Sulle trasformazioni amministrative di Casinum. A proposito di un recente studio di Heikki Solin.


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Studi Cassinati, anno 2017, n. 2

di Silvano Tanzilli

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L’ ultimo di una serie di articoli di autorevoli studiosi sulla evoluzione giuridico amministrativa di Casinum è a firma di Heikki Solin, dal titolo Sulle trasformazioni amministrative di Casinum, pubblicato su «Antichità Altoadriatiche», volume LXXXV, rivista diretta da Giuseppe Cuscito, Editreg Trieste 20161.

L’articolo presenta interessanti aggiornamenti rispetto al suo precedente contributo Sulla storia costituzionale e amministrativa della Casinum romana apparso nella pubblicazione degli atti Le Epigrafi della Valle di Comino – IX convegno epigrafico cominese, Alvito 2012.

Sappiamo bene che il mosaico di popoli di cui si componeva l’Impero, pur avendo conservato notevoli margini di autonomia locale, raggiunse la piena cittadinanza di tutti gli individui liberi nel 212 d.C. con la Constitutio Antoniana, richiamata sovente ancora oggi nella costruzione giuridica della nostra Europa.

Prima di tale estensione generalizzata (attuata certamente all’interno di una rigida gerarchia nello status individuale), il percorso amministrativo attraversato dalle civitas è stato lungo e dissimile per ogni singola entità, interessando un arco temporale che, a seconda dei luoghi, si è sviluppato per molti secoli.

Il nostro territorio, denominato Latium Adiectum prima e Regio I da Augusto in poi, e Casinum in particolare, ha avuto uno sviluppo che ha interessato i massimi studiosi di storia romana e di epigrafia, dal premio Nobel Theodor Mommsen (quest’anno si celebra il bicentenario della nascita) fino al nostro Solin, senza tuttavia giungere ad una ricostruzione definitiva e generalmente accolta – direi anzi con accentuate dicotomie – delle varie fasi amministrative attraversate dalla città.

Nel rimandare, ovviamente, alla lettura completa dei singoli articoli pubblicati dai vari studiosi e all’utile confronto che ne consegue, credo sia utile, in questa sede, riassumere in breve le posizioni di almeno tre autori che hanno affrontato in maniera sistematica la vexata quaestio: G.F. Carettoni, F. Coarelli e H. Solin.

L’argomento è affrontato da Gian Filippo Carettoni2 in uno specifico capitolo del suo studio su Casinum, dal titolo Organizzazione municipale – Magistrature e corporazioni3 dove, citando E. Pais, J. Beloch e Th. Mommsen, inquadra Casinum come praefectura a partire dal 272 a.C. dopo la partenza di Pirro dall’Italia4.

Pospone quindi di almeno un secolo, rispetto al Mommsen, la concessione della civitas sine suffragio, collocandola circa alla metà del III sec. a.C., per arrivare poi a ipotizzare la piena cittadinanza intorno al 188 a.C., in analogia con le città di Formia, Fondi e Arpino.

Gli argomenti addotti dall’autore per dimostrare tale data per l’origine del municipium prendono in considerazione le iscrizioni di Hispellum e di Praeneste5, ambedue di epoca protoaugustea, e conclude dichiarando che non si può stabilire né la data stessa, né se fosse già municipio prima della piena cittadinanza. Passa successivamente alla collocazione temporale dello status di colonia cui la città fu elevata e cita il Liber coloniarum6 dove è ricordata come Casinum oppidum (fortificata).

L’autore contesta la deduzione di colonia datata al triumvirato di Ottaviano, Antonio e Lepido, già ipotizzata dal Mommsen e ripresa con maggior forza da E. Pais nell’analisi della famosa epigrafe del 40 a.C.7, nella quale si parla del restauro della statua della Concordia (eretta in occasione del trattato di Brindisi stipulato tra Antonio e Ottaviano), che proverebbe la deduzione di milites legionarii a Casinum. Carettoni sostiene, infatti, che l’assenza della dicitura “dedotta da triumviri” nell’iscrizione alla base della statua esclude che lo status di colonia sia riconducibile al triumvirato, ma si deve assumere un ampio periodo (lasciando quindi in sospeso la quaestio) compreso tra la fine della repubblica e il II sec. d.C., in particolare il 197 d.C., data certa dell’iscrizione di Veroli8. Per l’adsignatio ai veterani ha pochi dubbi sulla collocazione nelle fertili piane collocate a nord di Casinum, tra il fiume Rapido e gli importanti snodi stradali di Atina.

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Foto 1: Iscrizione dedicatoria mutila (….ATR-PRAEF) rinvenuta da Gian Filippo Carettoni nel Teatro romano di Cassino nel 1936.

Interessante, infine, è l’analisi dell’epigrafe legata al nome di C. Futius praefectus9 di epoca tardo repubblicana o protoaugustea, nonché dell’iscrizione mutila (….ATR-PRAEF) da lui stesso rinvenuta nel 1936 al Teatro romano di Cassino che, a suo avviso, dimostrerebbero una particolare condizione in cui si venne a trovare la città quando ai normali duoviri si sostituì un prefetto. In subordine, Carettoni avanza anche l’ipotesi che il titolo di praefectus potrebbe essere solo richiamato in ricordo dell’antica condizione amministrativa.

Altro importante studioso, nostro conterraneo, che affronta le vicende amministrative di Casinum è Filippo Coarelli. In una successione di articoli10, l’autore propone una ricostruzione degli avvenimenti che si discosta alquanto dalle opinioni correnti11, sia per la materia che qui trattiamo, sia per la datazione dei più importanti edifici pubblici della città, secondo lui da collocarsi tutti alla metà circa del I sec. a.C. e realizzati ad opera di Marco Terenzio Varrone.

La connessione degli eventi storici e architettonici che supportano la tesi, indubbiamente “suggestiva”, è affrontata dallo studioso con dovizia di particolari e con la consueta padronanza delle fonti storiche ed epigrafiche, e, pur giungendo a conclusioni differenti dalla vulgata, merita attenta analisi.

Coarelli concorda sostanzialmente con Carettoni nell’individuare al secondo quarto del III sec. a.C. il momento della piena occupazione romana e la creazione della praefectura con emissari inviati direttamente da Roma.

L’autore ci ricorda che tutto il periodo successivo è praticamente ignoto fino alla fine della repubblica, quando, non oltre la prima metà del I sec. a.C., avviene la prima trasformazione amministrativa di Casinum. A partire dal 49 a.C. fino al triumvirato, la città è classificata come municipium, con un magistrato di nome C. Alfius tratto dall’iscrizione di Hispellum12. Successivamente si registra la presenza di praefecti iure dicundo13, magistrati giusdicenti eletti localmente, tra cui un patronus di fede cesariana, tra il 45 e il 43 a.C., individuato in Q. Pedius14.

A sostegno della tesi Coarelli propone di sciogliere l’iscrizione su lastra di marmo rinvenuta dal Carettoni al Teatro romano in patronus praefecturae, di datarla agli ultimi anni della repubblica per l’aspetto paleografico e di considerarla quale dedica a Varrone, patronus della città e costruttore del teatro nel secondo quarto del I sec. a.C.15.

Altro momento cruciale nella ricostruzione del percorso giuridico amministrativo di Casinum, che distingue Coarelli dagli altri studiosi16, è la deduzione della colonia datata al periodo triumvirale. A tale proposito ritorna sulla famosa iscrizione alla base della statua della Concordia17 e, in sintonia con Pais e Mommsen, ma in contrasto con Carettoni e (come vedremo) con Solin, sostiene che la tempestività dell’intervento di restauro della statua nel 40 a.C. è giustificata solo dalla presenza di magistrati di una colonia di veterani reduci della battaglia di Filippi nel 41 a.C.

Non solo, lo studioso, a sostegno della tesi, escludendo che le iscrizioni riutilizzate nella chiesa di S. Maria a Cassino18 possano provenire da città limitrofe, come inclina a ritenere Solin (si veda infra), sostiene che la presenza di quattuorviri che sostituiscono le coppie di duoviri è attestata in alcune colonie militari, come nel caso di Pompei, e quindi giustificata nella colonia triumvirale di Casinum, così come è giustificata la presenza del praetor di un’altra iscrizione19, che non è da intendere quale duovir del municipio, ma magistrato della colonia triumvirale stessa, che sarà successivamente attestata anche nella citata iscrizione verolana del 197 d.C.

Veniamo ora alla posizione di Heikki Solin sull’evoluzione amministrativa di Casinum attraverso l’analisi puntuale (com’è sua abitudine) del patrimonio epigrafico conosciuto, che l’epigrafista colloca quasi tutto dall’età tardorepubblicana in poi.

Casinum entra a far parte dello Stato romano come civitas sine suffragio alla metà del III sec. a.C., come la vicina Atina, ed era chiamata praefectura, con giurisdizione esercitata da prefetti mandati da Roma.

Solin, a differenza di Carettoni, spinge tale conditio fino all’inizio degli anni ’80 del I sec. a.C. quando, dopo la guerra sociale e l’estensione della cittadinanza romana a tutti gli italici, con la conseguente abolizione delle civitas sine suffragio, Casinum diventa municipium retto da duoviri almeno fino all’inizio del II sec. d.C.

A complicare questo percorso, che sembrerebbe abbastanza lineare, sono le oramai note epigrafi di età tardorepubbicana o protoaugustea dei Futius20 indicati come praefecti di origine cassinate, l’iscrizione di Savionus21, della stessa epoca, dove l’abbreviazione prè sciolta in praetor e l’oramai famosa iscrizione del teatro (….ATR-PRAEF) che, in contrasto con Coarelli, l’autore, dall’esame paleografico, colloca all’incirca al I sec. d.C., classificando il patrono non in Varrone (morto nel 27 a.C.), ma nel duoviro M. Obultronius Cultellus indicato come prefectus fabrum22.

Pertanto Solin, in sintonia con Carettoni, ritiene che alla metà del I sec. a.C. vi possa essere stato un periodo di transizione nel quale la città era una “prefettura nominale” dotata di piena autonomia, vale a dire un municipium retto da duoviri, che potevano essere chiamati praefecti o per antica tradizione, o perché sostituivano i precedenti duoviri.

Ne sono prova, per Solin, due iscrizioni, la prima di Hispellum23 di età augustea, di destinazione funeraria, che indica una carica ricoperta in municipium suo Casini in epoca anteriore, la seconda è quella di Praeneste24, di un secolo posteriore, che proverebbe lo status di municipio retto da duoviri almeno fino alla fine del I sec. d.C.

Altra importante novità è ricavata dall’esame di alcune iscrizioni, dalle quali l’autore rileva il processo di formazione dell’incipiente municipium già in età tardo repubblicana, attraverso la presenza di un praetor, un quaestor e un consiglio costituito da conscripti25.

Solin si sofferma, infine, sull’esistenza della colonia a Casinum ed in particolare sulla sua presunta formazione in epoca triumvirale avanzata da Mommsen, Pais e da ultimo Coarelli.

Con una serie di argomentazioni ricavate dall’esegesi delle epigrafi di S. Maria a Cassino26, la prima fine II o inizio I sec. a.C. e di S. Angelo in Theodice27, della prima età imperiale, tutte indicanti la presenza di quattuorviri i.d., l’autore ne dimostra la provenienza dal limitrofo ager Interamnas, di cui faceva parte anche S. Angelo in Theodice, escludendole quindi dal patrimonio epigrafico di Casinum e considerandole, pertanto, inutilizzabili per la dimostrazione della presenza di una colonia triumvirale.

Da ultimo Solin, in analogia con Carettoni, ritiene che l’epigrafe del restauro della Concordia28 del 40 a.C. dimostrerebbe non la creazione di una colonia triumvirale, ma solo la distribuzione di terre ai veterani che, con tale atto evergetico, avrebbero dato prova di fedeltà al potere centrale. In realtà, conclude l’autore, il passaggio da municipium a colonia avvenne tra la fine del I e il II sec. d.C., ma i motivi restano ancora sconosciuti, sebbene la concessione di tale status sia ben attestata honoris causa in quei decenni.

Alla luce delle evoluzioni cronologiche descritte, credo si possa tentare una lettura storica delle trasformazioni di Casinum che tenga conto degli studi oramai secolari sulla vicenda, in attesa di nuovi contributi, si spera esaustivi, che di certo non mancheranno.

Non credo ci sia molto da dubitare sull’annessione definitiva del territorio di Casinum allo stato romano, avvenuta dopo la sconfitta di Pirro nel 272 a. C., sulla quale le opinioni sembrano concordi.

Non tutti sono in sintonia, invece, sulla durata di tale status di civitas sine suffragio amministrata da praefecti i.d. indicati direttamente da Roma.

Sul controverso passaggio da prefettura a municipium, a mio avviso, si potrebbe forse accettare la data del 188 a. C., fissata da Carettoni29, non solo in analogia alla piena cittadinanza ottenuta dalle città di Formia, Fondi e Arpino, ma anche come risarcimento per la fedeltà dimostrata allo stato romano durante la II guerra punica, in particolare nel 211 a.C. quando i Casinates si opposero all’avanzata di Annibale verso Roma, subendo la devastazione del territorio. A rafforzare l’ipotesi della condizione municipale di Casinum, protrattasi per tutto il II e parte del I sec. a.C., almeno fino alla morte di Cesare, potrebbero concorrere alcune delle epigrafi precedentemente citate.

La prima30, la più antica finora conosciuta, datata tra la seconda metà del II sec. e i primi anni del I sec. a.C., nella quale sono ricordati i quattuorviri del municipium, non necessariamente proviene dall’ager di Interamna essendo stata rinvenuta murata nella chiesa longobarda di S. Maria delle cinque torri a Cassino.

La seconda è l’iscrizione di Hispellum31, di epoca augustea, che menziona un certo Alfius duovir quinquennalis in municipio suo Casini che, essendo funeraria, implica che la carica ricoperta risalisse ad un periodo notevolmente anteriore32, precedente forse al periodo triumvirale.

La condizione privilegiata di municipium subisce, tuttavia, una sostanziale modifica dopo la morte di Cesare, quando, a partire dal 43 a.C. fino all’epoca augustea avanzata, in un periodo che Carettoni prima e Solin dopo definiscono “fluttuante”, Casinum diventa una “prefettura nominale” con magistrati eletti localmente.

La modifica potrebbe essere una diretta conseguenza del mutato rapporto fiduciario con il potere centrale, e ne sono testimonianza le devastazioni perpetrate da Antonio alla villa di Varrone (ardente seguace di Pompeo), la sottomissione dei Casinates al triumviro (come ci ricorda Cicerone33 necessaria per farsi perdonare la precedente adesione al partito repubblicano, in ciò accomunati al poligrafo reatino la cui presenza in città fu certamente rilevante, ed infine l’assegnazione delle terre ai veterani, reduci di Filippi, dopo il 41 a.C.

Le epigrafi che concorrono a indicare per Casinum tale periodo di praefectura dotata di piena autonomia sono: 1) CIL I, 2974, datata tra il 45 e il 43 a.C, la quale si riferisce al nipote di Cesare Q. Pedius, uomo quindi di assoluta fiducia e di fede cesariana34; 2) quelle dei Futii35, di epoca tardo repubblicana o proto augustea, indicati come praefecti di probabile origine cassinate36; 3) CIL X, 5203, della prima età imperiale, che ricorda un certo Savionus, praetor o praefectus (la questione è ancora dibattuta).

Infine l’iscrizione dedicatoria rinvenuta da Carettoni nel ’36 al Teatro romano di Cassino, che Coarelli scioglie in patronus praefecturae, e data tra il 75 e il 50 a.C.37, la quale indicherebbe in Varrone il patronus della città e il costruttore del teatro stesso.

Al di là degli aspetti legati alla tecnica costruttiva che riporta il teatro al periodo augusteo, su cui ci siamo già confrontati con opinioni differenti38, non si può non concordare con gli altri due autori esaminati in questa sede, Carettoni e Solin, ma anche Pensabene39 e Molle40, che dall’esame paleografico collocano l’iscrizione in età augustea. In particolare Solin la attribuisce ad un praefectus fabrum di nome M. Obultronius Cultellus.

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Foto 2: Iscrizione di età augustea.

Non è da escludere (ma l’ipotesi non è dimostrabile) che il patronus della costruzione del teatro potrebbe essere Agrippa41, sia per l’analogia costruttiva con il teatro di Ostia da lui realizzato, sia per la presenza delle statue di Gaio e Lucio Cesari, figli adottivi di Augusto ma in realtà figli naturali del nostro grande conterraneo Agrippa e di Giulia, figlia di Augusto. Così come in età augustea è collocata l’iscrizioneD. Tit… .+arus arc(h)it(ectus…)42, ancora in fase di studio, che riporta probabilmente il nome dell’architetto costruttore del teatro romano di Cassino.

La durata di tale conditio di amministrazione controllata da Roma, con magistrati locali che potevano essere chiamati praefecti o anche praetores e duoviri43, si protrae fino alla tarda età augustea, quando la città riacquista di nuovo la condizione giuridica di municipium. Ne sono indizi la disamina di una serie di epigrafi tra cui: 1) CIL, X, 5196, della prima età imperiale, proveniente da S. Angelo in Theodice, rinvenuta anch’essa murata nella chiesa di S. Maria delle Cinque Torri a Cassino, che non necessariamente esula quindi dal corpus epigrafico cassinate; 2) CIL, X, 5417, datata tra il I e il II sec. d.C., che menziona un duovir i.d. Casini; 3) CIL, XIV, 2827, datata da Solin tra la seconda metà del I e gli inizi del II sec. d.C., quella infine di Praeneste, che contrappone la colonia di Minturno al municipio di Casinum. La rinnovata fiducia del potere centrale verso la città alla fine del periodo augusteo potrebbe essere scaturita dalla salita al potere della gens Ummidia, originaria di Casinum, ed in particolare di C. Ummidius Durmius Quadratus, nato intorno al 20 a.C., che giunse a vantare un cursus honorum notevole, culminato nella carica di governatore della Siria negli anni precedenti alla morte avvenuta nel 60 d.C., nonché di sua figlia Ummidia morta nel 108 d.C.

Per la costituzione della colonia a Casinum, che inizia a sostituire il municipum già dopo la seconda metà del I sec. d.C. e si afferma definitivamente nel II sec. (CIL, X, 5796, c.d. verolana del 197 d.C.), si concorda e si rimanda alle conclusioni44 del nostro epigrafista Solin, mirabilmente enucleate nel citato articolo Sulle trasformazioni amministrative di Casinum, che ha dato adito a queste riflessioni su un argomento da considerarsi tutt’altro che risolto.


NOTE

  1. Per descrivere la figura di Hekki Solin, finlandese di Helsinki, filologo classico e massimo epigrafista contemporaneo ad occuparsi del nostro territorio, credo sia utile rileggere alcuni brani riportati in uno suo scritto aneddotico dal titolo Avventure laziali e campane dal diario di un epigrafista, gentilmente avuto dal nostro comune amico A. Nicosia: « … Mediante lo studio delle iscrizioni possiamo approfondire le nostre conoscenze quasi in ogni campo della storia e cultura antica. Nuovi testi vengono alla luce ogni giorno … la loro interpretazione richiede molta pazienza, una peculiarità che si è imposta in noi in virtù dell’ostinato carattere proprio dei popoli nordici … All’epigrafista sono richieste tre caratteristiche: oltre all’infinita pazienza occorre che sappia guidare l’automobile e scattare fotografie … acribia e fantasia per poter interpretare quei segnacoli oscuri…naturalmente la fantasia deve essere disciplinata … infine l’epigrafista deve avere una buona condizione fisica per poter maneggiare le iscrizioni, pesanti o pesantissime … Cosa ho ottenuto dai miei viaggi e dai miei studi epigrafici? … una buona scusa per tornare in Italia … essere a contatto della natura e godere di posti bellissimi…fare esercizio fisico … conoscere gente meravigliosa dell’Italia, splendide persone di ogni classe sociale e di ogni età. Senza esagerare posso affermare di conoscere tra Velletri e Napoli, oltre ai colleghi e funzionari addetti alla tutela, quasi ogni sindaco, ogni preside di scuola, ogni vescovo, ogni parroco, senza parlare dei collaboratori locali, amanti del patrimonio storico della loro terra».
  2. G.F. Carettoni, Casinum, 1940, Roma.
  3. Ivi, pp. 24-29.
  4. Ivi, p.19.
  5. CIL,XI, 5278; XIV, 2827.
  6. E. Pais, Storia della colonizzazione di Roma antica, Roma 1923.
  7. CIL, X, 5159.
  8. CIL, X, 5796.
  9. CIL, X, 5193; 5194.
  10. F. Coarelli, Varrone e il teatro di Cassino, in Ktema, 17, 1992; Id., Casinum. Appunti per una storia istituzionale, in «Casinum Oppidum», Cassino 2007; Id., Varrone e Cassino, in «Studi Cassinati» VIII, 4, 2008; Id., Casinum e i suoi monumenti; Cassino e Varrone: una risposta, in «Studi Cassinati» XI, 2, 2011.
  11. G.F. Carettoni, Casinum … cit.; H. Solin, Sulla storia costituzionale e amministrativa della Casinum Romana, in Le epigrafi della Valle di Comino, atti, Cassino 2012; A. Betori, S. Tanzilli, Casinum e i suoi monumenti. Esame storico architettonico: prosegue il dibattito, in «Studi Cassinati» IX, 4, 2009; S. Tanzilli, Cassino. Architettura, archeologia, arte, storia, Cassino 2016; P. Pensabene, Marmi e committenza nel teatro di Cassino, in «Casinum Oppidum», Cassino 2007; G. Ghini, M. Valenti, Museo e area archeologica. Cassino, Roma, 1995; C. Molle, Note di epigrafia lirina, in Le epigrafi della Valle di Comino, atti, Cassino 2012.
  12. CIL, X, 3278.
  13. F. Coarelli,Casinum. Appunti per una storia istituzionale … cit., p. 38.
  14. CIL, I, 2974.
  15. F. Coarelli,Casinum. Appunti per una storia istituzionale … cit., p. 38.
  16. Cfr. nota11.
  17. CIL, X, 5159.
  18. CIL, X, 5190; 5196.
  19. CIL, X, 5203.
  20. CIl, X,5193; 5194.
  21. CIL, X, 5203.
  22. CIL, X, 5188.
  23. CIl, XI, 5278.
  24. CIL, XIV, 2827.
  25. CIL, X, 5203; 5417; 5159.
  26. CIL, X, 5190; 5198.
  27. CIL, X, 5196.
  28. CIL, X, 5159.
  29. G.F. Carettoni, Casinum … cit., p. 19-20. 30 CIL, X, 5190.
  30. CIL, XI, 5278.
  31. H. Solin, Sulla storia costituzionale … cit.
  32. G.F. Carettoni, Casinum … cit., p. 21.
  33. F. Coarelli,Casinum. Appunti per una storia istituzionale … cit., p. 39.
  34. CIL, X, 5193; 5194.
  35. H. Solin, Sulla storia costituzionale … cit., p. 681.
  36. F. Coarelli,Casinum. Appunti per una storia istituzionale … cit., p. 38.
  37. A. Betori, S. Tanzilli, Casinum e i suoi monumenti … cit.
  38. P. Pensabene, Marmi e committenza … cit., p. 102.
  39. C. Molle, Note di epigrafia lirina … cit., p. 95.
  40. P. Pensabene, Marmi e committenza … cit., pag 121.
  41. C. Molle, Note di epigrafia lirina … cit., p. 96.
  42. H. Solin, Sulla storia costituzionale … cit., p. 682.
  43. Ibidem.

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