Le politiche culturali della Cassa per il Mezzogiorno. Centro Servizi Culturali di Cassino: un’esperienza dimenticata?


«Studi Cassinati», anno 2019, n. 2
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di Francesco di Giorgio

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Cultura, coesione sociale, progresso economico, sono capisaldi imprescindibili per tenere insieme e assicurare lo sviluppo di una Nazione. Al contrario, in assenza di questi elementi è facile scivolare nella decadenza e la marginalità con gravi ripercussioni sulle condizioni di vita del popolo.

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LA CASSA PER IL MEZZOGIORNO E LA PROMOZIONE DI PROGRAMMI CULTURALI
Partendo da questo presupposto, nel 1952 il Movimento di Collaborazione Civica1 studiò e presentò un progetto alla Cassa per il Mezzogiorno2 perché alle iniziative nell’ambito economico fossero abbinate iniziative sociali, educative, e culturali. Purtroppo in quell’epoca il bilancio della Cassa non prevedeva interventi nel settore umano. La cosa fu possibile a partire dal 1961 con l’avvento di un nuovo e più aperto indirizzo politico che si proponeva di «allargare la base democratica dello Stato».

A questo approdo contribuì notevolmente, nel 1958, Giulio Pastore3, arrivato alla guida del Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno, avendo ben presente il nesso stretto che intercorre tra sviluppo economico, oggetto degli interventi speciali della Cassa, e la cultura senza la quale anche il nascente «miracolo economico» suscitava attrazioni parziali e di debole intensità.

Questa verità fu certificata anche dalle giustificazioni (riportate su una pubblicazione interna) che all’epoca dava la Fiat, ad incrementare i suoi investimenti nel Mezzogiorno: «innanzitutto la mancanza pressoché totale delle infrastrutture necessarie per ricevere gli insediamenti industriali nonché la politica di programmazione nazionale ancora confusa nei suoi suggerimenti e nelle linee meridionalistiche a cui si aggiungeva una inadeguatezza e una lentezza degli interventi della Cassa per il Mezzogiorno».

Nel 1966, dopo una gestazione lunga e difficile –la prima relazione fu predisposta e discussa tra il 1960 e il 1961 – Pastore riesce, con la legge proroga della Casmez del 26 giugno 1965 n. 717 a far approvare un documento di alto contenuto denominato «Piano di coordinamento degli interventi pubblici nel Mezzogiorno».

In questo piano venivano esposte le direttive e le procedure per coordinare gli interventi sia ordinari che straordinari nonché la ripartizione della spesa dell’intervento straordinario e il quadro di riferimento territoriale per lo sviluppo economico e il progresso civile dei territori meridionali. A queste direttive – grazie all’impulso di Pastore, politico lungimirante e attento alla programmazione che guardava al futuro prima ancora che al presente – alle consolidate politiche settoriali legate alla agricoltura,alle infrastrutture generali,all’industria, alle fonti energetiche,al turismo ecc. furono aggiunte le direttive sul cosiddetto «terzo tempo». Con questo termine si intendeva un impegno severo e robusto per diffondere e radicare la scuola, l’università, la ricerca, la formazione specialistica superiore.

E’ in questo quadro che si affermò in quegli anni il Formez4 alla cui guida nella seconda metà del 1965 arrivò il giurista e meridionalista Giovanni Marongiu5.

E’ in questo periodo che si affronta operativamente il tema della «promozione e animazione culturale» indicato quale obiettivo sociale ed educativo da realizzare prioritariamente insieme alle attività ordinarie della Cassa, attraverso progetti specifici in raccordo con istituzioni culturali locali: la scuola e le biblioteche pubbliche in primo luogo.

Da queste premesse nasceranno e si affermeranno in tutto il Mezzogiorno d’Italia i «Centri di servizi culturali» che saranno diretti da strutture private appositamente delegate, ma sotto la stretta supervisione del Formez che ne curava le direttive impartite e i programmi.

Gli organismi a cui furono delegate le funzioni gestionali dei «Centri di servizi culturali» furono: UNLA – Unione Nazionale Lotta contro l’Analfabetismo, Roma; MCC -Movimento di Collaborazione Civica, Roma; ISES – Istituto per lo Sviluppo dell’Edilizia Sociale, Roma; ISSCAL – Istituto Servizi Sociali Case Lavoratori, Roma; CIF – Centro Italiano Femminile, Roma; ENAIP – Ente Nazionale Istruzione Professionale, Roma; ACLI – Istruzione professionale, Roma; ISPES – Istituto Studi Problemi Economici e Sociali, Roma..

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IL MOVIMENTO DI COLLABORAZIONE CIVICA, AFFIDATARIO DEL CSC DI CASSINO
All’MCC furono affidati i Centri di Servizi Culturali in Puglia (Canosa, San Severo, Brindisi); in Basilicata (Matera); nel Lazio (Cassino e Latina), in Abruzzo (Sulmona); in Calabria (Lamezia Terme e Villa San Giovanni).

In totale furono 90 i centri disseminati in tutta l’Italia meridionale.

Ebe Flamini6, presidente dell’MCC, nel presentare il suo movimento, e i Centri ad esso affidati, a un convegno su specifiche materie gestionali e di formazione degli operatori, così si espresse:

«Si tratta di un Ente con un nome lungo e un poco difficile da ricordare: “Movimento di Collaborazione Civica” fondato nel dicembre del 1945. Le parole con le quali fu data vita al movimento: “Noi uomini e donne di diversa fede e di diversa opinione politica, raccolti in un momento nel quale il dolore e le sventure che si sono abbattute sull’Italia si congiunge alla soddisfazione per la recuperata libertà, riuniti nel sentimento del dovere di ogni italiano di adoperarsi perché l’Italia si sollevi dall’attuale stato di prostrazione e perché sia garantita la conservazione delle libertà democratiche, a così duro prezzo riconquistate, concordi nel comune riconoscimento dei valori che sono presidio e fondamento di una libera democrazia quali: il rispetto della personalità umana; il principio dell’uguaglianza fra gli uomini, al di sopra di ogni diversità di razza, di religione, di nazionalità, di lingua e cultura; il diritto dei cittadini di partecipare attivamente al governo della cosa pubblica; il superamento di ogni privilegio di nascita o di classe; l’esigenza che a ciascuno siano garantite uguali possibilità di vita e di sviluppo della propria personalità; il rispetto della verità e della libertà di informazione; la tolleranza di ogni fede e di ogni opinione; la libertà di pensiero, di stampa e di associazione; convinti che il popolo italiano possa raggiungere un più elevato livello di vita materiale e morale soltanto attraverso la formazione di una coscienza civica, nella quale gli italiani ispirandosi a quei valori ritrovino una migliore consapevolezza dei diritti e dei doveri che l’appartenenza ad una comunità politica conferisce al cittadino, desiderosi di unire gli sforzi per concorrere a questa opera di educazione civica, abbiamo convenuto di fondare a questo fine una Associazione denominata Movimento di Collaborazione Civica».

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L’INTENSA ATTIVITÀ CULTURALE DEL CSC DI CASSINO
Il «Centro di Servizi Culturali di Cassino», che aveva sede in largo Dante (palazzo Turcano), svolse la sua attività dal 1967 al 1973.

Le sue attività furono incentrate soprattutto sulla biblioteca, intesa come centro motore di animazione culturale e fulcro di ogni iniziativa che aveva a disposizione un corposo patrimonio librario. La prima dotazione per l’esattezza era costituita da 4.954 titoli divisi nelle varie branche del sapere e con una cospicua dotazione a disposizione dei più piccoli (scuola dell’infanzia e scuola dell’obbligo). Alla biblioteca era affiancata una corposa dotazione musicale (soprattutto musica etnica) con annessa sala ascolto musica. Notevole anche il materiale di supporto quali ad esempio le prime telecamere mobili utili agli studenti per le iniziative tese a registrare la vita quotidiana delle persone oltre che a documentare la memoria orale espressa nei vari settori della vita sociale e politica; macchine per scrivere; ciclostile; televisore; lavagna luminosa; epidiascopio ecc.

Dunque la biblioteca vista e vissuta come centro motore dell’iniziativa culturale e non come mero centro di raccolta di libri e distribuzione di essi. Questa diventò, secondo le linee guida del piano di coordinamento degli interventi pubblici nel Mezzogiorno, un luogo di incontri e dibattiti.

Fucina di iniziative per cineforum, conferenze, presentazioni di libri e tavole rotonde sugli stessi problemi dello sviluppo economico, mai considerati questi come fatto a se stante.

Furono avvicinati alla lettura e all’impegno culturale molti ragazzi, ma anche molti adulti, e fu dato spazio soprattutto alle periferie non solo di Cassino ma anche dei paesi vicini.

Il cineforum diventò un appuntamento pressoché continuativo e a questi appuntamenti non mancarono di portare il loro autorevole contributo personaggi del calibro di Cesare Zavattini7 e Giuseppe De Santis8 esponenti del neorealismo italiano.

Grande spazio ebbe l’approfondimento delle tematiche sulla salute mentale che negli anni ’70 conquistarono l’interesse dell’opinione pubblica per le iniziative di Franco Basaglia9.

Una mostra di grande successo avente per tema il problema delle malattie psichiatriche, fu ospitata a Cassino e spiegata e raccontata dagli autori, Piero e Gianni Berengo Gardin10 a cui partecipò lo stesso Franco Basaglia direttore dell’Ospedale di Trieste.

Gli addetti alla gestione bibliotecaria erano persone opportunamente qualificate con corsi specifici e soggette ad aggiornamenti continui. Come continui erano gli aggiornamenti per l’intero nucleo di operatori che prestavano servizio nei CSC.

Uno dei momenti più qualificanti di questa attività fu una visita in Francia ad alcune Maisons de la culture (1971) per conoscere da vicino il fenomeno della contestazione del maggio francese e le risposte date alle richieste degli studenti; e il seminario, cosiddetto Corso lungo residenziale durato ben quattro settimane a Bitonto (Bari). A questa iniziativa, nella fase preparatoria, lavorò molto il gruppo di Cassino e quello di Canosa all’epoca diretto da Michele Mirabella futuro dirigente e conduttore RAI. Oggetto del seminario i mezzi di comunicazione di massa, in particolare Cinema e TV; criteri e strumenti di programmazione con particolare attenzione al lavoro intellettuale come professione; rapporto tra cultura e impresa; analisi sulle caratteristiche dei tempi moderni.

Il CSC di Cassino ebbe tra i suoi operatori Luisa Castelli e Marcella Battisti che avevano anche il ruolo di raccordo con i vertici dell’MCC e con il Formez. E ancora: Antonio Matrundola, Gianni Terenzi, Elena Ubaldi, Francesco Di Giorgio, Franco Tocco, Franco Farina, Giovanni La Guardia.

Al «Centro di Servizi Culturali di Cassino» si affiancò, in un rapporto di collaborazione programmatica ed operativa, il Gruppo di Collaborazione Civica “Valcomino” fondato da Vittorio Fortuna, Roberto Petrillo, Maria Antonietta Massa, Paolo Caira, Maria Grazia Di Paolo, Orazio Riccardi, Giuseppe Ambrosio, Angelo Petrilli, Anna Ambrosio e Luciana De Luca. Questo gruppo, nato su base volontaria, si costituì per raggiungere lo scopo primario di concorrere alla formazione nei cittadini di una coscienza civica e di promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita democratica del paese.

Tante le iniziative animate da questo gruppo che si svolsero ad Atina e nei Comuni della valle di Comino. Molte attività erano indirizzate soprattutto in campo teatrale e musicale. Da qui nacquero i primi segnali che portarono Vittorio Fortuna ad avviare il grande percorso di “Atina Jazz” che tanti successi miete ancora oggi; Daniele Paris, assiduo frequentatore del gruppo, fu ispiratore e fondatore nello stesso tempo del Conservatorio musicale di Frosinone; istituzione diventata nel tempo punto di riferimento per studenti provenienti da tutto il mondo.

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IL MINISTRO DELLA CULTURA DELLA CECOSLOVACCHIA OSPITE A CASSINO
Alla fine degli anni sessanta il dibattito politico in Italia si animò molto attorno alle vicende internazionali legate alle esperienze sul cosiddetto “socialismo dal volto umano” inaugurate in Cecoslovacchia da Alexander Dubcek11.

Il «Centro di Servizi Culturali di Cassino», in sintonia con la storia della città che l’aveva vista protagonista suo malgrado delle tragiche vicende della Seconda guerra mondiale, volle affrontare anche questo problema con una serie di iniziative culturali di grande rilievo.

Furono organizzati convegni specifici sulla politica internazionale europea a cui parteciparono, tra gli altri, Jiri Pelikan nella sua veste di direttore generale della Televisione di Stato cecoslovacca e Vaclav Pelisek12 ministro della cultura.

Di quest’ultima iniziativa, realizzata l’8 marzo 1969 avente per tema La Cecoslovacchia: problemi e prospettive, si è reperito un resoconto succinto che si riporta integralmente:

L’esperienza di questi anni di costruzione del socialismo in Cecoslovacchia può servire per tutti gli uomini a cui sta a cuore il problema del socialismo e che vogliono agire e programmare in tal senso.

La storia della Cecoslovacchia non è solo problema della Cecoslovacchia o della sola Europa.

La Cecoslovacchia è nata come repubblica democratica borghese cinquanta anni fa. Trenta anni fa fu invasa dai nazisti e si sviluppò la lotta contro Hitler, finché alla fine della guerra mondiale, nel 1948, il partito comunista conquistò il potere. Già dopo due o tre anni Stalin aveva determinato con la sua intolleranza non solo verso le forze borghesi, ma anche verso le forze marxiste, una situazione disastrosa. Non solo furono rovinati tutti i capi del partito comunista, ma anche tutti i programmi del socialismo cecoslovacco. Le speranze tornarono dopo il XX congresso del PCUS, perché tutti pensammo che si fosse ad una svolta, in realtà non si verificò nessun cambiamento decisivo e le forze staliniste (prenderò come simbolo il nome di Novotny)13 si organizzarono in oligarchia del partito sottratta ad ogni critica, con un solo programma: tenere il potere.

Questa politica inaugurò una crisi permanente nell’economia cecoslovacca (credo che il problema economico sia il più importante) acuitasi nel 1960, Novotny disse che era colpa di Mao se il piano quinquennale non si era realizzato.

La censura era sempre molto pesante e non lasciava trapelare nessun dato o statistica reale; intanto si rafforzava l’opposizione a Novotny, organizzata anche in gruppi di base e si arrivò, nel novembre 1967 alla lotta per la difesa della nazionalità slovacca (Novotny è ceko).

Alla caduta di Novotny tutte le forze di opposizione cominciano a esprimersi e l’opposizione era anche nel partito. Si presenta un programma con nuove prospettive che riprendono alcuni temi del socialismo cecoslovacco liquidato da Stalin. Si critica soprattutto l’imposizione di un modello sovietico a una società sviluppata culturalmente, civilmente ed economicamente, quale era quella cecoslovacca.

Ma arriva il 21 agosto (data dell’invasione delle truppe del patto di Varsavia ndr). E lo sviluppo democratico si arresta di nuovo. Torna la censura, e non solo per tre mesi, come era stato promesso.

Domanda: Lei attribuisce tutte le responsabilità a Stalin e Novotny. Ma non pensa che sia invece il socialismo la causa di tutto? E che dove c’è il comunismo non possa esservi libertà?

Risposta: Preciso che per me Stalin non è una persona, ma il simbolo di una situazione che si è andata via via sviluppando dal 1924 in poi.

Penso ancora oggi che il socialismo non è contrario di libertà, ma che noi ne conosciamo solo un modello degenerato, dove la libertà è pochissima. Anche il capitalismo ha differenti modelli; alcuni concedono certe libertà, altri nessuna.

Domanda: Che cosa pensa delle socialdemocrazie europee?

Risposta: Non sono in grado di rispondere a questa domanda.

Domanda: Per quale motivo Lei è stato costretto ad abbandonare il posto di ministro della cultura? E non pensa che oggi sarebbe più utile una sua presenza a Praga anziché all’estero?

Risposta: Novotny ha sempre tenuto fede al suo metodo: ciò che lui diceva si doveva realizzare. L’arte, pensava Novotny, è solo uno strumento ideologico che deve servire alla politica del partito.

Il motivo ultimo del mio allontanamento è stata la critica che ho rivolto ad un ex regista cinematografico sovietico, poi segretario di Krusciov. Egli scrisse poi una lettera contro di me e io sono stato mandato via quasi subito dal Ministero in cui lavoravo (da noi si dice “sono uscito”).

Posso citare un altro caso: il prof. Saluzky, docente di Economia all’Università di Praga aveva criticato aspramente Novotny prevedendo una grave crisi economica per il 1970. Dopo tre mesi Saluzky non era più professore, ma sceneggiatore cinematografico.

Io ero a Praga durante i giorni di agosto, ma ne ero uscito quasi subito e vi sono ritornato al rientro di Dubcek dall’Unione Sovietica (dove era stato deportato in stato di semidetenzione, ndr). Poi sono venuto in Italia. Penso che la Cecoslovacchia si possa difendere anche da qui.

Qui io posso scrivere e pubblicare articoli e libri che al mio paese mi sarebbero proibiti.

Io sono in una posizione più difficile di quella di Dubcek perché lui è slovacco. Gli slovacchi sono molto nazionalisti e prendono compatti le difese dei loro connazionali.

Domanda: Ci si commuove per i due o tremila morti in Cecoslovacchia. Ma per tutti i comunisti massacrati in Indonesia?

A me pare che, se l’America si sente in diritto di difendersi a più di dodicimila chilometri dalle sue coste (Grecia, Turchia, Vietnam), sia giusto che altrettanto faccia l’Unione Sovietica e con un paese a lei assai vicino come la Cecoslovacchia dove la causa del movimento operaio era in pericolo. Troppo antisovietismo quindi nelle sue parole. In secondo luogo: nel libro di Ota Sik14 La verità sull’economia cecoslovacca si legge solo di efficacia aziendale, di capacità imprenditoriale. Non una parola sull’umanesimo proletario. è questa la libertà che il nuovo corso cecoslovacco voleva difendere?

Risposta: Lei dice due o tremila morti. Ma potevano essere molto di più. All’inizio dell’invasione da parte dell’URSS e degli altri eserciti, nessuno sapeva che cosa succedesse, e avrebbero potuto scoppiare battaglie violentissime e sanguinose. Adesso viviamo nella certezza che ogni giorno potrebbe essere un nuovo 21 agosto.

La Cecoslovacchia è un problema mondiale, certo. Ma è diritto degli Stati del Patto di Varsavia entrare armati in Cecoslovacchia?

Nel 1948 il partito comunista ha conquistato il potere senza armi, come è possibile che dopo venti anni siano necessarie le armi per conservarlo? Il più grande alleato degli Stati Uniti, nel mese di agosto, è stato senz’altro Breznev15 a cui Nixon16 potrebbe dare una medaglia d’oro per aver liquidato in poche ore la più grande base filosovietica dell’Europa centrale. La seconda armata cecoslovacca era infatti la più potente, dopo quella sovietica. Mi viene in mente che lo stesso favore deve aver fatto Stalin a Hitler, quando uccise 39 comandanti del suo esercito.

Sik non parla di umanesimo proletario: ma è umanesimo proletario che un uomo a Praga non possa comperare una camicia per la sua donna dopo aver duramente lavorato?

Anche se disponiamo di denaro noi non possiamo comperare una camicia azzurra n. 39, perché si fabbricano solo camicie rosa n. 40.

Ai nostri operai non importa nulla della loro fabbrica e di quello che producono, non lo sentono loro.

Dalla mancanza di beni elementari è nato un feticismo nuovo: anziché il feticismo della merce, è nato quello della sua assenza.

Domanda: Perché voi cecoslovacchi, popolo così eroico, colto, civile, vi siete lasciati mettere la camicia rossa del comunismo? A voi si addiceva tutt’al più una camicia rosa sbiadito, un socialismo di tipo nenniano. Il comunismo è contro la libertà e voi siete un popolo che ama la libertà.

Risposta: La storia della Cecoslovacchia non comincia nel ’45, all’arrivo delle camicie rosse. Ne sono arrivate molto prima molte altre: nere, marroni, bianche. E la Cecoslovacchia le ha accettate o respinte, sostenute o combattute. Non voglio fare un discorso mitico sui cecoslovacchi dicendo che sono tutti buoni e tutti vittime. Anche adesso contro la maggior parte che si oppone alla oppressione sovietica, c’è una minoranza che collabora con i russi (anche tra la classe operaia).

Il problema centrale secondo me è sempre quello della lotta della cultura contro la non cultura. Lo stalinismo e il novotnismo sono una deformazione profonda dello sviluppo democratico cecoslovacco.

Sono la non cultura.

Nonostante una buona dose di pessimismo io credo che la democrazia cecoslovacca abbia un futuro, forse lontano, ma lo avrà. E la vostra solidarietà può aiutare molto il mio paese.

Domanda: Non crede che il discorso sulla Cecoslovacchia per essere completo, non debba opporsi a quello sull’Unione Sovietica, ma che si debba effettuare una unica analisi sul carattere revisionista di entrambe le politiche di quei paesi?

A questa domanda, che forse Pelisek non ha ben compreso, egli non risponde coerentemente.

La Cecoslovacchia in quanto Stato unitario non esiste più e nemmeno l’Unione Sovietica, ma non c’è dubbio che il dibattito culturale che si andava sviluppando in Italia e anche a Cassino sulle problematiche relative al cosiddetto “socialismo reale”, servì molto a capire ciò che bolliva in pentola in Europa e quello che sarebbe successo dopo, soprattutto a seguito della caduta del muro di Berlino.

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LE INIZIATIVE CULTURALI LEGATE ALL’ATTUALITÀ E AL TERRITORIO
Tante altre furono le iniziative sul territorio messe in campo in quegli anni sia a Cassino che ad Atina, ne ricordiamo il convegno sul tema Dal fascismo alla Repubblica, socialisti, azionisti e repubblicani, relatore il prof. Fausto Nitti. Il convegno sul tema I socialisti dal 1892 al fascismo, relatore la prof.ssa Francesca Di Iorio. Il convegno su Questione sociale ed origini del movimento operaio in Italia, relatore prof.ssa Vittoria Rossi. Il convegno sul tema Destra e sinistra storica relatore prof. Rocco Brienza.

Il convegno sulla Letteratura italiana con la partecipazione del prof. Gastone Manacorda dell’Università “La Sapienza” di Roma. La conferenza su La polemica sul Risorgimento con il prof. Rocco Brienza. Il convegno su I liberali nel primo ventennio del ‘900 relatore il prof. Salvatore Valitutti. La conferenza sul tema I comunisti dal fascismo alla Repubblica, relatore il prof. Maurizio Tiriticco. Il convegno sugli Ospedali psichiatrici in Italia con la partecipazione del prof. dott. Franco Basaglia. Il convegno avente per tema La superstrada Sora-Atina-Cassino, e le prospettive di sviluppo della Valcomino nel quale relazionarono: il prof. Rosario Giuffrè, il dott. Armando Mancini, l’on. Franco Assante, l’ing. Carlo Di Mambro, il prof. Rocco Brienza, il prof. Vincenzo Zarrelli, il sig. Bruno Coletti, il prof. Palmerino Cedrone, il prof. Gerardo Vacana, il sig. Attilio Cellucci. Il seminario residenziale della durata di due mesi a Cassino sulle tematiche dell’Assetto del territorio in funzione dello sviluppo industriale (era già stata deliberata l’ubicazione della Fiat a Cassino) in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) e con il coordinamento del prof. Roberto Malusardi titolare della cattedra di Urbanistica all’Università “La Sapienza” di Roma. Al seminario parteciparono in qualità di assistenti Giuseppina Marcialis, Renato Nicolini, Massimiliano Fuksas.

Il seminario con esperti archeologi sullo stato del Teatro Romano di Cassino e modalità e prospettive di recupero dell’area.

Nel 1972 cominciano ad emergere nuove problematiche per il territorio. Alcune di esse già esaminate sul piano culturale e scientifico, come il seminario sull’assetto urbanistico, altre meritavano di essere affrontate. E così fu. Con il contributo di esperti del Formez, fu organizzata una vasta campagna di acquisizione dati sul fenomeno del pendolarismo dai luoghi di lavoro alle fabbriche. Da questa iniziativa scaturì una raccolta dati importante utilizzati poi dai sindacati per organizzare le proprie iniziative sulle problematiche dei lavoratori dentro e fuori la fabbrica.

L’iniziativa più imponente dei sindacati – sicuramente ispirati anche dalla politica culturale esercitata dal «Centro di Servizi Culturali di Cassino» che nel frattempo era stato chiuso – approdò, nella primavera del 1975, ad una grande mobilitazione unitaria. In questo frangente fu proclamato uno sciopero generale del Cassinate e del sud pontino che portò in piazza Labriola a Cassino circa 10.000 manifestanti sulle problematiche del territorio tra cui i trasporti, i servizi al cittadino, il miglioramento delle condizioni di salute nei luoghi di lavoro, il diritto allo studio con particolare riguardo alla istituzione della Università di Cassino. A chiudere la manifestazione con un comizio in piazza fu Franco Marini segretario confederale della CISL e futuro presidente del Senato della Repubblica.

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LA PROSPETTIVA DEL DECENTRAMENTO UNIVERSITARIO E LA CANDIDATURA DELLA CITTÀ DI CASSINO
Un seguitissimo convegno fu organizzato anche sulle tematiche della organizzazione universitaria nel Lazio. Negli anni ’70 Cassino aspirava a diventare sede universitaria. Per il raggiungimento di tale obiettivo negli anni precedenti era stato creato un Istituto pareggiato di Magistero quale primo passo verso l’ambito traguardo. L’opposizione alle aspirazioni della città di Cassino erano molto forti perché forti erano gli interessi che ruotavano attorno al mondo universitario. Ma il fronte contrario a Cassino veniva anche dalle posizioni campanilistiche di tante altre città del Lazio meridionale.

Anche in questo caso il «Centro Servizi Culturali» seppe svolgere il suo ruolo di orientamento culturale prima ancora che politico. Il convegno su richiamato ne fu un esempio concreto. Ad animare questa iniziativa fu l’on. prof. Gabriele Giannantoni autorevole esponente parlamentare del P.C.I. e cattedratico della “Sapienza” di Roma.

Il 9 agosto 1975 il Consiglio dei Ministri approva il disegno di legge di istituzione dell’Università di Cassino. Il CIPE ratifica il parere favorevole espresso dalla Regione Lazio per l’istituzione delle sedi universitarie di Viterbo e Cassino. Le diatribe interne ai partiti che avevano rallentato l’iter di questi progetti, sono definitivamente superate.

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LA FORMAZIONE PERMANENTE DEGLI INSEGNANTI E LE NUOVE PROSPETTIVE DELLA DIDATTICA
Il settore in cui l’impegno del Centro Servizi culturali di Cassino si affermò maggiormente fu nel campo delle attività didattiche. Del resto era questo, insieme alle attività bibliotecarie, una delle maggiori linee guida vigenti in quel periodo.

In una logica di proficua relazione con le realtà associative del territorio furono svolte intense attività di cooperazione con altri istituti culturali, con le scuole, con gli Enti locali e con l’Università.

Attività primarie sul fronte della lotta all’analfabetismo ancora presente in quegli anni e attività culturali verso gli adulti anche con l’ausilio delle nuove tecnologie, furono impegno costante del Centro.

Un impegno particolare fu indirizzato alla formazione degli insegnanti, anche attraverso la sperimentazione di nuove metodologie nel campo della didattica (era il tempo in cui si discuteva molto della riforma della scuola) oltre che alla formazione permanente della nuova figura che si andava affermando: «l’operatore culturale».

Tra le attività più rilevanti ricordiamo il ciclo di iniziative rivolte alla formazione degli insegnati elementari con Otello Sarzi17 e Gianni Rodari18.

Un importante protocollo di collaborazione fu portato avanti con i CEMEA19 della Liguria nella cui sede di Sarzana diversi insegnanti di Cassino andarono ad approfondire le loro conoscenze professionali attraverso seminari specifici soprattutto nel campo della cosiddetta “insiemistica” ovvero la “teoria degli insiemi”. Era, infatti, il tempo in cui un gruppo di pedagogisti, matematici e filosofi, avevano elaborato delle metodologie didattiche atte a migliorare la qualità dell’insegnamento della matematica.

Cesare Godano20 e Lia Gisolini21, indimenticabili e autorevoli esponenti dei CEMEA, soggiornarono a Cassino in diverse occasioni per sostenere le attività del centro e per aiutare gli operatori a dispiegare al meglio le nuove tecniche didattiche acquisite.

Importante e molto seguita fu anche la conferenza che venne a tenere lo scrittore Umberto Eco. Conferenza rivolta principalmente al mondo della scuola.

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LA BIBLIOTECA CENTRO PROPULSORE DELL’ATTIVITÀ CULTURALE
Sinteticamente abbiamo ricordato alcuni momenti salienti delle attività del «Centro di Servizi Culturali di Cassino» che si muovevano perfettamente all’interno del cosiddetto “piano di coordinamento” sul quale era scritto: «… la promozione e l’animazione culturale si impernierà su di un centro comunitario,sede delle iniziative di base a carattere sociale ed educativo (quali quelle giovanili, di lotta contro l’analfabetismo, di educazione degli adulti, ecc.). Questi centri comunitari saranno organizzati intorno ad un moderno servizio di biblioteca locale e alla scuola, e corredati di quegli strumenti di diffusione culturale che costituiscono anche mezzo indispensabile per la realizzazione di particolari programmi di intervento economico e tecnico (mezzi e sussidi audiovisivi,ecc.)».

La biblioteca, perno centrale delle attività del Centro, fu incrementata notevolmente nella sua dotazione libraria grazie anche alle cospicue somme messe a disposizione. La Cassa per il Mezzogiorno con una delibera del 29 luglio 1969, deliberò l’acquisto di un primo stock di libri per l’importo di un miliardo di lire da distribuire nei CSC già costituiti (45).

Uno stretto rapporto con le Sovrintendenze librarie e con il Ministero della pubblica istruzione, assicurarono che nelle biblioteche vi fossero sempre operatori ben addestrati al delicato compito. Fu anche questa la ragione per cui la lettura diretta presso le sedi e il prestito bibliotecario, aumentarono notevolmente.

Le biblioteche dei CSC costituiscono tutt’ora una eccellente rete di servizi bibliotecari nel Mezzogiorno. Molti dei Centri Servizi Culturali nati nell’ambito dei programmi della Casmez, in molte aree del Mezzogiorno d’Italia e in particolare in Sardegna, sono ancora punti di rifermento essenziale per la crescita culturale dei territori di competenza.

Altri sono stati trasformati rispetto alle funzioni originarie, altri ancora dopo alterne vicende sono stati definitivamente chiusi.

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IL TRASFERIMENTO ALLE REGIONI E IL DECLINO DEL CENTRO DI CASSINO
I «Centri di Servizi Culturali» con decreto del Ministro per il Mezzogiorno on. Paolo Emilio Taviani del 12 dicembre 1972 furono trasferiti alle Regioni che si erano costituite nel 1970 in attuazione del dettato costituzionale. Quindi queste subentrarono agli Enti gestori che avevano assicurato il servizio fino a quel momento.

Terminava così il programma del Formez. Molti Centri vennero chiusi. Altri furono riaperti dopo molte traversie.

Non fu così per il «Centro di Servizi Culturali di Cassino» che nel 1973 dalla Regione Lazio fu decentrato e le cui funzioni furono assegnate al Comune di Cassino. Fu la fine di una eccellente esperienza, ma fu la fine anche della biblioteca che da allora ha smesso di essere elemento propulsore della vita culturale della città e del territorio.

La Regione Lazio che della esperienza culturale attivata dal Formez, aveva ereditato due Centri, quello di Latina e quello di Cassino, non ha voluto, ritenuto o saputo portare avanti un modello che negli anni si era dimostrato vincente.

Uno sprazzo di luce si ebbe con l’assessore regionale alla cultura del Lazio Luigi Cancrini nel 1977 allorquando fu finanziato un corposo programma di iniziative culturali con un investimento di 40 milioni destinato alle cooperative delle case Fiat. Un progetto che, ricalcando le linee culturali su cui si era mosso anni prima il «Centro di Servizi Culturali di Cassino», aveva il compito di attivare iniziative atte a favorire l’integrazione sociale e culturale degli operai Fiat trasferiti negli insediamenti urbani della cintura cassinate provenienti da altri territori e da altre tradizioni.

Poi il buio più completo. Eppure l’art. 3 e l’art. 9 della Costituzione sono ancora validi e tutt’ora vigenti. L’art. 3: «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»; l’art. 9 a sua volta, afferma che «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica».

Non c’è dubbio che uno degli strumenti per l’affermazione piena di questi due articoli della Costituzione, è il servizio bibliotecario inteso non come mero strumento di conservazione di libri, bensì come motore e promotore di iniziative culturali in sintonia con tutti gli altri presidi depositari dell’attività culturale, scuole, università, ecc.

Il «Centro di Servizi Culturali» così come concepito e sviluppato dalla Cassa del Mezzogiorno nel Lazio è stato cancellato da tempo. Ma cosa abbiamo oggi in sostituzione di esso?

Le cronache ci informano quotidianamente, e con grande enfasi, che la Regione Lazio destina molti dei suoi fondi del capitolo cultura, alle sagre paesane.

E’ questa la vera prospettiva culturale del futuro?

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UN FELICE INCONTRO

Maria Maddalena Rossi alla Camera dei Deputati durante la presidenza Leone.

Maria Maddalena Rossi alla Camera dei Deputati durante la presidenza Leone.

Nell’estate del 1970 eravamo a Sarzana in provincia di La Spezia per un seminario sulla didattica nelle scuole elementari diretto dal responsabile dei CEMEA Cesare Godano. Questi in quel periodo era anche assessore alla cultura nel Comune di La Spezia. Per questa ragione Godano aveva un rapporto privilegiato con una persona speciale. Sapendo che venivamo da Cassino, volle condividere con noi questa evidenza. Insieme a Giuseppe Fasoli originario di Atina, al tempo deputato al Parlamento per la circoscrizione ligure, ci recammo presso il Municipio di Porto Venere (SP). Qui ad attenderci c’era il sindaco in persona. Era Maria Maddalena Rossi già deputata all’Assemblea costituente della Repubblica Italiana e presidente nazionale dell’UDI – Unione donne italiane. L’incontro fu commovente. Cassino riportava alla sua mente momenti

Maria Maddalena Rossi.

Maria Maddalena Rossi.

importanti del suo impegno politico, sociale e civile. Entrò subito in argomento ricordando le emozioni provate al Supercinema di Pontecorvo nell’ottobre 1951 al convegno sulle delicate questioni delle “marocchinate”; le sue battaglie in Parlamento per la tutela delle donne che furono vittime di efferati episodi da parte delle truppe di colore marocchine; il ricordo che più la appassionò fu l’esperienza con i bambini del cassinate quando nell’immediato dopoguerra in prima persona si adoperò per rendere operativo il piano che prevedeva il trasferimento di oltre 3.000 bambini del cassinate presso le famiglie del nord Italia per sottrarli alla fame e alle malattie. Lapidario il suo giudizio di quella esaltante esperienza: «la vicenda umana e politica che animò l’intero programma di solidarietà a favore dei bimbi di Cassino e del Cassinate e relative famiglie, costituì il più limpido esempio di solidarietà ed unità nazionale della giovane Repubblica Italiana nata dalle macerie della seconda guerra mondiale». La grande bontà ed umanità di Maria Maddalena Rossi sono codificate, a perenne memoria, nella cattedrale di Porto Venere dove la mano di questa grande benefattrice è impressa nel portone di bronzo dell’ingresso principale. La Provincia di Milano nel 1987 le aveva conferito la Medaglia d’oro per il suo impegno sociale, politico e civile.

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NOTE

1 MCC – Movimento di Collaborazione Civica con sede in Roma fondato nel 1945 da Ebe Flamini, Cecrope Barilli, Augusto Frassineti, Ignazio Silone ed altri.

2 La Cassa per il Mezzogiorno per opere straordinarie di pubblico interesse nell’Italia meridionale, fondata nel 1950.

3 Giulio Pastore, Genova 1902 – Roma 1969. Fu sindacalista (guidò la Cisl dal ’50 al ’58), politico, deputato e Ministro democristiano.

4 FORMEZ – Centro di formazione e studi per il Mezzogiorno, ente costituito nel 1965.

5 Giovanni Marongiu, 1929 – 1993. Giurista, meridionalista, consigliere di amministrazione della Cassa del Mezzogiorno e presidente del FORMEZ. Nel VI governo Andreotti fu ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno.

6 Ebe Flamini, Roma 4 maggio 1917 – 3 ottobre 1992. Nel 1943 partecipò attivamente alla Resistenza romana in qualità di militante del Partito d’Azione; fu tra i fondatori dell’MCC; nel 1951 aderì all’associazione italiana per la libertà della cultura (AILC), fondata nel dicembre 1950 da Ignazio Silone e Vittorio Libera; collaboratrice della rivista “Il ponte” di Piero Calamandrei, divenne ben presto figura di spicco nel panorama culturale italiano promuovendo l’apertura di molti circoli culturali e biblioteche. Nel 1956 partecipò alle iniziative di protesta a sostegno di Danilo Dolci.

7 Cesare Zavattini, Luzzara 1902 – Roma 1989. Sceneggiatore, giornalista,commediografo, scrittore. Fu tra le figure più rilevanti del neorealismo italiano di cui fu anche teorico.

8 Giuseppe De Santis, Fondi 1917 – Roma 1997. Regista e sceneggiatore, fu anch’egli autorevole rappresentante del neorealismo italiano.

9 Franco Basaglia,Venezia 1924 – 1980. Psichiatra e neurologo italiano. Professore, fondatore della moderna concezione della salute mentale e riformatore della disciplina psichiatrica in Italia.

10 Gianni Berengo Gardin nato a Santa Maria Ligure nel 1930 è fotografo di grande fama con all’attivo diversi libri fotografici fatti anche con scrittori famosi come Cesare Zavattini. Piero, cugino di Gianni è anch’egli fotografo di successo.

11 Alexander Dubcek, 1921 – 1992. Politico cecoslovacco. Segretario politico del partito comunista cecoslovacco. Propugnò con coraggio la cosiddetta “primavera di Praga”.

12 Vaclav Pelisek, laureato in ingegneria, fu tra i fondatori dell’Accademia delle scienze di Praga; ministro della cultura della Cecoslovacchia negli anni precedenti la “rivoluzione di velluto”; fu tra i maggiori teorici, insieme a Eduard Goldstucker germanista, professore di storia della letteratura tedesca e traduttore, nonché presidente dell’unione scrittori cecoslovacchi, di una profonda riforma dello Stato secondo la nuova visione del socialismo dal volto umano; dopo l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 da parte delle truppe del “Patto di Varsavia”, Pelisek riparò in Italia e si stabilì a Verona dove morì nel 1980.

13 Antonin Novotny, 1904 – 1975. Segretario del partito comunista cecoslovacco dal 1952.

14 Ota Sik, 1919 – 2004. Economista e politico ceco, sostenitore della politica di Dubcek.

15 Leonid Breznev, 1906 – 1982. Segretario del partito comunista sovietico e di fatto capo dell’URSS dal 1964 al 1982.

16 Richard Nixon, 1913 – 1994. 37° presidente degli Stati Uniti d’America.

17 Otello Sarzi, 1932 – 2001. Fondatore del teatro stabile dei burattini e delle marionette a Roma.

18 Gianni Rodari,1920 – 1980. Pedagogista,scrittore specializzato in letteratura per l’infanzia.

19 CEMEA (centri di esercitazione ai metodi dell’educazione attiva), associazione di pedagogisti e insegnanti a prevalente componente laica che si ispirava al metodo dell’educazione attiva francese. La Spezia, insieme a Firenze, Parma e Roma è stato uno dei centri più prestigiosi di questa esperienza.

20 Cesare Godano, La Spezia 1921 – 2006. Laureato in filosofia alla università di Pisa. Ufficiale di artiglieria sul fronte iugoslavo durante la II guerra mondiale, dopo l’8 settembre 43, entrò nella resistenza e fu alla Spezia tra i fondatori della colonna Giustizia e Libertà. Tra i fondatori dei CEMEA, ne fu indiscusso animatore. Ricoprì diversi incarichi politici amministrativi nella città natale di La Spezia.

21 Lia Gisolini Godano, 1927 – 2007. Insegnante, educatrice, artista. La sua biografia è indissolubilmente intrecciata con quella del marito Cesare Godano. Scultrice di fama internazionale, tra le sue opere ricordiamo in particolare l’altare e l’ambone in marmo bianco statuario della cattedrale di La Spezia nonché il Monumento ai caduti per Servizio Istituzionale sempre a La Spezia. Insieme al marito fu tra i fondatori dei CEMEA di cui fu straordinaria animatrice.

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