Il beato Luca Spicola da Pontecorvo in un’inedita elegia dell’arcade Pietro Pellissieri


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Studi Cassinati, anno 2003, n. 1

di Marco Sbardella

Tra gli inediti manoscritti attribuibili a Pietro Pellissieri1, padre dottrinario, parroco – abate della Chiesa di San Marco Evangelista a Pontecorvo dal 1806 al 1831, fine letterato e verseggiatore, membro dell’Arcadia con il nome pastorale di Eurillo Leucadico, c’è un’interessante elegia dedicata alla vita e alla fama di santità di Luca Spicola di Pontecorvo.
Il beato apparteneva ad una nobile famiglia del luogo, i de’Spicola o de’Spigola, che risulta menzionata in varie occasioni nelle vicende storiche di Pontecorvo: un certo Angelo de’Spicola (o di Spigola2), in qualità di incaricato rappresentante della città insieme a Benedetto Marsella3, si recò a Tivoli nel 1463 per offrire la spontanea sottomissione di Pontecorvo4 a papa Pio II (1458-1464)5.
La data di nascita di Luca Spicola è ignota, tuttavia tenendo conto dei pochissimi altri riferimenti temporali della sua biografia (la nomina a Priore a Napoli e l’anno di morte), potremmo azzardare l’ipotesi che essa possa essere avvenuta in un periodo compreso tra gli anni ‘20 e ‘30 del XV secolo.
Il beato entrò giovanissimo6 nella comunità domenicana della SS. Annunziata di Pontecorvo dove indossò l’abito religioso7, e dovette distinguersi per zelo e perseveranza nella preghiera se nel 14548 venne nominato Priore del Convento di San Domenico Maggiore a Napoli. Successivamente, sembra su invito di alcuni nobili pontecorvesi, si trasferì nella sua città natale per prendersi cura, da Priore, del Convento della SS. Annunziata.
Luca Spicola morì, in odore di santità, a Pontecorvo nel 14909.
Sul luogo della sua sepoltura esistono varie versioni: per taluni egli fu sepolto a Napoli nel chiostro del Convento di San Domenico Maggiore che lo aveva avuto come Priore10; per altri il suo corpo prima fu tumulato a Pontecorvo, poi, per interessamento di un Priore che svolgeva il suo ministero in quella città, probabilmente nello stesso Convento della SS. Annunziata, fu traslato nella città di Gaeta di cui quel religioso era nativo11.
Sembra che le sue virtù di santità fossero state riconosciute ufficialmente da un decreto della Santa Sede12.
Nel chiostro del convento di San Domenico Maggiore a Napoli, dove, secondo una delle tradizioni riferite, sarebbe stato sepolto, si trovava la seguente iscrizione13: B. Lucas Spicola a Pontecurvo, eiusdem conventus filius. Vir singularis vitae observantissimus, et integerrimus. Post multa pro Ecclesia Dei perpessus, miraculis clarus, migravit ad Dominum, anno 149014.
La devozione dei pontecorvesi nei confronti di questo beato fu intensa almeno fino al XIX secolo, se si considera che ancora alla metà di quel secolo lo Spicola era così venerato che c’erano progetti di intitolazione al suo nome di luoghi di culto15.
Anche l’elegia di 48 versi (24 distici elegiaci) attribuita al Pellissieri attesta una venerazione profonda per il beato; il metro, il lessico, l’alternarsi elegante delle cesure sono funzionali al ritratto agiografico. Rispetto ai dati biografici sul beato di cui siamo in possesso e che anche il Pellissieri doveva conoscere, ci sono delle incongruenze probabilmente dovute a ragioni di stile e di poesia (come quando si parla della fondazione del convento dell’Annunziata ad opera del beato16. In realtà lo Spicola contribuì, dal momento del suo ingresso al Convento della SS. ma Annunziata fino alla sua morte, alla ristrutturazione del complesso religioso con significativi lavori di ampliamento, ma evidentemente non ne fu il fondatore).

Elegia de vita B. Lucae Pontiscurvensis ex praeclarissimo ordine S. Dominici, cognomine Spicoli

Nunc ubi Parthenopes Campania Romula terra
dividit, urbs exstat Lyris ad amnis aquas
urbs quae Ponscurvus vulgari nomine dici
coepit, Aquinensis sumptibus aucta ducis.
5 Illic praeclaro de sanguine splenduit ortus
Lucas : cognomen spicea serta notat ;
cuius virtutes fuit admirata vetustas,
nulla sed illarum splendida signa dedit.
Hoc scriptum legimus, quod Relligionis amictu
10 sumpto, ipsi curae Regula quaeque fuit:
et vitae Patris eximii pro parte virili
omnes res gestas assimilare suas.
Virtutis studium, consuetudoque precandi
hunc cito perfectum constituere virum.
15 Erga alios miro circumfulgebat amore
cunctis subveniens ore, modisque suis.
Delectabatur peccata fatentibus esse
auditor, medicus, sollicitusque Pater.
Solari maestos, rudibus, praecepta salutis
20 indere, magnus erat nisus, et eius amor.
Cum verba ad Populum faceret ferventia zelo,
pro certo est vitiis imposuisse modum.
Praesidium quoties poscentibus ille levamen
multis prodigiis, muneribusque tulit!
25 Daemonis aggressus invicto corde solebat
pellere , et hostiles exsuperare dolos.
Cuncta malignorum molimina mitis ut agnus
vicit : ab insidiis denique liber adest.
Respicit eiusdem Deus alto ex aethere sortem,
30 et meritis auget nomen, et inde decus.
Dum Sancti vitam resonans canit undique fama,
caenobii eligitur Praeses in aede sui.
Quantumvis humilis munus praesigne recuset,
mandato impulsus suscipit illud onus.
35 spirituale bonum, proventus aggerit aedis,
subditus et quisquis gaudet amore Patris.
Condere coenobium patria decernit in urbe,
civibus ut morem corde libente gerat:
fluminis ad ripas illud magno extruit aere,
40 atque tuo sacrat Nomine, Diva Parens.
Dum studet aeternam Populi curare salutem,
sentit supremum iam properare diem.
Nam Deus eximiae vocat ipsum ad praemia vitae
et placida felix praemia morte refert.
45 Et quod devota recitare Rosaria mente
suevit, in illius pectore visa Rosa est.
Haec Rosa mirificum diffundere coepit odorem,
Quod probat hunc coeli sede beante frui.

Elegia sulla vita del beato Luca Spicola di Pontecorvo, dell’insigne ordine di San Domenico
Orbene nel luogo in cui la Campania, terra di Partenope, pone termine ai possedimenti di Romolo, c’è una città presso le acque del fiume Liri, che cominciò a essere chiamata con il nome comune di Pontecorvo, ingrandita a spese del duca17 di Aquino.
Da lì ha brillato la luce di Luca, nato da nobile famiglia: il cognome fa riferimento alle corone di spighe; l’antichità ha apprezzato le sue virtù, ma non ne ha lasciato tracce chiare. Leggiamo scritto che, indossato l’abito religioso, fu rispettoso di ogni regola: tutti cercavano di rendere simili, per quanto potevano, le loro azioni alla vita dell’eccellente padre. Il desiderio di virtù, la consuetudine della preghiera, presto resero quest’uomo perfetto. Risplendeva di uno straordinario amore verso il prossimo, aiutando tutti con la sua parola e la moderazione. Era contento di coloro che confessavano i peccati, e di quelli era ascoltatore, medico, sollecito padre. Il suo impegno e il suo zelo erano rivolti a confortare gli afflitti e ad offrire precetti di salvezza a chi ne aveva bisogno. Ripetendo al popolo parole ferventi d’amore, si sa con certezza che impose un freno ai vizi. Quante volte con tanti prodigi e doni portò consolazione a chi la chiedeva ! Era solito scacciare gli assalti del demonio e superare gli inganni del nemico con animo risoluto. Vinse, mite come agnello, tutti i tentativi dei malvagi: e così fu libero da ogni insidia. Dio veglia sulla sua sorte dall’ alto dei cieli e ne accresce per i meriti la fama e le virtù. Mentre la fama, risuonando in ogni luogo, diffonde la vita del santo, egli è scelto come priore nella chiesa del suo convento. Per quanto, umile, rifiuti il notevole incarico, spinto come da un comando, accetta quella responsabilità. Apporta grazia spirituale e miglioramenti della chiesa, e ciascun sottoposto gode dell’amore del padre. Decide di fondare un cenobio nella città patria per portare ai concittadini i buoni costumi. Lo erige presso le rive del fiume con grande spesa e lo consacra nel tuo Nome, Madre di Dio18. Mentre si dedica alla cura della salvezza eterna del popolo, sente avvicinarsi ormai l’ultimo giorno. Infatti Dio lo chiama ai premi eterni per la sua vita esemplare, e felice egli li consegue con morte serena. E poiché fu solito recitare con mente devota il rosario, sul suo petto fu vista formarsi una rosa: essa cominciò a emanare un odore soavissimo19, ciò che dimostra che egli ha raggiunto la celeste beatitudine.

1 Sospel (Nizza) 1762 – Roma 1831; su Pietro Pellissieri si veda: M. Sbardella, De quodam Pontis Curvi Arcade: Petro Pellissieri, in «Latinitas», XXXXX (2002), 4, pp. 371-377 e id., Un Arcade pontecorvese: Pietro Pellissieri, in «Lazio ieri e oggi» (in corso di stampa). Il sacerdote, stimato per l’eloquenza e per la profonda conoscenza filosofica e teologica, noto soprattutto per la sua attività di letterato e poeta, fu membro dell’Accademia degli Aborigeni, con il nome di Polibio Leucasio; in Arcadia, come si è detto, prese il nome di Eurillo Leucadico. Pubblicò molteplici opere sia in latino che in italiano: Quadro storico degli avvenimenti più interessanti accaduti nell’inclita Velletri dal febbraio 1798 alla fine del 1799, Velletri, 1800; Narrazione storica della vita di S. Grimoaldo protettore principale di Pontecorvo, Roma, 1816; De prodigiosa oculorum apertione in pluribus Deiparae Virginis tabulis ad sex circiter menses Romae inspecta, Frosinone, 1817; De Frusinonis antiquitate, Frosinone, 1823; De coronatione S. D. N. Leonis XII, Frosinone, 1823; Poema heroicum de regia antiquissima Sospitelli urbis origine, Frosinone, 1829. Tra i numerosissimi scritti inediti va ricordato un interessante poema su San Benedetto: Poema de vita et miraculis S. Benedicti.
2 Cfr. D. V. Turchetta, Su la sinistra sponda del Liri. Memorie storiche di Pontecorvo, Pompei, 1962, p. 57.
3 In altre attestazioni il nome risulta essere Masella (cfr. Ibidem e A. Sdoia, La SS. ma Annunziata di Pontecorvo dalle origini ai nostri giorni, Formia, 2000, p. 27, n. 2).
4 La città fin dal 1104 rientrava tra i possedimenti dell’Abbazia di Montecassino; dal 1463 fino al 1860, escluso il periodo di governo francese, fu soggetta allo Stato Pontificio.
5 Cfr. G. Moroni, Dizionario di Erudizione Storico Ecclesiastica, Vol. LIV, Venezia, 1853, s.v. Pontecorvo.6 Cfr. A. Sdoia, La SS. ma Annunziata… cit., p. 27.
7 Cfr. T. Valle, Breve compendio de gli più illustri padri nella santità della vita, dignità, e lettere ch’ha prodotto la Prov. del Regno di Nap. dell’Ord. De Predic., 5 pp., Napoli 1651, IV, p. 176; P. Cayro, Storia sacra e profana di Aquino e sua diocesi, Napoli, Vol. I 1808, Vol. II 1811, (rist. Storia civile e religiosa della Diocesi di Aquino, a cura della Associazione Archeologica di Pontecorvo, 1981), I, p. 320.
8 Cfr. P. Centi, Un figlio illustre di Pontecorvo: il Beato Luca Spicola, in «La Lucerna», (1961), 5-6, p. 3.
9 Si riporta anche la data, ma meno probabile, del 1469 (cfr. V. G. Lavazzoli, Catalogo degli uomini illustri figli del real monistero di S. Domenico Maggiore. Ricavato dagli elogi, e dalle iscrizioni, che si leggono sotto alle di loro immagini, dipinte ne’ due Chiostri del medesimo real monistero, Napoli, 1777, p. 21, n. a).
10 P. Centi, Un figlio illustre… cit., p. 3.
11 Cfr. T. Valle, Breve compendio… cit., p. 177; P. Cayro, Storia sacra e profana… cit., I, p. 320; R. Bonanni, Uomini illustri di Aquino e sua Diocesi, Alatri, 1923, p. 53.
12 Cfr. T. Valle, Breve compendio… cit., pp. 176-177; la sua memoria veniva celebrata il 22 aprile (forse il suo dies natalis?): cfr. V. G. Lavazzoli, Catalogo degli uomini illustri… cit., p. 21, n. a; A. Sdoia, La SS. ma Annunziata… cit., p. 27.
13 Cfr. V. G. Lavazzoli, Catalogo degli uomini illustri … cit., p. 21.
14 (Il beato Luca Spicola di Pontecorvo, figlio del convento di quella città, uomo di vita singolare, rispettosissimo e integerrimo, dopo aver sofferto molte cose per la Chiesa di Dio, conosciuto per i miracoli, raggiunse il Signore nel 1490). L’iscrizione è riportata anche in P. Cayro, Storia sacra e profana… cit., I, p. 320; e R. Bonanni, Uomini illustri… cit., p. 53, (quest’ultimo riprende il Cayro), con una variazione nella parte finale della stessa : (…) temporalis huius vitae diem clausit extremum, anno salutis 1490. Questa versione del testo sembra rifarsi più direttamente al rapido profilo biografico riportato nel Sommario de’Padri illustri della Provincia del Regno (T. Valle, Breve compendio… cit., p. 177): Beatus Frater Lucas de Pontecurvo, vir singualris vitae observantissimus, et vita integerrimus, qui dum viveret, in inclita, et fedelissima civitate Caietae, et alibi corruscaret miraculis, post quam multa pro Dei Ecclesia perpessus, temporalis huius vitae diem clausit extremum in Conventu Sanctissimae Mariae Annunciatae de Pontecurvo.
15 Cfr. A. Sdoia, La SS. ma Annunziata … cit., Formia, 2000, p. 30.
16 Vv. 37-40.
17 Probabilmente l’autore si riferisce al gastaldo di Aquino, Rodolado.
18 La comunità domenicana esisteva a Pontecorvo fin dal 1382 e suo primo Priore fu fra Pietro da Perugia. Forse il Pellissieri riteneva che al beato, arrivato come Priore a Pontecorvo quando già esisteva il complesso religioso costituito dalla Chiesa di S. Maria Annunziata (poi chiamata ellitticamente della SS. ma Annunziata), e probabilmente da un annesso ospedale, andava attribuito il merito di un significativo ampliamento dello stesso nucleo, come se tale ristrutturazione e riorganizzazione fosse sentita come una nuova fondazione del Convento intitolato alla Madre di Dio (cfr. P. Centi, Un figlio illustre… cit., p. 3; A. Sdoia, La SS. ma Annunziata… cit., p. 23).
19 Sulla devozione di Luca Spicola al rosario e sull’evento miracoloso descritto nell’elegia, cfr. P. Centi, Un figlio illustre… cit., p. 3; A. Sdoia, La SS. ma Annunziata… cit., p. 29

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