Ponti romani sulla vecchia Sferracavalli


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Studi Cassinati, anno 2003, n. 2
di Giovanni Petrucci
La strada
La Valle di Comino e la Valle del Rapido, che si slarga oltre Cassino nella Valle del Liri, “fin dai tempi più remoti rivestirono di una importanza notevole … già in epoca preromana esisteva un sistema di comunicazioni piuttosto complesso, anche se in qual-
che misura primitivo, che gli ingegneri romani sfruttarono solo in parte quando in seguito svilupparono il loro grande sistema stradale”1.
Una di queste strade di rilevante importanza era quindi nell’antichità quella che univa la via Latina con la via Valeria, che  passava appunto per per le due valli del Rapido e di Comino, dove erano le ricche miniere di ferro. Lo studioso Armando Mancini conferma che questa percorreva tutta la conca di S.Elia fino a Capodichina per proseguire poi per Atina: “il tracciato originario della «Sferracavalli» non era quello attuale, ma si svolgeva a nord della collina di Atina, lungo la via oggi detta «Vecchie Rampe»”2.
Di tale strada ancora adesso si possono vedere “alcune lastre che vengono a mancare quando la via s’interna per la gola delle due chine dei monti Prato e Santo Stefano”3.
Preziose informazioni a riguardo comparivano nel catalogo pubblicato nel 1981 per la Mostra Enea nel Lazio: archeologia e mito
e nell’accurata cartina topografica del testo del Lena4.
Questa strada S. Germano-Atina è con precisione delineata dal Carettoni: “Antica è certamente la via che staccandosi dalla  Latina-Casilina al centro di Cassino risale le valli del Rapido e del Rio Secco verso Atina, proseguendo poi fino a congiungersi con la Valeria … ”5;

La stessa ipotesi ripete il Valenti, riprendendo vari studi sull’argomento, con aggiunte di competenti precisazioni: “Un  collegamento diretto tra Cassino ed Atina è d’altronde assai probabile, anche se finora non attestato archeologicamente. La strada, dopo aver percorso il versante sud ovest della vallata, si doveva immettere nel vallone del Rio Secco, attraverso il quale era possibile raggiungere Atina. Il percorso lungo questo vallone è sicuramente molto antico, poiché era questo l’unico collegamento naturale tra il Cassinate e il terrirorio di Atina”6.

Il tracciato, come si desume da quanto precedentemente riportato, da Atina a Belmonte Castello doveva di necessità seguire quello che esiste ancora oggi e che si incunea nella stretta valle tra M. Morrone ad est e M. Piano, Prato Caselle e M. Prato a ovest. All’uscita della Gelleria della Superstrada, prospettante sulla Valle del Rapido, ne esiste un buon tratto di circa cinquecento metri che si mantiene nelle forme originarie7.

E la strada in parola, di antiche origini, che certamente seguiva lo stesso percorso anche nel Medioevo8, collegava S. Germano a Sora, e veniva descritta anche con molti particolari dal Tauleri.9 Successivamente, verso la fine del XVIII secolo, essa venne ridisegnata dai Borboni, per migliorarla e renderla più adatta alle esigenze degli abitati il cui territorio attraversava; fu inaugurata, secondo il Vassalli, nel 1824 10. Anche nel nuovo tracciato la Sferracavalli , da Olivella a Belmonte Castello, molto tortuosa, doveva scostarsi di poco dalla vecchia strada; in località Gliu Cioppœ se ne scorge un altro tronco ben visibile. In pianura, invece, fino alla porta Campana di Cassino, sotto la Rocca Ianula, si addossava alle colline (Colle Macerone, Colle Cisterna, Colle Belvedere, Le Coste, Colle Marino, Caira, La Facciata, Colle Morrone, Monte Rotondo, Colle Maiola) per evitare i danni delle inondazioni durante i periodi di pioggia11. Ciò si desume anche da quanto dice il Lanni nella sua opera: “Il primo [ponte esistente nel territorio pianeggiante di S. Elia] serviva per una traversa che, costeggiando i monti serviva alla via Latina, come l’indica qualche traccia, che si rinviene alle falde del monte Caira …”12. Ne sono testimonianza i tratti che si notano ancora oggi e seguono la stessa linea pedemontana; uno dei quali, per esempio, ampliato ed asfaltato per le moderne esigenze, collega Caira ad Olivella, lasciando ad est lo Spineto e Le Verdara; ed è lo stesso tracciato descritto dai Saragosa per la parte iniziale da Cassino al Ponte Lagnaro13.

Tale strada parte da Cassino e, dopo un percorso di poco meno di cinque chilometri pianeggianti, si incunea in una valle e prosegue per molti tornanti fino a Belmonte Castello. Proprio al confine con tale paese, ad una centinaio di metri dalle prime case, in località gliu Ciuoppæ, prima citata, si biforca: il ramo principale procede con la stessa larghezza e con le stesse strutture verso Belmonte Castello e verso Atina; fa un’ampia curva verso sinistra, superando un grande avvallamento con un ampio ponte a cinque archi, in fondo al quale, in quello centrale, scorre un rigagnolo, il fosso Cretone, che a qualche centinaio di metri si getta nel Riosecco

Il ponticello

L’altro si interna più in basso ed è divenuto ormai impraticabile, abbandonato da secoli; dopo un tratto di un centinaio di metri supera una forra, per la quale nei periodi piovosi, specialmente dell’inverno, scendono gli scoli dalla falda del monte; il rigagno-

lo passa per un ponticello, a quasi tre metri sotto il livello stradale a lato destro andando verso Belmonte Castello; a sud, a quello opposto, scorre certamente a maggiore profondità; ma ci è stato impossibile scorgerne la ghiera, quasi del tutto coperta da arbusti:si può solo notare il grande dislivello esistente del torrentello dall’entrata e all’uscita. Questo ponticello è ben visibile quindi solo dal lato nord ed è impossibile scorgerlo in quello opposto, chiuso come è dalla ricca vegetazione e dai rovi: esso, anche se di dimensioni modeste, è veramente singolare: misura 80 cm. circa di luce e 120 cm. circa di altezza. L’aspetto che subito balza all’osservazione è che le pietre, non lavorate, sono molto grandi e poste le une sulle altre a secco, ma ad arte, e formano una regolare volta con la chiave al centro, alla maniera degli Etruschi. Sei di esse, come veri conci, compongono l’arco e quattro da una parte e quattro a quello opposto formano i piedritti.

Altre pietre, sempre di misure notevoli, sembrano quasi formare una doppia ghiera. La tecnica, come si può vedere dal disegno, è propria delle mura megalitiche. Il ponte sbieco La strada procede poi per altre centinaia di metri e alla destra si possono scorgere pietre lavorate che formavano un muro di contenimento. All’altezza del ponte a cinque archi, questa strada piega pure essa verso sinistra con una curva però quasi ad angolo retto. Proprio in corrispondenza di tale curva si innalza un altro ponte, molto più importante del Ponticello precedentemente descritto, che risulta appartato e nascosto dalla vegetazione e quindi è difficile scorgerlo. Inoltre è costruito con tecnica diversa ed è ad una sola campata. Come rilevavo una decina di anni fa, crediamo che sia un unicum: “è singolare perché la volta è tagliata obliquamente” alle due estremità di circa m. 1,80 rispetto all’andamento della strada14; ed anche all’interno, per circa tre metri prima del termine, verso sud, la spalletta, per seguire molto probabilmente la direzione del torrente, aveva una leggera curvatura che ancora si può verificare dai ruderi esistenti. Quindi questo ponte ha due singolarità: la prima è che ci si presenta di sbieco rispetto all’asse della strada, la seconda è che uno dei muri che sorreggono la volta è costruito con una leggera curvatura. È lungo m. 8, di cui m. 1,80 costituiscono lo sbieco: l’angolo formato dall’asse stradale con quello della volta del ponte è di 55 gradi; il piano di calpestio della strada risulta notevolmente sopraelevato, di oltre m. 2,20, dalla ghiera; la luce è di m. 2,50; ed ha l’arco a tutto sesto, tipico delle costruzioni romane, alto al centro del concio della chiave di volta m. 4,25 e con piedritti di m. 3; Questi sono costruiti con blocchi calcarei lavorati e squadrati a regola d’arte e presentano nelle facce vista una accurata lisciatura ed un’ottima rifinitura degli angoli. Il che si può verificare de visu, in quanto alcuni di essi sono ai margini del ruscello. Non vi sono all’interno fori d’andito per sorreggere l’armatura al momento della costruzione.I conci della volta, realizzati forse con ciottoli fluviali, di una ventina di cm. di lato, tutti delle stesse dimensioni, probabilmente sono stati trovati e lavorati in loco, lungo il corso del Cretone ed hanno sfidato i secoli: si presentano con un accurato studio della curvatura e formano una bel prospetto.

Nella facciata nord si rileva la ghiera dei blocchi compatti di calcare bianco scurito dagli anni, disposti bellamente in forma radiale e connessi da sottile strato di malta: sono dieci, piuttosto grandi e misurano mediamente cm. 30 di altezza e misure varie di lunghezza. Nell’intradosso, nelle facce visibili di tali blocchi, non si notano lettere o numeri delle cave: il che fa pensare ad una lavorazione eseguita sul posto, data l’abbondanza di pietre calcaree compatte di cui la zona collinare abbonda. Né nell’arcata, né nella volta si rilevano inseriti elementi di laterizio. Nella parte nord fuoriesce solo la ghiera dell’arco; il torrentello scorre quindi infossato tra due spallette, alte vicino alla strada, tre metri e, man mano che si allontanano, tale altezza si riduce notevolmente.

Verso sud il ponte è dalla parte di destra completamente caduto e temiamo che con l’andare del tempo possa subire ulteriori danni; oltre tutto da molti punti del muro vengono fuori delle piante, che fra anni, lo spaccheranno di sicuro.Per diversi metri da un lato a quello opposto del manufatto la muratura è ben cementata, con pietre squadrate e i caratteristici fori per lo scolo delle acque. Poi, diminuendo l’altezza, il muro diviene più irregolare.Lungo un breve tratto della strada, solo verso il lato nord, in corrispondenza della ghiera rimasta integra, emergono residui di muretti: quello sottostante, come di basamento, misura cm. 80 in larghezza, l’altro che sporge dal piano stradale di una ventina di cm. ed è largo cm. 48 doveva essere la base del parapetto: la posizione delle pietre quindi fa pensare che tale ponte aveva ai due lati dei parapetti di protezione. L’arco è ancora ben visibile a nord, ma a sud, da qualche anno, è caduta tutta la parte di destra, forse per qualche intervento di cui non si prevedevano le conseguenze. Ai margini del torrentello si scorgono le pietre lavorate che formavano il pilastro. Ormai non è più in uso, in quanto vi è l’altro più su, a circa sessanta metri, a cinque archi, elevato forse con le varianti della strada realizzate alla fine del 1700. Sotto il quinto, secondo un proprietario di una casa vicina, passa il confine con il territorio di S. Elia. È certo che è stato progettato da persona molto esperta ed abile: ciò si evince dal fatto che è stato scelto un punto ideale, proprio dove il torrentello risulta più incassato e può offrire maggiore sicurezza per il suo fluire e di rincontro più stabilità alle strutture; inoltre esso favoriva la costruzione di una sola campata, di luce piuttosto limitata e quindi dalla spesa modesta. Sembra che esso si possa riconoscere nella Pianta della delineazione dei confini di S. Elia di P. Don Innocenzo Lobelli del 1737. La larghezza della strada difficilmente si può rilevare a causa degli smottamenti del terreno in abbandono e dei rovi cresciuti in abbondanza, ma riteniamo che si possa aggirare sui 7 m.; in un breve tratto, sul fondo presenta una doppia fila di massi, posti in corrispondenza della carreggiata e fa pensare proprio ad una struttura di epoca romana;d’altra parte si potrebbe ritenere come una continuazione di quella di cui parla Benedetto Di Mambro riaffiorata nella frazione di Olivella15, ad alcune centinaia di metri più in basso: che anche il ponte sia coevo?

Gli abitanti del posto riferiscono la tradizione popolare, secondo la quale il ponte sarebbe di origine etrusca o posteriore. In verità la muratura non presenta particolari sistemi di strutture in uso presso i Romani, come l’opus incertumo l’opus reticulatum,che potrebbero confermare tale ipotesi; le pietre sono squadrate, in forme rettangolari e fanno pensarer a tempi recenti. Certo ci piacerebbe avere un riscontro da parte di esperti.

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