Marco Mazzaroppi ad Arezzo


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«Studi Cassinati», anno 2020, n. 1-2
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di Alberto Mangiante

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Badia di Arezzo - Quadro raffigurante San Benedetto e Santa Scolastica. Un’opera simile era presente sull’altare della Cripta di Montecassino prima del rifacimento beuronense.

Badia di Arezzo – Quadro raffigurante San Benedetto e Santa Scolastica. Un’opera simile era presente sull’altare della Cripta di Montecassino prima del rifacimento beuronense.

Durante questo lungo periodo forzato di quarantena ho cercato di sistemare un po’ di materiale d’archivio, senza peraltro, in verità, riuscire nel mio intento, ma questo mi ha permesso di ritrovare materiale che avevo dimenticato, come degli appunti e delle foto fatte ad Arezzo nel 2007 in occasione della mostra dedicata a Piero della Francesca. Dopo aver visitato i vari luoghi della città in cui la mostra era organizzata, entrammo in una chiesa, in una piazzetta quasi deserta al centro di Arezzo e, un po’ meravigliato, nella seconda cappella a sinistra notai esposto sull’altare un quadro con San Benedetto e Santa Scolastica. Con mia sorpresa vidi che sulla balaustra della cappella, la didascalia attribuiva l’opera ad un pittore aretino, Giuseppe Santini, il quale era considerato anche l’autore di un altro dipinto esposto nella cappella successiva, quella dedicata a San Gregorio.

Vedendo i quadri ho pensato che fossero opera di Marco Mazzaroppi e non del Santini, tesi che è stata poi confermata da recenti studi. Come si poteva giustificare la presenza di un autore, prettamente operativo nell’ambito cassinese, in quel contesto?

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Badia di Arezzo – Particolari del quadro raffigurante S. Benedetto e S. Scolastica. Nell’immagine in alto i due Santi con sullo sfondo l’Abbazia di Montecassino; nell’immagine a destra l’anfiteatro e la zona di Casinum.

«Visione di San Filippo», Museo Statale di Arezzo. È stato attribuito a Giuseppe Santini, ma sicuramente del Mazzaroppi (Foto dal libro Bernardino Santini di Liletta Fornasari).

«Visione di San Filippo», Museo Statale di Arezzo. È stato attribuito a Giuseppe Santini, ma sicuramente del Mazzaroppi (Foto dal libro Bernardino Santini di Liletta Fornasari).

La risposta è arrivata solo dopo, facendo alcune ricerche sulla storia dell’edificio. La chiesa, con tutto il complesso, è più nota come Badia di Arezzo ed è dedicata alle SS. Flora e Lucilla. La chiesa fu eretta nel XIII secolo dai Benedettini anche se la presenza di un monastero benedettino in città è attestato già nel 773. I monaci vi dimorarono fino alla soppressione napoleonica, quando, per effetto delle leggi eversive, il monastero venne occupato dallo Stato e la chiesa affidata al clero secolare. La presenza del pittore di San Germano si può spiegare solo con la richiesta fatta dai monaci Aretini alla casa benedettina per eccellenza, Montecassino, di avere dei dipinti che più da vicino esaltassero la figura di San Benedetto e dei Santi benedettini eccellenti come Santa Scolastica e San Gregorio. Il Mazzaroppi aveva poi il vezzo, se così si può dire, di raffigurare, in ogni dipinto dove era presente San Benedetto, sia l’Abbazia sia la sottostante San Germano con i monumenti dell’antica Casinum. Questo è ben visibile nell’opera conservata nella Badia di Arezzo dove, tra i due Santi, è presente l’anfiteatro della città romana e un altro particolare molto interessante, ossia un grande palazzo, al di sopra dell’anfiteatro, che potrebbe essere l’edificio costruito dal vescovo Raimondo quando Montecassino fu elevato a Vescovado, oppure quello edificato dal Cardinale D’Aragona al tempo della Commenda. Confrontando, quindi, le immagini aretine qui allegate e le opere presenti a Montecassino, si possono notare dettagli che poteva dipingere solo chi conosceva il luogo.

 

Scorrendo, poi, il volume che Liletta Fornasari ha dedicato a Bernardino Santini e al figlio Giuseppe, ho trovato che nel Museo Civico è conservato un altro dipinto, «La visione di San Filippo», attribuito sempre a Giuseppe Santini, ma molto probabilmente del Mazzaroppi. Il tema, con San Benedetto che chiede alla Vergine protezione per l’Abbazia, riprende quello di un dipinto conservato a Montecassino, con l’unica differenza che in quest’ultimo il Santo indica il cenobio cassinese.

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Frame del documentario di History Channel. Sullo sfondo si vede il quadro con San Benedetto e Santa Scolastica. Immagine dell’anteguerra del quadro «La Vergine con i SS Benedetto e Scolastica» conservato a Montecassino, la cui parte inferiore è andata distrutta, che presenta lo stesso schema del dipinto conservato in Spagna.

Chissà se altri dipinti, sempre con soggetto San Benedetto e Santa Scolastica, sono conservati in altri monasteri benedettini?

Un quadro con questo tipo di iconografia, ad esempio, si può vedere in un documentario di History Channel, del 2015, su alcuni alti ufficiali nazisti in fuga verso l’Argentina che facevano tappa nell’Abadia de Samos, nella Spagna settentrionale lungo il cammino per Santiago de Compostela. In un passaggio del filmato è visibile un quadro, molto simile a quelli descritti finora, potenzialmente attribuibile a Mazzaroppi.

Per questo motivo contattai tramite email il bibliotecario del convento per avere notizie più dettagliate o immagini del quadro senza però ricevere risposta. La presenza di tutti questi quadri potrebbe far pensare ad una bottega molta attiva nella città di San Germano, dedita a soddisfare le varie richieste che arrivavano al monastero benedettino di Montecassino.

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