La statua della Madonna dell’Assunta di Cassino, il suo miracoloso recupero nel 1944 e d. Francesco Varone*


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«Studi Cassinati», anno 2019, n. 3
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di Gaetano de Angelis-Curtis

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La devozione mariana, il culto per la Vergine Maria, da sempre è fortemente presente, nelle sue varie accezioni nelle popolazioni di tutto il territorio dell’odierno Lazio meridionale (Madonna dell’Assunta, dell’Addolorata, dell’Immacolata e quelle rurali della Pietà o S. Maria della Valle a Cassino, oppure la Madonna nera di Canneto, quella bianca in Settefrati, de’ Piternis a Cervaro, delle Grazie a S. Vittore e così via). Una devozione profonda nutrita da sempre dalle popolazioni locali che finisce per suscitare meraviglia in chi si trova a entrare in contatto con questo territorio. Si può citare, ad esempio, la testimonianza, imparziale, di un militare americano impegnato nei combattimenti avvenuti lungo la Linea Gustav. In una delle lettere inviate alla famiglia si soffermò a descrivere alcuni aspetti delle comunità locali che, evidentemente, lo avevano colpito e relativi al comportamento adottato delle genti del territorio, all’attaccamento alla terra, alle tradizioni e i loro sentimenti religiosi, così scrivendo: «Questi italiani sono gente bizzarra. Taluni si rifiutano assolutamente di abbandonare le aree di combattimento. Specialmente i contadini: non intendono lasciare le proprie fattorie e gli animali. Continuano a sbrigare le faccende come se la situazione fosse normale … Molti di loro, per giunta, sono stati ammazzati e tutti portano una fascia nera di lutto». Concludeva la sua disamina affermando, quasi a giustificazione di tale “bizzarro”, e per lui inconcepibile, comportamento, che quegli abitanti «hanno una fede così profonda nella madre di Cristo che nulla li turba»1.

A Cassino città il culto, intenso, «vivissimo», è rivolto verso la Madonna dell’Assunta, definita «Regina e Madre di Cassino» e della «città martire» è considerata come la protettrice. La devozione si è andata radicando e fortificando profondamente nel corso dei secoli, per rinvigorirsi nel buio e angoscioso periodo del Secondo conflitto mondiale e fortificarsi poi nel dopoguerra anche in seguito al ritrovamento della statua della Madonna dell’Assunta avvenuto l’8 agosto 1944 grazie alla caparbietà e volontà di un sacerdote, d. Francesco Varone, che poté recuperarla miracolosamente quasi completamente intatta tra le macerie della chiesa della SS. Annunziata, andata totalmente distrutta come l’intera città di Cassino nel corso dei nove mesi in cui la guerra ha sostato nel Cassinate.

A Cassino la tradizione plurisecolare della devozione per la Madonna dell’Assunta trova il suo apice nella suggestiva cerimonia di coronazione che si svolge il 14 agosto di ogni anno, alla vigilia della Festa dell’Assunzione di ferragosto. Fino al 14 agosto 1943 il rito, seguendo la tradizione, si è svolto in Via del Foro2. Poi a meno di un mese di distanza, il 10 settembre, iniziarono i bombardamenti della città, culminati con la distruzione totale del 15 marzo 1944. Il successivo sfondamento della Linea Gustav, avvenuto convenzionalmente il 18 maggio 1944, permise al fronte di guerra di rimettersi finalmente in moto, con conseguente liberazione del territorio. Ma Cassino non era più. Nei luoghi di quella che era stata una deliziosa città millenaria regnava la più totale desolazione: dovunque macerie, dappertutto crateri di bombe con acqua ristagnante, ovunque residuati bellici inesplosi. La popolazione, però, iniziò subito a rientrare nonostante la devastazione totale, i pericoli e le difficoltà, andando ad abitare nelle aree rurali limitrofe. Si giunse così all’8 agosto 1944 quando fu ritrovata quasi intatta la statua della Madonna dell’Assunta e pochi giorni dopo, il 14, si tenne il consueto, annuale, rito di incoronazione. In tale occasione, tuttavia, si svolse una “suggestiva” e particolare celebrazione: niente banda, solo le note, si possono immaginare strazianti, di un armonium e di un violino, niente luminarie, niente fuochi artificiali, niente colpo scuro finale. Per la festa non si disponeva di nulla per cui si utilizzò solo ciò che era, copiosamente, a portata di mano: attrezzature belliche (bengala e razzi illuminanti) per rischiarare una valle e una città distrutta e totalmente avvolta nelle tenebre, nonché armi di guerra (fucili e mitra) al posto dei botti pirotecnici. Allora si può ben affermare che quella celebrazione del 14 agosto 1944 possa essere considerata come la prima «Festa della resurrezione di Cassino» in quanto andava ad assumere, in quei delicati momenti, il significato di inizio di una nuova vita. Finalmente era terminato uno dei periodi più bui, difficili, drammatici, luttuosi della millenaria storia della città. Si apriva una nuova fase, tuttavia ancora costellata di vittime innocenti a causa dei residuati bellici, della penuria di cibo, prodotti igienici, farmaci e medicinali la cui carenza determinò la recrudescenza di malattie, in particolare, quelle endemiche come la malaria che poté essere debellata nell’arco di qualche tempo. Così alle due miracolose protezioni dell’Assunta contro le epidemie dell’Ottocento se ne andava ad aggiungere, nel secondo dopoguerra, una terza, quella contro la malaria.

Il rinvigorirsi del culto e della devozione mariana e il ritrovamento della statua finirono per generare e infondere nuove speranze nelle genti di Cassino, rianimando e aiutando i suoi figli per avviarli alla ricostruzione, con quel venerato simulacro che, uscito indenne dalle macerie della città, è «diventato ormai il suo Palladio»3.

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LA STATUA

La statua in legno della Madonna dell’Assunta risale al XVII-XVIII secolo. Poi fu «radicalmente restaurata nel 1837» da Francesco Petronzio4, scultore di Cassino, che lavorò «in casa Monti in via Montecassino». Oltre al restauro lo scultore «vi applicò quasi tutti i bellissimi angeli»5. In quello stesso anno, appunto il 1837, nel giorno 9 luglio, il popolo prese la statua, che era ancora in restauro, e la portò in processione per le vie dell’allora S. Germano, in quei momenti flagellata da un morbo che mieteva molte vittime, per chiedere la protezione e l’intercessione della Madonna che, immediatamente, fece terminare l’epidemia6. A partire da quel momento l’Assunta è divenuta un «segno particolarissimo della devozione sempre viva nel popolo di Cassino». A distanza di circa mezzo secolo un altro momento miracoloso segnò, di nuovo, la protezione dell’Assunta nei confronti degli abitanti di Cassino, con la città in preda al colera nel 18827 o, forse, 18878.

Per ricordare l’evento miracoloso del 18379, a Cassino il nove luglio è divenuto un «giorno sacro di ringraziamento con carattere penitenziale». Infatti da quei momenti si è iniziata a svolgere una «tradizionale processione penitenziale» che poi da qualche decennio si è andata trasformando in «peregrinazione della statua nelle parrocchie del centro di Cassino» nel corso della quale la statua sosta per un giorno intero nelle chiese parrocchiali per far ritorno il 12 luglio nella Chiesa Madre, oggi Concattedrale10.

In definitiva la statua desta ammirazione in tutti per la sua «bellezza», per il suo «valore e pregio artistico; ma in maniera molto più grande [per] il suo valore religioso»11.

 

IL LUOGO

Fino alla distruzione di Cassino nel 1943-44 la statua dell’Assunta, con alla sua sinistra il Bambino Gesù, si trovava all’interno della chiesa della SS. Annunziata, posizionata sull’altare maggiore, finché, dopo il terremoto del 13 gennaio 1915, fu sistemata nell’ultima cappella a sinistra dell’altare «a devozione di Crescenzo Paglia»12.

La chiesa della SS. Annunziata era stata edificata nel XV secolo addossata a un preesistente convento del XIII secolo e in strettissima connessione con esso13. Nel 1775 l’edificio sacro fu ristrutturato «in miglior forma», al pari del convento. Poi nel 1799, in seguito all’arrivo a Cassino delle truppe francesi, la chiesa e il convento vennero devastati in quanto utilizzati come alloggiamenti militari14, e solo dopo qualche tempo fu possibile tornare a celebrare le sacre funzioni all’Annunziata.

Quindi nel corso del cosiddetto decennio francese o dei napoleonidi (1806-1815), furono emanate, prima da Giuseppe Bonaparte e poi da Gioacchino Murat, varie disposizioni normative di soppressione degli ordini religiosi con incameramento dei loro beni. Una prima legge venne emanata il 31 luglio 180615, cui fece seguito la n. 448 del 7 agosto 1809 sull’eversione della feudalità la quale interessò gli ordini e le congregazioni religiose che possedevano beni (in totale 210)16. Con le cosiddette «soppressioni a singhiozzo» si giunse alla loro eliminazione e tutti furono privati di gran parte dei complessi edilizi posseduti che furono confiscati e poi incamerati dallo Stato o conferiti ai Comuni. A Cassino il convento domenicano fu espropriato e assegnato al Comune che adibì l’immobile inizialmente a sede scolastica, poi a sede di organi giudiziari e quindi a struttura di detenzione.

Diversamente la chiesa non subì la confisca. Poté così essere utilizzata ancora per le celebrazioni religiose e la SS. Annunziata continuò a essere quella a cui la popolazione di Cassino era particolarmente legata17.

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D. FRANCESCO VARONE

Nato il 23 dicembre 1912 a Cassino, era entrato giovanissimo nel seminario di Montecassino, per poi completare gli studi in quello di Anagni. Fu ordinato sacerdote il 2 agosto 1936 e iniziò la sua vita sacerdotale presso la Chiesa Madre di Cassino, animando l’affollato oratorio18. Quindi fu nominato «cappellano dell’Assunta» e coadiuvò le funzioni religiose presso la chiesa della SS. Annunziata.

Fu d. Francesco a raccontare su «Il Risveglio: organo politico-religioso della Giunta diocesana di Montecassino e Atina» (un periodico edito a Cassino e diretto da d. Alessandro Varone), il miracolo del suono del campanone della Chiesa Madre avvenuto a S. Germano, come si chiamava allora Cassino, quando in città giunse fra Leonardo da Porto Maurizio, frate francescano, predicatore e missionario, santo, ideatore della pratica della Via Crucis19.

Nell’immediato dopoguerra fu inviato come parroco prima a Pizzone e poi a Fornelli, due Comuni in provincia di Isernia appartenenti alla Diocesi di Montecassino, ma una decina d’anni fece ritorno a Cassino per ragioni di salute. Nella «città martire» si dedicò soprattutto ai giovani: organizzò un doposcuola per i ragazzi delle famiglie bisognose, si prese cura dei bambini che girovagavano nelle strade di Cassino nonché degli orfani del collegio «Padre Minozzi» ai quali, a sue spese, forniva libri e giornali. Si fece promotore dell’istituzione di organizzazioni giovanili cattoliche, come il Centro Sportivo Italiano e il Gruppo Scout. Approfittando della presenza a Cassino di capi Scout nazionali (Giorgio Aresti e Lucia Gallo, quest’ultima docente del Liceo Classico), riuscì a impiantare nel 1969 un gruppo Scout dell’Asci (Associazione Scoutistica Cattolica Italiana), e nell’anno successivo, il 1970, un gruppo Agi (Associazione Guide Italiane), rispettivamente ramo maschile e femminile dello scoutismo cattolico. Si impegnò nella ricerca di una sede e di qualche fondo economico da mettere a disposizione delle due Associazioni. Si portò nelle parrocchie e nelle scuole per spiegare a ragazzi e ragazze le attività degli Scout e per sensibilizzare i genitori a far iscrivere i propri figli. Il 20 luglio 1974 fu nominato cappellano della Cappella cimiteriale di Cassino; nel 1985 risultava essere a riposo, risiedendo in Via Caira20. Dopo una lunga malattia, si spense il 7 gennaio 1998 a 85 anni.

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IL RITROVAMENTO

Quasi tutto il tempo di guerra d. Francesco Varone lo aveva trascorso nelle vicinanze di Cassino, ma poi anche lui fu costretto a sfollare raggiungendo l’area di Tora-Presenzano dove c’era anche d. Luigi Viola21, dal 1937 parroco di S. Antonino, nonché suo cugino. Nella cittadina campana si erano rifugiate tante famiglie di Cassino e proprio in quel mese di maggio 1944 d. Luigi impartì la Prima comunione a una trentina di bambini sfollati22.

Dopo lo sfondamento della Linea Gustav, d. Luigi chiese a d. Francesco di far ritorno al più presto nella città martoriata, totalmente rasa al suolo dai bombardamenti, compresa la chiesa della SS. Annunziata che andò persa, a pari dell’antico abitato, per sempre:

«anche se tutto era distrutto, occorreva rientrare subito in Cassino; anche se la città non vi era più, vi erano alcune centinaia di civili che chiedevano un nostro ministero sacro ed anche perché, a seguito delle distruzioni belliche, la malaria perniciosa, assieme al tifo e allo scoppio di ordigni bellici procurava ulteriori morti e feriti»23.

Poiché non poteva concepire una rinascita di Cassino senza la benedizione e la protezione della Madonna Assunta, l’idea che fin dall’inizio intendeva tenacemente perseguire d. Francesco era quella del ritrovamento della statua. Alla sacra immagine egli era sempre stato legato, fin da piccolo. Infatti d. Francesco è stato l’ultimo cappellano della chiesa della SS. Annunziata poiché, ancor prima che fosse ordinato sacerdote, aveva il compito di portare la corona per tutta la processione per cui l’abate Diamare, dopo l’ordinazione sacerdotale, volle nominarlo «cappellano dell’Assunta».

Alla fine di maggio del 1944, d. Francesco si mise in cammino da Presenzano per tornare nella città martire. La prima cosa che fece fu quella di andare a recuperare il tesoro della Madonna Assunta che era stato nascosto dallo zio, d. Alessandro Varone24, coadiuvato dallo stesso d. Francesco e da Domenico Ruscillo, imprenditore edile, vicino di casa e capo portatore della statua. La corona e l’oro erano stati sotterrati in casa Varone in Via Monte Maggio, più precisamente nella camera da letto dei genitori di d. Francesco, e sopra vi era stato riposto il letto matrimoniale. Dunque d. Francesco sapeva dove era stato nascosto il tesoro ma non era ben sicuro di poter riuscire a recuperarlo25. Seconda una tradizione di Cassino qualcuno aveva rinvenuto la cassa con il tesoro prima del ritorno di d. Francesco, ma accortosi che si trattava dell’oro dell’Assunta non l’aveva asportato, non l’aveva rubato, lasciandolo lì dove si trovava. Invece d. Francesco così narrò del rinvenimento:

«Raggiunto Cassino mi fermai a S. Antonino; ai 30 di maggio era in via Montemaggio, presso la mia casa, distrutta dalla guerra: all’ingresso del piano terra, sotto metri di macerie era stato seppellito il tesoro della Madonna Assunta e del Bambino Gesù: al di sopra del tesoro vi era una bomba di cannone scoppiata: temevo che essendo l’oro della Madonna lì vicino, fosse stato polverizzato, ma scavando più sotto, incontrai un paio di tegole ben disposte e, sotto, un quadro piccolo con l’effigie della Madonna Assunta, lì posto dalla fede della mia buona mamma, comparve la cassa grande con l’oro della Madonna, intatto»26.

Secondo un’altra testimonianza al ritrovamento avrebbe partecipato anche Ida Ruscillo la quale racconta pure che il tesoro fu consegnato a d. Giuseppe Pacitti e da questi sotterrato di nuovo a Cappella Morrone fino alla consegna definitiva27. Nella nota scritta da d. Francesco Varone si legge:

«eravamo in tre: D. Luigi Viola, io ed un vicino di casa, che anche lui seppe mantenere il segreto di non rilevare il rinvenimento del tesoro che importava ancora tante attenzioni con quei periodi del dopoguerra»28.

Il tesoro era costituito da vari oggetti preziosi, probabilmente più di un chilo d’oro, e da una corona che dal 14 agosto 1919, esattamente un secolo fa, cingeva il capo della Madonna. La nuova corona, utilizzando una parte dell’oro donato dai fedeli nel corso dei secoli, era stata fatta fondere dall’abate Diamare che aveva incaricato un orafo napoletano. Sul bordo inferiore era stata fatta incidere la scritta «ORO DONATO DAI FEDELI AGOSTO 1919»29.

Recuperati l’oro e la corona, più ardua e pericolosa si prospettava, invece, l’opera di ritrovamento della statua proprio perché la chiesa dell’Annunziata era totalmente distrutta. Nel corso di un primo sopralluogo d. Francesco aveva rinvenuto facilmente la statua del Bambino Gesù:

«Il giorno 30 maggio mi avventuro in mezzo alle macerie della città e lì, dove era la Chiesa dell’Annunziata, in mezzo alla distruzione totale, vedo la statua intatta di Gesù Bambino con cui si incorona la Madonna, in mezzo alle macerie, che la sua mano destra stava in atto di benedire Cassino nonostante tutto polverizzato dalla guerra».

La statua del Bambino Gesù fu così facilmente recuperata da d. Francesco30, tuttavia ben più difficile si rilevò il rinvenimento della statua dell’Assunta:

«Ed ecco ai 3 ed ai 4 di giugno, accompagnato da alcuni volenterosi, tra i quali Pinchera Antonio, presenti anche D. Luigi Viola e D. Giuseppe Pacitti, ci si accinge a rimuovere le macerie per tentare di ricuperare la statua. In verità la paura era molto forte, e, nonostante la buona volontà e con picchi e badili in mano, nessuno aveva il coraggio di iniziare il lavoro perché affioravano, anche su quelle macerie sacre, mine e bombe a mano. E allora io dissi al Brigadiere dei Carabinieri Tarentini, comandante della stazione locale: “Brigadiere, bisognerà darsi da fare: il pericolo c’è ed è grande, diamo l’esempio noi per incoraggiare gli operai: prendiamo noi due un palo di ferro e calpestiamo il terreno per tutta l’area della Chiesa così questi fedeli si incoraggeranno”: fatto questo, assicurato che non vi era alcun pericolo, i volenterosi, per due sere scavarono a fondo, ma non trovarono nulla»31.

Fra i vari reperti emersi nel corso di quel primo scavo c’era pure un pezzo di un’ala di uno degli angeli che faceva però temere che tutta la statua fosse ridotta a brandelli. Inoltre un altro problema era se la statua, o quel che ne rimaneva, si trovasse effettivamente ancora sotto le macerie poiché in quei frangenti varie persone, definite da d. Francesco «malintenzionate», incominciarono «a dire che la Statua della Madonna era [stata] portata in Germania, e che [pure] l’Angelone della Madonna … era [stato] visto su un parafango di automobile, anch’esso portato in Germania»32.

Nel frattempo, a partire dal luglio 1944, d. Francesco iniziò a interessarsi a che le Suore della Carità potessero rientrare a Cassino per provvedere ai «bisogni urgenti della povera gente che, giorno per giorno tornava tra gli acquitrini della distrutta Cassino». Le sollecitazioni di d. Francesco andarono a buon fine. Nell’agosto le suore, usufruendo del passaggio di un automezzo militare, fecero un sopralluogo a Cassino per verificare le reali possibilità per il rientro. Poi tra l’11 e il 12 ottobre 1944, alle tre di notte, sotto una pioggia torrenziale, giunsero avventurosamente con un camion di un Reparto di artiglieria nella città martire. Riuscirono a trovare ospitalità in una casa e l’indomani mattina arrivarono a S. Antonino. Da lì furono accompagnate da d. Luigi Viola a S. Michele, dove d. Francesco Varone «aveva trovato un piccolo alloggio». A S. Antonino riuscirono a riattivare una scuola per bambini, «senza suppellettili e senza libri». Impartivano le lezioni, pure quelle di catechismo per comunicandi, «in un locale senza porte e senza imposte, anche con la neve, servendosi di pietre per sedili, di carboni per scrivere su fogli attaccati ai muri». Inoltre si adoperavano per soccorrere gli ammalati colpiti dalla malaria, per aiutare il personale di tre cucine gratuite allestite dalla Poa (Pontificia opera di assistenza), per dare assistenza agli indigenti accampati nelle contrade di S. Pasquale, Filieri, Capo d’Acqua, S. Michele e S. Antonino33.

Nonostante tutti i problemi e le preoccupazioni la fede incrollabile di d. Francesco non vacillò. Ritenendo che sotto quell’informe cumulo di macerie, che si trovava al posto della Chiesa della SS. Annunziata, potesse essere rinvenuta la statua ancora intatta, si organizzò, tra mille difficoltà, per riprendere, con più uomini, gli scavi.

Dovette però trascorre ancora del tempo e finalmente nell’agosto 1945 riuscì a ottenere un permesso speciale di scavo dopo aver comunicato il nome di quattro volonterosi che abitavano a Capo d’Acqua. Ad essi d. Francesco, prima di riprendere i lavori, fece questa esortazione:

«Quale oggetto più sacro della Madonna Assunta: però se dobbiamo ritrovarla, occorre tanta fede e segreto: se agiremo in questo modo la Madonna ci farà la grazia»34.

Quindi

«il sei e il sette agosto si procedette all’escavo: in questi due giorni furono trovati i sei angeli, all’otto agosto l’intera effigie di Maria SS.ma Assunta era ritrovata: era come adagiata sul pavimento della Chiesa, interamente intatta, solo i capelli erano venuti a mancare. Ringraziando la Madonna avrei voluto che i 4 scavatori mantenessero ancora il segreto, se non altro perché il Miracolo era tutto della Vergine Santa: ma il popolo ne venne a conoscenza»35.

La fede di d. Francesco fu premiata da quel miracoloso ritrovamento. Probabilmente senza la sua ostinata determinazione la statua della Madonna sarebbe rimasta sotto le macerie rischiando di subire ulteriori danni o di andare irrimediabilmente persa36.

La statua miracolosamente non era in mille pezzi ma quasi integra, tuttavia la si può immaginare, quando fu estratta, coperta di terra, di polvere, di macerie. Poiché a Cassino mancavano locali idonei, d. Francesco la fece portare in una casa provvisoria in cui abitava a Capo d’Acqua. Alla statua dell’Assunta fu annodato un fazzolettone rosso sul capo e poi con i sei angeli fu caricata su un carro di Antonio Minchella, trainato da buoi. La «statua era talmente intatta che» quando giunse a destinazione d. Francesco «vi acces[e] innanzi due ceri». Gli abitanti di Capo d’Acqua e di Cassino in genere, quando passavano dinanzi all’abitazione dove si trovava la statua dell’Assunta si fermavano, si toglievano il cappello, si segnavano e si raccoglievano in silenzio37, così come tutte le mattine le suore della Carità scendevano dalla contrada S. Michele per la S. Messa in casa Varone38.

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LA FESTA DELL’ASSUNTA NELL’IMMEDIATO DOPOGUERRA

Il ritrovamento era avvenuto dunque nell’imminenza della festa dell’Assunta. Così il 14 agosto 1944 fu celebrata una Santa Messa all’aperto e alle 11 ci fu l’incoronazione, preceduta dalla

«Prima Comunione di circa 200 bambini, alcuni scalzi per mancanza di indumenti. La Messa cantata venne accompagnata col suono di un armonio e dal violino dell’esimio maestro Luigi De Cesare, che apparteneva anche al Comitato dell’Assunta. La sera del 14 e 15 agosto tutta la vallata distrutta dalla guerra ebbe una illuminazione notturna fantastica, con fiaccole lucenti che erano i razzi illuminanti della guerra e – come batteria – vi furono sparatorie di fucili automatici e mitragliatrici …. con evidente paura di tutti noi poiché le armi usate per la Festa erano vere e non a salve»39.

A Cassino l’ultima festa dell’Assunta era stata quella del 14-15 agosto 1943, celebrata in piena guerra. Passati i cruenti eventi bellici la celebrazione del 14 e 15 agosto 1944 andava ad assumere anche la veste di prima «Festa della resurrezione» di Cassino.

Anche a S. Elia Fiumerapido, il 15 agosto di ogni anno, si svolge il rito dell’incoronazione dell’Assunta. Diversamente da Cassino, la cerimonia del 1944 si tenne regolarmente, come tradizione. Vi presero parte pure molti di quei cassinati già rientrati dallo sfollamento e che vivevano nelle contrade della città o nei paesi circostanti. Il parroco di S. Elia, d. Gennaro Jucci, aveva risposto a chi aveva criticato l’orario in cui era prevista l’incoronazione, alle undici del giorno di metà agosto, affermando: «La tradizione è tradizione! La processione dell’Assunta è un avvenimento importante specialmente adesso con tante malattie, con la malaria, con il tifo: serve per innalzare una invocazione, una richiesta di protezione». Alla processione era presente «numerosissima gente» e c’erano «anche molte famiglie di Cassinati: dei Pio, Pallucci, Di Mambro, Zambardi, Patini, Di Zenzo, Perillo, Margiotta, Avino, Marsiglia e di altre ancora», tutte persone devote «all’Assunta, protettrice della loro città ora miseramente distrutta, ridotta in polvere». Avevano l’animo «sconvolto», ma d. Italo ripeteva che anche la statua dell’Assunta di Cassino sarebbe risorta come l’Araba Fenice dai mille frantumi che d. Francesco Varone aveva «recuperato dalle macerie e adesso conserva[va] in una cassa a Capo d’Acqua»40.

Trascorse un anno e si giunse all’estate 1945. I cittadini di Cassino, rientrati sempre più numerosi, desideravano e chiedevano che si tornasse a svolgere la processione come era sempre stato negli anni passati. La statua però aveva bisogno di un restauro. D. Francesco si batté affinché non fosse portata a Napoli ma che venissero i restauratori a casa sua a Capo d’Acqua.

«Così: il giorno 7 agosto lo scultore Lebro di Napoli con due suoi figli venne a restaurare la Statua di Maria SS.ma Assunta»41.

Dunque dal famoso quartiere partenopeo di S. Gregorio Armeno giunse un restauratore, Antonio Lebro, un uomo sulla cinquantina, alto e robusto, molto esperto e abile, da generazioni impegnato in quel mestiere, accompagnato dal figlio quattordicenne Antonio junior detto Tonio. Con paziente lavoro il restauratore si apprestò a riparare la statua. Un giorno, non soddisfatto di alcuni dettagli, mandò di corsa il figlio a Napoli a prendere l’acqua della città partenopea da utilizzare per l’impasto di colori necessario per la doratura del manto della statua. Infatti quello preparato con l’acqua di Cassino aveva dato esiti insoddisfacenti. «E fu un miracolo. Con un camion militare Tonio arrivò in piazza Carlo III a Napoli» e tornò con una tanica d’acqua che servì per ottenere l’impasto giusto42. L’ultimo giorno il restauratore dovette lavorare 24 ore su 24, ma alla fine la statua veneranda fu pronta.

A mezzanotte del 13 agosto 1945 arrivò un padre Passionista da Pontecorvo il quale celebrò la S. Messa in onore della Madonna, come ugualmente fece d. Francesco alle 3 di notte e d. Luigi Viola alle 6 del mattino.

Poco dopo si avviò la processione che si snodò, per cinque ore, fino a mezzogiorno, partendo da Capo d’Acqua e giungendo nel centro di Cassino.

«Alle 7 del mattino la Statua miracolosa della Madonna Assunta fu rivestita dell’oro che aveva sempre portato nell’anteguerra; così come il Bambino Gesù: un bambino biancovestito portava la corona della Madonna. Il P. Passionista, D. Luigi Viola, D. Benedetto Vacca Parroco di Portella e [d. Francesco Varone precedevano] la Statua miracolosa, avanti … le Suore della Carità che erano ritornate a Cassino con i fanciulli della loro scuola di S. Michele ed avanti un popolo immenso e piangente»43.

La processione partì da casa di Giuseppe Grossi a Capo d’Acqua. D. Francesco «alto e magro, perduto nella tonaca nera, sulla quale indossa[va] la cotta bianca e la stola», provato anch’egli dalle sofferenze, procedeva «diritto, recitando le preghiere alle quali risponde[va] in coro tutto il popolo», una folla che «si assiepa[va] per ammirare la Madonna che dopo due anni, per un miracolo, torna[va] a passare su una delle poche strade transitabili della sua Cassino». La statua avanzava lentamente e nell’incedere traballava in certi tratti a causa delle numerose buche e degli avvallamenti. Passò sul ponte delle carceri e lungo la Sferracavalli, dalla direzione della trattoria di Gaetanella. Non c’erano più chiese a Cassino, né case, né alberi, «non vi [erano] luoghi di riferimento se non mucchi di pietre»44 e l’effige della Madonna passò attraverso tanta desolazione. La processione non poté giungere nel luogo dove tradizionalmente era avvenuto, fino a due anni prima, il rito dell’incoronazione, cioè Via del Foro, che non esisteva più come tutta la città, per cui arrivata all’incrocio della Casilina, dove prima si trovava la Chiesa del Carmine, piegò verso destra, risalì per un breve tratto sulla strada statale, sostò brevemente all’estremità del fabbricato delle Stimmatine, con a fianco le file di croci sbiadite di un cimitero provvisorio neozelandese e raggiunse il piazzale della distrutta chiesa di S. Antonio, l’unico slargo di Cassino non occupato da macerie. Quindi a mezzogiorno di quel 14 agosto 1945 ebbe luogo l’incoronazione. Alla cerimonia non poté essere presente l’abate Gregorio Diamare che, andato a Roma per risolvere alcune questioni relative alla costruzione del cimitero polacco, aveva avuto un imprevisto e non era riuscito a tornare in tempo.

«Era presente D. Mariano Iaccarino, Priore di Montecassino. Ma poiché l’Ordinario Diocesano non era arrivato e la Statua dell’Assunta era stata incoronata fino agli inizi di questo secolo dall’Arciprete del Capitolo, si stabilì che l’incoronazione la facesse l’unico Canonico Parroco superstite: Don Umberto Di Meo, anche egli colpito dalla malaria»45.

D. Umberto46 salì su uno scaletto e incoronò la Madonna, poi si inginocchiò davanti a Lei e invocò tre volte «misericordia». D. Francesco Varone invocò anch’egli la Madonna e «con voce accorta e rotta dal pianto»47 Le chiese di far

«cessare subito questa epidemia [della malaria] che già dura da 2 anni: se dura un’altra estate non sopravviveremo nessuno di noi: liberaci da questo flagello e proteggi la rinascita della nostra Città»48.

Terminata l’incoronazione riprese la processione che risalì la Via Casilina per raggiungere uno dei pochissimi immobili utilizzabili, seppur parzialmente. Così

«la Statua della Madonna venne portata nella Cappella provvisoria in un portone del Palazzo del Barone De Rosa, quasi totalmente distrutto dalla guerra poiché era uno dei tre avamposti di guerra più fortificati, assieme all’Hotel Excelsior ed all’albergo Continentale: in verità dietro la Cappella vi era un cannone russo Katiuscia che, in mano ai tedeschi, terrorizzò con i suoi molteplici colpi micidiali la pianura di Cassino fino alle contrade Pastinelle e Monte Trocchio»49.

Il volume I Santi patroni del prof. Mariano Nota (Il Mulino) che riporta in prima di copertina la processione dell’Assunta di Cassino (per g.c. di Guido Vettese il quale annota i nominativi dei portatori: a sinistra, seminascosto, Domenico Ruscillo detto “Cupone”, al centro Domenico Di Mauro detto “Pupitt”, a destra Ignazio Melaragno).

Il volume I Santi patroni del prof. Mariano Nota (Il Mulino) che riporta in prima di copertina la processione dell’Assunta di Cassino (per g.c. di Guido Vettese il quale annota i nominativi dei portatori: a sinistra, seminascosto, Domenico Ruscillo detto “Cupone”, al centro Domenico Di Mauro detto “Pupitt”, a destra Ignazio Melaragno).

La cappella provvisoria era stata ristrutturata dai fratelli Aniello e Amedeo Gallozzi che avevano lavorato fino a tarda ora per riparare quell’ambiente, «intonacarlo e renderlo degno di ospitare la Protettrice della città». Al palazzo «Barone i portatori … rigirano la Statua dell’Assunta con il viso verso i fedeli per farla entrare nella cappella provvisoria: [fu] un momento toccante» tra pianti e saluti50. Il 15 agosto il sacro rito fu svolto dall’abate Gregorio Diamare51 che

«celebrò una S. Messa basso-Pontificale ed al Vangelo tenne un’accorata omelia sulla Madonna Incoronata: a Lei affidò, con amore paterno, questi figli superstiti in Cassino e tutti i profughi di guerra della Città e, con la rinascita della città, la liberazione da tutti i pericoli del dopoguerra … E fu il testamento spirituale di questo grande Pastore che offriva il resto della sua vita per il suo popolo sofferente ed avvilito e per la ricostruzione di una nuova città sotto lo sguardo di Maria. La Madonna ha accettato il suo sacrificio e la sua offerta. A soli 20 giorni di distanza moriva in S. Elia Fiumerapido ai sei del settembre 194552 distrutto dalle tante sofferenze della guerra»53.

La Vergine Assunta aveva così ripreso il possesso della sua città, tornando a proteggere ancora una volta i suoi figli dalle malattie e dalle nuove calamità:

«la Vergine Santa ci ha accontentato: il miracolo è avvenuto; l’epidemia mortale malarica è subito cessata e non si è avuto più altra mortalità epidemica. La Madonna per noi di Cassino ha confermato ancora una volta il miracolo, come aveva liberato, nei secoli passati, Cassino da altri flagelli di morte e di calamità, da guerra, da terremoti e colera»54.

La statua rimase nella cappella del palazzo del barone per tre anni finché il 4 aprile 1948 fu portata solennemente in processione nella Chiesa di S. Antonio e fu collocata nella crociera di sinistra55. La messa fu celebrata da d. Salvatore Mauriello, parroco di Secondigliano che predicò anche nei giorni seguenti fino all’8 aprile56.

Qualche tempo dopo, nel 1950, la statua fu sottoposta, dopo quel primo intervento di risistemazione eseguito da Antonio Lebro nel 1945, a un altro restauro di completamento da parte dell’«Arte Sacra» in Roma57. Il primo novembre 1950, giorno della definizione dell’Assunzione di Maria, fu «memorabile» per la città di Cassino che volle manifestare «tutta la sua esultanza per la nuova glorificazione della sua celeste Patrona». Nella chiesa di S. Antonio fu celebrata nella mattinata una messa cantata e poi nel pomeriggio, con la partecipazione di un’«immensa folla», un Te Deum di ringraziamento58.

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La sacra immagine dell’Assunta rimase nella Chiesa di S. Antonio per cinque anni. Infatti quando terminarono i lavori di costruzione della Chiesa di S. Giovanni Battista, che fu consacrata il 22 febbraio 1963, fu trasferita nel nuovo edificio religioso59.

Quindi qualche anno più tardi ha trovato la sua casa definitiva nella Chiesa Madre, la cui costruzione era iniziata nel 1973, con consacrazione tenutasi il 5 giugno 197760. In quella che oggi è la Concattedrale, la statua dell’Assunta è ubicata in una cappella posta in fondo alla navata laterale destra, realizzata nel 1988 grazie alla generosità delle famiglie Di Meo e Di Carlo61, mentre la parrocchia ha assunto la denominazione odierna di «parrocchia SS.mo Salvatore, SS. Maria Assunta e San Germano vescovo» riunificando nella titolazione la protettrice di Cassino con gli intestatari sia dell’antichissimo monastero ubicato in città che della principale chiesa di Cassino.

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NOTE

* Ringrazio Emilio Pistilli, Giovanni Petrucci, Guido Vettese, Franco Di Giorgio, Alberto Mangiante, la famiglia Varone, Enzo Parmisano per la documentazione fornita senza la quale la ricostruzione delle vicende non sarebbe stata possibile. Parimenti un sentito e particolare ringraziamento va a d. Salvatore Papiro e al cav. Antonio Crescenzi per aver messo a disposizione il prezioso manoscritto di d. Francesco Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino e il suo miracoloso ritrovamento – 8 agosto 1944. Si tratta di una sorta di relazione che d. Francesco, protagonista e testimone dei fatti raccontati, approntò il 28 novembre 1983, quarantesimo anniversario «del felice ritrovamento della statua di Maria SS.ma Assunta», perché rimanesse traccia indelebile del miracoloso evento.

1 La lettera, scritta nella primavera del 1944 dal soldato Ivar Aws della 34a divisione statunitense, è riportata in M. Parker, Montecassino 15 gennaio-18 maggio 1944, Mondadori libri, Milano 2004, p. 294.

2 L’incoronazione fu istituita «a perenne ricordo della continua ed efficace protezione» dell’Assunta, protettrice di Cassino. Un’antica tradizione vuole che in un anno lontano, quando la «città era tormentata da una grave calamità» che mieteva vittime tra la popolazione, la statua dell’Assunta fu portata in processione nelle strade di Cassino. «Per impetrare l’aiuto della Madonna», il Capitolo di Cassino decise di andare incontro all’effigie dell’Assunta con una statua del Bambino Gesù. I due sacri simulacri si incontrarono in Via del Foro e proprio in quel momento, secondo la tradizione, l’infierire del morbo «cessò per incanto». Si decise di ricordare l’evento miracoloso con un solenne rito di incoronazione da tenersi ogni anno nel luogo dell’incontro, cioè in Via del Foro (A. Pantoni, La Vergine SS. Assunta, in Maria SS. Assunta Patrona della città di Cassino, a cura del Comitato Festeggiamenti 1984, ora in E. Pistilli, Le chiese di Cassino. Origini e vicende, Cdsc-Onlus, Cassino 2007, p. 365).

3 A. Pantoni, Pietà mariana a Montecassino e nella sua diocesi, in «Bollettino Diocesano», n. 5, ottobre-dicembre 1954, p. 146.

4 Francesco Petronzio di Gregorio e Fioralba Aloisio, scultore «nativo di S. Germano» forse nel 1778, coniugato con Rosa Pia e in seconde nozze con Alessandra Monti, morì il 6 agosto 1847. Oltre che come restauratore della statua dell’Assunta e realizzatore degli angeli originali che la adornavano, è ricordato come autore di vari opere lignee: la Madonna bianca di Canneto a Settefrati (1842), una culla bianca con Maria Bambina e due angeli a Vallerotonda e un S. Luigi Gonzaga a Cervaro (1840), nonché affrescò la volta della Biblioteca di Montecassino (1825) coadiuvato dal figlio Ferdinando Giuseppe (M. Sbardella, I Petronzio, scultori d’arte, in «Studi Cassinati», a. XVIII, n. 3, aprile-settembre 2018, pp. 165-174).

5 A. Pantoni, La Vergine SS. Assunta … cit., p. 363.

6 Le fonti bibliografiche rimandano, tutte o quasi, all’infierire in città di un’epidemia di peste. Tuttavia si deve far riferimento, più verosimilmente, al colera, morbo che dilagò ciclicamente in Europa nel corso dell’Ottocento. In Italia furono sei le pandemie che si svilupparono in quel secolo, di cui la prima attestatasi negli anni tra il 1835 e il 1837. In quegli anni la diffusione del colera tra la popolazione fu ancor ampia in quanto in Europa, al momento della sua comparsa, erano del tutto sconosciuti sia le cause che gli agenti eziologici responsabili della malattia (individuati solo nel 1854 da Filippo Pacini che però non fu preso in considerazione, per cui bisognò attendere gli studi di Robert Koch del 1884).

7 Anche in questo caso le fonti bibliografiche pongono, concordemente, l’evento al 1882. Tuttavia nella seconda metà dell’Ottocento le epidemie coleriche si palesarono quasi ogni anno, con pochi casi registrati dalle autorità sanitarie del tempo, ma talvolta, come nel 1867, 1887 e 1893, le infezioni si diffondevano con maggiore recrudescenza falcidiando la popolazione.

8 Grande apprensione tra le autorità sanitarie, amministrative e di polizia procurò a Cassino, così come nei paesi circostanti, la diffusione della malattia nell’estate-autunno 1887. Morirono, fra gli altri, il comandante della stazione dei Carabinieri, sottotenente Vittorio Emanuelli e il cancelliere del Tribunale, Califano. Mentre il morbo infieriva il farmacista Crescenzo Paglia, priore della Confraternita dell’Assunta, più volte avanzò la richiesta di svolgere una processione di penitenza con la statua della Vergine Assunta che, tuttavia, furono rigettate dalle autorità del tempo. Il divieto era motivato da aspetti sanitari in quanto la processione avrebbe radunato migliaia di persone con maggior pericolo di contagio. Alla fine, però, la processione fu autorizzata e si tenne il 14 ottobre. Il «corteo snodandosi lungo Via del Foro, proseguì per Via Riccardo e Corso Vittorio Emanuele per uscire verso il Barone; salendo per la strada nuova che portava a Montecassino giunse fino all’ospedale civile, dove erano ricoverati i colerosi. Al ritorno la processione si fermò nella zona del Crocifisso, dove, passando sotto una pianta di quercia, un ramo rimase impigliato tra le mani dell’angelo posto sulla spalla destra della statua dell’Assunta». Il colera andò progressivamente scemando e, dopo aver provocato una novantina di decessi, terminò il 31 ottobre 1887 (A. Mangiante, Il colera del 1887 a Cassino. Un ricordo del sottotenente dei Carabinieri Vittorio Emanuelli, in «Studi Cassinati», a. XII, n. 2, aprile-giugno 2012, pp. 151-154). Anche l’epidemia del 1893 causò timori e lutti con l’abate di Montecassino, d. Gaetano Bernardi, che tenne a Cassino, il 7 novembre di quell’anno, dei «solenni suffragi per i morti di colera».

9 Nel 1937, a distanza di un secolo da quel miracoloso evento, mons. Gregorio Diamare, abate di Montecassino, volle ricordarlo degnamente facendo esporre la statua dell’Assunta per quaranta giorni nella Chiesa Madre.

10 A. Pantoni, La Vergine SS. Assunta … cit., p. 364.

11 Ivi, p. 363.

12 Ibidem.

13 Il convento era quello eretto dall’Ordine dei frati predicatori (i domenicani) con autorizzazione del 1270 e si trovava nei pressi dell’odierno ponte di S. Domenico, nel sito dove ora è ubicato il complesso dell’Enel ma che, al momento della costruzione, era fuori della cinta muraria della città, oltre la porta detta degli Abruzzi o di S. Giovanni su cui si innestava la strada Sferracavalli proveniente da S. Elia Fiumerapido-Belmonte.

14 Quando nella primavera del 1800 l’abate di Montecassino, Marino Lucarelli, si apprestò a verificare i danni subiti dai luoghi di culto di Cassino, fu costretto a tralasciare la visita alle chiese dei conventi di S. Francesco e S. Domenico. Il primo complesso era stato utilizzato dalle truppe francesi come magazzino di grano, avena e munizioni, mentre nel convento e nella chiesa della SS. Annunziata si erano accampati i soldati transalpini. A distanza di qualche mese i danni provocati non erano stati ancora riparati, per cui i due sacri edifici risultavano inidonei all’esercizio del culto (T. Leccisotti, Stralcio di una visita pastorale (anno 1800), in «Bollettino Diocesano», n. 3, maggio-giugno 1975, p. 217).

15 La legge interessò sia gli Ordini possidenti (Domenicani, Conventuali, Agostiniani, Carmelitani e le loro varie derivazioni) che quelli mendicanti (Alcantarini, Cappuccini, Osservanti e Riformati).

16 Il monastero di Montecassino era stato già soppresso con legge n. 36 del 13 febbraio 1807 che aveva colpito otto famiglie degli Ordini di S. Benedetto e S. Bernardo e dopo tredici secoli, «non per ferocia di barbari, non per furia di guerra, ma per trovata di nuovi legislatori, perì» e le sue proprietà furono espropriate a favore del demanio della Corona. Il monastero, come quelli di Cava e Montevergine, venne conservato con il nome di «Stabilimento» in cui cinquanta monaci, «spogliati dell’abito religioso» e con «l’abate a direttore», poterono rimanere negli edifici a custodia del patrimonio artistico e culturale. Poi, a partire dal 21 febbraio 1810, l’abbazia venne privata della giurisdizione ecclesiastica, sancendo così la dissoluzione della Diocesi di Montecassino (T. Leccisotti, Montecassino, Pubblicazioni Cassinesi, Montecassino 1983, p. 102).

17 E. Pistilli, Le chiese di Cassino … cit., pp. 306-307.

18 Ecclesia Casinensis, La Diocesi di Montecassino, Tip. Pontone, Cassino 1975, p. 100.

19 Nell’articolo d. Francesco Varone riferisce di quando giunse a S. Germano fra Leonardo (al secolo Paolo Girolamo Casanova, 1676-1751). Il suo arrivo in città il 28 gennaio 1740, a notte fonda, era stato preceduto dal suono del campanone della chiesa di S. Germano che richiamò a raccolta nella piazza molta gente, accorsa per lo scampanio nell’insolita ora. Grande fu lo stupore nel constatare che la campana suonava da sola e la fune si era misteriosamente attorcigliata allo stesso campanone. Giunto nel frattempo fra Leonardo, con un gesto della mano fermò la campana e iniziò a predicare in piena notte. Il racconto del miracolo è riportato anche nel volume sulla Vita di San Leonardo, un’opera utilizzata per la causa di canonizzazione. Il miracolo è raccontato con qualche differenza nello svolgimento ma nella sostanza rimane uguale. Infatti si riporta che quando fra Leonardo giunse a S. Germano fu accolto dall’abate di Montecassino il quale, avendolo visto esanime ed estenuato per il viaggio e per l’austerità della vita che conduceva, gli ordinò di fermarsi a S. Germano per due giorni. Fra le varie cose che il francescano faceva nel corso delle sue missioni, c’era quella di far suonare le campane della chiesa principale della città dove si trovava, a sera tardi o di notte, in modo da risvegliare dal sonno i peccatori. Così fece anche a S. Germano. Quella sera il sagrestano, non potendo suonare la campana da solo data la sua grande dimensione, come al solito andò a chiamare altre quattro persone per farsi aiutare. Quando giunse nei pressi della chiesa si accorse che la campana stava già suonando con gran veemenza da almeno mezz’ora. La corda era ritirata a un’altezza che non si riusciva più ad afferrarla ed egli, pensando che ci fosse qualcuno sulla sommità del campanile, iniziò a urlare che smettesse di suonare perché rischiava di crollare tutto. Invece la campana continuava a suonare con maggior impeto e forza. Allora il sagrestano e gli altri, acceso un lume, salirono sul campanile e con stupore videro che non c’era nessuno e che la campana suonava da sola. Con non poca fatica riuscirono a fermarla e della vicenda fu sottoscritto il 28 maggio 1740 un attestato giuridico di fronte a un notaio con il quale cinque persone testimoniarono l’accaduto (Vita di San Leonardo da Porto Maurizio, Tip. Tiberina, Roma 1867, pp. 68-69; cfr. anche A. Mangiante, C. Mangiante, Perinsigne collegiata di San Germano Vescovo, Cdsc-Onlus, Cassino 2017, pp. 16-18).

20 Ecclesia Casinensis, La Diocesi di Montecassino … cit., p. 100.

21 Luigi Viola di Aniello, nato il 10 ottobre 1909 a Cassino, ordinato il 28 luglio 1935, fu parroco di S. Antonino dal 25 agosto 1935 al primo novembre 1971, quando fu nominato parroco di Pignataro (Ecclesia Casinensis, La Diocesi di Montecassino … cit., pp. 68, 100).

22 Testimonianza di Lucia Picano riportata in E. Montanaro, Tra le pieghe della memoria, 2a edizione, Amministrazione Comunale di Villa S. Lucia, Cassino 2017, p. 182.

23 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino e il suo miracoloso ritrovamento – 8 agosto 1944, manoscritto inedito.

24 D. Alessandro Varone, nato a Cassino il 7 ottobre 1876, era il parroco canonico della Collegiata di S. Germano. Morì a Roma il 28 marzo 1944, durante lo sfollamento (Ecclesia Casinensis, La Diocesi di Montecassino … cit., p. 101). Il fratello di d. Alessandro era il padre di d. Francesco.

25 Invece «l’oro votivo della Madonna di Canneto in Settefrati andò “sfollato” e fu nascosto nella stanza da letto dell’ultimo eremita del Santuario diocesano della Madonna della Figura nella Selva di Sora» (E. M. Beranger, M. Paolozzi, “Quelli di Cassino …”. La peregrinatio rimossa dei profughi nell’Italia centro-settentrionale (1943-1945), Tomo I, Archivio Storico di Montecassino, Montecassino 2008, p. 4).

26 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

27 «La Provincia», 7 agosto 2005.

28 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

29 A. Mangiante, Un Centenario: 1919-2019, in «Studi Cassinati», a. XIX, n. 2, aprile-giugno 2019, pp. 19-20.

30 Temerario l’atto di d. Francesco. Infatti i tedeschi avevano provveduto a disseminare fra le rovine di Cassino numerose cariche esplosive dette «booby trap», letteralmente trappole esplosive, nascoste tra le macerie ma collegate agli oggetti più disparati che nel momento in cui venivano prelevati fungevano da innesco, provocando l’esplosione.

31 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

32 Ibidem.

33 O. Tamburrini, Istruzione e carità a Cassino tra Otto e Novecento, Archivio Storico di Montecassino, Montecassino 2004, pp. 108-110.

34 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

35 Ibidem.

36 Un altro miracoloso ritrovamento si ebbe nella basilica dell’abbazia di Montecassino, dedicata a Maria Assunta in cielo e ai Santi Benedetto e Giovanni Battista, dove aveva una «devota a ricca cappella a destra del coro». L’unico quadro salvatosi tra tutti quelli delle cappelle e recuperato dalle macerie fu proprio il dipinto dell’Assunta («Bollettino Diocesano», n. 5, ottobre-dicembre 1954, pp. 165-169). Anche a Cervaro, nella distrutta, al 100%, chiesa di S. Paolo Apostolo, fu rinvenuta quasi integra la statua della Madonna dell’Addolorata.

37 G. Petrucci, La prima processione di Maria SS. Assunta, in «Presenza Cristiana», giugno-luglio 1997.

38 O. Tamburrini, Istruzione e carità a Cassino … cit., p. 110.

39 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

40 G. Petrucci, La festa dell’Assunzione, in «Studi Cassinati», a. XVIII, n. 1, gennaio-marzo 2018, pp. 43-46.

41 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

42 G. Petrucci, La prima processione di Maria SS. Assunta … cit.

43 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

44 G. Petrucci, Le celebrazioni dell’Assunta a Cassino, in «Presenza Cristiana», giugno-luglio 1998, «dalle testimonianze e dalle documentazioni di Guido Vettese e Antonio Vano».

45 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

46 D. Umberto Di Meo era stato parroco di S. Andrea in Cassino e di S. Antonio. Morì il 21 maggio 1954 all’età di 72 anni.

47 G. Petrucci, Le celebrazioni dell’Assunta a Cassino … cit.

48 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

49 Ibidem.

50 G. Petrucci, La prima processione di Maria SS.ma Assunta … cit.

51 Mons. Gregorio (al secolo Vito) Diamare era nato a Napoli il 13 aprile del 1865. Il 24 luglio 1909 era stato eletto abate di Montecassino (187° successore di S. Benedetto) e il 12 marzo 1928 venne consacrato vescovo titolare di Costanza di Arabia. Il 15 febbraio 1944 era all’interno dell’abbazia quando il cenobio cassinese conobbe la quarta distruzione della sua ultra millenaria storia. Ne uscì due giorni dopo aprendo un mesto corteo formato dalla piccola comunità monastica sopravvissuta e da alcuni civili superstiti.

52 Il 15 agosto 1945 mons. Gregorio Diamare aveva voluto presenziare, «come un augurio e un segno di resurrezione», alle celebrazioni a Cassino in onore dell’Assunta. Proprio in quell’occasione contrasse la malaria che, innestata su un corpo così provato, lo portò, in meno di un mese, alla morte. Il 6 settembre a S. Elia Fiumerapido si spegneva a 80 anni, 57 dei quali sotto la regola benedettina, 54 da sacerdote, 36 da abate cassinese e 17 da vescovo, mons. Diamare. Il 10 settembre fu celebrata la messa a S. Elia e la salma fu deposta su un «autocarro polacco decorato con fiori» che si diresse a Montecassino in un pomeriggio piovoso e nebbioso, facendo ritorno per l’ultima volta nella sua sede (F. Avagliano, a cura di, Gregorio Diamare abate di Montecassino 1909-1945, Archivio Storico di Montecassino, Montecassino 2005).

53 F. Varone, Maria SS.ma Assunta – Protettrice di Cassino … cit.

54 Ibidem.

55 C. Mangiante, La Chiesa di S. Antonio a Cassino, Cdsc-Onlus, Cassino 2017, p. 19.

56 «Bollettino Diocesano», n. 1, a. III, gennaio-febbraio 1948, p. 61

57 A. Pantoni, La Vergine SS. Assunta … cit., p. 363.

58 La facciata della chiesa di S. Antonio e tutte le case della città, «da quella del Municipio alle più umili, furono illuminate a festa; per tutta la campagna si accesero lieti falò. Una devota», che volle «serbare l’incognito», offrì alla Madonna una «nuova corona d’argento». Nell’atrio della chiesa venne apposta una lapide in ricordo del «fausto avvenimento» e come auspicio per la «sollecita ricostruzione della chiesa ove si conservava la veneratissima statua di Maria Assunta» («Bollettino Diocesano», n. 4, settembre-dicembre 1950, p. 120).

59 Quando la statua si trovava a S. Giovanni Battista subì il furto di parte dell’oro. I sacrileghi fatti avvennero in agosto subito dopo l’incoronazione. La signora Teresa Apruzzese, moglie di Domenico Pacitto, presidente del Comitato dell’Assunta negli anni ‘50-’70 succeduto a Pasquale Alonzi, fu tra le prime a correre in Chiesa e donare il suo collier d’oro. A quel gesto ne seguirono tantissimi altri. L’intera popolazione si mobilitò tanto che il patrimonio della Madonna fu prontamente ricostituito. Parimenti, nel corso degli anni, sono stati trafugati anche gli angeli, opera dello scultore Francesco Petronzio, che adornavano la statua, quindi sostituiti in quanto non più rintracciati.

60 E. Pistilli, Le chiese di Cassino … cit., p. 108.

61 A. Mangiante, C. Mangiante, Perinsigne collegiata di San Germano Vescovo … cit., p. 40.

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