La colonia agricola di Alvito


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Studi Cassinati, anno 2017, n. 3
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di Costantino Jadecola

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Vincenzo Mazzenga (g. c. Luciano Santoro).

Era il 6 agosto 1916 quando, col decreto luogotenenziale n. 1025, l’«Opera nazionale per gli orfani dei contadini morti in guerra e per i figli dei contadini resi in guerra permanentemente inabili al lavoro» presieduta da Luigi Luzzatto1 fu eretta in Ente morale. Tra i suoi scopi, al di là dell’assistenza ai figli dei contadini che in quella guerra ancora in corso avevano perso la vita o che, a causa sua, erano rimasti menomati in maniera irreversibile, vi era anche quello di promuovere e favorire la costituzione di patronati e colonie agricole con il fine di ospitare gli orfani delle vittime della vicenda bellica.

La provincia di Terra di Lavoro che, per iniziativa della Deputazione provinciale, sin dal mese di giugno del 1915 si era attivata, tra le prime in Italia, nel promuovere la costituzione di uno specifico comitato finalizzato a sostenere le famiglie dei richiamati, non poteva perciò rimanere insensibile al suggerimento che perveniva dall’ente presieduto da Luzzatto e fu, dunque, «sollecita a raccogliere e a fecondare la benefica iniziativa»2. Infatti, «il Patronato casertano3, del quale, dall’inizio, fu anima e vita il comm. Vincenzo Mazzenga (…)4 ne propagò infaticabilmente l’idea in tutta la Provincia, promosse e radunò offerte pubbliche e private, e cominciò a svolgere la sua azione con elargire dei sussidi, di cui fruirono per la somma complessiva di L.6.060, ben 149 famiglie di contadini.

«Ma frattanto maturava il disegno di sostituire a questa forma di beneficenza, che si spalmava per molti piccoli rivoli, altra più organica, più utile, meglio ispirata ai fini sociali: l’istituzione di Colonie, ove gli orfani dei contadini morti in guerra, fossero ricoverati ed educati all’agricoltura»5.

Fu allora che nacque ad Alvito la Colonia agricola per gli orfani dei contadini morti in guerra, «validamente propugnata dal comm. Vincenzo Mazzenga», come scriverà il giornale di Terra di Lavoro «L’Unione»6, dalla cui cronaca attingiamo per accennare a ciò che accadde il giorno in cui l’importante iniziativa venne ufficialmente inaugurata.

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Alvito. La sede originaria della colonia agricola per gli orfani dei contadini caduti in guerra (g. c. Luciano Santoro).

Era il 30 ottobre 1919 quando, per l’occasione, convennero ad Alvito il prefetto della Provincia, dott. Lorenzo Valle, in rappresentanza dell’on. Achille Visocchi, ministro “di Agricoltura”, «il sottoprefetto cav. Turchi, il presidente del consiglio provinciale, comm. Orazio Visocchi, l’on. Scorciarini Coppola, il cav. Moscati, direttore della succursale del Banco di Napoli di Caserta, il Capitano dei carabinieri conte Resta, il capo di Gabinetto del prefetto, consigliere Gallo, il prof. cav. Ferdinando La Marca, rappresentante della Società degli agricoltori italiani e del Segretariato Agricolo Nazionale, e i componenti del Patronato provinciale: Ambrosini cav. Giuseppe, Daniele di Bagno con la sua elettissima Signora, nata Pierantoni, Conte Mario Gaetani  Di Laurenzana, Domenico Mesolella, Barone Michele Pasca Di Magliano, cav. uff. Pelagalli, Prof. Ciro Vaccaro».

Gli ospiti, ricevuti dal sindaco, cav. Anastasio Castrucci, «con gli Assessori Fantozzi, Lepore, Simeoni e Di Tullio e col Segretario Merucci, e dal Giudice Cav. Augusto Rocchi col cancelliere Massariello», e dopo aver visitato l’antico Palazzo ducale, sede del Municipio e della Pretura, «furono ospiti del comm. Mazzenga, la cui Signora, coadiuvata dalle figlie, signorine Gina ed Elda, e dalla nipote, signora Maria Grassi, fece con squisita signorilità gli onori di casa. Si tenne dapprima circolo, e fu eseguita sceltissima musica dalla maestra Sig.na Piacentina Gargani, che rivelò ancora una volta le sue doti di esimia pianista, e dalla signorina Gina Mazzenga, che diede prova di sicura agilità e di fine sentimento. Quindi ebbe luogo il pranzo, inappuntabilmente servito, alla fine del quale il comm. Mazzenga, con brevi e schiette parole, ringraziò gli ospiti di aver accolto il suo invito, traendo dalla loro presenza i migliori auspici, per la sorta istituzione; gli rispose a nome di questi, il Prefetto, interpretandone con frase felice i sentimenti».

Poi, intorno alle 15, «dal Palazzo municipale mosse il corteo delle Autorità e dei Sodalizi cittadini, al quale presero parte il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale, il Giudice, la Società del Tiro a Segno, l’Associazione dei Combattenti, la Croce Rossa, la Società Operaia, il Circolo Operaio Agricolo del Castello, la Società S. Maria del Campo, il Circolo Operaio Vittorio Emanuele III, il Circolo Mario Equicola coi rispettivi Presidenti e con la Bandiera, il Maresciallo dei Carabinieri, sig. Valerio, l’Ispettore scolastico prof. Petrolillo, con una rappresentanza dei maestri e delle maestre elementari, il Collegio Salesiano con a capo il rev. prof. Albera, i Parroci e i Canonici della Collegiata.

«Giunti alla Colonia, sita in località S. Rocco, si riunirono agli invitati, e ricevuti e accompagnati dall’egregio Direttore prof. Caristia, si disposero nell’ampio salone, che presto si gremì di signore, di signori e di popolo. Apri la cerimonia il Comm. Mazzenga, il quale con un ammiratissimo discorso mise lucidamente in rilievo il fine dell’istituzione e gli sforzi fatti per compierla, ed augurò che al nobile intento corrispondano i risultati che si sperano e si attendono».

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Alvito. L’ex convento di San Nicola che ospitò la colonia prima di cessare la propria attività (Archivio Coja).

Mazzenga si sofferma in particolare sul programma, che riassume a grandi linee: «promuovere la diffusione delle buone e razionali norme di agricoltura, sia con esempi e dimostrazioni pratiche, date dall’azienda annessa alla Colonia, con campi dimostrativi e sperimentali, con impianti anche se modesti, di industrie di trasformazione dei prodotti del suolo, con razionale allevamento di animali da stalla e da cortile, sia con l’indirizzo educativo, che s’intende seguire, prevalentemente tecnico-agricolo, con l’obiettivo di formare dei buoni e bravi ed onesti agricoltori, che tornando alle loro case, tornando ai lori poderi, diventino a loro volta efficaci propulsori del progresso agricolo».

A seguire, l’intervento del prefetto Valle, «che portò il saluto e il plauso di S. E. l’On. Visocchi, e additò i doveri dell’ora presente verso chi ha contribuito, come i nostri buoni contadini, alla vittoria dell’Italia». In buona sostanza, affermò il prefetto, «con la fondazione della Colonia agricola si paga un debito di gratitudine e di ammirazione verso i nostri contadini caduti nella grande guerra e si inizia, insieme, un periodo di rinnovamento e di progresso economico e sociale».

E poi la volta del direttore della Colonia, il dott. Umberto Caristia, che definisce «geniale» l’idea del Comm. Mazzenga cui, peraltro, non può non riconoscersi un alto valore umanitario perché essa è anche diretta «alla costituzione di un’azienda agricola modello».

In ultimo c’è l’intervento del prof. Domenico Santoro che esalta anche lui «il valore sociale e morale dell’opera» e definisce la Colonia «soprattutto un omaggio e un monumento alla virtù della razza, e come tale, deve esplicarne non mutarne i caratteri; preparare, cioè, in questi fanciulli gli agricoltori di domani, i continuatori e miglioratori dell’arte paterna, non infiacchiti da abitudini borghesi, ma irrobustiti dalle sane fatiche, non sviati dalla loro origine, ma a quella sempre più ricongiunti, non imbevuti di aride cognizioni teoriche, ma iniziati ed adusati alla pratica razionale e feconda. Sarà questo il loro programma di vita materiale e morale, che li renderà non solo esperti, ma onesti, che ne farà non solo dei contadini, ma dei cittadini, utili a sé, utili agli altri, purificato il cuore e rinvigorita la fibra alle fonti della pace e del benessere: l’amore e il lavoro».

Terminati gli interventi, c’è una visita della struttura che è ospitata presso una proprietà dell’avv. Marco Graziani costituita da un fabbricato principale che dispone di un pianterreno, di due piani superiori, di una grande scala centrale e «di vasti ed aereati saloni per dormitori, refettori, scuole, infermeria, bagno lavatoio, forno e pompa, oltre ai necessari alloggi per la Direzione e per il personale d’ordine.

«A sinistra del fabbricato vi è la corte rustica con alloggio per il Capo coltivatore, stalle, fienile, porcile, ecc. A tergo un giardino con piante fruttifere ed ornamentali, ad un lato del quale vi è la conigliera con gabbie di legno, ed all’altro il pollaio, vasto appezzamento difeso e suddiviso in quattro da rete metallica, con quattro casotti in muratura, capaci di 50 polli ciascuno; il tutto di costruzione nuova. A circa cinquecento metri di distanza, vi è altro fabbricato colonico non sistemato ancora»7.

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Alvito. I giovanissimi ospiti della colonia agricola per gli orfani dei contadini fotografati con il direttore tecnico dott. Umberto Caristia e parte del personale (g. c. Luciano Santoro).

La colonia di Alvito, che ebbe in deposito dal ministero dell’Agricoltura le «più moderne macchine agricole»8 e la cui scuola si avvaleva dell’opera del maestro Orazio Fantozzi, «espletò una moderna funzione sociale, consentendo a numerosi giovani bisognosi di garantirsi un futuro, acquisendo competenze tecnico-agricole all’avanguardia, attraverso lezioni teoriche e pratiche in campi sperimentali. La colonia, che disponeva di sette dipendenti fissi9, tre fabbricati e diciotto ettari di terra, poteva ospitare dai 35 ai 50 orfani provenienti da tutta la provincia (di Caserta prima, di Frosinone poi)10. Anche per questo motivo l’allora direttore della filantropica istituzione, Umberto Caristia, scrisse che le benemerenze di Mazzenga ne avrebbero scolpito il nome «per sempre nella memoria dei suoi concittadini«, facendogli meritare la medesima ammirazione che si deve «agli uomini veramente grandi, non essendovi maggior grandezza di quella che proviene dalle doti del cuore»11.

Sul finire degli anni Venti, il calo degli assistiti e l’aumento delle spese obbligarono il comune di Alvito a trasferirne la sede in un edificio di proprietà – l’ex convento di San Nicola – dove, alla Colonia, ormai prossima a cessare la propria attività, venne affiancata una Scuola di avviamento professionale poi trasformata in Istituto agrario statale12.

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Note

1 (Venezia, 1º  marzo 1841-Roma, 29 marzo 1927). Giurista, economista e politico italiano, fu presidente del Consiglio dei ministri dal 31 marzo 1910 al 29 marzo 1911.

2 Colonia agricola per gli orfani dei contadini morti in guerra. Alvito (Caserta). Prima Colonia sorta in Terra di Lavoro, Tipografia della Libreria Moderna E. Beneduce & G. Papa. Caserta MCMXX, p. 7. L’autore ringrazia l’avv. Luciano Santoro per avergli fornito una copia della pubblicazione dalla quale sono state tratte anche le foto che si propongono.

3 Il comitato direttivo era composto da: comm. Vincenzo Mazzenga (presidente della Deputazione provinciale),conte Gennaro Del Balzo di Presenzano (vice presidente), barone Michele Pasca di Maliano (segretario generale), prof. Ciro Vaccaro, cav. Giovanni Ambrosino, cav. uff. Pasquale Pelagalli, cav. dott. Gian Lorenzo Carbone, conte Mario Gaetano di Laurenzana, avv. Giuseppe Daniele di Bagni, sig. Domenico Mesolella e sig. Giuseppe Cappabianca (componenti).

4 (Alvito, 14 novembre 1865-28 ottobre 1942). Laureato in giurisprudenza, si dedicò specialmente all’azienda di famiglia non trascurando l’insegnamento dei metodi più aggiornati per migliorare l’agricoltura in provincia di Terra di Lavoro. Più volte consigliere, assessore e sindaco del comune di Alvito, fu consigliere provinciale dal 1892 al 1920 e in tale veste propose da subito l’istituzione delle Cattedre ambulanti di agricoltura – a quel tempo in Italia ne esisteva solo una, a Rovigo – che venne però realizzata solo nel 1901 a Caserta, Piedimonte d’Alife e Gaeta. Presidente della Deputazione provinciale dal 1916 al 1920, si interessò specialmente alle comunicazioni stradali e ferroviarie e svolse una notevole attività umanitaria e filantropica.

5 Colonia agricola per gli orfani … cit., pp. 6-7.

6 «L’Unione», a. XXVII, n. 38, Caserta, 29-30 novembre 1919.

7 Colonia agricola per gli orfani … cit., p. 27.

8 Ivi, p. 17.

9 Dott. Umberto Caristia, direttore tecnico; Antonio Paolacci, istitutore; canonico Vincenzo Pizzuti, padre spirituale, oltre un inserviente, un portiere e due donne per il bucato e la cucina (Colonia agricola per gli orfani… cit., p. 33).

10 I ragazzi ospitati all’epoca della inaugurazione erano: Apruzzese Michele (Settefrati), Aquila Pasquale e Michele (Alvito), Cappucci Giovanni (Minturno), Cedrone Antonio e Donato (San Donato), D’Ermo Adamo (Mignano), De Martino Antonio (Presenzano), Del Giudice Ferdinando (San Gregorio d’Alife), Eliso Adolfo e Orlando (Santopadre), Evangelista Luigi (Sora), Farina Michele (Settefrati), Fazio Loreto (Alvito), Grella Luciano (Sessa Aurunca), Jacoboni Nicola (Alvito), Lanza Giovanni (Alvito), Lecce Antonio e Domenico (Vicalvi), Leone Gerardo (San Donato), Magliocco Pietro (Casalattico), Panetta Giuseppe (Villa Latina),Papa Giuseppe (Castelvolturno), Paradisi Rocco (Sora), Pellegrino Pasquale (San Donato), Persechino Salvatore (Minturno), Porrelli Pasquale e Mariano (Picinisco), Rosati Alessandro (Castelforte), Rufo Cesare (San Donato), Tavoliere Domenico (Atina), Vinciguerra Angelo (Maddaloni), Vuolo Aniello (Comiziano), Zagarola Valentino (?) (Colonia agricola per gli orfani… cit., p. 37).

11 Da «www.comune.alvito.fr.it/2011/calendario/index.php/agosto-2014-vincenzo-mazzenga».

12 L. Arnone Sipari, Élites locali di Terra di Lavoro in età liberale: l’opera di Vincenzo Mazzenga, in «Annale di storia regionale», a. I, 2006.

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