Cassino 1893: un’alluvione provoca un disastro ferroviario


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Studi Cassinati, anno 2003, n. 2

Una violenta alluvione – fatto non infrequente a Cassino fino all’immediato dopoguerra – causò, l’8 novembre 1893, un disastro ferroviario con quattro morti e la perdita di una sessantina di mucche e vitelli destinati al macello a Napoli. La sciagura si verificò in seguito al crollo di un ponte ferroviario sul rio Trina, alle falde del monte Trocchio in località La Foresta. Un ruscello di tal nome oggi non figura sulle carte topografiche, anche se in zona, nei pressi di Campo dei Monaci, permane il toponimo “valle Trina”; potrebbe corrispondere, forse, al rio Ascensione.
Per la cronaca dell’incidente diamo la parola ad un giornale dell’epoca, “L’illustrazione Italiana” (Anno XX. – N. 47. – 19 Novembre 1893. – Pag. 335), che pubblica anche alcune foto scattate dal fotografo Ferruccio Guidetti il giorno dopo e ridotte in disegno per il giornale. Analogo servizio è riportato dall’altro giornale “L’illustrazione popolare”.
«In Toscana, nell’Emilia, e altrove, s’ebbero a deplorare, nei giorni scorsi, piene disastrose e straripamenti a causa delle pioggie incessanti. Parecchi torrenti, che circondano Cassino, uscirono dal loro letto, e il paese ne rimase allagato per oltre un chilometro. Prima dell’alba dell’8 novembre, un nubifragio fece straripare il fiume Rapido; e le acque si alzarono in piazza del Duomo, a Cassino, sino tre metri invadendo le botteghe e le case. Ma un più grave disastro doveva quella mattina accadere non molto lungi.
Mentre le tenebre erano ancora fitte e il diluvio imperversava, si gonfiavano le acque del torrente Trina, che proviene dal fiume Rapido, dal monte Trocchio, dal monte Aquilone e da altre montagne. Le onde infuriate copersero il ponte detto della Foresta, che passa su questo torrente; e, non avvertito a tempo dai segnali delle lanterne rosse del guardiano della casa cantoniera spaventato, un treno omnibus con centotredici capi di bestiame, arrivò sul ponte, che crollò sul momento travolgendo nel fondo del torrente due macchine e i quattro primi vagoni. Fu un momento orrendo. Il macchinista ebbe troncato il corpo a metà: rimasero pure vittime il fuochista e due altri infelici. Nell’oscurità infernale, si salvarono appena, a nuoto, cinquanta animali che si posero a correre all’impazzata per le campagne.
Appena si fece un po’ di luce, una scena raccapricciante saltò agli occhi dei soldati e operai accorsi da Caserta per recare, se era possibile, soccorsi. Nel luogo dove sorgeva l’arco del ponte distrutto, scorgevasi un enorme ammasso di rottami di vagoni da cui emergevano da ogni parte i corpi schiacciati e contorti di giovenche e vitelli neri; e insieme le due macchine. Un toro è rimasto schiacciato fra la riva e il fornello della seconda macchina e a quel contatto le carni si sono cotte. Alcuni beccai erano già pronti sul luogo per disputarsi accanitamente le pelli delle bestie; le quali erano avviate quasi tutte ai macelli di Napoli. Una scena zoliana! La prima macchina, Menelao, portava ancora in cima al suo fanale un mazzo di fiori rossi fiammanti circondati di foglie verdi. Chissà con quale pensiero il povero macchinista l’aveva infiorata così! …
Gli avanzi dell’infelice e delle altre tre vittime furono portati a Napoli, nella cui stazione una sala venne espressamente addobbata. I compagni di lavoro degli infelici copersero la bara di ghirlande. Intanto, per più giorni non fu possibile il trasbordo tra Cassino e Rocca d’Evandro. Il rialzamento della locomotiva, dal precipizio, fu un affar serio. La ricostruzione del ponte richiederà più settimane».

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