Grave episodio di banditismo a Caira nella seconda metà dell’Ottocento


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Studi Cassinati, anno 2003, n. 3

di Sergio Saragosa

Da un documento conservato nell’Archivio Storico di Torino1, siamo venuti a conoscenza di un sanguinoso episodio accaduto nella Terra di Terelle il giorno 16 del mese di marzo dell’anno 1867 e che costò la vita a tre abitanti di Caira.
In quella data, e precisamente nelle prime ore pomeridiane, il Sig. Generale Comandante la prima zona militare della provincia di Caserta, essendogli giunta notizia di un tentativo di ricatto di alcuni malviventi a danno del figlio di Giovanni Bianco “… abitante in una casa di campagna non molto lungi da Terelle …”, spediva sul luogo il Luogotenente sig. Guarneri con i suoi soldati.
Alle otto di sera, quando era ormai buio, i soldati notarono delle ombre furtive introdursi nell’abitazione del Bianco. Appena entrati i malviventi puntarono i fucili contro le persone di quella famiglia gridando: ”Spie di Colamattei, mettetevi a terra”. A quel grido i soldati e il luogotenente si avvicinarono alla casa per fare irruzione, ma furono fermati da uno dei malviventi rimasto fuori di guardia, che pronunciò con voce perentoria il seguente avvertimento: “Per Cristo, alto la, ritiratevi o vi faccio fuoco addosso”, e nel gridare così “spianava il fucile e lo esplodeva senza attendere alcuno”. Il Luogotenente Guarneri, che a qualunque costo voleva liberare la famiglia Bianco, ordinava il fuoco contro il malvivente e costui rimaneva ucciso. I soldati presero a scuotere allora la porta di casa che era stata chiusa dai complici rimasti dentro. All’improvviso la porta si aprì e due ombre cercarono di dileguarsi nell’oscurità. Il luogotenente Guarneri, non sapendo se dentro c’erano ancora altri malviventi e sentendo le grida dei componenti della famiglia Bianco, ordinò ancora di far fuoco e anche gli altri due malviventi rimasero uccisi. Penetrati infine i soldati in casa, trovarono solo la famiglia Bianco in preda allo spavento e nell’angoscia e i fucili degli aggressori abbandonati a terra. Effettuata quindi una opportuna ricognizione, i tre malviventi, due dei quali per non essere riconosciuti si erano tinta la faccia di nero, furono identificati per abitanti “della Villa detta Cairo” e precisamente per Serafino Iannini, detto Fumone, Pietro Pittilio di Luca e Celestino Grossi, detto Terraniglio, tutti e tre già noti per precedenti reati.
È stato possibile conoscere i dettagli di questo grave episodio solo perché il sottoprefetto lo raccontò dettagliatamente nella richiesta scritta fatta al ministro, di rivolgere un encomio sia al Luogotenente Guarneri che ai suoi sodati, oltre alle altre ricompense che potevano loro spettare “… per la sagacia e il sangue freddo dimostrati”.
Ho voluto proporre all’attenzione dei nostri lettori questo triste episodio perché da tutti i documenti antichi che ho avuto la fortuna di consultare, è trapelato sempre il buon rapporto esistente tra gli abitanti del Casale di Caira e quelli della Terra di Terelle.
Già nei primi secoli dell’anno Mille infatti si registravano matrimoni tra giovani di Caira e ragazze di Terelle e viceversa e nel Settecento diverse erano le famiglie di Terelle stabilitesi a Caira. L’Onciario di Carlo III de 1742 annota che alcuni abitanti di Caira fecero parte della Commissione onciaria di Terelle come apprezzatori di terreni. Nei trasferimenti da Terelle a Cassino e viceversa, Caira è stata sempre una tappa obbligatoria per gli abitanti di Terelle in casa non solo di amici e parenti, ma anche nelle cantine e nei bar. Attualmente, infine, numerosi sono gli originari di Terelle stabilitisi definitivamente nel nostro paese. Questo episodio pertanto spicca e richiama la nostra attenzione per la sua evidente anomalia. C’è solo una considerazione da fare ed è relativa al periodo in cui si verificò l’evento. Dalla sua nascita, che risale ai primi decenni dell’anno Mille, e fino alla fine del settecento, infatti, il nostro paese, anche se non ha mai navigato nell’oro, ha sempre permesso ai suoi abitanti di vivere decorosamente, come risulta dai documenti consultati, che stabiliscono dagli inizi, cioè subito dopo l’anno Mille, e fino alla metà del ‘600 il suo periodo più florido, mentre indicano quasi tutto l’800 e la prima metà del ‘900 come il periodo più triste. Numerosi sono i documenti di questo periodo che parlano delle difficoltà incontrate dalla popolazione di Caira. L’accresciuto numero di abitanti, le tecniche agricole non aggiornate e il brigantaggio sono tra le prime cause che determinarono il regresso del periodo citato.
Per tutta la prima metà dell’800 ci fu perfino una grave penuria di acqua potabile a determinare lo stato di cose creatosi e in una lettera degli inizi dell’800 si descrive al sindaco di S. Germano (Cassino) la triste condizione degli abitanti del paese costretti a letto dalle epidemie causate dalla mancanza di questo bene prezioso. In un altro documento, inoltre, che risale al 10 aprile del 1856, raccomandando al Sovrintendente di Caserta di non concedere in fitto la località Collemarino (quella su cui oggi sorge il cimitero militare germanico) ad un possidente di S. Germano, l’intendente di Sora, parla degli abitanti del Villaggio di Cairo dicendo che “… sono quasi tutti contadini e pastori che hanno assoluto bisogno di quella zona per potervi pascolare quel dato numero di animali che la Legge a tutti i poveri consente”.
È facile quindi immaginare come i caratteri più deboli, o più determinati e senza scrupolo, cercassero di procurarsi di che vivere in modo illegale, come fecero i tre citati. Nell’introdursi in casa del Bianco, infatti, uno di essi li taccia come spie del famoso brigante Colamattei, quasi a giustificare il loro tentativo di ricatto che finirà tragicamente nel sangue.
Lo stesso espediente di coprirsi la faccia di nero indica il bisogno di nascondersi forse dalla vergogna per quello che stavano facendo, perché evidentemente erano conosciuti dai componenti della famiglia Bianco. I due rimasti in casa, infatti, al momento della sortita abbandonarono i fucili invece di servirsene. Non erano veri briganti, nonostante altri reati commessi precedentemente!

1 S. Di Cicco, Memorie storiche di Valleluce, Comune di S. elia Fiumerapido, 2002, pag. 201.

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