In ricordo di Gino Alonzi


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«Studi Cassinati», anno 2020, n. 1-2
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Angulus ridet (Odi, II,6,13).

Dietro un atteggiamento che poteva non di rado apparire burbero, nascondevi un animo delicato e fine: avevi profondamente cara la natura, dalla cui più piccola manifestazione, da un filo d’erba che spuntava dal muro della tua casa, o da un fiorellino di campagna, o da un animaletto, sapevi riconoscere la grandezza di Dio.

Nel tuo salottino eri solito trascorrere il tempo libero leggendo sul divano, accanto al camino, mentre un gatto ti ronfava a lato e un cane pezzato dal lungo pelo era acciambellato sul tappeto, ai tuoi piedi. Ora sono tumulati con ogni cura nel giardino, alla sinistra entrando, con una targhetta di ottone a ricordarne il posto.

Mostravi un attaccamento profondo e sincero ad ogni persona e luogo del paese: dalla Villa comunale alla campagna sotto la Torre, immortalata in un tuo disegno che oggi vedo incorniciato nelle abitazioni dei Santeliani, e soprattutto alle case longhe di nonno Rocco e nonna Restituta. Questa nei pomeriggi della tua, come della mia lontana infanzia, ci portava le ciambelle dorate e lucide di Sora in una canestra che profumava di pulito.

Soprattutto alla cartiera, dove avevano lavorato i tuoi avi e sentivi tua. Mi accompagnasti, come amorevole padrone di casa, in una visita indimenticabile e mi facesti conoscere ed apprezzare macchine gigantesche, che erano state il lustro dei Santeliani veraci, come li definivi: i bollitori sferici, le pile olandesi, un motore di bastimento.

Esso si concretizzò nelle illustrazioni di vari studi locali, nella realizzazione di manifesti della« Domenica Santeliana», nella stesura di stampe degli Itinerari Turistici per la Pro Loco, nella pubblicazione dell’opuscolo Santa Maria Maggiore nella Storia (G. Petrucci, G. Alonzi, S. Maria Maggiore nella Storia, Atina 2001), nel disegno del francobollo per l’annullo filatelico delle Poste Italiane del 2005, e di alcune cartelle di serigrafie raffiguranti angoli caratteristici del paese: nel 1998 Scorci di Sant’Elia; nel 2004 Alla mia Terra; nel 2006, in occasione delle nozze del figlio Cristiano con Marta, Casalucense; ed è poeticamente espresso nella dedica che antepose a quelle del 2004:

Che altro posso darti, o mia Terra nativa,

se non il mio modesto tratto di matita?!

Ti adoro, ti cullo nel mio cuore,

anelo alla tua eternità, che non sarà mia.

Disegno per te e per tutti coloro

che sentiranno la passione di conservarti.

Che durino per sempre le tue dolci valli,

i tuoi tesori di arte e di antichità,

il tuo canterino fiume e, soprattutto,

a voglia dei tuoi figli di mai scordarsi di te, o mia terra.

Coerentemente con questi principi eseguisti per Sant’Elia il disegno del Gonfalone e delle targhe del Comune, il progetto della grande lastra di marmo per il Cinquantenario della distruzione del paese, del giardino di protezione del Ponte Lagnaro e del Monumento a Enrico Toti.

Rinnovasti l’antica e suggestiva tradizione degli auguri dei primi dell’anno, con la carretta e l’asinello infiocchettato, ai cittadini vestiti a festa all’uscita dalle Chiese.

Pregevoli i tuoi articoli sullo sport e le accurate ricerche pubblicate in Studi Cassinati.

Ti ringrazio, Ginuccio, per i momenti vissuti insieme, il cui ricordo mi riempie l’animo di malinconia!

                                                                                                                                                      Giovanni Petrucci

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