LA MEMORIA DI PIETRA


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Studi Cassinati, anno 2004, n. 1/2

IL PROGETTO
Considerato che la scomparsa città si gloriava di edifici d’origine medioevale e di grande pregio artistico e che di essi non è rimasta traccia, si è voluto riproporne ai cittadini e ai visitatori segnali ben visibili ed eloquenti negli stessi luoghi della loro antica ubicazione.
Sono stati selezionati gli edifici più cari e significativi della vecchia Cassino:
– La Torre Campanaria (piazza Corte)
– Il Teatro Manzoni (piazza De Gasperi)
– La “Curtis Major” (piazza Corte)
– S. Maria delle 5 Torri (via del Foro)
– La Chiesa del Carmine (Corso della Repubblica)
– La Chiesa dell’Annunziata (via S. Giacomo)
Inoltre si è pensato anche di rievocare avvenimenti fondamentali per la storia della città – che in antico si chiamava San Germano – con segnali che ricordino:
– La Pace di San Germano, tra l’imperatore Federico II e il papa Gregorio IX, a. 1230 (dinanzi alla chiesa di San Germano)
– La distruzione di Montecassino del 1944 (piazza XV Febbraio 1944)
– La distruzione di Cassino del 1944 (parco XV Marzo 1944)
I segnali sono costituiti da grandi massi di pietra calcarea in forma grezza, con una sola facciata spianata verticalmente su cui è stata apposta una lapide della stessa pietra. Sulla lapide è stato scolpito scolpito un breve testo che ripropone la storia e la sagoma stilizzata dell’edificio o la narrazione dell’evento.
Si è scelta la pietra perché nulla più di essa, nella sua solidità, simboleggia la persistenza di un passato che non muore: i ricordi delle cose importanti, infatti, nonostante il trascorrere del tempo e l’accavallarsi degli eventi, continuano ad essere presenti e vivi; come le pietre di Cassino, che la guerra ha sconvolto, ha sparso al suolo, ma non distrutto. Così il titolo del progetto, “La memoria di pietra”, assume la duplice valenza: quella letterale, riferita al materiale usato, che è, appunto, la pietra, e quella figurata: dalle pietre di quella che fu Cassino riemerge la storia che vuole sopravvivere.
La collocazione delle pietre nei luoghi della memoria puó costituire anche un ideale – ma non solo – itinerario di visita alla città antica e ai suoi monumenti più rappresentativi.
Solo così, riteniamo, sarà possibile al visitatore, ma anche alle nuove generazioni, farsi un’idea un po’ più concreta di ciò che prima era ed ora non è più.All’iniziativa hanno partecipato:
– CDSC onlus, ente organizzatore
– Comune di Cassino
– Abbazia di Montecassino
– marmi zola, di Pietro Zola
– Salvatore Rino Consales
Si ringraziano per la collaborazione:
geom. Benedetto Sinagoga
ing. Sandro Forlino
ing. Antimo Pietrolungo
arch. Orlando D’Ermo
sig. Roberto Di Ponio
co.marmi s.n.c., di Saragosa C. & C.
de vizia transfer S.p.A.
La cronaca dell’inaugurazione
Il giorno 10 giugno, in una mattinata di sole, si è svolta una delle più semplici ma suggestive cerimonie tra le varie manifestazioni avutesi nel quadro del sessantesimo anniversario della distruzione della città martire: l’inaugurazione del percorso storico secondo tappe coincidenti con l’esistenza dei più importanti monumenti della città dell’anteguerra.
Davanti al portone del Palagio Badiale erano presenti S. E. Bernardo D’Onorio, Vescovo di Minturno e Abate di Montecassino, il Sindaco di Cassino,Bruno Vincenzo Scittarelli, l’Assessore alla Cultura Iris Volante, alcuni sopravvissuti all’ecatombe del 1943, e vari amici del nostro sodalizio.
Sono stati pronunciati brevi discorsi: il Padre Abate ha posto in particolare l’accento sull’ideale “recupero, caro all’affetto dei cittadini” dei monumenti emblematici della città; il Sindaco ha evidenziato l’importanza “per coloro che sono di passaggio nelle strade, di avere un’idea dell’immensa rilevanza culturale della Cassino pre-bellica: “Ci impegniamo, egli ha aggiunto, a completare il progetto inserendo accanto ad ogni masso una piantina indicante tutti gli altri monumenti presenti nella città, creando un vero e proprio percorso della memoria”. Il Presidente del CDSC Emilio Pistilli, con voce commossa, ha rifatto la storia del progetto e del faticoso lavoro per portarlo a termine.
Successivamente tutti si sono diretti alla pietra della Chiesa della SS. Annunziata, per poi procedere nel giro delle nove tappe.
Non c’era un’atmosfera di festa, con bandiere, banda musicale, alunni delle scuole, la folla delle grandi parate, ma pochi che hanno rivissuto in un attimo di contenuta commozione tutta la triste storia della Cassino che si sfaldava nei nove mesi delle battaglie, a cominciare dal primo bombardamento del 10 settembre.
Le varie iscrizioni vogliono tentare di ricordare al visitatore che cosa c’era nel luogo e questo pio tentativo non fa che accrescere la tristezza nel viandante: questi puó rendersi conto de visu di che cosa era la Casinum che affondava le radici nella romanità. Gli anni e l’impellenza di ricostruire subito hanno stravolto piazze e strade, hanno trasformato il mappale e difficilmente c’è chi sa immaginare al posto dell’attuale palazzo dell’Ufficio Postale il Teatro Manzoni; solo chi è dotato di particolare abilità riesce a sdoppiare le immagini e a vedere nel tracciato di oggi questo o quel punto in cui un tempo si svolgeva una diversa attività. Della Cassino di un tempo non esiste più niente: il vecchio centro si è slargato e non è più possibile riconoscervi i vari luoghi.
E noi pensiamo che il primo vero monumento alla città martire sia proprio costituito da questi nove massi di pietra che resteranno a testimoniare nei secoli quale calamità si abbatté su Cassino durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono pietra comune, ma sfidernno i secoli.
Concediamo pure spazio alla retorica:
Exegi monumentum aere perennius
regalique situ pyramidum altius
quod non imber edax, non Aquilo impotens
possit diruere aut innumerabilis
annorum series et fuga temporum1.
Ma ormai è necessario che il nostro amico si cimenti anche all’aes, perché non è umano né cristiano che oltre duemila morti restino senza nome per la città.
È necessario che si pensi non solo ai viandanti, ai turisti e a tutto ciò che puó rendere chiara l’idea di che cosa accadde qui a Cassino sessanta anni fa, ma soprattutto vanno ricordati quelli che persero la vita per consegnare a noi questo futuro che stiamo vivendo di libertà e di benessere.
G. Petrucci
L’intervento del Presidente Emilio Pistilli in occasione della cerimonia di inaugurazione
Il progetto “La memoria di pietra” partì 4 anni fa, quando il presidente del Rotary Club di Cassino, dott. Emilio De Vivo, mi propose di progettare dei cartelli che indicassero i siti significativi della vecchia Cassino. Trovai buona l’idea, ma non condivisi la scelta dei cartelli, che, per quanto ben fatti, sono pur sempre deperibili e rischiano di passare inosservati tra la molteplicità di cartelli stradali e pubblicitari.
Pensai allora che niente più che la pietra si prestasse a segnare indelebilmente quei siti storici.
Portai l’idea nel Direttivo del CDSC e immediatamente fu elaborato un progetto di massima.
Ci rendemmo conto, però, che non potevamo fare tutto da soli perché ci sarebbero volute forze economiche ed organizzative che non erano alla nostra portata: bisognava coinvolgere imprenditori locali che avessero a cuore la storia di questa città. Ma ci serviva anche una spalla che ci desse fiducia e credito presso le persone che avremmo contattato. Chi più che Montecassino avrebbe potuto fare al caso nostro? Mi presentai dal padre Abate e gli mostrai il progetto: ne fu subito entusiasta. Definimmo insieme il programma ed elaborammo i testi che ora tutti possono leggere.
Con tali credenziali cominciammo a prendere contatti con imprenditori locali.
Quale conforto, ma anche sorpresa, nel constatare che tra essi ve n’erano di quelli che per amore della città erano disposti a sobbarcarsi i carichi ingenti del progetto. Riuscii ad aggregare vari imprenditori, ma poi alcuni, per ragioni molto particolari inerenti alle loro aziende dovettero tirarsi indietro. Per fortuna rimasero quelli che poi sono divenuti i pilastri dell’iniziativa: l’allora presidente del Consorzio per la valorizzazione del marmo di Coreno, Pietro Zola, di Caira, e il proprietario delle Edizioni Cassino, Salvatore Rino Consales, di Cassino, che già aveva collaborato con noi del CDSC con la pubblicazione dei libri sulla chiesa del Riparo e sulla Rocca Janula e con la nascita di Studi Cassinati.
Studiammo varie soluzioni per la trascrizione su pietra dei testi e dei disegni; alla fine decidemmo per l’unica praticabile, quella che poi è stata attuata. Sono passati degli anni perché le difficoltà erano molte; nel frattempo Pietro Zola ha ceduto il bastone della presidenza del suo Consorzio ad altri, ma ha voluto continuare a partecipare al progetto a titolo personale, con la sua azienda, fornendoci i massi della sua cava già belli e tagliati e trasportati in loco; anche Rino Consales ha chiuso l’attività editoriale di Edizioni Cassino, ma, come Pietro, ha voluto restare con noi a titolo personale, facendosi carico dei costi delle incisioni su pietra; e questo la dice lunga sull’amore di queste persone per la loro città.
Dopo 4 anni siamo giunti alla fase finale: quando tutto era pronto, però, nulla avremmo potuto fare senza il consenso e l’appoggio dell’amministrazione comunale di Cassino, che doveva darci le autorizzazioni del caso e il supporto tecnico e di mezzi per la collocazione dei massi.
Il sindaco Bruno Scittarelli, da me contattato, ha immediatamente aderito con entusiasmo mettendo a disposizione struttura e personale dell’assessorato alle manutenzioni; anzi, ha voluto dare la precedenza assoluta alla realizzazione del progetto.
Devo essere sincero: se avessi potuto immaginare a quali grossi impegni andavamo incontro, mi sarei tirato indietro fin dall’inizio. L’idea di poter avere a disposizione personale del Comune, gigantesche gru per sollevare le pietre, autotreni per il trasporto, vigili per il controllo del traffico durante i lavori di collocazione, blocco di alcune principali strade cittadine, ecc., l’idea, dicevo, non mi sfiorava neppure la mente; e meno male, altrimenti avrei rinunciato.
Questa, per sommi capi, la storia dell’iniziativa; però non posso chiudere questo capitolo senza ringraziare pubblicamente altri che hanno reso tutto più facile e, addirittura, anche piacevole la realizzazione.
Primo fra tutti il geometra Benedetto Sinagoga, dell’Ufficio Manutenzioni del Comune, che, con una disponibilità assoluta ed una invidiabile pazienza ha seguito personalmente tutte le fasi di preparazione dei siti e della posa in opera dei blocchi e la successiva sistemazione; spesso ha iniziato di primo mattino ed ha saltato i pasti. Lo conoscevo solo superficialmente, ora so di aver trovato una persona squisita ed un amico.
Devo inoltre ringraziare altri amici della cui professionalità ho ampiamente approfittato: l’ing. Sandro Forlino, l’ing. Antimo Pietroluongo, l’architetto Orlando D’Ermo, per la preparazione tecnica dei disegni da trasferire su pietra e i preziosi suggerimenti; infine il laboratorio CO.MARMI, di Saragosa, di Caira, che ha effettuato le incisioni, il marmista Roberto Di Ponio, che ha applicato le lapidi sui blocchi di pietra, la ditta DE VIZIA TRANSFER, che ha messo a disposizione gru e personale, e il laboratorio Tecnoincisioni di Angelo Volante.
Ora un breve cenno al significato del progetto; solo due parole perché è già sommariamente illustrato nella guida che è stata distribuita.
Tutto è cominciato dalla constatazione che la città di Cassino attuale è tutt’altra cosa rispetto a quella antica, e bella, spazzata via dalla guerra; che dei suoi prestigiosi edifici nulla era rimasto; che se ne andava addirittura perdendo memoria. Si è pensato così di riproporre, in maniera visibile e indelebile, alle nuove generazioni ed ai visitatori della città, le cose più significative che ne hanno caratterizzato la fisionomia e la storia. Senza pretendere di poter rappresentare tutto ciò che c’era di interessante da ricordare, abbiamo scelto nove siti significativi per i quali si poteva riproporne sinteticamente la storia e l’immagine, sia pure stilizzata.
I luoghi prescelti, ormai li conosciamo tutti, seguendo un ideale itinerario di visita, sono: la chiesa della SS. Annunziata, nota anche come dell’Assunta, perché in essa era custodita la statua della Vergine; la scomparsa chiesa di S. Maria delle 5 Torri, nota anche come il Riparo; la sede dell’antica torre campanaria, ormai scomparsa; la sede dell’antica Curia Major; la chiesa di S. Germano, nella quale fu firmata la pace tra l’imperatore Federico II ed il papa Gregorio IX nel 1230; il parco pubblico denominato “parco XV marzo 1944”, per ricordare la distruzione della città; la sede del teatro Manzoni, annesso all’antico edificio della casa comunale e del Liceo ginnasio “G. Carducci”; piazza XV febbraio per ricordare la distruzione dell’abbazia; infine la sede della chiesa del Carmine.
Inizialmente i siti erano 10, perché si era pensato anche alla Rocca Janula, ma poi, visto che non si intravedeva la fine dei lavori di restauro, abbiamo pensato di accantonarla.
Ma veniamo alla denominazione del progetto: La “Memoria di Pietra”. In un primo momento, con i soci del Centro Documentazione e Studi, avevamo optato per il più semplice “Le pietre della memoria”; ma poi, vuoi perché non risultava abbastanza originale, vuoi soprattutto perché non rispondeva esattamente allo spirito di quanto ci propnevamo di fare, decidemmo per l’attuale denominazione.
Mi spiego: noi trascrivendo sulle pietre storia e immagini di ciò che volevamo ricordare, presumevamo di affidare ad esse il compito di tramandare la memoria; ma poi, considerammo che, una volta istallate e lasciate da sole a parlare alla gente, non eravamo più noi a far ricordare, ma erano esse stesse il ricordo e la traccia visibile di un passato ahimé scomparso: quel passato che si è polverizzato tra le pietre della distrutta città, ma che ora, grazie ai nostri massi riemerge sotto forma di pietra, di pietra che vuole ricordare e che è essa stessa non più strumento ma ricordo puro e semplice. Un ricordo ormai duraturo, così come è duratura la pietra, che, anche se in frantumi, continua ad essere memoria; come memoria vivente sono le epigrafi dell’antica Roma o le incisioni su roccia dei popoli della preistoria.
Ecco dunque “la memoria della pietra” o “la memoria di pietra”.
Sembrano sottigliezze dialettiche, ma in realtà sono la filosofia fondante del nostro progetto.

 

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