Padre Leonardo Palombo. Il piccolo grande fraticello.


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Studi Cassinati, anno 2017, n. 2

di Giovanni Petrucci*

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7 p. Leonardo1

Padre Leonardo Palombo (1877-1938).

Leonardo Palombo era nato alla Salauca, contrada di Sant’Elia Fiumerapido il 20 gennaio 1877, figlio di Filippo e Maria Grossi. La sua famiglia viveva nell’agiatezza: aveva rendite provenienti da estesi terreni con oliveti, da un frantoio, da un pastificio artigianale, da un mulino costruito sotto casa, dal “mulinello” poco distante, di origini medioevali, un tempo di Montecassino. Erano questi una fonte di benessere e di ricchezza. Ma, come san Francesco, che divenne per lui un sacro esempio di vita, scelse di essere povero e visse per aiutarli. Del santo ammirò sempre la «personalità carismatica, che lentamente raccoglieva consensi e adepti, che fece breccia nella istituzione ecclesiastica: perché volle stare nella Chiesa e operare nella società, volle rivelare il mistero di Cristo incarnandolo nella quotidianità dell’amore fraterno. […] È stato sempre un santo difficile per quella sua “pazzesca” pretesa di far coincidere la teoria con la prassi, di vivere veramente secondo il dettato evangelico, amando tutti come fratelli, prodigandosi per gli emarginati»1. Viveva il suo cristianesimo alla luce dei Vangeli senza infingimenti ed esagerazioni in un sano autentico equilibrio. Vagheggiava una spiritualità santa, fatta di preghiera e lavoro. Forse sotto questo aspetto risentiva dell’insegnamento di San Benedetto che era vivo nel santuario di Casalucense, nel cui convento vivevano molti francescani e dove egli si recava fin da ragazzo. Si affidava totalmente a Dio e alla Provvidenza e affrontava sicuro e fiducioso gli eventi e spesso le avversità della giornata: le astinenze, le privazioni, i digiuni. Era un cristianesimo profondo e sostanziato di dottrina.

7 p. Leonardo3Iniziò la sua vita di frate francescano ad Ortona a mare, in provincia di Chieti, dove celebrò la sua prima messa il 25 maggio 1899. Qui improntò la sua vita ad una completa imitazione di san Francesco vivendo una retta religiosità e uno sconfinato amore per il prossimo. Organizzò la chiesa di Santa Maria delle Grazie e l’arricchì di tanti arredi e creò una fiorente famiglia francescana intorno ad essa con il Terzo ordine maschile e il Terzo ordine femminile.

Faceva sentire la sua voce squillante durante la santa messa domenicale: dotato di grande intelligenza ed abilità oratoria, nelle omelie sapeva trovare le modalità persuasive, gli aneddoti più convincenti per attrarre nella sua chiesa di Santa Maria delle Grazie folle di fedeli, che divennero, con l’andare del tempo, vere fiumane. «Si recavano da lui anche atei e persone che non menavano una vita irreprensibile. Non era mai stanco di predicare ad ogni funzione. Era un ottimo predicatore e riusciva a galvanizzare l’attenzione di tutti. Riportò in chiesa uomini miscredenti e bestemmiatori; fece corsi serali di catechismo per piccoli e grandi»2; e tutti accorrevano per ascoltare la sua parola elevata, perché consapevoli di innalzare l’anima a Dio.

Fu anche Lettore generale di Diritto e Morale e, per i suoi eccezionali meriti, l’8 luglio 1932 venne nominato Cavaliere della Corona d’Italia.

Ma la pagina più bella del suo apostolato si ebbe ad Ortona: riusciva ad assicurare un pasto caldo ad ogni persona che chiedeva alle sue «Cucine», che oggi rivediamo nella «Mense di Poveri». Erano gli anni bui del 1930, di crisi, di disoccupazione, di miseria, di fame. Nel 1929 a New York si era verificato il crollo della borsa; il che ebbe conseguenze per l’Italia tutta e naturalmente anche per la Terra di Ortona. Gli emigranti non mandavano più le rimesse dagli Stati Uniti d’America e ciò aggravò lo stato di miseria in cui versava parte della popolazione: non di rado si incontravano lungo le strade schiere di poveri che tendevano la mano per l’elemosina; a volte questi arrivavano fino alle porte del convento e bussavano per chiedere un tozzo di pane.

Padre Leonardo era sensibile a queste esigenze, ma nell’assoluta impossibilità di poterle soddisfare e fiducioso solo nell’aiuto di Dio; un giorno durante la celebrazione consueta del mattino ebbe una folgorante illuminazione; dall’alto della navata della Chiesa gli sembrò quasi di sentire una voce: «Vedi chi ti sta aspettando fuori la porta! Ascoltalo! Pensa ai poveri, perché Dio ti aiuta».

Padre Leonardo comprese e si mise subito all’opera; grazie al suo senso pratico, alla forte volontà e al cuore d’oro dei suoi fedeli, si fece dare in prestito un asinello da una famiglia di fedeli dimorante poco distante dal Convento e iniziò a girare per la cerca di casa in casa, nel centro della città dai ricchi e dai benestanti e nelle campagne delle varie frazioni dai contadini. «Godeva di un altissimo prestigio e così tutti rispondevano con slancio alla sua raccolta giornaliera: grano farina, olio, legumi, vino»3.

Con utensili offerti da famiglie facoltose di Ortona poté allestire la cucina in un locale a piano terra della foresteria, dove vennero a prestare a turno la loro opera molte donne iscritte al Terzo ordine francescano; in un altro approntò con sedie e tavoli la mensa, e qui a mezzogiorno tutti i poveri di Ortona potevano trovare il piatto caldo, un ambiente accogliente e, in inverno, il riparo dal freddo. Sorse così la «Mensa di Padre Leonardo» o le «Cucine gratuite di Padre Leonardo», come ancora oggi le ricordano4. «La minestra c’era per tutti e non ci voleva nessuna tessera o fede religiosa»5. «Agli inizi accorrevano da lui solo alcune decine di mendicanti; poi questi divennero molti, oltre cento; e la cucina non effettuava discriminazioni fra chi aveva più fame e chi ne aveva di meno: sicché Padre Leonardo dovette sobbarcarsi a giri lontani per la raccolta, estenuanti per la sua salute. Ma era un dovere! In questa occasione il Convento era proprio come il mare, che riceveva da tutti i fiumi e distribuiva a chi ne aveva bisogno»6.

Padre Leonardo si spense il 24 maggio 1938 e il poeta Tommaso Menna qualche anno fa in una lirica in dialetto ha disegnato la sua figura, rievocando “il bene che aveva fatto per Ortona” e la fiumana di gente che volle porgergli l’estremo saluto7:

p Leonardo

7 p. Leonardo4

Folta partecipazione di popolo ai funerali di p. Leonardo.

La nomina a Cavaliere dell’ordine della Corona d’Italia ti fu deleteria; ma tu vincerai come quando volesti tornare dall’esilio di Spoltore alla tua Ortona per la quale avevi operato come vero seguace di S. Francesco, o quando vincesti il volere di papà Filippo, determinato qual eri a lasciare le sue ricchezze per vivere scalzo insieme con i tuoi fratelli.

Sono sicuro che la tua persona, – non oso dire la tua salma, perché per me sei ancora vivo – alla prossima apertura della tua dimora dopo quasi un secolo, riapparirà intatta con i capelli bruni che facevano corona alla tua testa, dal volto spigoloso, dalla pelle scura; ed allora sarai tu conformemente alla tua indole a promuovere la tua beatificazione.

Ti saluto caramente e ti chiedo di aiutarmi a vivere7 p. Leonardo5 correttamente questi ultimi giorni che mi restano! E spesso verrò a trovarti a Casalucense, sostando dinanzi all’Altare del Sacro Cuore, che la tua famiglia donò alla Chiesa.

Ad Ortona lo ricordano ancora in molti ed il suo nome è entrato ormai nella storia della

città. Ogni anno rievocano la tua militanza nell’Ordine dei cappuccini e il 24 maggio è celebrata una messa solenne proprio nella sua chiesa di Santa Maria delle Grazie. Un tale costante attaccamento dopo quasi un secolo dalla morte certamente nasce dalla convinzione che padre Leonardo era un uomo di Dio, che aveva il carisma del Santo.

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Via p. Leonardo a Ortona.

 

Sono particolarmente lieto di annunciare che per ricordare il suo genetliaco quest’anno finalmente verrà collocato un marmo sul pilastro di destra del cancello della sua casa natale alla Salauca, con incisi i celebri versi

«Laudate e benedicite mi Signore,
e rengraziate, e serviteli cum grande umilitate».

 

 

foto

Tomba di p. Leonardo Palombo, collocata all’interno della cappella della famiglia Cieri ad Ortona. (foto Nino Berardi, per gentile concessione)

 


NOTE

* Non credo che sarò molto lucido nel rievocare la personalità del mio concittadino, del piccolo grande fraticello, padre Leonardo Palombo, sia perché posso essere condizionato da una sorta di campanilismo, dalla familiarità con il luogo e con la casa di nascita, sia perché mi sembra di essere stato un prediletto per questioni personali, come accadde allo scultore Napoleone, autore del grande medaglione di bronzo a bassorilievo che lo ricordava nella casa natale.

  1. M. Sanfilippo in «Il Messaggero», 4 ottobre 1981.
  2. Padre G. Fosco, La vita di Padre Leonardo Palombo, volume manoscritto, p. 1.
  3. Ivi, p. 2.
  4. L. Dommarco, Le Cucine Gratuite di Padre Leonardo in Ortona a Mare.
  5. A. Di Luzio, Ortona negli anni venti e trenta. La povertà in Ortona. L’opera di Padre Leonardo, p. 13.
  6. G. Petrucci, Padre Leonardo Palombo, Cdsc-Onlus, Cassino 2005, p. 19.
  7. La lirica di Tommaso Menna fu pubblicata il 26 luglio 2014 sul quindicinale della città «Il Cittadino».
  8. Altre poesie dedicate al frate francescano e intitolate A padre Leonardo (di p. Guglielmo Fosco), Le cucine gratuite di padre Leonardo (di Onelio Sanvitale), A padre Leonardo Palombo o.f.m. (di p. Guglielmo Fosco) sono state pubblicate in G. Petrucci, Padre Leonardo Palombo … cit., alle pp. 36- 41.

 

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