Terelle 28 agosto 2003. Conferimento della medaglia d’argento al merito civile


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Studi Cassinati, anno 2003, n. 3

 

Terelle

Giusto e dovuto riconoscimento per le tante sofferenze e per i gravi lutti subiti dalla popolazione di Terelle nell’autunno inverno 1943/44. La precedente ricompensa della medaglia di bronzo è stata commutata nella più prestigiosa medaglia d’argento, conferita dal Ministro dell’Interno in data 29 maggio 2003.

La motivazione:
“Centro strategicamente importante a nord di Montecassino, durante l’ultimo conflitto mondiale si adoperò con la popolazione tutta a dare ospitalità e conforto ai numerosi profughi dei paesi vicini. Si trovò poi al centro di numerosi combattimenti, subendo bombardamenti e rappresaglie che procurarono numerose vittime civili e la quasi totale distruzione dell’abitato”.
In effetti, molte famiglie di Cassino e dei paesi limitrofi pensarono di trovare scampo tra gli impervi dirupi di monte Cairo; la popolazione di Terelle accolse tutti con la generosità tipica della gente delle nostre montagne. Purtroppo neppure le asperità del luogo riuscirono a fermare l’avanzata delle operazioni belliche.
Negli interventi ufficiali, durante la cerimonia di consegna della medaglia da parte del Prefetto di Frosinone, prof. Aurelio Cozzani, sono state ricordate con viva commozione quelle tremende giornate.
Il conferimento ufficiale ha avuto luogo il 22 agosto scorso sul piazzale del monumento ai Caduti di tutte le guerre, con l’omaggio dei confaloni dei paesi accomunati a quei tristi eventi; tra questi le due splendide medaglie d’oro al valor militare di Cassino e Mignano Montelungo.
Tralasciamo la cronaca della giornata – che ha visto, comunque, una grande partecipazione di folla: c’era tutto il paese e molti venuti da Cassino e dai comuni vicini – per dare spazio alle varie rievocazioni.

Dal discorso di Pietro Grossi 
Nel mese di ottobre 1943 radiofante riferiva della presenza di alcuni Inglesi paracadutati sui monti e nascosti in un casolare di campagna.
IL sergente Peppino la cerqua, rientrato dopo lo sbandamento dell’8 settembre dell’esercito italiano, procurava loro il cibo e li faceva trasferire ora in un luogo ora in un altro per impedire che i Tedeschi, sempre più numerosi in paese, appurassero della loro presenza.
All’alba del 27 ottobre dieci autocarri vennero a fermarsi tra le prime case di Terelle, in Viale dei Caduti: ne uscirono un centinaio di gendarmi armati di tutto punto, circondarono gli accessi al centro abitato, prelevarono il Podestà, il Parroco, il Medico condotto e li portarono in Piazza Crolla.
Nel contempo, frugando nei vicoli, a viva forza, tra urla concitate e spintoni, fummo rastrellati in diversi e radunati, grandi e piccoli, uomini e donne, in detta Piazza.
Nel frattempo una decina di Tedeschi, provenienti dai campi, spingevano, con le armi in pugno, due Inglesi in abiti civili; e giunti nel piazzale, li fecero salire, con calci violenti nel sedere, su uno degli autocarri. Nel centro della piazza, che è uno slargo della strada proveniente da Cassino, furono piazzate due mitragliatrici ed il Comandante in buon italiano invitò tutti a collaborare con gli occupanti.
Poi, con parole di fuoco, invitò l’amico degli inglesi, a venir fuori, pena una esecuzione in massa. A quel punto il sergente Peppino, che aveva combattuto in Grecia e tra i ribelli iugoslavi, dopo essersi liberato della stretta della madre piangente, si fece avanti e impavido, con voce decisa disse:
– Sono stato io; non mi ammazzate, però, in presenza dei genitori!
Ancora un appello alla collaborazione da parte dell’Ufficiale tedesco, quindi richiuso in uno dei camion il reo confesso, l’autocolonna ripartì. Poco dopo giunse la nuova che nel fuggi fuggi del mattino, i gendarmi avevano trucidato, non si seppe mai il perché, Egidio Lizzotti, che fu la prima vittima civile di Terelle.
Continuarono a giungere da Cassino autocarri alle prime luci del mattino a rastrellare uomini, per costruire le fortificazioni ai piedi di Montecassino e lungo tutta la linea Gustav e ogni volta si ripetevano le corse degli uomini che correvano verso i boschi, a monte dell’abitato.
Decine e decine di contadini furono presi a viva forza e condotti in pianura a costruire bunker lungo le sponde del fiume Rapido e, quando riuscivano a sfuggire alla sorveglianza dei Tedeschi, rientravano nottetempo in paese e si nascondevano nelle soffitte o nelle caselle sperdute lontano.
Dopo 20 giorni Peppino rientrò in paese e raccontò d’essere stato condannato a 12 anni di lavori forzati e rinchiuso insieme ad altri civili in un palazzo di Frosinone da dove fuggi durante un bombardamento aereo.

Dal discorso del sindaco di Terelle Vincenzo Leone
Eccellenza, Onorevoli colleghi sindaci, signori rappresentanti delle associazioni combattentistiche, cittadini tutti e convenuti grazie.
grazie per la vostra presenza su questo lembo di suolo patrio ove sessant’anni or sono si scatenò l’odio degli uomini arrecando ovunque lutti e rovine.
Fortunati noi cui non fu dato sperimentare le tante sventure di quella assurda guerra, fortunati quanti qui presenti, pure a costo di sofferenze inaudite, ebbero salva la vita.
I nostri genitori ancora oggi, con dovizia di particolari, ci raccontano dei bombardamenti aerei, dei mitragliamenti, dei cannoneggiamenti, del ferro che stracciava le carni, delle malattie che mietevano vittime, della travolgente furia delle belve teutoniche, degli abusi delle truppe di colore, tutti avvenimenti cui, se non fosse per l’autorevolezza di chi ancora a distanza di oltre mezzo secolo ce li ripropone, saremmo portati a non credere.
Ma parla pur di questo la presente lapide sulla quale sono stati scolpiti, oltre che ai nomi dei militari di questa terra caduti nelle due guerre, anche quelli dei centosessanta civili caduti nella bufera del secondo conflitto mondiale.
Un prezzo molto elevato per questo nostro paese che all’epoca contava ancor più di duemila abitanti, costretti per ben cinque mesi a restare tra le prime linee inchiodati in ripari di fortuna sotto il fuoco incessante delle artiglierie.
In questa giornata particolare per la nostra comunità e con questa cerimonia presieduta da sua Eccellenza il Signor Prefetto di Frosinone Prof. Cozzani vediamo, a distanza di sessant’anni premiati i sacrifici, le sofferenze e i lutti subiti dal popolo di Terelle tra il Settembre 1943 e il Maggio 1944 insieme con i numerosissimi sfollati di Cassino e dei paesi limitrofi che subirono sulle nostre montagne la stessa sorte fatta di stenti e di privazioni, sorretti tutti solo da una grande fiducia nella sopravvivenza.
Il mio pensiero in questo momento va a tutti i sopravvissuti che per varie ragioni si trovano lontano e mi impegnerò a far loro pervenire almeno un segno della giornata odierna.

Dal discorso del Prefetto Aurelio Cozzani
Un cordiale saluto a tutti. Autorità religiose, politiche, civili e militari ed a tutti voi cittadini di Terelle eredi di quei cittadini che a cavallo del 1943 e 1944 subirono gli oltraggi della guerra più dura tra quante la storia ricordi.
Un saluto particolare ed un ringraziamento di vero cuore al Sindaco Vincenzo leone, che mi ha voluto qui a sottolineare l’indissolubile legame che unisce le Autonomie locali allo Stato centrale.
Saluto e ringraziamento che volentieri estendo anche al Prof. Pietro Grossi, che tanto si è adoperato per dimostrare il buon diritto di Terelle alla medaglia d’argento.
La motivazione della medaglia d’argento sintetizza il calvario della città e dei suoi abitanti, cittadini e sfollati, ma per meglio comprenderne la drammaticità occorre ripercorrerne, sia pure sommariamente, le tappe.
– Già nell’ottobre 1943 Terelle offre asilo agli abitanti dei paesi posti lungo la linea Gustav: solo da Cassino giungono ben 3.000 profughi.
– Nel dicembre successivo l’artiglieria degli Alleati, piazzata davanti a Cassino, comincia a battere sistematicamente la parete a Sud Est del Monte Cairo su cui si trova Terelle causando 33 morti;
– Il 25 e il 28 gennaio 1944 Terelle subisce bombardamenti aerei devastanti con altre morti e distruzioni;
– Alla fine di gennaio la popolazione viene deportata a Roma ed anche al Nord dell’Italia ed il paese rimane in balìa degli scontri e dei corpo a corpo tra i tedeschi asserragliati e le tristemente note truppe francesi del Gen. Juin, che si erano incuneate sulle sommità di Belvedere, Cerro e Colle Abate;
– Dal 9 aprile 1944 coloro che erano riusciti ad evitare la deportazione rifugiandosi nelle campagne, nelle grotte e nei casolari isolati subirono il massiccio rastrellamento delle SS, nel corso del quale furono uccisi altri 66 terellesi, in quella che fu poi detta Valle della Morte.
Inoltre le truppe francesi nelle zone già da loro occupate cominciano a perpetrare quegli odiosi soprusi che tutti conosciamo.
Centinaia di morti quindi e il paese distrutto al 95%.
Ecco, in breve sintesi, la cronistoria del calvario di Terelle e dei suoi abitanti.
La medaglia d’argento al merito civile concessa a questa orgogliosa e fiera comunità non ripaga certo dei lutti e delle distruzioni subite, ma li consegna alla Storia ed alle future generazioni.
Anche quando, e tutti ce lo auguriamo di vero cuore, il mondo sarà totalmente pacificato ed i nostri discendenti studieranno gli eventi bellici degli anni ‘40 con lo stesso distacco scientifico con cui noi abbiamo studiato le guerre del passato, da quelle puniche a quelle di trent’anni e via discorrendo, la medaglia d’argento sul gonfalone sarà, in occasione di ogni manifestazione, al tempo stesso imperituro ricordo di quanti subirono il loro triste destino di stenti, esilio e morte e monito perché simili efferatezze non trovino più posto nella vita delle generazioni che verranno.

Dal discorso di  D. Germano Savelli O.S.B.
Prendendo spunto dal brano della Lettera di S. Paolo ai Colossesi (1, 9-10), letto all’inizio della liturgia della Parola, “… che siate ripieni della conoscenza della volontà di Dio, con ogni sorta di sapienza e intelligenza spirituale […], producendo frutti di ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio”, don Germano ha esordito col dire che ogni volta che l’umanità si è allontanata dagli insegnamenti di Dio, che sono stampati nella coscienza di ognuno di noi, si è verificato il detto “homo homini lupus”.
Noi che abbiamo vissuto i tragici giorni della Battaglia di Cassino – ha continuato – portiamo ancora stampata nella memoria la verità di questa massima. Per noi, sopravvissuti a quegli avvenimenti, il privilegio di raccontare alle nuove generazioni ciò che abbiamo esperimentato sulla nostra carne.
Ai giovani, che non hanno conosciuto le distruzioni, le deportazioni, l’immatura e tragica perdita dei cari, le lacrime, le paure …, vogliamo ripetere ciò che la retta coscienza ci suggerisce e la parte sana della società ci ripete: tolleranza, dialogo, umanità, cultura! Historia docet!

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