Spigolature millenarie: i terremoti nel Chronicon casinense.


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Studi Cassinati, anno 2017, n. 3
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Nel Chronicon redatto da Leone Marsicano o Hostiense e continuato da Pietro Diacono più volte è riportato il verificarsi di terremoti. Dalla recente traduzione, Cronaca del monastero cassinese, curata da Francesco Gigante per i tipi della casa editrice Francesco Ciolfi, Cassino 2016, se ne traggono cinque casi:

p.167: il 25 ottobre dell’anno 990 «un grande terremoto si verificò sia a Capua che a Benevento, tale da abbattere tantissime case e far sonare la campane della città. A Benevento abbatté il castello di Vipera e fece crollare 15 torri, sotto le cui macerie morirono centocinquanta abitanti. Distrusse gran parte di Ariano e Frigento, abbatté quasi la metà della città di Compsa [o Consa, oggi in territorio di Conza della Campania, Avellino, poi distrutta anche dal terremoto dell’Irpinia del 1980] e causò la morte del vescovo con molti altri cittadini. Seppellì Ronsa [sito probabilmente limitrofo a Compsa o Consa] con quasi tutti gli abitanti»;

p. 185: nel 1005, ottavo anno di governo dell’abate Giovanni III (997-1010), un «tremendo terremoto per 15 e più giorni scosse questo monte così da aprire lesioni in diverse parti della chiesa»;

p. 403: successivamente alle opere di rifacimento della basilica di Montecassino volute dall’abate Desiderio e dopo la dedica avvenuta il primo ottobre 1071, lo stesso abate avviò i lavori di ampliamento del monastero. Mentre si stavano effettuando le opere di scavo, il territorio subì «tanta frequenza di terremoti che in un sol giorno [si erano avute] 17 scosse, per gli altri giorni ora quattro ora due, a volte anche sei o cinque scosse al giorno». Leone Ostiense ritenendo che nel cassinate i movimenti tellurici avvenissero «raramente», di quell’intensa successione di scosse ne dette una spiegazione soprannaturale e cioè che il terremoto fosse una punizione divina. Infatti riportò una sensazione condivisa con vari altri nel cenobio cassinese tesa a ritenere che quei fenomeni sismici avvenissero «non per cause naturali, ma per la violazione necessaria di moltissime sepolture del luogo, che forse erano state di uomini santi»;

p. 639: nel gennaio 1117 nella Terra di S. Benedetto e, più in generale, «in quasi tutta l’Italia» si verificarono «grandi terremoti» e furono di tanta elevata intensità che «crollarono i muri delle città» come a Verona, le «chiese furono sconvolte dalle fondamenta», caddero le alte torri e «ci furono stragi di uomini», «quasi tutte» le acque che scaturivano dalle sorgenti si intorbidirono, invece le «lampade delle chiese, senza tempesta alcuna, oscillavano». Alberi dalle foglie verdeggianti furono sradicati e scagliati lontano mentre i luoghi furono ricoperti di polvere. Il figlio di Ugone conte del Molise, Simone, morì presso Isernia e il «suo corpo portato» nel monastero di Montecassino, «fu sepolto nell’atrio della chiesa». Si verificarono anche fatti soprannaturali, così un «bambino che non aveva l’età parlò, e predisse cose prodigiose che poi avvennero»;

pp. 643-645: trascorsero pochi anni e un altro terremoto si abbatté nel 1120. Colpì principalmente il territorio di Roccadevandro e fu così intenso che «a Camino crollò il palazzo, a Cocuruzzo la chiesa con la curia, a Vandra la chiesa, le case, il campanile e molti perirono sotto le macerie; tante che se ne sentivano (di scosse) ora nove, ora diciassette, ora venti e più al giorno». Anche in questa occasione Leone Ostiense fornì una spiegazione soprannaturale, di punizione divina. Infatti riferì di un sogno fatto da uno spagnolo presso Termoli al quale apparve S. Benedetto per tre volte, in un trivio, esortandolo ad andare dall’abate di Montecassino a riferirgli che facesse radunare tutta la popolazione al monastero «a piedi scalzi per pregare Dio» mentre l’abate e tutti i monaci dovevano cantare, sempre «a piedi scalzi», le litanie nelle chiese dell’abbazia rivolgendo suppliche e preghiere per placare l’ira di Dio in quanto erano «aumentati i peccati degli uomini e i loro delitti si [erano] moltiplicati molto; forse Dio», aveva predetto S. Benedetto nel sogno, «perdonerà i loro delitti». Intanto il diavolo, assunto l’aspetto di uno zoppo, attese la gente di S. Germano (Cassino) intenta a salire al monastero «sul lato scosceso del monte» e per distorglierli dalle loro preghiere e impedire che raggiungessero il cenobio riferì che la «chiesa della gloriosa Vergine Maria e gran parte della città erano crollate per il terremoto». Quelle persone credettero «alla falsità» e fecero ritorno in città dove si resero conto che si trattava di un’«illusione diabolica» perché non era successo nulla. Allora si ripromisero di fare ciò che avevano interrotto, cioè recitare «scalzi le litanie» nelle chiese di Montecassino, il giorno dopo. Però nella notte, al primo turno di guardia, «ci fu una scossa di terremoto quanto mai potente; i monaci alzandosi dai loro giacigli, a piedi scalzi, piangendo e gridando si rifugiarono presso padre Benedetto e davanti al suo santissimo corpo, innalzando preghiere a lui, cominciarono a cantare litanie presso tutti gli altari del monastero. Fedele il Signore nelle sue parole, che promise di ascoltare chi lo invoca e spera nella sua misericordia; infatti, completate le litanie da parte dei monaci, neppure un’altra pietra cade da questo luogo». Alle preghiere dei monaci cassinesi si unirono quelle della popolazione locale. Infatti nei giorni successivi quasi tutti gli abitanti dei dintorni andarono a Montecassino «a piedi nudi … chiedendo supplichevolmente clemenza a Dio onnipotente, affinché si degnasse di usare misericordia per l’intervento di tanto padre. Né la loro speranza andò delusa, infatti subito si calmò il sussulto di terra» (gdac).

 

 

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