EDITORIALE


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Studi Cassinati, anno 2006, n. 4

I nostri lettori abituali avranno notato che una sezione cospicua di Studi Cassinati viene riservata a servizi sulla seconda guerra mondiale. È opportuno chiarire che ciò non dipende da una nostra preferenza per tali argomenti, né dalla convinzione che i fatti di quel periodo siano da ritenere più importanti degli altri. Personalmente penso che non sia corretto stabilire quali eventi storici siano importanti e quali meno – parlo di eventi storici -: conosciamo accadimenti che, si dice, hanno cambiato il corso della storia, ma, mi chiedo, non sono essi il risultato del combinarsi insieme di una miriade di fatti secondari che li hanno preceduti?
È proprio in tale ottica che noi trattiamo gli eventi della seconda guerra mondiale: tanti piccoli episodi, tante piccole storie, messi insieme, contribuiscono a delineare il grande quadro storico di quel tempo. Se così non fosse quella storia si ridurrebbe, come in effetti spesso si riduce, ad una elencazione di date, battaglie, proclami di protagonisti, ad una fredda analisi di strategie e di scelte politiche, nonché ad un censimento di perdite e di danni materiali.
Dire, per esempio, che la battaglia della Linea Gustav durò otto mesi e che gli alleati subirono ingenti perdite prima di riuscire a passare oltre, sarebbe come dire che l’incendio di Roma al tempo di Nerone causò la scomparsa delle baraccopoli urbane per consentire la ricostruzione della città in “bellissima pietra”. Ma non sarebbe il caso di chiedersi cosa costò alla popolazione dell’Urbe quell’incendio, quali tragedie provocò e quali conseguenze sul piano sociale, oltre che architettonico, vi furono per gli abitanti di Roma? Analogamente, mentre gli eserciti si fronteggiavano nella valle del Rapido-Gari, le artiglierie non conoscevano pausa e gli aerei seminavano distruzione dovunque, cosa ne era della popolazione locale? Siamo certi che essa fu solo la comparsa della grande recita della guerra?
La storia, quella ufficiale, fa proprio questo: nello scacchiere mondiale del conflitto, compaiono eserciti, generali, armamenti, battaglie, capi di Stato, conseguenze politiche sul piano internazionale, mentre i cittadini che quella guerra non hanno voluto, ed hanno solo subito, sono ridotti a numeri, fredde cifre del bilancio bellico.
Questo genere di storia noi non lo trattiamo: lo lasciamo agli specialisti. Preferiamo, invece, dare voce a chi ha subito sulla propria pelle gli effetti di quegli eventi, a coloro che non compariranno mai sui libri di storia: vogliamo contribuire a delineare la tragica storia delle nostre genti, perché si tratta della storia delle nostre famiglie, di ognuno di noi che abita in queste contrade. E infatti sulle nostre pagine non si troveranno trattati argomenti di carattere generale, nazionali o internazionali, ma solo ricordi e testimonianze di gente che ha taciuto per oltre mezzo secolo e solo ora si è decisa a raccontarsi (fra qualche anno non sarà più possibile farlo). Tutto questo, naturalmente, richiede molto spazio, quello spazio che i testi di storia non avranno mai. Ecco spiegato, spero, il motivo di tante pagine riservate alla guerra e … dintorni. Ma anche per il resto non mancherà mai lo spazio dovuto

e. p.

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