Donato Valcomino 1943/44 – Rischiava la vita per soccorrere gli alleati. La riconoscenza del generale Alexander verso Donata Pellegrini


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Studi Cassinati, anno 2003, n. 2

Memoria del nipote Ugo Sambucci

Donata Pellegrini con il nipote Ugo in una foto di quel periodo

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 tutti i militari inglesi, americani, canadesi, ecc., presenti in Italia fuggirono dai campi di concentramento nazi-fascisti cercando di raggiungere il fronte per riunirsi alle loro truppe. Questo accadde anche dalle nostre parti, dove numerosi soldati delle forze alleate cercarono di attraversare il fronte della Linea Gustav; ma non sempre riuscivano a farlo per via della stretta sorveglianza da parte dei tedeschi.
A quei tempi la mia famiglia era in S. Donato Valcomino, io ero giovane e ricordo perfettamente come quei militari trovarono rifugio sui monti di S. Donato e di Forca D’Acero. Non potevano circolare in paese o tra la gente del luogo perché non parlavano l’italiano e quindi venivano riconosciuti con molta facilità dai nazisti che li facevano immediatamente prigionieri.
Mia nonna, Donata Pellegrini, ebbe compassione di quei giovani e, sfidando la sorveglianza dei tedeschi, con grave rischio per la sua vita, trovò un ricovero sicuro per essi tra gli anfratti del monte sovrastante il paese. Ma c’era il problema di sostenerli con vitto adeguato; allora ogni giorno se ne andava in giro tra le case delle famiglie più fidate (in paese c’erano sempre dei collaborazionisti che avrebbero potuto fare la spia ai tedeschi) e raccoglieva del pane, della farina, patate e quant’altro riusciva a racimolare. Subito dopo, di nascosto, si recava presso i rifugi per portare da mangiare a quei soldati. Tutto questo durò per vari mesi, fino alla liberazione.
Di tali fatti venne informato il comando militare alleato e la loro riconoscenza non si fece attendere: subito dopo la guerra il generale Alexander volle rilasciare a mia nonna un attestato di riconoscimento e di ringraziamento con il certificato che qui allego.

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