Sarà restaurato il castello di Monte Asprano


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Studi Cassinati, anno 2003, n. 3

Il Sindaco di Colle San Magno, Michele Perrozzi, ha organizzato una serata sulla bella piazza del paese per discutere del prossimo inizio di scavi nel parco Archeologico del Monte Asprano. Gli oratori erano il prof. Filippo Coarelli (archeologo classico), il prof. Federico Marazzi (docente di archeologia medievale all’Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli), il prof. Domenico Frezza (coordinatore dell’erigendo parco Archeologico), il prof. Dino Giovannone (Presidente della Comunità montana di Arce).
Nel suo saluto il sindaco Perrozzi ha descritto il tipo di intervento che si vuole fare sui resti del castello che poggia sulla parte più alta del Monte Asprano; il Comune si è fatto carico di questo compito procedendo all’esproprio dei luoghi. La lungimiranza del sindaco è stata apprezzata e messa in luce dagli interventi successivi. Il prof. Frezza ha sottolineato la correttezza dell’approccio adottato dal comune acquisendo i resti del Castello e il valore del progetto di conservazione-restauro del Castello e delle campagne di scavi che restituiranno certamente altri resti, da cui si potranno capire molte altre cose. Il ruolo di coordinamento è consistito nel riunire gli esperti del settore e far partire la progettazione dell’impresa, col fine di salvare e rendere fruibili i resti archeologici presenti sul Monte Asprano. Sembrano importanti le caratteristiche metodologiche dell’intervento, un approccio analitico ma capace di tener conto di aspetti globali, quali l’unitarietà della struttura e l’obiettivo che il parco archeologico sia inserito in una mappa di sviluppo omogenea per finalità. Ogni intervento dovrà procedere con la consulenza degli archeologi esperti che si sono resi disponibili a seguire questa impresa e non dovrà perdere di vista gli aspetti di fruibilità del parco che crescerà con l’avanzamento degli scavi e degli studi. I sentieri che verranno restituiti nei loro tracciati con le vie di accesso in parte nuove e che costituiranno i percorsi per poter visitare le strutture ed i resti, dovranno tener conto dei luoghi su cui passano senza recar danno alle strutture su cui insistono.
Con senso di responsabilità, il prof. Coarelli si è reso disponibile al rinnovato interesse dei tre sindaci nei cui comuni è situato il Monte Asprano: Roccasecca, Castrocielo e Colle San Magno. Dopo tentativi senza successo delle amministrazioni precedenti, il Sindaco di Roccasecca, Pompilio Jacobelli, si fece promotore di una campagna appoggiata dalla comunità montana presieduta dal Presidente Giovannone. Il progetto è stato presentato alla Regione per il finanziamento del 2003 grazie alla generosità e alla passione dell’architetto Tonino Iorio e del geometra Tommaso Piccirilli di Roccasecca, che hanno messo a disposizione il rilievo dei castelli. Questi rilievi preliminari hanno permesso agli architetti Laura Romagnoli e Guido Batocchioni, già responsabili di alcuni interventi importanti sul Parco Archeologico di Fregelle, di preparare il progetto di intervento su questo interessante sito archeologico. L’intervento di Coarelli è iniziato con un ricordo degli anni della guerra: le sue prime curiosità verso l’archeologia sono legate al periodo in cui, con la sua famiglia ed altri conpaesani di Caprile, era costretto ad arrampicarsi tra i ruderi del castello dei conti d’Aquino sul Monte Asprano per la presenza dei soldati tedeschi o per i bombardamenti degli alleati. Caprile poggia alle falde del Monte Asprano sul lato che affaccia verso la valle del Liri. Salendo da Caprile verso il Castello lungo il sentiero che porta alla sella con la torre (purtroppo malamente restaurata dalla precedente amministarazione comunale) si passa per le rovine del villaggio medievale e lì Coarelli aveva incontrato i suoi primi “cocci” antichi.
Molto più tardi, e con diversa competenza, osservando le pietre megalitiche che formano una base dell’insediamento della parte ovest del Castello di Castrocielo, era stato possibile avallare l’ipotesi che gli abitanti della vecchia Aquinum volsca abitassero quella montagna, poi abbandonata in età romana.
L’intervento del prof. Marazzi ha sottolineato la novità per questa area geografica di un intervento di archeologia non limitato al recupero e al restauro della struttura medievale esistente, ma volto alla comprensione dei fatti del passato di questa terra. Gli argomenti presentati da Marazzi sono stati molto chiari. L’interesse per una struttura cadente ed abbandonata come il Castello di Castrocielo, su cui è previsto il primo intervento nel prossimo autunno, deriva proprio dalla curiosità storica e sociale per l’antica comunità di Colle San Magno e Castrocielo.
La popolazione costruì con sacrificio il proprio villaggio sulla montagna, abbandonando le comodità della valle, per motivi legati ai cambiamenti politici avvenuti intorno all’anno mille. In quell’epoca, il ducato di Benevento si era modificato, con la formazione del regno di Sicilia e Napoli, nei secoli successivi con gli Svevi e gli sconvolgimenti relativi alla venuta degli Angiò e degli Aragonesi, subentrati ai Normanni. I castelli si potenziarono ed i villaggi si fortificarono e divennero in muratura sotto la protezione del feudatario, che utilizzò i proprietari dei castelli per creare le difese dell’accesso da Nord al Regno di Napoli. Sarà interessante capire come erano strutturati il villaggio e il castello, come era risolto il problema dell’acqua, degli approvvigionamenti, delle difese e così via.
Queste informazioni sono presenti nei resti nei castelli, abbandonati sulle vette dei monti più imprendibili, spesso su poggi di grande bellezza. bisogna saperle trovare e leggerle. Questo è il compito degli archeologi. Il recupero e la salvaguardia di castelli come quello del monte Asprano, ha spiegato il professor Marazzi, deve tener conto dei risultati degli studi che saranno fatti in loco, via via che le strutture saranno messe in luce, per descrivere cosa resta sepolto e cosa viene recuperato; le strutture saranno rese sicure, per essere fruibili ai visitatori, e i percorsi saranno guidati da spiegazioni che renderanno comprensibili le strutture e i loro significati. Si deve poter far parlare i muri e i sassi. Il lavoro di restauro deve essere successivo o contestuale allo studio delli sassi. Il lavoro di restauro deve essere successivo o contestuale allo studio dello scavo, per non danneggiare le eventuali parti ancora nascoste. La ricostruzione storica puó essere fatta solo da persone scientificamente preparate e con diverse competenze, date le molteplici epoche dei ritrovamenti. Il professor Marazzi ha proiettato alcune figure esemplificatrici delle trasformazioni di epoca medievale che hanno mostrato l’importanza per una metodologia di scavo in cui non si cerca l’opera d’arte o il reperto da museo, ma si cerca di risalire alla storia degli abitanti del villaggio e del castello, per ripercorrere il passato congiungendolo al presente. L’interesse è ritrovare le radici di una popolazione; per comprenderle dobbiamo ritrovare i segni delle generazioni che ci hanno preceduto e che hanno trasformato e reso nella forma attuale il paesaggio, terrazzando e rendendo accessibili e coltivabili zone impervie e bellissime allo stesso tempo.
Gli esempi di altri parchi archeologici hanno mostrato che è possibile invertire la tendenza allo spopolamento; ad esempio, in Toscana, la chiusura di molte miniere ha avuto un impatto drammatico sulla popolazione, ma il recupero di archeologia medievale ed industriale ha invertito questa tendenza, creando nuova attrazione ed occupazione.
Nell’ultimo intervento, il Presidente della comunità montana prof. Giovannone ha ripetuto il suo impegno per il successo del Parco Archeologico, favorendo tutte le iniziative che sviluppino le sinergie tra i tre Comuni, per utilizzare le competenze che si sono rese disponibili, per evitare progetti scoordinati e che non tengano conto dei pareri degli archeologi. Questi hanno capacità, esperienza e conoscenze che possono consentire di creare una struttura di grande interesse culturale ed economico. In un momento in cui la maggior industria locale (la Fiat di Piedimonte) è in crisi, non è assolutamente trascurabile il vantaggio economico che potrebbe derivare dalla nascita di nuove attività durante le fasi di creazione e poi di fruizione del parco archeologico, da attività legate ad aspetti di studio fino al turismo.
Il Presidente ha garantito il proprio impegno per favorire lo sviluppo di questa impresa che, grazie alla iniziativa del sindaco di Colle San Magno, in questo momento dà inizio al primo intervento di scavo nella parte pianeggiante tra il maschio fortificato e la cerchia di mura più avanzate del Castello di Castrocielo. La speranza è di vedere presto dei risultati, per mostrare come si possano investire bene dei denari pubblici nell’interesse della comunità, in un’iniziativa che, dietro all’interesse culturale, potrà avere delle interessanti ricadute economiche. Lo sviluppo di un turismo intelligente, a sfondo culturale, che salvaguarda l’ambiente da interventi potenzialmente distruttivi e snaturanti puó essere una ricchezza per questa area geografica.
In conclusione, va notata la lungimiranza del sindaco di Colle San Magno che ha saputo salvaguardare e restaurare la struttura medievale-rinascimentale del borgo all’interno delle mura con restauri apprezzati dagli ospiti nel corso di una breve passeggiata al termine del dibattito.

d. f.

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