Sui rapporti tra le truppe tedesche e la popolazione civile di CassinoIl provvidenziale intervento dell’abate Diamare nel 1943


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Studi Cassinati, anno 2006, n. 1

di Emilio Pistilli 

A margine della questione tra i rapporti della popolazione civile di Cassino con le truppe occupanti tedesche, di cui si è discusso sui precedenti numeri di Studi Cassinati, vorrei ricordare un episodio del quale non si è mai parlato abbastanza: l’uccisione, il 10 ottobre 1943, in località S. Antonino di Cassino, di due militari tedeschi che, forse ubriachi, avevano tentato violenza nei confronti di una ragazza del luogo; nella successiva rappresaglia furono catturati 22 ostaggi del luogo per destinarli alla fucilazione; il tempestivo intervento del parroco D. Luigi Viola e, soprattutto, quello dell’Abate Gregorio Diamare, valse a salvare la vita degli ostaggi1.
In data 15 ottobre 1943 l’abate Gregorio Diamare, in una sua lettera, rivolse un accorato appello al “cuore generoso” del generale Hans-Valentin Hube, comandante del XIV Corpo di armata delle Truppe Corazzate, per la salvezza degli ostaggi e perché fosse risparmiato il centro urbano di Cassino. Tra l’abate Diamare e il generale intercorrevano cordiali rapporti di reciproca stima, essendosi già conosciuti alcuni mesi prima.
Ecco il testo della lettera2:


Montecassino, 15 ottobre 1943

L’abate Diamare

A sua Eccellenza
Il Generale Hube
Comandante del XIV Corpo di Armata delle Truppe Corazzate
Eccellenza
Fiducioso nella Vostra bontà e benevolenza verso Montecassino e la mia persona mi permetto indirizzarvi la presente per dirvi in primo luogo che sono assai dolente dell’inconsulto e deplorevolissimo atto commesso da due abitanti della contrada “ S. Antonino “, in Cassino, a danno di alcuni soldati tedeschi.
Posso assicurarvi ancora, Eccellenza, che con me deplorano il criminoso atto tutti gli altri abitanti della contrada.
È più che giusto e necessario che i colpevoli siano severamente puniti a norma delle leggi marziali, e che la punizione sia di efficace esempio ed ammonimento per tutti gli altri.
Purtroppo i colpevoli sono latitanti, e date le circostanze di luogo e le attuali contingenze non so se gli sforzi che saranno fatti per rintracciarli potranno avere esito favorevole.
In caso contrario ardisco pregare Vostra Eccellenza che, pur salvando le giuste esigenze marziali, la pena minacciata sia limitata il più possibile ai beni e famiglie dei colpevoli per evitare che tanta altra povera gente paghi il fio di colpa non sua.
Perdonatemi Eccellenza se oso fare caldo appello al vostro cuore generoso per questi miei figliuoli spirituali, già tanto provati dalle inevitabili conseguenze della guerra.
Pregheremo in modo speciale San Benedetto per Voi che vi rimuneri di quella generosità che compatibilmente alle esigenze marziali vorrete usarci.
Aggiungo ancora l’altra preghiera che ove mai esigenze strategiche consiglino le truppe tedesche a ritirarsi da Cassino, vogliate Eccellenza dare istruzioni perché il centro almeno dell’abitato della Città sia, per quanto è possibile, risparmiato da ulteriori danni e distruzioni.
Con i sensi della mia più alta stima e deferenza mi riaffermo vostro devotissimo.
Con molta tempestività, il 17 ottobre, il generale Hube rispose all’abate accogliendo le sue richieste e invitandolo, a sua volta, a mettere al sicuro a Roma i “grandi valori d’arte” custoditi a Montecassino: gli premeva soprattutto, per suo stesso dire, la “importante opera di storia tedesca della biblioteca del monastero”.


Quartier Generale, li 17-10-43

Il generale Hans Valentin Hube

Il Generale Comandante
del
XIV Corpo d’Armata Corazzato
A Sua Eccellenza
il Vescovo Abate di Montecassino.
Eccellenza,
mi sia permesso ringraziarVi di cuore per la fiducia espressami nella Vostra del 15 c.m. Posso assicurarvi che come soldato germanico ho sempre cercato di obbedire alle dure esigenze della guerra con umana generosità e di accordarle il più possibile con i comandamenti dell’amore del prossimo. Perciò mi dichiaro pronto a corrispondere alla Vostra Preghiera, Eccellenza, riferentesi al delitto consumato da due abitanti del borgo di S. Antonino presso Cassino. Io sono intimamente convinto che al grande potere morale della abbazia sarà possibile impedire simili ulteriori delitti, indirizzantisi contro soldati germanici. Questa convinzione si fonda soprattutto sulla grande stima che nutro per Voi, Eccellenza, e per lo spirito di pace che emana ora come in passato dalla Vostra luminosa Abbazia di Montecassino. In riguardo all’intercessione di Vostra Eccellenza ho perciò dato ordine che – nel caso, le ricerche per arrestare i due assassini dovessero risultare vane – siano soltanto fatte bruciare le case ed i possedimenti di proprietà loro e dei loro più vicini parerti.
Durante la permanenza del mio comando nella città di Cassino, Cassino stessa ha sempre saputo mantenere dei rapporti veramente piacevoli con i suoi ospiti tedeschi. Perciò non è più che naturale che cercherò in tutti i modi di limitare al minimo possibile eventuali ulteriori danni a detrimento della città per causa di esigenze belliche.
In quest’occasione mi sia concesso l’esprimere una preghiera a mia volta: le sempre maggiori incursioni aeree delnemico potrebbero eventualmente compromettere la sicurezza dell’Abbazia di Montecassino. Sarei perciò infinitamente grato a Vostra Eccellenza se i suoi grandi valori d’arte fossero portati al sicuro, sia trasportandoli a Roma, sia in altro modo adatto. Mi riferisco soprattutto all’importante opera di storia tedesca della biblioteca del monastero.
Infine oso esprimere la mia speciale gratitudine per la Vostra prevista intercessione presso San Benedetto in favore della mia persona.
Coll’espressione dell’altissima stima che nutro in riguardo della Vostra persona ardisco rimanere il di Vostra Eccellenza

Devotissimo
H U B E


Generale di Corpo d’Armata Corazzato.3

Gli ostaggi, dunque, furono salvi e i ricercati al sicuro; le case di questi ultimi furono fatte saltare in aria4; i Tedeschi uscirono con sollievo da una scomoda situazione in cui li aveva messi una assurda legge di guerra: l’aver fatto ricorso ai servigi di un parroco, infatti, e il non aver dato corso immediatamente alla minacciata fucilazione ci rivelano quanto meno la riluttanza del Comando germanico ad eseguire la condanna. Cosa, questa, che stride fortemente con quanto gli stessi nazisti fecero altrove: si vedano, per tutti, gli eccidi delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, Caiazzo, Collelungo di Vallerotonda.
Ciò conferma, ancora una volta, la mia tesi iniziale: nel Cassinate, in Cassino in particolare, i rapporti tra le truppe tedesche e la popolazione civile locale, furono generalmente accettabili, fatti salvi, naturalmente alcuni episodi di gratuita ferocia da parte di qualcuno.
Mi piace concludere questo mio intervento nel dibattito riportando (non per gusto di autocitazione, ma per chiarire ulteriormente il mio pensiero sulla questione, sì da evitare ogni facile equivoco) quanto ebbi a scrivere nel 1995 a proposito dell’annunciata uscita del libro di Mary Pace “L’alba di un giorno di guerra”, con il quale la scrittrice sbandierava le sue tesi revisioniste rivalutando figure di nazisti quali Kappler e Priebke.
“[…] Preferisco credere ad una trovata pubblicitaria, perché altrimenti troverei oltremodo deprimente ed intollerabile il dover constatare che gli orrori, i genocidi, gli immani sconvolgimenti di ogni forma di umanità e di civiltà, che negli anni ”39-”45 hanno fatto scrivere le pagine più nere della lunga vicenda umana, possano trovare ancora comprensione e tolleranza in persone dotate di normale intelletto.
È vero quanto dice Mary Pace a proposito dei rapporti tra le truppe tedesche di stanza a Cassino nel ”43-”44 e la popolazione locale; è vero che molte famiglie – tra le poche rimaste a sfidare la furia dei bombardamenti – hanno conosciuto e spesso ospitato soldati germanici: si trattava per lo più di giovani spauriti, strappati agli affetti delle loro famiglie nel nome di un “dovere” che forse non comprendevano o non condividevano, giovani in cerca di calore umano, quel calore che vedevano negato dalle dure leggi della guerra. Nessuno ha mai pensato che nella Germania di metà secolo non avessero più cittadinanza valori spirituali, morali, umani; la Germania era, come lo è ora, terra d’Europa e partecipe della civiltà d’Europa; e durante la barbarie della guerra non sono mancati segnali forti della sopravvivenza di tali valori: per tutti mi basta ricordare la provvidenziale opera di salvataggio, nell’autunno del ”43, dei tesori d’arte e di cultura di Montecassino da parte del capitano Becker e del colonnello Schlegel, ufficiali germanici di stanza sulla Linea Gustav, oppure la sensibilità del generale Hube, comandante del XIV Corpo d’Armata Corazzato tedesco, che, nell’ottobre del 1943, accolse l’implorazione dell’abate Diamare a risparmiare le vite dei 22 ostaggi civili della contrada S. Antonino, destinati alla fucilazione per rappresaglia all’uccisione di due soldati tedeschi.
È vero anche che la distruzione totale e ingiustificata dell’abbazia di Montecassino e della città di Cassino, come l’olocausto di Hiroshima e Nagasaky, da parte degli anglo americani, o le sevizie operate dalle truppe marocchine ai danni delle donne ciociare, sono stati atti di estrema barbarie, che nessuna mente pensante potrà mai comprendere ed approvare.
Ma non è consentito partire da tali considerazioni per giungere a giustificare l’opera efferata di ufficiali nazisti delle “SS”, che con le loro piccole o immani stragi di civili inermi hanno messo in atto quello che al processo di Norimberga fu definito con un neologismo: GENOCIDIO.
La legge, crudele, della guerra impone spesso di minare campi, far saltare abitazioni per motivi di difesa, di bombardare postazioni nemiche, ponti, ferrovie, aeroporti, induce a requisire case, beni, vettovaglie, impone di fucilare i disertori o i collaboratori del nemico: tutto ciò lo si puó comprendere, anche senza giustificarlo. Ma non si potrà mai comprendere l’eccidio delle Fosse Ardeatine o quelli di Vallerotonda, di Caiazzo, di Marzabotto e tanto meno gli olocausti dei campi di sterminio di Auschwitz, di Birkenau, di Treblinka, di Sobibor, di Fort VII di Poznan e di decine di altri lager in cui furono martoriati e annientati in maniera inenarrabile oltre sei milioni di innocenti abitanti di questo pianeta.
Come fu possibile tutto ciò, Mary Pace?
Uomini come Kappler o Priebke furono solo esecutori di ordini? E coloro che emanavano questi ordini non furono a loro volta esecutori di ordini superiori?
Dunque facciamo risalire tutto a Hitler? Allora nessuno è responsabile; il processo di Norimberga è stato solo uno spettacolo; i nazisti ritenuti autori di crimini di guerra sono stati condannati ingiustamente e possono essere affiancati moralmente alle stesse vittime delle Fosse Ardeatine.
Attenta Mary Pace; non so se nel tuo libro sarai realmente su questa linea, ma sappi che al tribunale di Norimberga le Schtuz-Stalffen hitleriane (le famigerate “SS” o squadre di protezione) furono definite “un’organizzazione criminale i cui membri sono penalmente perseguibili”; e sappi anche che il Reischsführer SS Himmler non reclutava, per i suoi reparti, buoni padri di famiglia o sprovveduti studentelli di provincia: selezionava accuratamente i suoi uomini per assicurare prontezza, durezza e, all’occorrenza, spietatezza.
Per rendertene conto prova a mettere a confronto il già ricordato generale Hube, che ebbe scrupolo a far fucilare “solo” 22 ostaggi, con il tuo Kappler, che per le stesse ragioni si premurò di assicurare al carnefice anche la “buona misura” nel numero degli ostaggi da trucidare alle Fosse Ardeatine.
Finché ci saranno persone che non traggono insegnamenti dagli errori/orrori del passato, potremo sperare solo in un’alba di un giorno di guerra, mentre preferiremmo finalmente vivere l’alba di un giorno di Pace.”5.


1 E. Pistilli, Il dramma di S. Antonino: 22 ostaggi rischiano la fucilazione, “Lazio Sud”, a. II (1983), n. 2, pagg. 5-6.
2 F. Avagliano, a cura di, Il bombardamento di Montecassino – Diario di guerra di E. Grossetti e M. Matronola, Montecassino, 1980.
3 Ibid.
4 Qualche storico di peso, poi, va dichiarando che l’intervento della Chiesa nella tragedia del Cassinate fu irrilevante, anzi assente; alla luce di quanto qui riportato, ma anche di svariati altri episodi non adeguatamente conosciuti, il giudizio appare quanto meno incauto, se non ingrato.
5 Pistilli: “Il caso-Pace” è affare pubblicitario, “L’Inchiesta”, II, n. 32 (27.11-3.12.1995), pag. 4.

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