Florenza Melano. Crocerossina per vocazione.


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«Studi Cassinati», anno 2018, n. 3
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di Raul Lentini

Florenza Melano nacque a Torino il 25 gennaio 1925, figlia di Mario, ufficiale del Regio Esercito Italiano, e di Pia De Bernardi e dunque negli ambienti militari delle caserme ove il padre prestava servizio, caratterizzati da disciplina e risolutezza, si andò forgiando il suo carattere.

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Florenza Melano

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Florenza Melano tra le macerie di Cassino in divisa da crocerossina

Aveva 11 anni quando la famiglia si trasferì a Saganèiti (Eritrea). Lì emerse fin da subito la sua passione per la medicina insegnando alla popolazione locale le norme igieniche essenziali e interessandosi soprattutto delle donne e dei bambini, e nonostante la giovanissima età, aiutata dai medici Italiani all’interno dell’infermeria, si prestò ad aiutare le partorienti e i neonati.

Nel 1939 fece ritorno in Italia con i genitori e oltre a frequentare le scuole si iscrisse a un corso per infermieri. Probabilmente in coincidenza con lo scoppio della guerra o dell’ingresso dell’Italia nel conflitto mondiale, entrò a far parte del corpo della Croce Rossa Italiana.

In virtù della sua precedente preparazione pratica conseguita in Eritrea e dei suoi studi, fu assegnata, con il grado di ufficiale, al seguito delle truppe italo-tedesche.

Cassino: cimitero tedesco provvisorio e, sullo sfondo, strutture edilizie in ricostruzione

Cassino: cimitero tedesco provvisorio e, sullo sfondo, strutture edilizie in ricostruzione

Cassino: la torre campanaria

Cassino: la torre campanaria

Nel corso del 1943 giunse a Cassino. Si prodigò nel portare soccorso alla popolazione locale ma, a causa dell’ordine di evacuazione della città emanato dal comando tedesco, poté consegnare gli aiuti alimentari e i medicinali di notte, trovando rifugio in anfratti e piccole cavità che adibì a ricovero e piccoli magazzini. Dopo il bombardamento di Cassino e del monastero di Montecassino il suo intervento a favore della popolazione fu immediato e incondizionato. Con un’ambulanza faceva da spola tra i campi militari americani e tedeschi in cerca di alimenti che portava alla popolazione ormai incattivita con tutti i belligeranti, non dimenticandosi però di quella nascosta tra le rovine.

In una delle varie uscite, un aeroplano mitragliò l’ambulanza, ferendo gravemente l’autista. Non si perse d’animo. Medicò alla meglio l’addome dell’autista e mentre questi manovrava con i piedi i pedali dell’ambulanza, lei maneggiava il volante fino all’ospedale da campo dove l’autista poté essere celermente curato. Per questa azione venne segnalata per un riconoscimento ufficiale, cosa poi non concretizzatasi.

Verso la fine del 1944 si trovava nelle vicinanze di Piacenza. Un giorno il comandante dell’ospedale, un medico tedesco, riunì tutto il personale sanitario italiano comunicando loro che quella sera le truppe tedesche sarebbero partite per cui consigliava, a chi lo desiderasse, di lasciare l’ospedale nottetempo e di raggiungere le truppe alleate, mettendosi così in salvo. Nel corso della notte, insieme ad altri, fuggì attraversando il ponte ferroviario distrutto e semi sommerso sul Po. Raggiunse i campi alleati e subito si reinserì nell’organico infermieristico inviato nelle retrovie.

In questo periodo, per lei di apparente riposo tornò a Cassino dove, insieme alle autorità locali, si prodigò nella ricerca di sbandati ma sopratutto di bambini rimasti orfani e che giravano alla ricerca dei genitori. Così quegli orfani, alla fine del conflitto, vennero portati e ospitati presso un Istituto milanese per essere accuditi e adottati.

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Florenza Melano tra le macerie di Cassino

Florenza Melano tra le macerie di Cassino

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Nel frattempo la guerra continuava ma non seguì le truppe combattenti poiché rimase nelle retrovie organizzando nuovi ospedali da campo fino alla fine del conflitto. Quindi nel 1945 raggiunse Torino, dove poté riunirsi ai genitori.

Si dedicò all’alpinismo e incontrò quello che diventerà poi suo marito. Si sposò nel 1947, un anno dopo nacque la prima figlia, e, a dimostrazione del suo carattere, oltre alla sua piccola, allattò anche il fratellino che nel frattempo sua madre Pia aveva partorito.

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Cassino e i bambini abbandonati, la malaria, la distruzione e la ricostruzione.

Florenza Melano con i “suoi” bambini di Cassino a Milano.

Continuò ad andare a trovare i suoi piccoli di Cassino fino al 1956, anno in cui si trasferì con la famiglia a Bacoli (Napoli) dove il marito aveva assunto la direzione di una società italo-americana di componenti per radar. A Bacoli trovò il tempo di dedicarsi, con il marito, a scavi archeologici di Baia e Cuma.

Ha lavorato in uno studio legale di Napoli fino al 1973, anno in cui morì dopo una lunga malattia.

È sepolta nel cimitero di Santa Anastasia (provincia di Napoli).

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