Celebrato nella preghiera nella chiesa di S. Antonio di Padova il 73° anniversario.


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Studi Cassinati, anno 2016, n. 3

di Adriana Letta

Il 10 settembre, come ogni anno, il CDSC (Centro Documentazione e Studi MANIFESTO_2016.cdrCassinati) Onlus per iniziativa del suo Presidente, Gaetano de Angelis-Curtis, ha voluto ricordare, con la celebrazione di una Santa Messa nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova, le vittime del primo bombardamento della città di Cassino da parte delle forze angloamericane, avvenuto in questo giorno del 1943, nonché le altre innumerevoli vittime, civili e militari, dei successivi mesi di guerra che sono immortalate nel Muro del Martirologio della Città.
Alle 17,00 si sono ritrovati puntuali e silenziosi molti cassinati che in famiglia o personalmente hanno ricordi precisi e dolorosi di quel primo tragico giorno di 73 anni fa, appena due giorni dopo l’annuncio dell’armistizio che aveva illuso molti che la guerra fosse finita.
Quel giorno del ’43 era un venerdì e, come spiega De Angelis-Curtis, “mentre Roma veniva dichiarata Città Aperta, Cassino, in due successive ondate, a partire dalle ore 10,50, subì un primo tragico bombardamento 12-letta-messa-2ad opera di 36 quadrimotori, con numerosi morti (105, di cui solo tre tedeschi) e feriti; maggiormente colpita fu la fascia esterna sudorientale del centro abitato. Venne gravemente danneggiata anche la casa delle Suore di Carità, adiacente al palazzo della Curia vescovile: le suore con i bambini ospitati restano miracolosamente incolumi, ma sono costretti a cercare rifugio altrove. Gran parte della popolazione civile abbandona la città rifugiandosi nelle campagne e sulle colline circostanti”.
Questa commemorazione ha fatto il presidente del CDSC davanti ai presenti,12-letta-messa-4 fra cui il delegato del sindaco, Benedetto Leone, con il Gonfalone della Città decorato con Medaglia d’Oro, dopo di che è stata affidata alla giovane voce di Chiara Mangiante la dolente lettura dei 67 nomi (elenco parziale, perché mancano all’appello 40 vittime) dei deceduti accertati. E ancora una volta questo triste elenco, se da una parte ha fatto ancora risuonare quei nomi rendendo loro giustizia, dall’altra parte ha fatto venire la pelle d’oca e le lacrime agli occhi ai presenti che in piedi, in silenzio, mentre il Gonfalone della Città veniva alzato in segno di rispetto, seguivano sul foglietto distribuito tra i banchi, quella sfilza di nomi di persone quasi tutte giovani, anche di pochi anni, anche di un solo giorno di vita, anche dei sei fratellini De Cesare e dei tre Panaccione, morti in un sol giorno. Un grande raccoglimento ed un senso forte di fratellanza si è sentito, come pure un intenso bisogno di pregare. E proprio questo ha aiutato i presenti a sentirsi uniti, appartenenti ad una stessa comunità, con una stessa identità profonda.
img_2526Don Benedetto Minchella, al termine della celebrazione, ha detto che proprio questi sentimenti avrebbe comunicato l’indomani ai fratelli terremotati di Accumoli, vicino ad Amatrice, che con la Caritas parrocchiale sarebbe andato a trovare per condividere con loro una giornata, portando la solidarietà e la vicinanza dei cassinati, che sanno bene che cosa significa vedere la propria città scomparire e trasformarsi in un cumulo di macerie e pietrame informe, ma anche trovare il coraggio e la forza di ricominciare.
Anche l’assessore Benedetto Leone, portando il saluto del sindaco D’Alessandro, ha osservato quanto siano importanti questi momenti di memoria per i più giovani, e quanto possa insegnare l’unità e solidarietà che i cittadini di Cassino, come una comunità compatta e solidale, trovarono ritornando sulla loro terra devastata e da cui trassero la forza per la ricostruzione (http://www.diocesisora.it/pdigitale/messa-ricordo-delle-vittime-del-1-bombardamento-cassino/).

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Intervento del presidente del CDSC-Onlus

Gaetano de Angelis-Curtis

 

Onore al gonfalone della città martire di Cassino, Medaglia d’oro al Valore Militare. Porto i saluti del Cdsc-Onlus alla nuova Amministrazione di Cassino che ha inteso aderire alla cerimonia odierna, a d. Benedetto Minchella sempre disponibile, a tutti i presenti.
Vogliamo ricordare con questa Santa Messa non solo le vittime di quel primo bombardamento di 73 anni fa ma le tante vittime di quei lunghi nove mesi sia a Cassino che in tutti i paesi accomunati al destino della città martire lungo la linea Gustav. Persone normali ognuna con la propria storia, con i propri affetti, gente normale, inerme e laboriosa la cui vita fu stroncata dalla brutalità della guerra, che ha pagato con la propria pelle, con la propria vita, un pesante tributo agli eventi bellici mondiali.
Dal passato ogni tanto riemergono pagine di racconti di chi fu suo malgrado testimone di ciò che successe quel 10 settembre. Una delle ultime testimonianze è rappresentata dal Diario di guerra di Peppino Tomasso (pubblicato a cura di Mariella Tomasso, Cdsc-Onlus, Cassino 2015) che ha anche la particolarità di essere stato scritto all’impronta, sul momento, cioè senza il filtro dei ricordi degli anni.
Il Diario del prof. Tomasso non a caso si apre con la testimonianza di quel 10 settembre e così vi è scritto: «Notiamo nel Cielo di Cassino un movimento insolito di aerei anglo-americani … le strade adiacenti alla Villa Comunale sono piene di automezzi  tedeschi. Altri transitano sulla Casilina nell’uno e nell’altro senso … L’allarme non viene dato … Passano pochi minuti, improvvisamente un incalzare di rombi e di fischi laceranti. Sibili, esplosioni, fracassi in un terremoto vero e proprio, ondulatorio e sussultorio … Fumo, polvere, tonfi, uragano, un’ira di Dio insomma». Quindi terminate le ondate dei bombardieri la famiglia Tomasso decise di allontanarsi da casa, «in un baleno» recuperò «un piccolo equipaggiamento» e si diresse sulla montagna vicina fermandosi «a mezza costa sulla parte posteriore del “Serbatoio” in attesa di ulteriori e più ponderate decisioni», inaugurando così un’attività che si fece sempre più pressante nei mesi successivi nella popolazione locale cioè quella dello sfollamento inizialmente spontaneo alle pendici delle montagne (Caira, Portella) e poi sempre più su (Terelle, le Mainarde) per cercare di sfuggire alla furia della guerra, cui fece seguito il doppio sfollamento coatto, obbligatorio, verso le terre del settentrione o del meridione prima di poter far ritorno in questi luoghi che il passaggio del fronte di guerra aveva ridotto a un cumulo di macerie.

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