Linea Gustav, Sora, 1994, p. 129: “A Vallerotonda, i tedeschi vanno invano alla ricerca di una radio trasmittente con la quale due ufficiali paracadutisti americani forniscono informazioni sulle difese nemiche di monte Santa Croce, San Martino e San Michele. Le montagne vengono letteralmente setacciate… ”.
6 Da Anita Garibaldi, Nate dal mare. Le donne di Garibaldi: Anita, Costanza e Speranza, Il Saggiatore, Milano 2003.

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