EDITORIALE


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Studi Cassinati, anno 2005, n. 4

Rincresce dover constatare che la tutela del patrimonio storico ed artistico tramandatoci dai nostri avi è considerata, per lo più, un optional, qualcosa, cioè, che se si attua è un bene, ma che se si trascura per problemi più impellenti non è poi un gran male. L’appello che ci viene dalla nota di Vincenzo De Nisi circa l’affresco della diruta chiesa di S. Michele Arcangelo in Vallerotonda (pag. 216) non è che uno degli innumerevoli casi di abbandono e di incuria delle preziose opere d’arte del nostro territorio. Spesso, addirittura, abbiamo a che fare con la più completa ignoranza, da parte di amministratori comunali, dell’esistenza di quegli affreschi nel territorio di loro competenza. L’importante opera di Giulia Orofino dell’Università di Cassino, Affreschi in Val Comino e nel Cassinate, pubblicata nel 2000 sulla spinta di una mostra itinerante promossa dalla rivista “Spazio Aperto”, ne fa una rassegna capillare, comprendente anche la chiesa di San Michele di Vallerotonda (la scheda, pagg. 219-222, è a firma di Marina Gargiulo). Purtroppo, però, le segnalazioni e gli appelli servono a poco, visto che molto raramente sortiscono l’effetto sperato; è così, ahimé, che le opere continuano a deteriorarsi per poi scomparire definitivamente. Viene quasi da dire – ma è assurdo! – che in quei casi ben vengano i furti di affreschi, almeno in tal modo si salvano; peccato che poi non se ne conoscerà più la provenienza. È il caso di un affresco appartenuto alla scomparsa chiesa di S. Michele, nell’omonima località di Cassino, raffigurante S. Benedetto, sparito in seguito alla costruzione di un ristorante nello stesso sito; di quell’opera resta solo un’immagine fotografica in bianco-nero scattata dal sottoscritto: c’è solo da sperare che prima o poi venga rintracciata.
E pensare che i nostri avi utilizzarono la massima diligenza perché le loro opere si tramandassero nel tempo! Alla nostra generazione, così attenta al progresso tecnologico, tocca il non invidiato privilegio della cancellazione del patrimonio artistico e storico non nobilitato dalla “grande” critica d’arte (quella che si occupa di Raffaello, Leonardo, Tiziano, tanto per intenderci): quelle pitture, frutto della devozione popolare ed opera di ignoti ed umili artisti, possono anche perire: non è poi un gran male!…
E allora, a questo punto, possiamo anche tacere noialtri che stupidamente ci amareggiamo per quelle perdite: parlare o scrivere è solo tempo perso.

e. p.

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