Tre chilometri di fiume con una storia travagliata. Cassino: vecchio e nuovo Rapido.


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«Studi Cassinati», anno 2019, n. 3
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di Emilio Pistilli

Quel tratto di fiume che costeggia via Madonna di Loreto e la pista ciclabile a Cassino, dalla via Sferracavalli a via S. Pasquale fino alla via Casilina sud, viene impropriamente denominato Fiume Rapido, sarebbe invece più appropriato dire ”nuovo fiume Rapido”. Infatti lo storico Rapido è quello che lambisce la via per Caira provenendo da S. Elia Fiumerapido. Anche se quest’ultimo è il risultato di una deviazione avvenuta nei secoli passati, quando passava sotto il ponte “Lagnaro” e scendeva a valle a formare il Vilneo in direzione del ”Quinto ponte” sulla via Casilina (non intendo qui tracciare la storia del fiume Rapido: lo hanno già fatto altri con competenza1). L’attuale nuovo corso d’acqua in realtà nacque come collettore di fondovalle o canale scolmatore, per raccogliere le acque di scolo della campagna e quelle di impluvio di monte Aquilone (rio Tari, rio Saetta che, però, confluisce più a valle nel fiume Gari), monte Cifalco e monte Cairo e utilizzò più o meno il letto abbandonato dell’antico fiume. Fu realizzato negli anni Cinquanta dal Consorzio di Bonifica “Valle del Liri” con i fondi della Cassa per il Mezzogiorno e reso operativo nel 19602; gli argini, rialzati di circa tre metri, furono utilizzati come strade di bonifica. Inizialmente infatti non era consentito il transito ai mezzi pesanti. Ora la strada di destra è liberamente percorribile, mentre quella di sinistra è l’attuale pista ciclabile. Riceve le acque del vecchio Rapido a metà strada tra la via S. Pasquale e via Casilina; di qui in poi è a tutti gli effetti osservato che i vincoli previsti dalla legge Galasso (n. 431 del 1985, art. 142 lett. C) che prevedono una fascia di rispetto di m. 150 è certamente applicabile al vecchio corso del Rapido, perché iscritto nell’apposito elenco, mentre dubbi sorgono per il nostro nuovo corso. Nuovo corso che intanto ha subito interventi di grande portata, ma non per migliorarne l’efficienza, bensì per speculazioni di vario impatto. Il primo, più importante intervento, fu quello relativo alla costruzione della centrale elettrica di Olivella che sfrutta la caduta delle acque dal bacino artificiale di località La Selva di Cardito, alle spalle di monte Cifalco, a quota 780 metri s.l.m., che a sua volta riceve le acque dall’invaso artificiale di Grotta Campanaro, in comune di Picinisco. Quelle acque furono captate dalle sorgenti di Canneto, da cui nasce il fiume Melfa, e indotte in galleria fino all’invaso di Grotta Campanaro. La prima mina fu fatta brillare nel 1948 alla presenza del sen. Piercarlo Restagno. La centrale fu operativa dal 1952/53. Dopo aver azionato le turbine della centrale dell’Olivella, le acque vengono convogliate nel sottostante fiume Rapido. Gli effetti di tale operazione furono due: l’impoverimento del fiume Melfa, che a valle, in territorio di Roccasecca, è ridotto ad un rigagnolo; e il rischio di esondazione del Rapido in territorio di Cassino quando, in occasione di piogge persistenti, per alleggerire la spinta nel bacino di monte Cifalco, vengono aperti i varchi della diga per scaricare a valle il superfluo; dunque alle piene naturali del nostro fiume si aggiungono i flussi dell’ex Melfa. Durante i lavori per la costruzione del tunnel, affidati alla ditta Girola, con l’impiego di molta mano d’opera locale, vi furono alcuni incidenti anche mortali: si narra che in una baracca accanto alla chiesa di Sant’Elia Fiumerapido furono depositate quindici bare in previsione di eventuali eventi luttuosi8. Un secondo intervento di notevole portata fu la costruzione della centralina elettrica SER sul vecchio corso del Rapido dal quale preleva l’acqua per poi convogliarla nel nuovo Rapido all’altezza della via Sferracavalli, riducendo notevolmente la portata dell’antico corso. Ma vediamo come nacque la SER, società Energie Rinnovabili. Il 14 marzo 1986, si costituì a Cassino la società con 20 milioni di capitale sociale cui parteciparono privati ed amministratori di Sant’Elia Fiumerapido. Il 15 maggio 1986, la SER chiese l’autorizzazione di derivare acque dal fiume Rapido per costruire una centralina nel territorio di Cassino. L’approvazione della Giunta della Regione Lazio si ebbe il 7 luglio. l’11 gennaio 1991 la SER ottenne l’approvazione del progetto da parte dell’assessore regionale all’urbanistica Paolo Tuffi. Il Consiglio Comunale di Cassino, prima affidò all’ingegnere Mongiordini l’incarico di verificare la compatibilità dell’opera con l’impatto ambientale, poi, nonostante tale relazione non fosse del tutto favorevole, approvò il progetto per la costruzione della centralina elettrica in base all’articolo 1, comma 5, legge n. 1 del 1978. Il 17 dicembre 1991; la Regione Lazio, con delibera di Giunta n. 11684, approvò definitivamente la variante; il 19 marzo 1992 il Comune di Cassino approvò la concessione n. 1397. La SER usufruì di un contributo di 12 miliardi e 900 milioni, di cui 1400 milioni erogati dalla CEE ed il resto dal CIPE (legge n. 308 del 1982). Tutto l’iter fu osteggiato energicamente anche con esposti alla Procura della Repubblica di Cassino, presentati da associazioni ambientaliste e sportive, né mancarono varie iniziative politiche, prima fra tutte l’interrogazione a risposta scritta 4/05630 presentata da Ferdinando Imposimato (Partito Democratico della Sinistra) in data 19929. Anche Italia Nostra e FIPS presentarono ricorso al Tribunale delle Acque. Tali opposizioni sembra non abbiano avuto effetti. Ma la centralina SER ha un precedente storico che vale la pena ricordare. Nel 1871 la famiglia Lanni di S. Elia aveva un mulino sul fiume Rapido – probabilmente nello stesso luogo dove ora sorge la SER –; per aumentare le prestazioni dei loro macchinari pensarono di creare una caduta artificiale di acqua costruendo uno sbarramento con pali di legno. Ciò ovviamente fece accrescere il rischio e le occasioni di esondazioni dell’irrequieto fiume. Il sindaco Benedetto Nicoletti, appena eletto fece nominare una commissione per la tutela delle acque e a salvaguardia della città, che, come è noto, sorge ad un livello inferiore rispetto a quello del fiume – un cui braccio, a quel tempo, attraversava la città, lungo l’attuale via Marconi –.

La commissione segnalò, tra l’altro, la pericolosità delle opere allestite dai fratelli Lanni. Il sindaco, con apprezzabile tempestività, segnalò la cosa al prefetto della provincia (che allora era Caserta) invitandolo a prendere con urgenza i provvedimenti del caso. Le opere furono fatte rimuovere.

Questa la lettera del sindaco Nicoletti al Prefetto di Caserta.

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Al Sig. Prefetto della Provincia – Caserta

Cassino, 20 dicembre 1872

La Commissione prescelta da questo Consiglio Comunale nella tornata del dì 14 novembre ultimo per lo esame delle cause che han prodotto finora i ripetuti straripamenti del fiume Rapido mi riferisce che i signori Giuseppe, Benedetto, Aniello e Filippo Lanni di S. Elia per avere una caduta di circa due metri in un molino che posseggono alla distanza di circa due miglia da questa città han fatto costruire due palefitte ed altre opere attraverso del fiume, il che ne ha rialzato considerevolmente il letto, e contribuisce patentemente allo straripamento lamentato.

Per ovviare maggiori danni alle proprietà private, alla strada Sferracavalli, e ad impedire che non sia ulteriormente inondata questa città nei tempi piovosi, mi rivolgo alla S. Vª, perché voglia benignarsi ordinare la distruzione delle palafitte, e lo abbattimento delle altre opere in linea di urgenza, giusta l’art. 378 della Legge sulle Opere Pubbliche dei 20 marzo 1868. Allegato F.

La S.V. scorgerà di leggieri la gravità del fatto consumato dai Lanni, ed il pericolo di ogni ulteriore ritardo, epperò mi affido che vorrà con la solita di Lei bontà emanare quei provvedimenti che sono di giustizia.

Il Sindaco – B. Nicoletti.

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È veramente travagliata la storia del fiume Rapido, dove, fino all’anteguerra si poteva pescare la rarissima trota dorata. La cura del fiume Rapido fin dagli anni Cinquanta è stata affidata al Consorzio di Bonifica “Valle del Liri”, che, però, ha dovuto sempre fare i conti con gli scarsi finanziamenti pubblici. Ricordo appena, nel 1996, un progetto di ristrutturazione idraulica e di sistemazione paesistica ed ambientale del vecchio alveo e zone limitrofe, con un primo stralcio di finanziamento di un miliardo e 471 milioni ed un secondo di un miliardo e mezzo; gli interventi riguardarono il tratto del vecchio Rapido che va dal Vallone del Dente (località Monte Rotondo) al Vallone di S. Silvestro (alle spalle del carcere). Ancora un elemento di stravolgimento ambientale del fondovalle del Rapido fu la costruzione con terrapieno della superstrada Cassino-Sora, che interruppe il corso naturale di numerosi rigagnoli e canali che erano diretti verso il rio Pescarola e di qui verso il Rapido. L’arteria a scorrimento veloce fu costruita tra gli anni Settanta del secolo scorso agli inizi degli anni Ottanta. Il tratto Sant’Elia-Cassino, affidato all’impresa Pesce, fu aperto al traffico nel 1980. Per avere idea di quanta acqua si raccoglie nell’ex canale di bonifica, basta ricordare che nell’anteguerra il solo rio Pescarola esondava pericolosamente alle prime piogge autunnali: gli anziani ricordano che per poterlo attraversare in zona ponte S. Pasquale, utilizzavano le botti come zattere. Allo stato attuale il tratto di fiume che ci interessa, lungo circa tre chilometri, si presenta come un’oasi verde di rara bellezza: alberi di alto fusto e fitto sottobosco di varia natura creano uno spettacolare intrigo di vegetazione, ambiente ideale per la fauna locale. All’interno di quella fascia di verde ogni tanto compare quello che doveva essere il fiume con le sue acque limpide e le sue cascatelle spumose. La pista ciclabile che lo costeggia è oggi impagabile luogo di rigenerazione psicofisica di molti cassinati. Tutto bello; senonché sorge il problema che la destinazione del corso d’acqua è stata del tutto snaturata: la funzione del nuovo Rapido, come accennato più su, dovrebbe essere quella di raccogliere le acque di fondovalle per convogliarle verso il fiume Liri e, successivamente, verso il Garigliano. Ora si corre il rischio concreto che alle prime piogge abbondanti, con l’ingrossarsi della portata del fiume, quel groviglio di vegetazione venga trasportato ed affastellato fino a formare uno sbarramento al normale deflusso delle acque; a ciò si aggiunga la caduta degli alberi già secchi e di quelli nati nello stesso alveo: alcuni di essi giacciono già di traverso. In tale stato l’esondazione è assai probabile; ma a subirne i danni maggiori non sarebbero solo i campi e le abitazioni a margine del corso d’acqua, bensì lo stesso centro abitato di Cassino, che sorge ad una quota nettamente inferiore a quella del fiume, nel punto più basso del fondovalle. Tutto ciò è dovuto alla mancanza di manutenzione costante. L’ultimo importante intervento di pulizia degli argini risale al 2005. L’amenità del luogo e la sicurezza del suolo saranno sempre in contrasto tra loro fino a quando non si adotterà una strategia di gestione oculata del territorio.

 

Un tratto del nuovo Rapido.

Un tratto del nuovo Rapido.

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La colonnina del Consorzio di Bonifica.

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L'area di riferimento di questo lavoro (da Google) - Lett. a: Nuovo Rapido; b: via S. Pasquale; c: incrocio via Sferracavalli; d: diramazione del vecchio Rapido; e: vecchio Rapido; f: Quinto ponte.

L’area di riferimento di questo lavoro (da Google) – Lett. a: Nuovo Rapido; b: via S. Pasquale; c: incrocio via Sferracavalli; d: diramazione del vecchio Rapido; e: vecchio Rapido; f: Quinto ponte.

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Impresa Lamberto Bajetti Roma - Lavori di sistemazione del fiume Rapido tra la strada dell'Olivella e la via Casilina nel 1956 (foto Alinari).

Impresa Lamberto Bajetti Roma – Lavori di sistemazione del fiume Rapido tra la strada dell’Olivella e la via Casilina nel 1956 (foto Alinari).

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Il Rapido dopo la pulizia del 2005.

Il Rapido dopo la pulizia del 2005.

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Il nuovo Rapido come appare oggi.

Il nuovo Rapido come appare oggi.

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NOTE
1 Per tutti si veda: G. Petrucci, Sant’Elia e il fiume Rapido, Montecassino, 2000 e bibliografia annessa.
2 Il Consorzio di Bonifica «Valle del Liri» realizzò le seguenti opere di sistemazione idraulica con un importo di L. 734.263.537: costruzione del collettore di fondo valle della piana di Cassino (Rapido e suoi affluenti), sistemazione del Mollarino, del fosso Fontanelle e suoi affluenti, dei torrenti Faio e Pioppeto ed altri minori con le relative manutenzioni; lavori di sistemazione del fiume Rapido (cfr. E. Pistilli, a cura di, Il Consorzio di bonifica “Valle del Liri” di Cassino, Cassino 1990, p. 103).
3 Tale risulta anche da cartografia ottocentesca. A dare tale nome al nostro Rapido fu M. T. Varrone nel suo De re rustica, l. III, cap. 5, dove accenna ad un «Vinio fluvio»; va segnalato però che altri leggono «imo fluvio».
4 In «Notizie storiche delle città del Lazio vecchio e nuovo», T. I, 1816, p. 202.
5 Chronica Monasterii Casinensis, ed. H. Hoffmann, M.G.H., Script., XXXIV, Hannoverae, 1980, I, 12.
6 Ivi, I,35.
7 Vd. Della Noce, Chronica Sacri Monasterii Casinensis, 1668, p. 110, n. k.
8 M. Tucci, Centrale di Cassino (Olivella) – S. Elia Fiumerapido (Fr) in https://www.progettodighe.it/main/le-centrali/article/centrale-di-cassino-olivella-s, aprile 2016.
9 http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_05630_11 entità di tipo: aic.

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