13 ottobre 1943 La strage dimenticata di Caiazzo


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Studi Cassinati, anno 2005, n. 4

di Antimo Della Valle* 

Nell’ottobre del 1943, per ragioni strategiche, il fiume Volturno divenne decisivo per la realizzazione del piano difensivo tedesco che prevedeva la costruzione di una linea difensiva, (linea Gustav) per ritardare l’avanzata dell’esercito alleato verso nord1. Per consentire l’allestimento dello sbarramento difensivo e completare le fortificazioni, soprattutto nella zona di Cassino, Kesselring organizzò una dura resistenza lungo il Volturno sfruttando le pessime condizioni atmosferiche. Il fiume è un vero e proprio ostacolo naturale perché le lunghe piogge creano periodi di piena e rendono il terreno circostante impraticabile2. Vi furono aspri combattimenti tra le truppe anglo-americane e i tedeschi che si erano schierati lungo la riva settentrionale del fiume, con l’intento di difendere la linea difensiva. L’attacco della Quinta Armata contro le linee del Volturno iniziò la notte del 12 ottobre e, dopo due giorni di duri combattimenti, gli Alleati riuscirono a superare il fiume e conquistare la città di Caiazzo, un baluardo per la resistenza dei tedeschi che avevano organizzato una difesa efficace formata da unità di retroguardia sparse lungo la dorsale della collina.
Mentre gli Alleati stavano per oltrepassare il fiume, la sera del 13 ottobre un manipolo di soldati tedeschi, guidati dal giovane sottotenente Wolfgang Lehnigk-Emden, che occupavano una casa utilizzata come posto di comando sul Monte Carmignano, un colle che domina la valle del Volturno, uccisero gli abitanti di un casolare, che si erano rifugiati per sfuggire ai bombardamenti. Fu una strage. Furono annientati due interi nuclei familiari: quattro uomini, sette donne e undici bambini. Le vittime erano dei civili inermi, sospettati di aver lanciato segnali luminosi agli Alleati. I tedeschi li massacrarono con raffiche di mitra per poi straziarne i corpi. Il giorno dopo gli Americani superarono linea difensiva tedesca sul Volturno e occuparono la cittadina di Caiazzo. Con loro arrivarono i corrispondenti di guerra americani che documentarono la terribile strage. William Stoneman, del ChigacoDaily News, salì sul colle, alla periferia di Caiazzo, e dopo aver accertato che si era trattato di un massacro, iniziò a raccontare agli americani che alcuni tedeschi in ritirata verso il fronte di Cassino avevano ucciso donne e bambini, lasciando i corpi ammassati accanto al casolare dove si erano rifugiati. Nella sua lunga corrispondenza raccontò di aver trascorso la giornata più sofferta della sua vita collezionando le «peggiori esperienze che si possono fare in un’intera esistenza3».
Stoneman informò il Servizio segreto militare americano dell’accaduto e cominciò a raccogliere elementi in grado di identificare il reparto di appartenenza delle truppe tedesche. Alcuni giorni dopo, l’esercito americano catturò un gruppo di militari tedeschi della terza compagnia del 29° Panzer Grenadier Regiment, tra i quali il responsabile della strage: Wolfgang Lehnigk-Emden, sottotenente di 21 anni. Condotto nel campo di prigionia di Aversa, l’ufficiale della Wehrmacht confessò di aver comandato la spedizione sul Monte Carmignano e di aver ordinato ai suoi soldati di uccidere i civili. Emden fu condotto ad Algeri in un campo di prigionia americano per comparire dinanzi ad una Commissione d’inchiesta, ma nell’agosto del 1945, in circostanze mai chiarite, riuscì a ritornare in Germania. In Italia nessuno conosceva il nome del responsabile della strage e i particolari dell’inchiesta, condotta dal Servizio segreto militare, poiché il Comando della Quinta Armata aveva comunicato di non «trasmettere i risultati alla stampa» per evitare rappresaglie nei confronti dei soldati americani. Ma Stoneman conosceva perfettamente i risultati dell’inchiesta, e quando fu nominato assistente per i crimini di guerra del Segretario Generale delle Nazioni Unite, inserì il nome di Emden nella lista dei criminali di guerra. L’inviato di guerra americano sollecitò il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti per consentire la cattura del responsabile della terribile strage, inviando parte della documentazione raccolta dalla commissione d’inchiesta americana. Dopo una indagine interna, gli americani compresero di non essere in grado di individuare il prigioniero di guerra che nel frattempo era riuscito a rientrare in Germania. Nel luglio del 1946, il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti inviò il dossier sulla strage al Governo italiano, evitando ogni coinvolgimento delle autorità americane responsabili di non aver consegnato il criminale alla giustizia italiana4.
Così Stoneman si rivolse direttamente alle autorità italiane: il 10 marzo 1949, scrisse al ministro degli Esteri Carlo Sforza, per informarlo che un criminale di guerra, responsabile dell’eccidio di Caiazzo, era stato rimpatriato e non consegnato alla magistratura italiana. «Caro Conte Sforza, ricorro alla nostra conoscenza nei giorni difficili del 1943 e del 1944 – scrive Stoneman – per chiedere il vostro aiuto per scoprire se e cosa è stato fatto per punire e arrestare il tenente Wolfgang Lehnihk-Emden, quel giovane bruto tedesco che fu responsabile dell’uccisione di oltre venti civili italiani a Caiazzo5».
Il Ministero degli Affari Esteri, dopo aver attivato una procedura per verificare i fatti e trasmesso i documenti alla procura generale militare, decise di non rintracciare il responsabile «in considerazione della fase delicata che attraversano le trattative attualmente in corso con le Autorità Sovietiche per la nota questione relativa ai presunti criminali di guerra detenuti in Italia e richiesti dal Governo dell’Urss6». Il Ministero degli Esteri e la Procura Generale mostrarono una grande preoccupazione per le sorti dei criminali italiani richiesti dal governo dell’Urss e, per non compromettere le trattative in corso con le autorità sovietiche, decisero di non avviare il procedimento penale a carico di Emden7. Il fascicolo fu archiviato in un armadio presso il Tribunale Supremo Militare di Roma e sulla strage di Caiazzo si alzò una coltre di silenzio e indifferenza. Alla fine degli anni Ottanta, un italoamericano appassionato di storia, Joseph Agnone, mentre studiava la guerra sul Volturno, scoprì casualmente a Washington il dossier sulla strage di Caiazzo e inviò il carteggio alla magistratura italiana. Nel gennaio del 1991 la procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere avviò un procedimento penale a carico dei responsabili dell’eccidio di Caiazzo. Contemporaneamente anche in Germania fu avviata un’inchiesta che condusse all’arresto dell’ex ufficiale tedesco. Il sostituto procuratore Paolo Albano, che avviò l’istruttoria a carico dell’ex ufficiale tedesco, interrogò l’imputato nel carcere di Coblenza. «Mi trovai di fronte un uomo anziano, all’epoca aveva 70 anni, ma ancora forte ed energico – scrive il magistrato nel Diario di un pubblico ministero –, zoppicava leggermente poiché era rimasto claudicante per effetto di una ferita di guerra. Affrontò l’interrogatorio con atteggiamento glaciale, non vi fu un solo attimo in cui quest’uomo si sia commosso o abbia tradito un attimo di emozione: appariva impassibile. Mi colpì moltissimo la sua freddezza nel ricordare gli avvenimenti di quella sera di quasi 50 anni prima [ … ]. Non mostrava nessun dispiacere, nessun tipo di pentimento8».
Ma il 18 gennaio 1994 il Tribunale Superiore di Coblenza, sulla base di una sentenza della Corte di Cassazione del 1969, annullò il procedimento penale a carico di Lehnigk-Emden in quanto il reato era caduto in prescrizione. Non solo. Le autorità tedesche non concessero l’estradizione impedendo alla magistratura italiana di trasferire in Italia l’ex ufficiale della Wehrmacht.
Nonostante tutte le difficoltà, la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere presieduta dall’attuale procuratore di Cassino, Gianfranco Izzo, il 25 ottobre 1994 condannò all’ergastolo, in contumacia, l’ex tenente della Wehrmacht, Wolfgang Lehnigk-Emden e l’ex sergente Kurt Schuster. «La valutazione complessiva degli elementi acquisiti al processo» – si legge nella motivazione della sentenza – «consente di individuare con certezza nell’imputato Lehnigk-Emden il promotore dell’azione delittuosa, ossia come colui che la ideò, ne assunse l’iniziativa e l’attuò in concorso con altri militari offertisi come volontari». Ancora. «Questa Corte ritiene», scrive il giudice a latere Rosa Maria Caturano, «di poter legittimamente affermare che la condotta criminosa di Emden e Schuster fu tale da costituire un’ignominia indelebile per lo stesso esercito cui essi appartenevano9».


* Autore del libro Caiazzo non perdona il Boia Nazista. La strage dimenticata (13 ottobre 1943), presentato a Cassino il 3 dicembre 2005 presso la Biblioteca comunale “Pietro Malatesta”.
1 Martin Blumenson, Attraverso il Volturno, in Storia della Seconda Guerra Mondiale, Rizzoli-Purnell, Milano 1976.
2 Dante Marrocco, La guerra nel Medio Volturno nel 1943, Tipografia Laurenziana , Napoli 1974.
3 W. H. Stoneman, Nazis line up four families, murder them, “The Chicago Daily News”, 18 ottobre 1943.
4 Giuseppe Agnone e Giuseppe Capobianco, La barbarie e il coraggio. Riflessioni sul massacro nazista
dei S.S. Giovanni e Paolo, Caiazzo, 13 ottobre 1943, Napoli, 1990.
5 Antimo Della Valle, Caiazzo non perdona il Boia Nazista. La strage dimenticata (13 ottobre 1943), Edizioni Spartaco, Santa Maria Capua Vetere 2005, p. 36.
6 Ibidem.
7 Lutz Klinkhammer e Filippo Focardi, La questione dei criminali di guerra italiani e una commissione d’inchiesta dimenticata, “Contemporanea”, n. 3, luglio 2001, pag. 499.
8 Paolo Albano, Diario di un pubblico ministero, in A. Della Valle, Caiazzo non perdona il boia nazista, op.cit.
9 Sentenza della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere del 25 ottobre 1994, n. 3/94 Registro Generale.

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