Una descrizione di Cassino di fine Cinquecento di Onorato De’ Medici


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Studi Cassinati, anno 2002, n. 1

di Emilio Pistilli

Particolare di un affresco di Paolo Bril (1554-1626) del 1585 nella sala del Concistoro in Vaticano

Una importante e poco conosciuta descrizione di S. Germano (odierna Cassino) è conservata nell’Archivio di Montecassino nel registro “Ricerche sulle fabbriche del Monastero di Montecassino” di G. Quandel (parte 2ª – vol. 2°, dal 1591 al 1675). Essa è dovuta all’archivista e vicario generale cassinese Onorato de’ Medici, dei principi di Ottajano di Napoli, che la inserì nei suoi “Annali di Montecassino”. Questa opera fu scritta in lingua volgare in continuazione di quella del Petrucci[1], giungendo fino al 1610. Erasmo Gattola (Historia, II, pag. 693), la definisce erroribus refertissima, tuttavia è da ritenere abbastanza attendibile nella narrazione dei fatti a lui contemporanei (1581-1610).
Il registro del Quandel purtroppo risulta incompleto poiché manca il fascicolo dalla pag. 435 alla pagina 482, come è annotato a matita sullo stesso registro. Riporto qui la parte successiva ripresa da Onorato de’ Medici

Pag. 483 – « … S. Bertario fe fare nelle mura tre porte, una verso Settentrione, che si chiama San Giovanni da la cappella di S. Giov. Battista, che vi sta contigua. La seconda porta verso l’Oriente si chiama porta di Rapido, che vene da Santo Helia et dal largo detto Rapido, dove prima si faceva il mercato, che fu concesso dall’Abbate Cassinese a la città di San Germano, et ne paga libre dudeci di cera laborata ogni anno. Benche questo censo con lo censo delle Turre, che sono nelle mura son state girate a la città per l’elemosina del Predicatore. La terza Porta si chiama Porta San Matteo, verso Mezzogiorno da la chiesa di San Matteo, che oggi è diruta.

Pag. 484 – Quando San Bertario fu martirizzato le mura di San Germano non erano finite. Et li Saraceni hebbero comodità d’intrarvi, et menarono cattivi molti Germanesi, et saccheggiarono. Dunque partenda da San Germano s’esce da porta di San Matteo, et per il burgo se trova una piccola Chiesa di San Sebastiano, et quella lassando a man sinistra si comincia a saglire il monte, finché s’arriva al monastero di Santo Antonio de’ Cappuccini: datoli nell’anno 1579 dal P. D. Bernardo di Napoli Abbate Cassinense. Questo loco l’è devoto et delitioso d’aero temperato, et v’è un bel capo d’acqua: et vi sono bone comodità. Uscito fuora del monastero, et sagliendo per la silicata, s’arriva ad una Chiesuola detta Santa Scolastica a mano destra. Li Germanesi vi hanno grandissima devotione. Perché come non piove, v’andano in processione et subbito per intercessione, et meriti di quella Santa Sorella di San Benedetto hanno la pioggia. Così fanno quando hano tempesta, o soverchia acqua, ricorrono con processione, et s’è visto, et vede subbito cessar l’acqua et rasserenar l’aero. Sagliendo poi la silicata alla mità del monte a man destra si

Pag. 485 – trova una cappella, accosto l’altare vi sono li vestigii d’una spalla et gamba di San Benedetto impresso in una Rocca di pietra, dove vi fu buttato dal Demonio venendo esso Santo in Monte Casino: et la pietra si fe molla, come cera restandovi le sue vestigia. In questo luogo San Benedetto fe quel miracolo del fiascone di vino, che l’era mandato: che il servo Esilarato nascose: che poi vi si trovò una serpe dentro. Qui essendo giunto San Celestino Papa Quinto smontò da cavallo con fare il restante del monte a piedi, per devotione di San Benedetto. Et vi passò indulgentia di anni cento, et cento quarantene, a chi fermandosi dirà un Pater noster, et un Ave Maria in perpetuo. Proseguendo la silicata nel dar la volta a mano sinistra si trova una Chiesiola dedicata a San Severo Vescovo Cassinese. Dov’è d’indulgentia di quaranta giorni a chi dirà un Pater Noster, et un Ave Maria. Seguitando la silicata s’arriva al piano del monte: et per esso camminando si trova una Chiesa di Santa Agata Vergine di gran veneratione dalle donne dell’Abbazia, che patono dolori nella testa, qual

Pag. 486 – fu fabricata dall’Abbate Andrea …i 80 per li terremoti ch’erano di continuo in Monte Casino. Dietro la chiesa c’è un giardino …»

Il documento prosegue con la descrizione di Montecassino. Non sappiamo da quando manca il fascicolo andato disperso, sembrerebbe, però, che esistesse ancora nel dopo guerra. Infatti in una lettera che il monaco D. Angelo Pantoni scrisse tra il 1950 e 1951 all’archeologo Gianfilippo Carettoni[2], che cercava notizie circa le porte della città di S. Germano, si riporta uno stralcio da Quandel che non figura più nel fascicolo conservato a Montecassino. Vi si legge:

Notizie per Rocca Janula e mura medievali,  (da Quandel)
Ai 2 di aprile del 1623 venne in S. Germano D. Antonio de Pareras luogotenente del Capitano di guerra di Gaeta  per ordine del Viceré D. Antonio di Toledo Duca d’Alba per fare relazione sullo stato delle fortificazioni delle città, e che noi riportiamo come trovasi nel giornale d’un Sangermanese dal 1593 al 1646:

Lo schizzo è tratto da una lettere di Angelo Pantoni

«La città di S. Germano viene da dietro un Castello (Rocca Janula) fondato sopra una montagna di pietra viva nella parte di ponente sopra la terra, et la fortificazione di quella consiste in questo Castello, et in uno muro et contramuro, casr, muraglia, fosso, strada coperta, et contra fosso in parte, il castello è fortificazione antiqua, però ben fatta, il quale sta smantellato et ruinato, et per quello si conosce per una torre grande di cinque pizzi quale sta aperta in mezzo di quella per due parti d’alto a basso si vede lo gran scostamento seu poco pensiero che s’have havuto nella sua conservatione, per la ruina non solo del tempo di Guerra; dal quale Castello discendono due muraglie coi suoi torrioni a serrar la montagna insino alle due porte di Tramontana e mezzodì, da dove nascono le muraglie della Città, la quale, et il Castello stanno soggetti al monastero di Monte Cassino, di modo che in qualsivoglia occasione che sarà Padrone di Monte Cassino, quello sarà del tutto.
La muraglia incomincia dalla montagna sopra la quale sta fondato il Castello, et segue insino alla porta della Città, che sta a tramontana, le fortificazione di questa parte sono certe torre alla antica quadre; da questa parte di tramontana va correndo finché s’attraversa in detta muraglia la volta di un fiume piccolo, che passa vicino al controfosso della parte della campagna, sta tagliato a posta, quest’ancora sta impedito con li giardini delli Padri, [il giardino del palazzo di Corte che aveva all’esterno il muro e il fosso dell’acqua – nota di Pantoni] e lì si perde.
Il controfosso non incomincia all’eguale del fosso, si non da un mulino delli Padri, che macina con l’acqua delli fossi, e seguita come si è detto, insino che si perde nella casa et giardino delli Padri; sarà gran spesa l’accomodarsi acciocché restino nel fundo conveniente.
Questa relatione si è fatta conforme l’ordine dello Viceré senz’appartarmi da quello
»

***

Nella stessa lettera Pantoni aggiunge:
«Ci sono anche notizie di altri documenti concernenti porta Paola o Palda, ma non so se rientreranno nel suo assunto.
Dopo aver riportato un documento del 1371, Quandel così commenta:
1) Che il monastero aveva di sua proprietà una casa con orto in cui si trovava la torre antica sopra la porta, ch’era la porta Palda o Paola.
2) Che in continuazione di detta torre vi erano le mura.
3) Che il palazzo abbaziale [sopra il Crocifisso] detto anche l’Ospizio aveva di rincontro un orto a cui apparteneva la fontana che stava di fronte alla porta.
4) Che vi era un giardino con aranci in cui stava il Colosseo allora detto dei Verlasci il quale giardino aveva per confini le mura della città, la via pubblica da due parti, e tale orto dicevasi orto domnico, etc. …
».

Sulla lettera del Pantoni è riportato anche uno schizzo dell’odierna area archeologica, tratto da Quandel, di estrema importanza per una ricostruzione topografica del luogo.

[1] Placido Petrucci, Breve cronaca di Montecassino, fino all’anno 1580.
[2] La lettera, ricordata dallo stesso Carettoni in “Le fortificazioni medioevali di Cassino”, nota 13, è conservata nel “Fondo Carettoni” donato dalla moglie dello studioso, Laura Fabbrini Carettoni, ad Emilio Pistilli il 14 febbraio 2001.

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