GIUSEPPE DE GORI DA CORENO


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Studi Cassinati, anno 2002, n. 2

di Giovanni Petrucci

 Il suo cognome era de Gori, che, come risulta dalle nostre ricerche, ricorre negli atti documentari da cinque secoli or sono. Nella «prima numerazione di Coreno dell’anno 1447»[1] infatti si leggono quattro persone portanti questo cognome, quali capifamiglia: Ianne, Antonio, Rogeri e Cola de Gory Geronimo. Esso continua poi a comparire nei Registri baptizatorum e nei Registri mortuorum dell’Archivio parrocchiale della chiesa dì Santa Margherita[2] dal Cinquecento e ancora oggi negli atti dell’Ufficio di stato civile di Coreno.
Tra le 528 vittime della peste del 1656 ne figurano ventidue che portano il cognome de Gori: Gennaro, Maria, Anna, Angelica, Maria, Leonardo, Antonio, Apollonia, Clerico, Francesco, Catarina, Velardino, Biasio, Don Sebastiano, Giacomo, Gennaro, Cesare, Anastasia, Nicola, Giovanni, Urzela, Francisco. Le varianti de Gorio e Gorio, che pure figurano nei documenti citati, non hanno alcun peso, in quanto sono una pura semplificazione dell’originario de Gori, come ancora oggi accade nelle comuni parlate locali[3].
Dai testi cìtati nelle note dunque risulta che i de Gori vantavano origini antichissime[4] e prendevano parte attiva a tutte le vicende del paese.
Di sicuro Giuseppe de Gori nacque a Coreno Ausonio, allora in Terra di Lavoro e adesso in provincia di Frosinone e diocesi di Gaeta[5]; apprese i prirni rudimenti del sapere in famiglia e poi si trasferì nella capitale, dove completò gli studi e frequentò, seguendo la sua indole, la scuola del Sanmartino. Visse sicuramente dal 1759al 1832circa nella città partenopea, dove sposò Gertrude Tallarico[6].
Secondo Catello[7], aveva operato a Napoli da prima del 1759 e siamo indotti a ritenere che doveva già conoscere, anche se rozzamente, il mestiere di íntagliatore; poteva avere in quel tempo all’incirca venti anni. Da queste congetture deriva che nacque probabilmente intorno al 1740Stando allo studio di Borrelli[8], (“Il decennio 1780‑1790[del Cori] racchiude alte prove stilisfiche contemperanti libere espressioni naturalisfiche e notevoli delicatezze di ascendenza settecentesche ( … ). A questa prima fase che ancora riflette la forte plastica del Sanmartino, fa seguito quella elegante e raffinata che sarà tipica del Nostro – scheda: “Giuseppe Gori: notizie dal 1770 al primo ventennio dell’Ottocento“); troviamo conferma di tale data del 1740, in quanto si comprende che la raffinatezza e la delicatezza nell’arte poteva conseguirle solo dopo un lungo periodo di esercizio dell’arte scultoria.
Le ricerche da noi effettuate presso l’Archivio storico della parrocchia di Santa Margherita a Coreno Ausonio ci hanno consentito di accertare che Giuseppe de Gori nacque a Coreno Ausonio il 10 ottobre 1739da Antonio e da Lucrezia Parovano, fu battezzato lo stesso giorno nella chiesa di Santa Margherita dall’arciprete don Fabiano De Rugiero[9] e fu chiamato Giuseppe Antonio, per rinnovare i nomi dei nonni paterno e materno[10]. E questa data concorda perfettamente con le argomentazioni di Catello e di Borrelli citate.
Dalle ricerche non risulta che si sia sposato a Coreno, né che vi sia morto; si desume quindi che visse la sua vita a Napoli. Qui dimorò in via Cristallini, nei pressi di Capodimonte, dove forse mise su bottega. Fu per lo più modellatore di pastori.

[1] – G. LA VALLE, Storia di Corona, Formia 1984, p. 15­.
[2] – Registri dell’Archivio parrocchiale della chiesa di Santa Margherita di Coreno Ausonio.
[3] – G. LA VALLE, op. cit., p. 84: Li Vori parola volgare, cioè Li Gori, indica un caseggiato di Coreno.
[4] – Ivi, p. 55 e sgg. Furono sindaci di Coreno nel 1607Giovanni de Gori, nel 1610Giovanni de Gori, nel 1754Cristoforo de Gori e nel 1799Antonio de Gori. Antonio de Gori (1609‑1648)comprò il diritto di sepoltura nella cappella del Carmine. Dioniso de Gori fece costruire la cappella di Santa Croce. Un certo Gentile de Gori fu a capo di una compagnia di Corenesi che fra’ Diavolo guidò contro i Francesi di Napoleone di stanza a Roma. Da G. LA VALLE, Chiese e Cappelle di Coreno, Cassino 1996p. 21: la famiglia de Gori vantava il diritto di patronato sulla cappella del Rosario, in quanto «Giuliano de Gori, avo del sacerdote Alessio de Gori per Nr. Pietro Lucarelli 23 ottobre 1612 istituì un beneficio di duecento ducati»; p. 71­-75: furono parroci di Coreno i seguenti de Gori: don Tommaso nel 1649, don Sebastiano nel 1656, don Biagio nel 1685, don Cristoforo nel 1719, don Alessio nel 1745, don Giovanni fu Giuseppe e don Giovanni fu Gironimo nel 1787, don Pietro nel 1792, don Tribuzio nel 1803.
[5] – E. CATELLO, Sanmartino, Napoli 1988, p. 129: «Giuseppe Gori, nativo di Coreno (allora appartenente alla Diocesi di Gaeta) si trasferisce prima del 1759 a Napoli, dove sposa Gertrude Tallarico: in questa città il Gori lavorerà fino alla morte».
[6] – Ivi, p. 129.
[7] – Ibidem.
[8] – G. BORRELLI, Il presepe napoletano, Napoli 1970, p. 94 e p. 214.
[9] – Don Fabiano Rugiero S. T. D. di Coreno fu parroco della chiesa di Santa Margherita dal 1727 al 1759.
[10] – Abbiamo consultato presso l’Archivio parrocchiale della chiesa di Santa Margherita in Coreno il Liber baptizatorum ab anno 1708 ad annum 1753 Corenarum e il seguente fino all’anno 1760 e abbiamo trovato dalla pagina 88 del 1739 a quella del 1760 otto nati portanti il cognome de Gorio (Giuseppe Antonio, Domenico Antonio, Rosa Antonella, Gasparro Vincenzo, Antonio Francesco Saverio, Rosa Margherita, Lucia e Rosa) e undici nati portanti il cognome de Cori (Maria Giovanna, Giuseppe Antonio, Agata Stella, Donato Nicola, Pietro Antonio, Stefano Domenico, Michelina Lucrezia, Maria Teresa Geltruda, Dorotea, Tribuzio Francesco e Gentile Giuseppe).

Atto di battesimo di
Giuseppe Antonio De Gori

 Anno Domini millesimosepticentesimotrigesimonono, die decima quarta octobris. Ego D. Fabianus de Rogiero Archipresbiter Ecclesiae Parochialis S. Margheritae Coreni baptizavi infantem natum hora octava ex Antonio de Gori quondam loseph et quondam Lucretia Parovano et Ermenegilta Coreno quondam Antonio et quondam Theothea Valente, coniugibus huius Parochiae, cui impositum est nomen Ioseph Antonius. Patrini fuerunt Samuel Coreno et Costantia Rugiero.

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