L’EPIGRAFE RUPESTRE DI CASALUCENSE RISCHIA DI SCOMPARIRE


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Studi Cassinati, anno 2005, n. 1

di Gino Alonzi

Ritorno su un argomento di cui Studi Cassinati, con il numero 1/2 (gennaio-giugno) 2004, in occasione del rinvenimento della Petra Scripta, si interessò ampiamente.
N V M P H I S A E TE R
NIS . SA CRVM
TI . CL . PRAEC . LIGAR
MAGONIANVS. PER
P R A E C I L I V M . Z 0 T I C V M
PATREM . AQVA INDVXIT
Così recita l’epigrafe rupestre posta a circa duecento metri a monte del monastero di Casalucense, in territorio di S. Elia Fiumerapido.

L’epigrafe rupestre così come appare ora

Non entro nell’intricata questione interpretativa, perché mi sembra che con gli articoli in esso pubblicati si sia fatta sufficiente luce, al fine di trovare una lettura storica pienamente soddisfacente.
L’epigrafe appare maestosa anche perché la località in cui si trova è in stato di abbandono e si è trasformata in un luogo brullo e selvaggio; ma tale di sicuro non era quando la pietra fu incisa. Il masso calcareo si trova addossato al lato nord di un ampio giardino, più in alto dell’attuale monastero di circa 50 m.; alla sua base vi doveva essere di sicuro un fontanino e doveva essere piuttosto evidente la condotta in manicotti di argilla, ritrovati dai Benedettini nel 1945. L’epigrafe denota una finezza non comune di esecuzione; l’anonimo lapicida di circa duemila anni or sono, sicuramente sperava in cuor suo che l’opera avrebbe sfidato i tempi ed eventualmente sarebbe stata gelosamente conservata dai posteri.
Grazie all’amore particolare che mi lega a quei luoghi ameni e ricchi di storia e a tutto ciò che ci unisce al passato, varie volte nel corso dell’anno mi reco a Casalucense.
– per rivivere le pasquette, che tutti i Santeliani amavano trascorrere in quei luoghi splendidi; e già allora restavo ammirato a leggere quelle strane parole dell’epigrafe;
– per verificare il degrado della pietra, che di giorno in giorno manifesta segni evidenti della sua rovina. Avrei avuto bisogno di un apparecchio fotografico per effettuare una sorta di monitoraggio e dimostrare il grave rischio cui va incontro il manufatto.
Quest’anno sono tornato come di consueto e, con grande mio dispiacere, ho constatato che lo stato di abbandono in cui versa l’epigrafe sta producendo danni sempre più evidenti.
Si tenga presente che la roccia con l’epigrafe è situata alla base di una falda di una collina, al di sotto del livello di un bosco, perciò gli scoli delle acque piovane e le gelate invernali stanno deteriorando pian piano la superficie e minacciano di far scomparire le lettere. Tutta una paretina in alto a sinistra di chi guarda si è staccata e di sicuro cadrà; inoltre delle piantine rampicanti vi crescono nelle fessure ed occorrerebbe eliminarle: queste, ingrossandosi per l’umidità, produrranno seri danni. In poche parole temo che l’epigrafe sia condannata a sgretolarsi.
Faccio un appello doveroso alle autorità preposte, che certamente hanno a cuore la conservazione dei beni culturali, affinché si possa in qualche modo intervenire per proteggere la famosa epigrafe. Del che ci sarebbe molto grato l’anonimo lapicida che, con sudore e maestria, intese trasmetterci la preziosa testimonianza.
Mio nonno, ma non so se era tutta farina del suo sacco, diceva: “Chi dimentica il passato, non è degno del presente e dovrà fare i conti con un incerto futuro”.

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