Il risentimento del Sen. Giacinto Minnocci a proposito dell’articolo “Gli alleati: ma di chi?


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Studi Cassinati, anno 2005, n. 4

di Emilio Pistilli

Alla mia nota nello scorso numero di Studi Cassinati dal titolo “Gli alleati: ma di chi?” (pag. 184) ho registrato un commento a dir poco risentito, comunque pesante nei miei confronti, di un nostro autorevole lettore, il Sen. Giacinto Minnocci, il quale tra l’altro dice: “Come non sdegnarsi di fronte a deplorevolissime falsificazioni ed occultamenti vergognosi di storiche responsabilità!? I feroci eccidi di truppe tedesche nei confronti di innocenti e inermi ciociari sono stati cinque e tirare in ballo le SS è stupido, oltreché falso. I mai troppo biasimati stupri dei militari marocchini del Generale Juin come ricordarli senza neppure accennare a chi ha voluto scatenare la seconda Guerra mondiale e a chi, con incredibile tracotanza, si è gloriato del motto ‘molti nemici, molto onore’?!”. In altri termini, visto quanto aggiunge subito dopo nei miei confronti, mi accusa di filonazismo.
Purtroppo la lettura che il Senatore ha fatto del mio breve testo è stata superficiale ed offuscata da un’impostazione emotiva che, tuttavia, comprendo e rispetto.
Se avesse, però, letto attentamente (e lo invito a farlo ora) avrebbe trovato che ho scritto: “… sperando di non essere tacciato di filonazismo: ai nazisti resta tutta intera la responsabilità della guerra che ha sconvolto il mondo –”.
È sfuggito al senatore che il senso del mio intervento non era in difesa dei nazisti ma a commento di una nota dell’emerito Professore Lodolini che ha voluto chiarire che l’espressione “gli alleati” non era da riferirsi all’alleanza tra noi Italiani e gli Anglo Americani – che non c’è mai stata in quella fase, neppure in occasione dell’eroico intervento dei nostri soldati nella battaglia di Montelungo –, ma all’alleanza tra gli stessi Anglo Americani ed i Sovietici, dunque “alleati tra loro”, mentre con noi, dopo l’8 settembre 1943, c’è stata solo “cobelligeranza”. Forse si puó anche discutere su tale questione, il Senatore Minnocci potrebbe non essere d’accordo, ma sono le dichiarazioni dello storico Elio Lodolini (che personalmente condivido).
Un altro aspetto ho sottolineato nella mia ricordata nota: “… si comincia a prendere coscienza dei danni irreparabili che i loro bombardamenti aerei [degli anglo americani] e i loro incessanti cannoneggiamenti hanno causato alle popolazioni e al patrimonio nazionale, abitativo, storico ed artistico. Solo per restare nel nostro ambito, lungo la Linea Gustav, la distruzione totale di tanti paesi – e non solo Cassino e Montecassino – e la perdita di oltre diecimila civili, solo in parte sono da addebitarsi ai tedeschi; che dire poi degli stupri dei nord africani?”.
A questo passaggio è seguito l’altro che forse è quello che ha fatto inalberare il Nostro: “… i soldati germanici nelle nostre contrade hanno avuto con la popolazione civile un rapporto, in linea di massima, di sufficiente reciproco rispetto, salvo casi particolari di ferocia gratuita, da addebitarsi alle famigerate ‘SS’ …”. Si tratta effettivamente di un’affermazione che, per la storiografia attuale, desta a dir poco perplessità. Per tale motivo rinvio alla lettura del mio “Editoriale” dello stesso scorso numero di Studi Cassinati.
Ma per quanto riguarda i rapporti dei soldati tedeschi con la popolazione locale sulla linea del fronte “Gustav” torno a ribadire che, a parte i tragici episodi di uccisioni gratuite (e non parlo solo degli eccidi di Collelungo di Vallerotonda e di Caiazzo) o di prepotenze tipiche di tutte le truppe di occupazione (requisizione di beni, abbattimento di case per ragioni strategiche, rastrellamento di uomini validi per lavori di fortificazione, anche episodi di stupri nei confronti di giovani donne), la popolazione locale ha convissuto per molti mesi senza eccessivi problemi con le milizie naziste, almeno fino allo sfollamento forzato; in molti casi soldati tedeschi venivano accolti nelle case dei Cassinati rimasti in zona, spesso cenavano insieme e non trascuravano di portare vivande agli ospitanti; erano per lo più giovani, brutalmente strappati alle loro famiglie, che trovavano in quelle occasioni l’atmosfera familiare che a loro tanto mancava. Mi riferisco, ripeto, alle famiglie dei Cassinati rimaste in zona del fronte fino allo sfollamento; l’esperienza di coloro che cercarono salvezza tra i monti circostanti o nelle retrovie fu ben diversa. Si trattò certamente di casi particolari che, comunque, bilanciavano quelli di segno contrario. Puó apparire impopolare ciò che vado dicendo, ma ribadisco quanto già ho scritto nella nota contestata: sono episodi ampiamente documentati che non è il caso qui di ripetere. Né vale l’obiezione che fa qualche altro storico: si tratta di memoria alterata; sono gli stati d’animo, i sentimenti che col tempo possono alterarsi, ma i ricordi di fatti e situazioni ben precisi, ripetuti chissà quante volte, difficilmente possono essere contraffatti.
Vorrei concludere con la proposta di un bilancio tra l’operato degli Anglo Americani e quello dei Nazisti nel territorio del Cassinate così come lo puó fare la gente del posto, quelli della prima linea (non quelli di Alatri, Anagni, Ferentino, delle retrovie, che la guerra l’hanno vissuta anch’essi tragicamente ma in altro modo), prescindendo dagli episodi appena ricordati.
I Nazisti hanno occupato con violenza il territorio con tutte le sue strutture: edifici, strade, ponti; hanno abbattuto costruzioni, tagliato alberi, divelto gli argini dei fiumi, hanno minato i campi; hanno sparato a civili sospettati di spionaggio o di collaborazionismo. Insomma hanno fatto tutto ciò che i codici di strategia militare impongono di fare quando si deve fortificare un fronte di guerra, compresa la deportazione della popolazione civile e la requisizione di vettovaglie per le truppe d’occupazione. Hanno operato eccidi incomprensibili e imperdonabili in vari casi, tra cui quelli più su ricordati; hanno fatto oltraggio a civili inermi in molte occasioni.
In compenso, grazie al provvidenziale intervento dell’Abate Diamare di Montecassino, hanno graziato i 22 ostaggi di S. Antonino destinati alla fucilazione per aver ucciso due soldati tedeschi – purtroppo altrove tale “miracolo” non è avvenuto –; hanno distolto dall’impiego militare centinaia di autocarri per lo sfollamento della popolazione civile, salvando in tal modo, checché si possa dire e qualunque fosse lo scopo, migliaia di persone da morte certa sotto i bombardamenti alleati; hanno, soprattutto, distolto mezzi ed uomini dalle operazioni di guerra per portare in salvo l’archivio, la biblioteca monumentale di Montecassino e ingenti opere d’arte depositate nel monastero, che, altrimenti, sarebbero andati distrutti nella rovina dell’abbazia – per taluni vi è il sospetto, per altri la certezza, che fossero destinati ad arricchire collezioni di gerarchi nazisti, ma alla fine sono i fatti che contano –; hanno rispettato il sacro recinto del monastero rinunciando ad istallarvi postazioni militari.
Gli Alleati hanno scacciato dal territorio nazionale (con l’aiuto anche delle formazioni partigiane) le truppe naziste restituendo la libertà agli Italiani; in compenso hanno bombardato sistematicamente le nostre città e i nostri villaggi provocando rovine e morte tra la popolazione civile; hanno praticamente azzerato il nostro patrimonio abitativo, culturale e tutte le nostre risorse economiche – non parlo dei disastrosi bombardamenti sulle città inermi d’Europa e su quelle del Giappone –; si sono fatti precedere come liberatori dalle orde marocchine che hanno infierito senza pietà su donne, bambini ed anche uomini; dulcis in fundo, hanno raso al suolo l’abbazia di Montecassino, centro propulsore della civiltà europea, punto nodale della cristianità, pur sapendo – e questo è stato ampiamente riconosciuto dai loro stessi comandi – che all’interno non vi erano postazioni nemiche. Tutto questo nulla ha a che vedere con le esigenze strategiche: la distruzione di Cassino e Montecassino ha ritardato l’avanzata alleata consentendo ai tedeschi di fortificarsi ulteriormente.
La gente del luogo, che ha vissuto sulla propria pelle tali eventi, tira le somme del “dare ed avere” e giunge a conclusioni certamente differenti da quelle cui giungono gli storici o le popolazioni di altre località d’Italia. Quegli stessi storici non ci hanno mai spiegato per quale misterioso motivo (altro che incapacità strategica!…) gli Alleati hanno tenuto fermo il fronte sulla “Linea Gustav” per ben nove mesi, quando avrebbero potuto, con sufficiente facilità, baipassarlo con uno sbarco più a nord, più o meno come hanno fatto finta di fare (sic!) con lo sbarco di Anzio, ma in zona più favorevole; gli stessi tedeschi erano rassegnati a tale eventualità. Questo si chiede la gente del luogo.
Tali cose vanno considerate, sia pure con una buona dose di coraggio (il rischio è sempre quello di essere definiti filonazisti), nella ricostruzione degli eventi che interessarono il Cassinate in quei tragici anni.
Qui non si tratta di fare un bilancio tra buoni e cattivi: se si vuole i cattivi sono senz’altro i nazisti che hanno compiuto crimini immani dopo aver scatenato la più terribile guerra mondiale. Ma dalle nostre parti l’intervento degli Alleati viene considerato alla stessa stregua di un maldestro intervento chirurgico che, nel tentativo di guarire un malato, ne ha causato la morte. Andate a chiedere ai familiari del malato se quel chirurgo ha operato bene!
Tutto questo non ho detto nel mio ricordato articolo, anche se erano abbastanza sottese, ma ho scritto nell’Editoriale dello stesso numero: “La storia (anzi, la Storia) che verrà, quando si saranno sedimentati sentimenti e risentimenti, scevra da condizionamenti politici e di parte o semplicemente emotivi, dovrà per forza farsi carico di tutte le componenti che hanno determinato quel periodo e valutarle in base ad un’analisi complessiva di fatti, persone, e movimenti politici e di pensiero”.
Purtroppo il problema del giudizio degli storici su quegli eventi è proprio nel condizionamento politico cui sono soggetti: che senso ha parlare di storici di destra e storici di sinistra? L’equazione: nazismo = fascismo = destra, anche se veritiera, porta inevitabilmente ad esprimere un giudizio politico; e, purtroppo ancora, su tale impostazione operano (spesso alla cieca!) pseudostorici che rifiutano, anche con aggressione mediatica, ogni lettura degli eventi che non sia di netta e definitiva condanna di chiunque sia dalla parte che essi condannano.
Una riprova di ciò che dico, ammesso che ve ne fosse bisogno, mi viene dall’ultima parte del commento del Senatore Minnocci nella quale, con una infelice caduta di stile, mi attacca personalmente come se non avessi diritto di affermare cose che egli non condivide: non ne riporto il testo perché ho troppa stima dell’uomo, del politico, del suo notevole impegno, anche istituzionale, nel riconoscimento dei diritti delle vittime “marocchinate” (che brutta espressione!). Tuttavia un dibattito sereno su quella triste pagina di storia, a distanza di sessantadue anni, credo si possa e si debba fare: questo è il motivo del mio dilungarmi su tali questioni; e la nota di Minnocci è per me solo un’occasione.
Il dibattito è aperto.

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