EDITORIALE


Print Friendly

 

Studi Cassinati, anno 2004, n. 3

Questo sessantesimo anniversario della distruzione di Cassino e Montecassino non è passato proprio sotto silenzio. Stampa e TV nazionali se ne sono occupati a più riprese: merito del Comitato Celebrativo impropriamente denominato “Battaglia di Montecassino”, merito di qualche fortunata pubblicazione che ha risvegliato l’interesse di studiosi e giornalisti (penso a “Terra bruciata” di Gabriella Gribaudi dell’Università di Napoli, a “Tra due fuochi” di Tommaso Baris, solo per citarne qualcuno). In quasi tutti i Comuni della Linea Gustav si sono svolte cerimonie significative o sono state stampate memorie di guerra, opportunamente finanziate dal ricordato Comitato. Né sono mancate le medaglie commemorative.
Ma a fronte di ciò va rilevato che le cerimonie ufficiali, quelle, per intenderci, con la presenza del Capo dello Stato e le rappresentanze dei paesi belligeranti sul suolo del Cassinate, hanno mostrato segni di stanchezza rispetto ai precedenti decennali e qualche sbavatura che poteva essere evitata. La grande parata di rappresentanze militari in armi del 15 marzo (anniversario del bombardamento di Cassino) o a conclusione delle celebrazioni non vi è stata; i Francesi si sono fatta lo loro rievocazione in maniera appartata presso il sacrario militare di Venafro – un antipatico precedente se lo si ricollega al mancato invito allo Stato italiano alle celebrazioni francesi del 6 giugno –; l’inaugurazione della “Campana della Pace” a S. Angelo in Theodice, fortemente voluta dal compianto Loreto Lena, ha fatto registrare interventi di rappresentanti dei paesi dell’Alleanza che hanno vinto la guerra ed il silenzio di quelli che l’hanno persa, i Tedeschi: ma la Pace non si celebra tra vincitori e sconfitti?
Lo stesso monumento della Campana mostra la frettolosità dell’ultimo momento e, lasciatemelo dire, la scarsa considerazione dell’alto valore simbolico, visto che al suo allestimento ha partecipato solo il Comitato Celebrativo, non le ambasciate estere e neppure lo Stato italiano, come invece era stato richiesto dal sottoscritto nel seno dello stesso Comitato.
Infine l’aspetto organizzativo di competenza comunale, affidato ad un comitato di pura rappresentanza, come gli ex sindaci di Cassino, ha mostrato tutti i limiti di gestione di un funzionario comunale che ha fatto quello che poteva e nulla di più.
E di più si poteva fare.

e. p.

(20 Visualizzazioni)