Carlo Baccari Giornalista, scrittore, poeta


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Studi Cassinati, anno 2003, n. 3

di Linda Secondino*

Carlo Baccar in età avanzata così come molti lo ricordanoi

Carlo Baccari era noto a Cassino tra la fine del XIX sec. e l’inizio del XX per la sua attività, d’avvocato prima, e notaio dopo, e per aver rivestito, nel 1913, la carica di consigliere comunale. Poco conosciuta, però, è sempre rimasta la sua attività letteraria. Il mancato successo è dovuto in parte alla “mania” di Carlo Baccari di sottoporre le sue opere ad innumerevoli revisioni, e ciò gli fece perdere l’opportunità di vederle pubblicate da editori come Bompiani; in parte alla furia della seconda guerra mondiale che ha distrutto parte dei manoscritti delle sue opere. Se oggi è possibile leggere le opere di Baccari lo dobbiamo alle copie fatte ristampare, dall’autore stesso, in numero limitato e a proprie spese. A spingerlo a ciò il forte desiderio di sottrarre all’oblio i suoi lavori.
Carlo Baccari è nato a Cassino il 21 ottobre 1878, da famiglia facoltosa, il padre era orafo e la madre collaborava al fianco del marito. Inizia gli studi presso il seminario vescovile di Aquino, perché il ginnasio di Cassino, che l’autore intendeva frequentare, fu chiuso a causa del colera del 1898. Durante gli anni liceali Carlo inizia a studiare autori come Dante, Boccaccio, Manzoni, per i quali nutrirà sempre grande amore e un forte desiderio di leggerne le opere. In special modo è attratto dalla lettura di Goethe, col quale condivide la tesi sostenuta nell’opera Capriccio d’innamorati, secondo la quale vita e lavoro vanno ben distaccati perchè così l’uomo avrà sicurezza e libertà.
Tra i banchi di scuola Baccari instaura l’amicizia, che durerà per tutta la vita, con Gaetano Di Biasio e Raffaele Valente, coi quali condivide l’esperienza giornalistica. Conseguita la laurea in giurisprudenza e assolti gli obblighi di leva, presso il 347° battaglione “territoriale mobile” col grado di primo capitano, comandante di compagnia, presso Viterbo, Baccari acquista la STEM (Società Tipografica Editrice Meridionale) nella quale si stampano “Il Rapido”, rivista di cui egli stesso fu direttore e “Le Fonti”, rivista letteraria fondata insieme a Gaetano Di Biasio. Per Carlo Baccari fare giornalismo non significava sempre e ad ogni costo fare dello scandalismo, ma soprattutto essere rispettosi della realtà dei fatti. Su “Le Fonti” Baccari pubblica articoli volti a recensire opere di grandi autori, inoltre collabora anche con altre riviste quali “Il Fuoco” e “On Nicola”. Quest’ultimo è diretto da Raffaele e a lui Baccari dedica un articolo per difenderlo dalle querele ricevute per aver dato spazio nel suo giornale alle polemiche tra i Bianchi e i Neri.
Baccari collabora anche con “Il Veltro”, nel quale cura una rubrica letteraria che ha ospitato anche qualche lirica dell’autore stesso.

1940: Baccari nel servizio militare attivo con il grado di capitano

Baccari inizia la sua carriera lavorativa come avvocato ma, secondo quanto si racconta, in seguito ad una causa persa per non aver ricordato perfettamente l’arringa preparata, lascia la toga forense per l’attività di notaio, che eserciterà soprattutto a Pontecorvo e a Ischia Di Castro. Mentre lavora come notaio compone il suo maggior romanzo, Fraternità elettiva, che sarà, per lui, causa di gioie e dolori, in quanto decide di pubblicare l’opera a puntate sulla sua rivista, ma ciò lo costringe a rifiutare un’offerta di pubblicazione da parte di Bompiani. Quando Carlo si renderà disponibile a far avere l’opera all’editore, questi lo riterrà non più attuale e si rifiuterà di pubblicarlo, con immenso dolore dell’autore, ma in compenso il romanzo sarà anche motivo di grande soddisfazione, quando l’opera viene segnalata dalla giuria del Quarto premio letterario Venezia.
Carlo sposa Gemma Jucci, appartenente ad una famiglia ben in vista di Pontecorvo. L’amore per Gemma negli anni della seconda guerra mondiale sarà uno dei pochi motivi che gli darà forza e coraggio per affrontare la dura realtà di sfollato. Nei primi anni del XX secolo, Carlo Baccari si dedica alla composizione del suo primo romanzo: Dal paese del sogno, operetta giovanile come lui stesso afferma, in cui si narra l’amore di due giovani d’altri tempi.
I romanzi composti da Baccari sono tre: Dal paese del sogno, I fuochi del tramonto e Fraternità elettiva. Queste opere hanno profonde radici autobiografiche, anche quando non parla direttamente di sé, o mette in scena personaggi fittizi e narratori vagamente mimetici e impersonali, il lettore percepisce la presenza di Baccari nella pagina con tutta la carica di sentimenti e umori tipici dell’autore.
I primi due romanzi sono strutturati in forma diaristica e I fuochi del tramonto si può considerare la continuazione di Dal paese del sogno. Baccari si identifica nel protagonista: Claudio di Montemar che, incapace di un rapporto fiducioso e attivo col reale, vive la sua inettitudine con angoscia. Attraverso gli amori e le speranze dei protagonisti, Baccari puó ricordare la sua età più bella, ed è per lui come compiere un viaggio nel paese del sogno. Caratteristica comune dei romanzi è la visione della famiglia come luogo che si sottrae al caos e alle contraddizioni della vita reale, un’oasi di innocenza in cui non giungono gli echi delle violenze e delle delusioni dell’esistenza, e i problemi si vanificano.
Fraternità elettiva si discosta dagli altri due per la mancanza del dato autobiografico e per la struttura narrativa che non ricorre alla narrazione in prima persona. C’è, infatti, una voce narrante che tende ad entrare direttamente nelle situazioni concrete, affidandosi soprattutto ad un incalzante dialogo. Le vicende della protagonista, Virginia Rosati, costretta a lasciare il paese natìo in seguito ad uno stupro, danno modo all’autore di sottolineare l’enorme differenza tra il mondo borghese e il mondo contadino. Alla frivolezza, ai desideri sottili e alle artificiali vanità della vita borghese viene opposto l’orizzonte chiuso, ma pur caldo e accogliente di Francomontone, dove è ambientata la vicenda. Il paese è, però, anche uno spazio limitato e limitante, che opprime le potenzialità dei suoi abitanti, mentre la città innalza l’animo e affina il comportamento degli uomini.
La prosa di Baccari è rispettosa dei valori stilistici e retorici tradizionali: è una prosa raffinata, che nei suoi momenti migliori si avvicina alla poesia per la sua musicalità e per l’uso di figure retoriche.
Baccari nei suoi diari personali fa cenno anche ad un altro romanzo: Il ritratto di Virginia Rosati, del quale, però non si hanno più tracce, e ciò lascia pensare che l’opera fosse un primo abbozzo di Fraternità elettiva. Coincidono il nome della protagonista e il ritratto fatto a Virginia dal protagonista maschile: Don Giorgio Della Greca, attorno a cui ruota tutta la vicenda.

1965: Carlo Baccari e sua moglie Gemma Iucci nel giardino della loro casa di cassino

In prosa Baccari scrive anche dei racconti, raggruppati in due raccolte: Chi lo sa! E altri racconti e Mercante di nuvole. Con queste raccolte Baccari crea una forma di diario artificiale che ruota attorno all’esperienza personale, mischiando dati reali e dati fittizi, intrecciando all’analisi dell’io il riferimento a personaggi, situazioni e rapporti che sono frutto di invenzione. Quella dei racconti è una realtà che non ha un carattere documentario e non presume di offrire modelli di comportamento, ma è un rappresentazione legata a dirette radici autobiografiche, ad esperienze direttamente vissute che la scrittura trasferisce su un piano assoluto, facendone un’immagine totale del mondo. Nelle opere in prosa Baccari usa uno stile alto, che tende al sublime, con una forte presenza di figure retoriche. Dell’autore ci resta anche un opuscolo intitolato Le chiese di Cassino, dedicato ad amici e parenti defunti. Nella dedica Baccari scrive che è stato spinto a realizzare quest’opera dall’amore per il suo paese. L’opera si apre con una lettera all’avvocato Giuseppe Margiotta, nella quale l’autore scatena una polemica per ciò che l’avvocato aveva scritto nell’Opuscolo in memoria e in onore del compianto abate Ildefonso Rea. Baccari non concorda con quanto asserito dal Margiotta, e cioè che le chiese di Cassino, andate distrutte con la guerra, sarebbero state tutte ricostruite, in quanto non tutte le sedici chiese che Cassino contava prima della guerra furono ricostruite, e per alcune, come ad esempio la chiesa di San Giovanni, nella ricostruzione non si tenne conto dello stile, né della posizione d’origine.
Oltre che prosatore Carlo Baccari è anche poeta, compose: Rime, Amarantiche e Allegoria del giorno.
La raccolta Rime racchiude la maggior parte delle poesie e comprende alcune liriche contenute anche in Amarantiche; il poemetto Allegoria del giorno sarà, poi, isolato in un’edizione separata. Baccari, constata l’insufficienza della ragione a spiegare la realtà e convinto che esiste un senso nascosto dietro l’apparenza delle cose, giunge a dare alla poesia un ruolo e una funzione essenziale.
L’opera poetica maggiore di Carlo Baccari, quella che mostra il raggiungimento di una piena maturità poetica, è Allegoria del giorno: costituita da dieci canti, ognuno di dieci strofe in rima alternata. Ogni strofa consta di dieci versi, così che alla fine abbiamo cento strofe e mille versi. L’attenzione di Baccari per le corrispondenze numeriche è indice di conoscenze della filosofia antica, della Bibbia, dei filosofi ebraici e, forse, anche della Cabala. Ciò lascia intendere che l’autore conoscesse le filosofie orientali, e a dimostrazione di ciò c’è una nota, che Baccari aggiunge al poemetto, in cui afferma di essere stato ispirato dalle strofe vediche.
L’autore in Allegoria del giorno, interpreta il duplice ruolo di personaggio-protagonista e narratore nello stesso tempo. Egli è in viaggio, tenta di ascendere un monte dove si trova Ebe, che incarna la poesia. L’ascesa è funzionale al raggiungimento della musa.
Il genio creativo di Carlo Baccari, però non si esaurisce con i romanzi, i racconti e le poesie, ma fino agli ultimi anni della sua vita l’autore è impegnato alla realizzazione di diari personali. Abbiamo, infatti, Foglie nel turbine, diario sulla montagna, scritto mentre imperversava la seconda guerra mondiale. Il diario narra i sacrifici che l’autore e la moglie dovettero affrontare da sfollati, per sopravvivere ai bombardamenti. Nel momento in cui Baccari scrive Foglie nel turbine, non pensa ad una pubblicazione dell’opera, ma, come lui stesso ammette, nelle pagine d’introduzione al diario, l’idea di pubblicarlo gli venne dopo dieci anni, quando rileggendolo fu invaso dal desiderio di sottrarre all’oblio e alla dispersione quelle pagine; così le affida alla stampa in un’edizione privata, in pochissime copie fuori commercio. Gemma, la moglie, assume un ruolo fondamentale per Baccari, in questo diario lei lo rassicura nei momenti più tristi, con lei ama chiacchierare e si sente in dovere di proteggerla e prendersene cura.
Tra le opere dell’autore cassinate abbiamo scoperto anche un altro diario, inedito. Abbraccia circa undici anni, inizia con la pagina del 25 marzo 1945, e termina il 25 dicembre 1956. Questa pagina, però, è incompleta e ciò lascia presupporre che vi erano altri fogli che probabilmente sono andati persi. Il diario, che abbiamo chiamato Diario personale per distinguerlo dall’altro, Foglie nel turbine, è realizzato in fascicoli divisi per anni ed è composto da pagine dattiloscritte, datate e recanti l’indicazione del luogo in cui l’autore si trova mentre scrive. Nel Diario personale troviamo un Baccari intento a riorganizzare la sua vita dopo la guerra, cerca una sistemazione per il suo ufficio, ma è difficile sia fisicamente che psicologicamente ricominciare a vivere dopo i patimenti e l’inattività a cui la guerra lo aveva costretto. Dalle prime pagine del Diario personale riusciamo anche a risalire al motivo che spinge l’autore a scrivere un diario. L’autore vuole che non sia fatto silenzio sulle atroci barbarie di cui è stata vittima Cassino durante il secondo conflitto mondiale, inoltre vuole ripercorrere i suoi anni passati per “delucidare me a me stesso”, come scrive nella pagina del 18 agosto 1945, e, infine, per avere l’illusione di rivivere coi suoi cari defunti, ricordandoli nel diario. In tutta l’opera assistiamo agli innumerevoli tentativi per ottenere qualche riconoscimento, ma ogni volta resta deluso. L’ultima pagina rimasta del Diario personale si chiude proprio con questo senso di sconforto per il mancato successo: “Ieri mattina con la distruzione della prima posta, m’arrivò un dono natalizio: una lettera della Casa Mondadori “spiacenti di doverle restituire i manoscritti ecc. non c’è infatti possibile attualmente assumere nuovi impegni ecc.” un turbamento momentaneo, una scrollata di spalle: vi ero preparato”.
Baccari muore, in seguito ad una caduta, il 3 gennaio 1978.

* Linda Secondino è autrice della tesi di laurea: “Tra giornalismo e narrativa: l’attività letteraria di Carlo Baccari”, del 2003.

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