I PRINCIPI BUONCOMPAGNI LUDOVISI NEL DUCATO DI SORA


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Studi Cassinati, anno 2002, n. 2

Estratto dalla Rivista « ROMA » 1934 XII ‑ Num. 10 Fasc. ottobre

ROCCA S. CASCIANO, STABILIMENTO TIPOGRAFICO L. CAPPELLI – 1934‑XII

Stemma di Giacomo Boncompagni primo duca di Sora

Quando i Papi donano a persone care, scelgono cose dilette con  gusto e passione. Papa Sisto IV (1471-84), che si distinse nella costruzione della Cappella Sistina, con animo di artista donò il Ducato di Sora a suo nipote Leonardo Della Rovere: feudo già tolto con le armi a Piergiampaolo Cantelmi, nemico di Alfonso I d’Aragona (1435-59), dalle soldatesche di papa Pio II Piccolomini (1458-64).
Leonardo, per maggior sicurezza, sposò una figlia di Ferdinando I di Napoli; così dal 1472 il Ducato sorano fu, per accordi, incorporato al Regno di Napoli. Da Leonardo passò a Francesco I e II Della Rovere, nipoti di papa Giulio II (1503-13).
Da questi passò a Giacomo I Boncompagni (1548-1617[1]), I Duca di Sora, che sposò Donna Costanza Sforza dei Conti di Santa Fiora.
Ebbe dodici figli, di cui Giulia e Ugo nacquero a Isola del Liri, allora detta Isola di Sora. Il dodicesimo figlio Francesco (1596-1641) fu Cardinale a 26 anni e Arcivescovo di Napoli (1625-41).
Giacomo nell’anno 1577, già Castellano di Castel Sant’Angelo, Generale di S. Chiesa, Capitano generale delle armate di Lombardia  e del Piemonte, da Alfonso II Duca d’Este ebbe in vendita il Marche­sato di Vignola e nel 1579 acquistò con danaro paterno dal Duca di Urbino il Ducato di Sora per 120 mila scudi e la contea di Arce in  Terra di Lavoro, avendone piena investitura da Filippo II (1527­1598), Re di Spagna, nel 1580; inoltre comprò da Alfonso di Avalos i feudi di Roccasecca, luogo dove nacque S. Tommaso d’Aquino, Aquino e Arpino nel 1583.
Lo stesso Re lo dichiarò Cavaliere di Calatrava, insigne Ordine spagnolo fondato nel 1158 da Sancio III re di Castiglia; e gli accordò una ricca Commenda ed il titolo di Gran Cancelliere dell’Ordine.Come risulta dai documenti, la nobilissima Casa Boncompagni iniziava la vita feudale nelle terre di Cicerone, di Tommaso di Aquino e del Card. Baronio sotto i più lusinghieri auspìci.
Giacomo e la sua consorte Costanza entrarono nella pittoresca Valle del Liri tra i festosi canti e riti di ospitalità delle genti di Isolaliri e di Sora, memori delle regali nozze dei loro signori, festeggiate tre anni prima (1576) dalla Corte Romana, arricchite da doni e omaggi dei maggiori personaggi d’Europa, e da titoli nobiliari delle Signorie di Venezia e di Napoli oltre che del Senato Romano il quale precedette gli altri Stati con una superba cerimonia in Campidoglio.
Giacomo, quale Duca, era comandante militare e civile di Sora e del Ducato sorano che allora comprendeva Sora, Isola del Liri, Brocco, Pescosolido, Castelliri.
Pescosolido, già prima del Ducato di Sora, fece parte dello Stato feudale di Aquino sotto Bernardo d’Aquino (1448), investito da Re Alfonso I di Napoli. Per l’unione parentale delle Case d’Aquino e d’Avalos, Pescosolido passò sotto la giurisdizione di questa nel 1486. Nel 1588 Alfonso d’Avalos d’Aquino vendette con regio assenso a Giacomo Boncompagni, Duca di Sora, tutto lo Stato d’Aquino, per cui Pescosolido tornò al Ducato sorano.
Il Duca aveva il diritto di chiamare alle armi gli uomini liberi e di capitanarli in tempo di guerra; di amministrare la giustizia da giudice supremo nei casi a lui riserbati dal Civico Statuto di Sora; aveva pure la suprema ispezione di polizia nei paesi del proprio Ducato e poteva disporre liberamente dei beni della Corte ducale.
Giacomo primo Duca sorano e fondatore dell’attuale famiglia Boncompagni, d’ingegno brillante, si appassionò alle questioni scientifiche e letterarie, per cui divenne il mecenate di letterati e di artisti, fra cui il Palladio (1518/80), autore del celebre Trattato di architettura tradotto in tutte le lingue, e Francesco Patrizi (1529-1597), filosofo e poeta.
Egli acquistò a Roma il palazzo Sora, da lui così chiamato in omaggio alla città di Sora che l’aveva accolto come suo Signore con entusiastico affetto. E lo abbellì con quadri che riproducevano le incantevoli, melodiose e apriche sponde del Liri piene di sogni, la verdeggiante pianura di Sora chiusa nello sfondo da una catena di monti che sfuma vaporosa in una varietà di colori, le rumoreggianti cascate della prediletta Isola del Liri, residenza ordinaria dei duchi Boncompagni.
I duchi di Sora politicamente si mantennero, nell’avversa e nella buona fortuna, fedeli al Sovrano di Spagna, sia per sentimenti religiosi che per interessi, consigliati dagli uffici militari che ricevevano di padre in figlio dal Re spagnolo e dalla situazione del feudo sorano che allora era nel Regno di Napoli. Oggi è nel Lazio.

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Ritratto di Giacomo Boncompagni del 1594

Il primogenito di Giacomo, Gregorio (1590-1628), II Duca di Sora, sposò la figlia del Viceré di Napoli Giambattista Sapada, Donna Eleonora che morì in Roma nel palazzo Sora (1679).
Questo Duca si innamorò tanto delle nostre contrade che vi restò a lungo e vi vide nascere molti figli: Costanza che sposò a Napoli D. Carlo Ruffo della Bagnara; Girolamo, Arcivescovo di Bologna, Cardinale (1664) che lasciò erede dei suoi beni l’ospedale bolognese della Vita e della Morte; ed altri.
Circa il matrimonio fra Gregorio ed Eleonora, nel Protocollo I, n. 9, dell’Archivio dei Boncompagni‑Ludovisi, si legge che molti erano i pretendenti alla mano dell’avvenente e ricchissima figlia del Viceré di Napoli, molto protetta da Re Filippo III (1578-1621) di Spagna. Quando dai dignitari della Corte di Napoli le fu fatto «intendere di trovarsi pronta per la esplorazione della sua volontà» e le fu chiesto dal Commissario reale con quale persona volesse accasarsi, la bella Eleonora rispose: «Poiché non mi è permesso di riportarmi a quella persona che mi avesse proposta V. E. cui prontamente avrei obbedito, non desidero accasarmi col Principe di Ascoli, purché mia madre non lo desideri; neppure col Duca di Torre Maggiore, purché non lo desiderino li miei Zii; io desidero il Duca di Sora»; il quale ebbe l’invito a conchiudere le nozze dallo stesso Viceré dì Napoli.
Giacomo II (1613-36), nato ad Isola del Liri dal Duca Gregorio I, fu il III Duca sorano. Morì di vaiuolo a Napoli, nel Palazzo Arcivescovile dove egli era ospite dello zio Francesco, allora Arcivescovo della sede partenopea. Giovane di elette virtù, lasciò ricordi di sé, raccolti da Fra Giovanni di S. Giuseppe (ed. Nucci, 1637, Napoli) e dal P. Francesco Marchese nel suo volume Esemplari di santità alla gioventù secolare.
Ugo I, IV Duca di Sora, nacque pure a Isola del Liri (1614-1676) dal Duca Gregorio; sposò Donna Maria Ruffo della Bagnara, da cui ebbe tredici figli, tutti nati a Isola Liri. Di essi si distinsero: Gregorio, V Duca di Sera, Donna Eleonora che sposò Don Giovanni Battista Borghese e poi lasciò i suoi beni al romano monastero di S. Lucia in Selci (1695), dove fu sepolta; Francesco, prelato pontificio, che ebbe il governo di Rieti e di Jesi; Giacomo, Arcivescovo di Bologna (1690) e poi Cardinale; Antonio, VI Duca sorano.
Ugo, come narra il Gattola nelle Accessiones ad historiam Abbatiae Cassinensis, fuuno dei Baroni di Terra di Lavoro, i quali, a capo dei propri fanti e cavalli, nel 1647 si opposero energicamente alla banda brigantesca di Domenico Colessa di Caprile, avida di rapine e di sangue, e la scacciò dai territori di Sera, Arpino e Roccasecca, con grande sollievo di queste pacifiche e laboriose popolazioni. Maria Ruffo lasciò un altro ricordo di sé, fondando nel 1641 a Isola del Liri un convento di Francescani, oggi Cartiera del Fibreno.
Con Gregorio II Boncompagni, V Duca di Sora, e I Principe di Piombino, la Casa unisce al primo cognome quello dei Ludovisi, per la parentela contratta con questa nobile famiglia romana. Quindi l’arma gentilizia dei Boncompagni Ludovisi fu così formata troncato: a) di rosso ad un mezzo drago spiegato d’oro (Boncompagni); b) di rosso a tre bande d’oro scorciate e ritirate nel capo (Ludovisi).
Questa Casa vanta quattro Cardinali: Filippo nel 1572, Francesco nel 1621, Giacomo nel 1690 e Girolamo nel 1664. Ugo di Cristoforo, Cardinale nel 1565, divenne Papa, nel 1572, col nome di Gregorio XIII (1572-85).
In questa famiglia si estinsero due Case pontificie: quella dei Ludovisi (Gregorio XV) e degli Ottoboni Alessandro VIII).
Il Duca Gregorio (1642-1707), nato a Isola del Liri, sposò in prime nozze Donna Giustina Gallio, figlia del Duca di Alvito presso Sora, nel 1665: rimasto vedovo (1679), sposò nel 1681 Donna Ippolita Ludovisi, ultima discendente di quella Casa, che fu poi sepolta nella chiesa romana di S. Ignazio.
Dalle seconde nozze Don Gregorio ebbe sette figli, fra cui si distinsero: Maria Costanza che sposò Vincenzo Giustiniani, Principe di Bassano; Maria Teresa che si unì in matrimonio col Principe di Palestrina Don Urbano Barberini; Maria Giulia che sposò Marco Ottoboni Duca di Fiano; Anna Maria che sposò Antonio Maria Salviati, Duca di Giuliano; e Maria Lavinia che sposò Marino Caracciolo, Duca di Castel di Sangro.
Nell’Archivio di Casa Boncompagni (prot. I, n. 9) si apprende che Donna Ippolita Ludovisi, restata orfana, fu dallo zio Cardinale affidata per l’educazione alle Dame Monache Oblate di S. Francesca Romana a Torre de’ Specchi e data in isposa a Don Gregorio Duca di Sora per le sue benemerenze verso il Re di Spagna, protettore della diciottenne nobildonna.
La nuova Duchessa soggiornò molto tempo a Isola del Liri, dove i Boncompagni avevano costruito ed abbellito il palazzo ducale, presso la cascata perpendicolare, circondato da meravigliosi giardini.
La cronaca familiare dice di lei: «Generosa senza riserva con avere in vista nelle sue profusioni non tanto l’indigenza quanto il merito delle persone, molte delle quali promosse e protesse, d’una penetrazione superiore al suo sesso unita ad una pari quadratura di mente e discernimento delle cose, governò i suoi sudditi con retti­tudine, previdenza e vantaggio.
Accreditata appresso le principali Corti di Europa ne riscosse stima tale, che in continuo carteggio coi primari ministri delle stesse diresse co’ suoi pareri e consigli molti scabrosi affari e riusciva felicemente».
Le vestigia di Casa Boncompagni a Isola del Liri non sono tutte distrutte: oltre le pitture nel teatro del Castello e nelle camere ravvi­vate dalla mano sapiente di Carlo Siviero di Napoli, l’arma gentilizia dei Boncompagni, posta nella volta dell’entrata principale, ricorda: “Sum draco, ne timeas, nam spiris atque veneno”Quod penitus caream cauda resecta docet”. Sono un drago, ma non te­mere, perché la tronca coda ti assicura che sono privo di insidie e di veleno.
Antonio I, (1658-1731) figlio di Ugo, nato e morto a Isola del Liri, fu il VI Duca di Sora; sposò sua nipote Donna Maria Eleonora Boncompagni, sesta Duchessa di Sora, nata a Isola del Liri, e seconda principessa di Piombino. In occasione del matrimonio (1702), Don Antonio assunse pure il titolo di Duca di Arce. Ebbe cinque figli, fra cui Maria Francesca (nata a Isola) che sposò Giuseppe Caraffa Principe di Belvedere; Pier Gregorio che divenne Duca di Fiano, sposando Donna Maria Francesca, primogenita di Don Marco Otto­boni duca di Fiano; e Gaetano, VII Duca sorano.
Il VI Duca di Sora non portò il titolo di Principe di Piombino, perché della Signoria di quello Stato era investita dalla Corte spagnola Donna Ippolita Ludovisi, Dopo la morte di costei (1733), ne ricevé l’investitura Donna Maria Eleonora, vedova di Don Antonio Boncompagni.

Veduta di Isola Liri del 1840 C.Bourgeois. Proprietà B.Miele, Cassino

Il VII Ducasorano fu Gaetano I (1706-77) di Antonio Boncompagni (nato a Isola del Liri), che sposò Donna Laura Chigi, da cui ebbe nove figli. Di essi Maria­ Anna sposò Francesco Cattaneo, Duca di Termoli; Antonio Maria fu l’ottavo Duca di Sora Ignazio (1743-1790) fu Cardinale e Segretario di Stato del Pontefice Pio VI; Ippolita sposò il Principe Don Abbondio Rezzonico, Senatore di Roma, matrimonio celebrato da Papa Clemente XIII e solennizzato in Campidoglio con feste straordinarie.
Don Gaetano fu Vicario generale della provincia dell’Abruzzo Citeriore, Ambasciatore straordinario presso il Monarca Cattolico Filippo dì Spagna per ringraziarlo della cessione fatta del Regno delle Due Sicilie al Re Carlo III Borbone di Napoli. Dal Re Filippo V ebbe la Collana dell’insigne Ordine del Toson d’Oro alla presenza di tutta la Corte.
Egli conchiuse il matrimonio fra Re Carlo di Napoli e la Principessa Reale Amalia di Sassonia, figlia di Augusto Re di Polonia; per cui venne nominato Maggiordomo maggiore della Regina futura sposa e incaricato di riceverla ai confini d’Italia, da Palmanova a Napoli. In quella. occasione fu insignito pure dell’Ordine di S. Gennaro. Anche Filippo V Re Cattolico, venuto a conoscenza dei molteplici meriti del Duca di Sora, gli concesse il Grandato di Spagna di I classe, estendendo questo titolo onorifico «in perpetuo a tutti i suoi successori nel Ducato di Sora con speciale diploma del 22 maggio 1739)». Carico e stanco di onori, ottenne dal Sovrano di Spagna pres­so il quale era Ambasciatore (1746), il bramato permesso del riposo «più per la importunità della richiesta che per la condiscendenza d’amore del Sovrano…. Negli ultimi anni della vita raddoppiò il fervore in tutte le sue azioni o fossero dirette al culto della Religione o all’amore verso Dio e del prossimo, nauseato delle terrene grandezze fu intento alla propria santificazione in un continuo esercizio di meditazione, preghiere e di tutti atti virtuosi. Tenerissimo in vita per i figli , tutti ricevettero negli ultimi momenti, tra i singhiozzi dall’amorevolissimo padre, la benedizione».
Antonio II Maria di Gaetano (1735-1805), VIII Duca di Sora e IV Principe di Piombino, sposò Donna Giacinta Orsini e in seconde nozze Donna Vittoria Sforza Cesarini. Da questa ebbe tre figli, di cui Luigi IX Duca d Sora.
Luigi di Antonio 1767-1841), IX Duca di Sora col titolo di Principe di Venosa mentre fuvivo il padre e poi V Principe di Piombino, sposò Donna Maddalena Odescalchi, da cui ebbe sei figli. Di essi Vittoria sposò il Principe di Viano, Clemente Altieri; Antonio fu il X Duca sorano; Costanza sposò Don Alessandro Duca di Fiano; Maria Ippolita sposò Don Mario Duca Massimo; Baldassarre fu Mecenate degli scienziati e dei letterati del suo tempo.
Baldassarre Boncompagni (1821-94), Accademico dei Lincei, morto in Roma nella «Villa dell’Aurora», merita un degno posto nella storia della Scienza italiana. Nella vita e nella scienza si mostrò degnissimo successore del suo grande antenato Gregorio XIII (1572-1585), al secolo Ugo Boncompagni, il riformatore del calendario civile (1582).
Fra i suoi studi portati a termine, stabilì con serietà di metodo e di argomenti che gli italiani Leonardo Pisano, Luca Paciolo ed altri, per virtù del loro raziocinio, avevano risoluto i più ardui problemi geometrici ed algebrici fino alla soglia del calcolo sublime.
Egli illustrò e pubblicò a sue spese i lavori inediti del grande geometra Leonardo Pisano; illustrò e pubblicò il De Practica geornetria di Leonardo Fibonaci che fu il primo che, di ritorno dalla Barberia, riportò i numeri arabi; contribuì alle conquiste dell’erudizione di ogni specie, al progresso delle matematiche e delle scienze di cui divenne lo storiografo scrupoloso ed entusiasta; incoraggiò con generosità i cultori delle scienze, spendendo non meno di venti milioni.
Antonio III di Luigi (1808-83), X Duca di Sora e VI Principe di Piombino, sposò Donna Guglielmina Massimo dei Duchi di Rignano e ne ebbe sette figli; di cui Rodolfo fu il decimoprimo Duca sorano; Maria Carolina sposò Don Francesco Cesare, Principe Rospigliosi Parravicini; Ignazio sposò Donna Teresa del Conte Augusto Marescotti e conservò il titolo di Principe di Venosa; Giulia sposò Don Marco Ottoboni Duca di Fiano; e Lavinia sposò Rinaldo Taverna, Conte di Landriano.
Rodolfo Boncompagni Ludovisi (1832-1911) di Antonio, XI Duca di Sora, VII Principe di Piombino, Marchese di Vignola, Principe del Sacro Romano Impero, Principe e Nobile Romano, Grande di Spagna di I classe, sposò nel 1854 Donna Agnese Borghese, figlia del Principe Don Marcantonio. Da lei ebbe sei figli, di cui Ugo XII Duci sorano; Luigi sposò Donna Isabella Rondinelli‑Vitelli dei Marchesi di Bucine; Guendalina sposò il Marchese G. B. Cattaneo della Volta di Genova, Giuseppe sposò Donna Arduina dei Conti di S. Martino; ­e Maria che andò sposa a Francesco Negroni Duca Caffarelli.
Ugo II di Rodolfo e di Agnese Borghese (1856; vivente), XII Duca sorano e VIII Principe di Piombino, sposò nel 1877 Donna Vittoria Patrizi e in seconde nozze (1884) Donna Laura Altieri. Dal primo matrimonio ebbe Guendalina che sposò il Marchese Antonio Malvezzi Campeggi e Guglielmina che sposò il Conte Pompeo di Campello della Spina; e dal secondo Donna Eleonora, religiosa del S. Cuore, Teresa e Antonio Francesco Maria, XIII Duca di Sora e attuale Governatore di Roma. Perduta nel 1892 la seconda consorte, il Principe Don Ugo decise di prendere gli ordini sacri (27-1-1895) e rinunziò a tutti i suoi titoli nobiliari a favore dell’attuale Governatore di Roma. È ora Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa; ­ha pubblicato interessanti volumi: Ricordi di mia madre, Roma, 1921; l’Apostolo del Sublacense, Roma, 1923, Roma nel Rinascimento, in più volumi, Albano Laziale, 1928 e segg., ecc.
Francesco di Ugo e di Laura Altieri, nato nella Villa «La Quiete» a Foligno (Umbria) il 20 ottobre 1886, è il XIII Duca di Sora, che egli venne a visitare nel 1908 con la sua nobile consorte Donna Nicoletta Prinetti Castelletti, figlia del Marchese Giulio, già Ministro dei La­vori Pubblici (1896) e degli Esteri (1901-2). È Senatore del Regno e Principe dì Piombino. Fu deputato di Roma nelle legislature XXV, XXVI e XXVII; fu Sottosegretario di Stato alle Finanze; occupò cariche di grande fiducia; fu nominato Governatore di Roma nel set­tembre 1928. Oggi è una delle figure più rappresentative della nobiltà romana e italiana.

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Il Castello e la cascata in un’acquafortedi fine sttecento

I Duchi Boncompagni lasciarono opere cospicue a Sora e a Isola del Liri. A Sora, fra l’altro, un palazzo settecentesco che il terremoto del 1915 distrusse soltanto in qualche punto, data la forte solidità della sua seria costruzione.
A Isola del Liri, dal 1580 al 1796 (quando i Boncompagni ven­dettero il ducato Sorano al Demanio), essi costruirono il palazzo ducale, su costruzioni trecentesche, edificarono una villa sulla collina di S. Sebastiano, gettarono due ponti levatoi sulle due cascate del fiume Liri, generatrici di forza motrice per le industrie locali.
Introdussero l’arte della seta, stipendiando operai specializzati dell’alta Italia, impiantarono una Fabbrica di drappi di lana e una rameria nella contrada Valcatoio; una cartiera e una gualchiera a Carnello, prevenendo le macchine moderne che lavano, disgrassano e sodano i panni.
Col fastigio del nome e con le molteplici opere essi divennero un centro di attrazione, per cui la ubertosa Valle del Liri vide cocchi lussuosi e personaggi illustri, ospiti dei Duchi di Sora. Oggi quel fa­stigio è ricordato da una strada di Sora, dedicata ai Duchi Boncompagni.
I Boncompagni, imparentati attraverso i secoli con le illustri famiglie degli Sforza, degli Zappata di Spagna, dei Ruffo di Bagnara, dei Gallio, dei Ludovisi, dei Chigi, degli Orsini, degli Sforza Cesarini, degli Odescalchi, dei Massimo, dei Borghese, dei Patrizi, degli Altieri, e dei Prinetti Castelletti, ecc. hanno origini chiare e nobilissime, create dalla rettitudine, dall’ingegno e dal lavoro intellettuale.
Le origini di Casa Boncompagni sono anteriori al Mille. Nel 1133 Rodolfo Boncompagni fu dal Sassone Lotario II, Imperatore d’Oc­cidente (1125-37), investito della Signoria di Assisi e chiamato suo parente, perché disceso dai duchi di Sassonia, secondo un diploma imperiale che era presso i Duchi di Sora.
La famiglia Boncompagni ricevette il suo maggiore decoro e lustro, con la nomina del suo Cardinale Ugo (già professore di diritto nell’Università di Bologna) a Pontefice, col nome di Gregorio XIII. Questi nel 1580 comprò dal Duca di Urbino per centoventimila scudi il Ducato di Sora e lo diede al suo erede Giacomo (1548-1612) che lo trasmise ai suoi successori; ai quali oggi resta il titolo onorifico di Duchi di Sora, la patria illustre del celebre Cardinal Baronio, padre della storia ecclesiastica.
I Boncompagni, generosi e amanti delle arti belle, mantennero a loro spese uno spazioso teatro che conserva ancora scene dipinte sui muri laterali, e accolsero nelle loro stanze le persone più distinte del­la loro giurisdizione, contribuendo al progresso civile. Religiosi ed educatori del popolo, fecero costruire a loro spese la Regia chiesa collegiata di S. Lorenzo, dove si ammirava, sull’altare maggiore, un grande quadro ad olio, rappresentante il Martirio di S. Lorenzo, di Giovarmi Lanfranco (1581-1675), bruciatosi per incuria nel dopo­guerra.
Artisti per istinto e per educazione, crearono attorno al palazzo ducale un ambiente ristoratore, dove una ricca vegetazione, irrorata da continua brina, copre le sponde, mentre i salici piangenti bagnano nelle acque i loro rami. Ombrosi sentieri, annota il Gregorovius che vi fu ospite, angoli solitari, floridi cespugli invitano a passeggiare lungo il fiume Liri (che circonda il palazzo ducale), a riposare, a meditare; in brevi parole sono qui bellamente messi accanto un piccolo Tivoli e un Paradiso di Ninfe.

ACHILLE LAURI

[1] È errato: la data esatta è 1612 (n.d.c.).

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