San Donato V. C.: Il terzo convegno “Le epigrafi della Valle di Comino”


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Studi Cassinati, anno 2006, n. 3

di  Claudia Cedrone

Il 27 maggio scorso nella sala teatro del comune di San Donato si è tenuto il terzo convegno epigrafico cominese. Anche l’incontro di quest’anno, come i due precedenti, ha messo in risalto lo scambio socio-culturale tra la Valle e le popolazioni limitrofe in epoca romana.
Ha aperto gli interventi il Dott. Marco Buonocore, Scriptor Latinus e Arhivista Capo della Biblioteca Apostolica Vaticana, che ha trattato l’argomento “Classi dirigenti ad Aesernia romana”. Lo studioso ha ricordato che Isernia romana, colonia Latina con duoviri dal 263 a.C., divenne municipium con quattuorviri dopo la Guerra Sociale e tale rimase fino agli inizi, almeno, della seconda metà del II secolo d.C., quando tornò ad essere colonia, ma unicamente sul piano formale. Numerosi furono i personaggi locali legati al potere centrale di cui testimonianza precipua sono quei caratteristici monumenti con fregio dorico ove insisteva la statua pedestris o addirittura equestris dell’onorato, tra cui Sex. Appuleius Sex. f. (nipote di Augusto e figlio di Ottavia Maggiore) e M. Nonius C. f. C. n. M. pron. Gallus, il quale si era distinto per le sue campagne militari del 29 a.C. riportando la conseguente acclamazione di imperator. Il Dott. Buonocore ha inoltre ricordato che la città aveva dato i natali ai Marci Claudii Marcelli Aesernini conosciuti dal console del 22 a.C. fino al console suffetto del 97 d.C. Q. Asinius Marcellus ad Ostia; cosí come Claudia Aesernina figlia del M. Claudius Marcellus Aeserninus, uno dei cinque curatores riparum et alvei Tiberis menzionati nei cippi datati tra il 16 ed il 23 d.C. Il Corpus delle iscrizioni rinvenute ad Isernia ammonta a oltre 240 iscrizioni, su cui gli studiosi a più riprese sono intervenuti cercando, ciascuno con le proprie specifiche competenze, di ravvisare quanto di nuovo si potesse evincere dall’attenta lettura di ogni singolo documento ai fini di un’aggiornata visione d’insieme della res publica Aeserninorum. Ma nuovamente interrogandoli e migliorandone in alcuni casi l’esegesi, essi sono ancora in grado di offrirci, con il supporto dei fontes letterari, ulteriori spunti di riflessione.
Il Prof. Mika Kajava, direttore dell’Institutum Romanum Finlandiae, con la sua comunicazione “Novità epigrafiche del Lazio sud-orientale” ha illustrato alcune epigrafi latine, nuove o poco conosciute, provenienti una da Alvito, territorio dell’Atina romana, e le altre da Sora. Tra queste ultime, custodite nel Museo Civico della Media Valle del Liri, ci sono tre iscrizioni funerarie, tutte del primo periodo imperiale, e una dedica repubblicana al dio Marte.
Il Prof. Cesare Letta, ordinario di Storia Romana dell’Università di Pisa, con la comunicazione “Caduta e resurrezione di un cavaliere di Ferentino nei difficili inizi del regno di Adriano” ha riesaminato un’iscrizione onoraria di Ferentino (CIL, X, 5829 = ILS, 2726) relativa a un personaggio di nascita equestre, Tito Ponzio Sabino, che, dopo le prime due militiae, ricominciò una nuova carriera dal grado di semplice centurione, per poi risalire, seguendo il binario tipico di chi ascendeva dai ranghi dell’esercito, fino a divenire procuratore della Narbonense. Il caso è molto diverso da quello del centurio ex equite Romano e, per il Prof. Letta, non può dimostrare l’esistenza di una categoria superiore di centurioni di rango equestre. In realtà, nel caso di Ponzio Sabino, non si trattò di una libera scelta, attuata mantenendo il rango di cavaliere, ma di una vera e propria degradazione, con perdita dello status equestre, cui seguì un lungo recupero, coronato dal ritorno alla condizione sociale perduta. La cronologia del cursus permette di ipotizzare che egli sia stato tra le vittime dell’epurazione attuata da Adriano, dopo la svolta “pacifista” del 117 d.C., tra i generali e gli ufficiali mostratisi troppo legati alle concezioni strategiche di Traiano e critici del nuovo corso.
Antonio Morello, noto studioso di numismatica, in rappresentanza del Centro di Studi Storici Saturnia di Atina e dell’Associazione Culturale Italia Numismatica, ha presentato una relazione su Gneo Plancio di Atina con particolare riferimento alle monete emesse a nome di questo insigne personaggio. Introducendo, in sintesi, i momenti principali che caratterizzarono la vita politica di Plancio e soffermandosi ad illustrare gli avvenimenti del 55 a.C., anno in cui il personaggio atinate ricoprì la carica di edile curule, Morello ha ricordato che proprio con quell’incarico Plancio coniò moneta con speciale delega del senato al fine di integrare le spese sostenute da Pompeo per gli approvvigionamenti a Roma. Morello ha ribadito che la moneta emessa da Plancio reca l’immagine al dritto della Macedonia e non di Diana Planciana, come si credeva fino a qualche tempo fa; quest’ultima era una divinità a cui fu dedicato un tempio probabilmente alla metà del I secolo d.C. dai Plancii che avevano sede in Asia Minore e che probabilmente erano discendenti del Plancio di Atina. Soffermandosi su aspetti tecnici e iconografici, lo studioso ha rinviato alla lettura degli Atti di prossima pubblicazione che conterranno ulteriori approfondimenti e nei quali saranno trattati argomenti strettamente tecnici inerenti il volume di emissione delle monete che nel 55 a.C. si stima raggiungesse, in totale, diciannove milioni di denari d’argento, inoltre, in quell’anno il solo Plancio fece emettere ben tre milioni di pezzi recanti il suo nome e la carica politica ricoperta in quel momento.
Il Prof. Heikki Solin, titolare della Cattedra di Filologia Latina dell’Istituto Classico dell’Università di Helsinki, ha chiuso gli interventi con la comunicazione “Sull’amministrazione di Atina”. L’insigne epigrafista ha posto in risalto il fatto che poche sono le informazioni in nostro possesso sulla storia dell’Atina repubblicana e ancor meno sulla sua amministrazione in tale epoca. Tuttavia sembra verosimile che sia diventata una praefectura assai presto, nella prima metà del III secolo a.C., in seguito alla conquista romana, che ha segnato l’inizio della vera romanizzazione della città. Atina è menzionata come praefectura nel 54 a.C. da Cicerone, il quale la ricorda anche come città popolatissima. In età imperiale è attestata più volte come municipium. A partire dal I secolo d.C. fu retta da duoviri e non da quattuorviri, come avveniva di solito per i municipia. Per spiegare tale circostanza, per il Prof. Solin si deve ricorrere al fatto che Atina, pur essendo nominalmente una praefectura, deve aver avuto in realtà una larga autonomia e, di conseguenza, anche propri magistrati. La più antica menzione del duovirato potrebbe essere coetanea a quella ciceroniana della praefectura, se non addirittura di poco anteriore. Il duovirato si spiegherebbe dunque come una ripresa della coppia dei sommi magistrati usuale nelle comunità sannitiche.
Al termine della manifestazione è stato presentato il libro contenente gli Atti del convegno dello scorso anno. Il volume, Le epigrafi della Valle di Comino, Atti del secondo convegno epigrafico cominese, curato dal Prof. Heikki Solin e edito dall’associazione “Genesi” è disponibile presso la Tipografia Sambucci di Cassino.

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