Recensione a I piccoli martiri del Lazio meridionale.


Print Friendly

.

«Studi Cassinati», anno 2019, n. 4
> Scarica l’intero numero di «Studi Cassinati» in pdf
> Scarica l’articolo in pdf

.

di Gianluigi Cavaliere*

.

15DiGiorgio_3L’ultimo libro di Francesco Di Giorgio, I piccoli martiri del Lazio meridionale, è il frutto di un paziente e meticoloso lavoro di ricerca cui egli si è dedicato con la consueta passione alla quale ha abituato i tanti suoi lettori che lo seguono con curiosità e attenzione. Il libro, meritoriamente pubblicato a cura del Centro Documentazione e Studi Cassinati–Onlus, ha avuto il patrocinio oneroso della CGIL-SPI di Frosinone-Latina e delle Leghe SPI di Cassino e di Sora, è pregevolmente introdotto da Beatrice Moretti, segretaria generale della CGIL-SPI Frosinone-Latina, con la prefazione di Gaetano de Angelis Curtis presidente del benemerito CDSC-Onlus. Nei Piccoli martiri del Lazio Meridionale, Di Giorgio si cimenta con una vicenda molto dolorosa, inquadrata all’interno del più generale fenomeno dell’emigrazione di massa che nel corso di alcuni decenni ha letteralmente svuotato, dal punto di vista demografico, l’Italia intera, con ricadute pesanti sul territorio del Lazio Meridionale. Siamo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e la vicenda svela, più di tante altre, l’abominio patito da migliaia e migliaia di fanciulli del nostro territorio, e non solo, i quali furono letteralmente strappati alla loro infanzia e all’affetto dei loro cari da sordidi e voraci sfruttatori, senza essere neanche protetti in molti casi dalle loro famiglie, lusingate dalla prospettiva di qualche possibile vantaggio economico. Sora, Roccasecca, Castrocielo, Atina, Sant’Apollinare, San Biagio, Saracinisco e tanti altri paesi della Ciociaria meridionale sono i luoghi da cui provengono i piccoli martiri, luoghi dove le condizioni di vita erano spesso assai miserevoli. E di tali condizioni si approfittarono biechi personaggi che, senza scrupolo alcuno, si recavano nelle case di tante poverissime famiglie ‘per fare incetta’ di bambini. La scena era sempre la stessa e si ripeteva di casa in casa. In cambio di modestissime, se non addirittura inesistenti contropartite, gli ‘incettatori’ riuscivano a ottenere da genitori inariditi e ottenebrati da un quotidiano di stenti e di rinunce il maggior numero possibile di bambini per poi trasferirli all’estero, facendoli lavorare, in qualità di soffiatori, presso le vetrerie francesi, luoghi in cui il lavoro minorile si traduceva inesorabilmente in schiavitù. Di Giorgio ricostruisce da par suo, cercando di non trascurare nessun dettaglio, l’abisso di abbrutimento e di sub umanità in cui venivano ingoiati quei poveri bambini ciociari, fino a perdersi e a morirne in molti casi. In nome di illusori vantaggi a pro delle loro famiglie, i piccoli martiri venivano a trovarsi da un giorno all’altro nella condizione di giovanissimi migranti alla mercé di sfruttatori amorali, disposti a tutto pur di procurarsi qualche vantaggio attraverso le prestazioni forzate cui obbligavano i piccoli sventurati. E le storie che nel saggio vengono narrate straziano davvero il cuore, al punto da coinvolgere profondamente il lettore e lasciarlo attonito, nonostante più di un secolo sia passato da quelle tragiche e drammatiche circostanze di un’infanzia deliberatamente sottratta, violata e impunemente negata a causa di un’interminabile catena di collusioni e di omertà. Insomma un empito di ripugnanza, e di indignazione anche se retrospettiva, suscita ancora questa orribile vicenda e quasi induce a domandarci se una storia del genere, di fanciullezza deliberatamente annichilita, sarebbe, oggi, ancora possibile…

L’esodo forzoso di quei ‘piccoli martiri’ era stato denunciato dal grande scrittore cattolico lombardo, Tommaso Gallarati Scotti (1878-1966) – amico di Antonio Fogazzaro, autore del celebre romanzo Malombra – in un suo testo intitolato appunto I piccoli martiri delle vetrerie francesi. Lo scritto divenne celebre all’inizio del Novecento e fu letto nel 1902 alla regina Margherita, la regina madre, mamma del re in carica Vittorio Emanuele III, nella residenza estiva dei Savoia a Stupinigi in Piemonte. Le riflessioni di Gallarati appaiono, ancora oggi, a distanza di tanto tempo, di una freschezza stupefacente. Egli, nella sua qualità di membro di un’associazione caritatevole fondata dal benemerito mons. Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona, «L’Opera di assistenza per gli operai italiani emigranti in Europa e nel Levante», sostenuta anche dal governo italiano, effettuò diversi viaggi alla ricerca di quei luoghi all’estero, in modo particolare in Francia, dove erano stati destinati i bambini delle vetrerie. «L’Opera di assistenza» si sensibilizzò enormemente alle condizioni di vita dei tantissimi italiani emigrati, promuovendo aiuti e sostegni di ogni genere, soprattutto a protezione dei minori che erano privi di ogni tutela, com’era il caso dei fanciulli delle vetrerie. Di Giorgio ripropone in modo molto opportuno, nell’appendice documentaria del suo libro, il testo di Gallarati che con «L’Opera di assistenza» contribuì a far riconoscere quale tragedia nazionale la condizione di schiavitù dei tanti bambini delle vetrerie, coadiuvato nella sua impresa filantropica da veri e propri eroi della solidarietà, quali lo straordinario egittologo Ernesto Schiaparelli, che dalla fine dell’800 e fino alla sua morte, nel 1928, diresse l’imponente Museo Egizio di Torino, dopo averlo arricchito con le sue sensazionali scoperte archeologiche (le tombe dei coniugi Kha ad esempio, o quella della regina Nefertere moglie di Ramesse II, ricostruite nella struttura museale torinese con i materiali originali), lo scrittore Ugo Cafiero, il diplomatico Lionello Scelsi, console italiano a Lione, e altri ancora.  Il libro di Di Giorgio entra con cruda chiarezza nei dettagli concreti delle attività che i bambini erano chiamati a svolgere, ognuno con ruoli specifici. C’era il gamin, il fanciullo chiamato a togliere il vetro dal fuoco a temperature oscillanti tra i 400 e i 1.400 gradi Farheneit; il porteur che riceveva il vetro arroventato dal gamin e lo trasferiva a un altro forno… E, leggendo, non si può che avvertire un senso di incredulo orrore immaginando lo stato d’animo dei poveri bambini mentre svolgevano quelle attività, per il modo in cui erano sfruttati, e per le loro condizioni di vita. Gallarati, come riporta Di Giorgio, ebbe il merito di evidenziare di quali lacrime e di quale sangue fosse intriso veramente l’esodo biblico che caratterizzò la storia d’Italia tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 e che non risparmiò neanche i fanciulli, anzi. Francesco Di Giorgio dal canto suo, con la toccante e dettagliata ricostruzione di quei fatti della quale è stato capace, ha saputo rimuovere da quella pagina di autentica disperazione, qual è stata la migrazione dei bambini delle vetrerie, la coltre di oblio che la inviluppava. Con acribìa e rigore egli ha messo insieme gli innumerevoli orrori che hanno costellato la migrazione del nostro territorio fin dalle sue origini. Ma la vicenda dell’esodo non fu contraddistinta solo da abomini. Numerosi e di immenso valore furono anche gli episodi, i gesti, le azioni condotti con assoluta gratuità da persone come Gallarati Scotti, mons. Bonomelli, o anche da alcuni diplomatici e politici, al fine di annientare la malapianta di quell’ignobile e sordido sfruttamento che si abbatteva su fanciulli inermi non consentendogli scampo. Se la conoscenza del passato è misura per evitare che si ripetano gli stessi errori nel presente, allora mi permetterei di consigliare la lettura dei Piccoli martiri del Lazio Meridionale, di Francesco Di Giorgio che ci fa inoltrare dentro le profondità più recondite e desolate della nostra Storia – anche in quella del nostro territorio –, dove un male così radicale irruppe senza argine in quel tornante tra la fine del XIX secolo e l’inizio del successivo, e prese le forme agghiaccianti dei fanciulli del Cassinate e del Sorano che nelle vetrerie d’Europa furono deprivati non solo della loro infanzia, ma in tanti casi della loro stessa vita.  Nessun risarcimento sarà mai possibile per quei bambini disperati, perduti dentro l’abisso nel quale una suprema malvagità umana li precipitò. Eppure, alcune pagine del saggio di Di Giorgio, quelle nelle quali vengono descritte le straordinarie iniziative – sicuramente inadeguate, a volte anche velleitarie – dei tanti che tentarono di opporsi, in molti casi riuscendoci, a quel profluvio di nefandezze, all’efferata crudeltà di quegli incettatori’ di bambini, ci danno quantomeno la speranza che, forse, niente del genere sarebbe più possibile…

DI GIORGIO FRANCESCO, I piccoli martiri del Lazio meridionale. Emigrazione e tratta minorile nel Cassinate, Sorano e Val di Comino nel XIX sec., Centro Documentazione e Studi Cassinati-Onlus, Cassino 2019, pagg. 143, illustr. col. e b./n.; f.to cm. 17×24; ISBN 978-88-97592-50-1

.

* Docente Liceo «Lucrezio Caro», Roma.

.

(9 Visualizzazioni)