Editoriale – Ai tempi del Coronavirus


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«Studi Cassinati», anno 2020, n. 1-2
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Montecassino 21 marzo 2020: benedizione dell’abate dom Donato Ogliari (www.linchiestaquotidiano.it_news_2020_03_21_montecassino-l-abate-ogliari_benedice-la-terra-sancti-bened_31621).

In tutto il mondo si sono vissuti, e si prevede che purtroppo si sarà costretti a viverli anche in futuro, tempi ‘strani’, diversi, difficili. Tutto è cominciato nella seconda metà del 2019 in estremo oriente, in Cina, precisamente nella provincia di Hubei e nel capoluogo Wuhan, per il diffondersi da lì in tutto il mondo di malattia epidemica che è stata elevata dall’Organizzazione mondiale della sanità a pandemia a causa della sua espansione praticamente in tutte le aree geografiche. La malattia da coronavirus 2019, nota con l’acronimo di COVID19 (COronaVirus Disease 19, cioè malattia da coronavirus con il numero che sta a indicare l’anno di apparizione), è una malattia infettiva respiratoria causata da un virus, appartenente al ceppo dei coronavirus, denominato SARS-CoV-2 caratterizzata da un’ampia e veloce diffusione tra la popolazione a causa di un’alta trasmissibilità. Si tratta di un nuovo agente patogeno sconosciuto al momento della sua comparsa e ancora oggi si dibatte se sia di origine animale o di laboratorio, pur se nella comunità scientifica parrebbe più accreditata la prima tesi. Anche nelle prime ondate epidemiche ottocentesche del colera l’agente patogeno era sconosciuto, al pari della pandemia della “spagnola” che colpì l’umanità tra il 1918 e il 1920 e similari alla Covid19 appaiono i rimedi individuati per il contenimento della diffusione e cioè l’isolamento, il rispetto della distanza sociale (ma perché non definirla distanza di sicurezza?) fra le persone e l’obbligo di indossare dei dispositivi di protezione individuale come mascherine da indossare negli ambienti chiusi o quando si entra in contatto con altri individui, e guanti (come accadde, ad esempio, per la “spagnola”).

Dopo aver applicato la zona rossa in alcune aree della Lombardia e del Veneto, così come avevano già fatto in Cina per Wuhan e la provincia di Hubei, il governo nazionale italiano, in seguito all’emergenza sanitaria dovuta all’elevato numero di malati e di deceduti, impone, a partire dalla sera del nove marzo 2020, la chiusura di tutti i servizi ad eccezione di quelli essenziali come misura estrema di contenimento del contagio, come faranno poi molti altri Stati in tutto il mondo. Simbolicamente per le popolazioni di questo territorio, la difficile situazione può essere rappresentata dalla giornata del 21 marzo a Montecassino. Nel giorno dedicato alla più importante celebrazione di San Benedetto, l’abbazia era silenziosa, vuota, nessuna persona, nessun fedele, solo la comunità monastica cassinese e la troupe televisiva di Teleuniverso. Negli ultimi secoli solo il 21 marzo 1944 non era stato possibile svolgere, causa distruzione bellica, i riti di celebrazione. Quest’anno, invece, ha fatto impressione negli animi sensibili delle popolazioni di questo territorio la benedizione impartita dal padre abate dom Donato Ogliari, con la reliquia del santo patrono, alla città di Cassino, alla Terra Sancti Benedicti, all’Italia, all’Europa e al mondo intero con l’affidamento di tutti, in «una speranza ricca di pazienza e fiducia», alla protezione del santo da Norcia.

L’emergenza sanitaria ha indotto anche «Studi Cassinati» a modificare la normale cadenza di pubblicazione. In particolare per le difficoltà legate soprattutto alla distribuzione della rivista (spedizione postale e consegna), si è deciso di riunire i primi due numeri dell’anno, garantendo, comunque, pari numero di pagine (160). Come si potrà notare i primi articoli della rivista trattano alcuni casi di epidemie sviluppatesi in questo territorio nei secoli passati. Tuttavia si tratta di una programmazione casuale. Infatti nel gennaio scorso quando l’archivista di Montecassino, don Mariano Dell’Omo che si ringrazia vivamente, inviò il suo apprezzato contributo sulla peste del 1656, cui si è aggiunto l’articolo del preside Giovanni Petrucci e quindi quello sul colera a Cassino, cominciavano a filtrare in modo ovattato, in una disattenta opinione pubblica nazionale, le prime notizie provenienti da Wuhan e nessuno avrebbe mai potuto immaginare cosa sarebbe successo, per gravità e dimensioni, di lì a poco tempo.

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