Il dopoguerra nel Lazio Meridionale: la ricostruzione, i bimbi di Cassino e Maria Maddalena Rossi, Madre della Repubblica.


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Francesco Di Giorgio, Cassino 2020

> Studi Cassinati, anno 2020, n. 3/4 – Cittadina onoraria di Cassino alla memoria. Maria Maddalena Rossi.

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Introduzione

Di GiorgioIl volume di Francesco Di Giorgio si compone di 23 capitoli, di cui uno dedicato alle fotocronache di inviati speciali de L’Unità a Cassino negli anni 1945/1946/1947: sono gli anni di quella dolorosa fase storica che vede tutto il Paese – ma il Cassinate in particolare – profondamente impegnato nella complessa ricostruzione del patrimonio abitativo e industriale andato distrutto a causa dei bombardamenti, con una rete dei trasporti e dei servizi da rifare completamente. È il contesto in cui emerge la necessità e l’urgenza di bonificare le campagne minate per poter rilanciare l’agricoltura, nel tentativo di ripristinare quelle condizioni minime di sopravvivenza che la mancanza di lavoro rendeva davvero difficile realizzare.

Dopo il baratro in cui venne a trovarsi l’Europa con la seconda guerra mondiale – soprattutto dal punto di vista morale, causa gli scempi del nazifascismo – nel vecchio continente ci si rese conto che bisognava adottare decisioni adeguate per non generare più conflitti. Questa è stata la presa di coscienza che ha fatto nascere quella stessa Europa che ha saputo assicurare la pace per più di settant’anni e di cui oggi troppo superficialmente e troppo spesso vengono messi in discussione ruolo ed importanza.

Alla luce di tale premessa, l’interrogativo di fondo di questo volume è: si è compreso fino in fondo che a pagare il prezzo più alto della guerra è stato chi non aveva nessuna colpa?

“Ogni conflitto bellico è una guerra contro i bambini”, affermava giustamente Eglantyne Jebb, fondatrice dell’Organizzazione non governativa internazionale Save the Children.

Occorre dunque avere ben consapevole questo fatto. Una consapevolezza che deve nutrirsi della conoscenza, della memoria, dello studio della storia. Conoscere i fatti così come questo libro ci aiuta a fare può aiutare la formazione di una coscienza nuova in primo luogo nei giovani che sono la certezza del nostro futuro.

Lo SPI CGIL di Frosinone – Latina e lo SPI CGIL Lega di Cassino – da sempre fortemente impegnati nel coltivare la memoria e in particolare la storia di fatti di particolare rilievo per il nostro territorio – hanno contribuito con convinzione alla pubblicazione di questo lavoro di ricerca di storia locale di Francesco Di Giorgio, perché consapevoli dell’importanza di conoscere e approfondire le sofferenze causate alle nostre popolazioni dall’ultimo conflitto mondiale.

Bisogna ricordare, affinché ciò che è stato non accada mai più: la pace non è qualcosa di scontato, purtroppo.

E allora approfondire, mettere in relazione avvenimenti accaduti nel dopoguerra nel territorio di Cassino e dintorni, vuol dire ripercorrere la triste odissea di tanti bambini che hanno conosciuto l’orrore della guerra, di tante bambine e donne inermi che subirono le violenze delle truppe marocchine della V armata, nel periodo tra l’aprile ed il giugno del 1944. Questo studio ha dato voce alla loro sofferenza, anche a chi non ha potuto o non ha comprensibilmente voluto “esporre le proprie miserie”, come disse Maria Maddalena Rossi il 7 aprile 1952, nella seduta notturna alla Camera dei Deputati, durante la quale venne affrontato il tema delle cosiddette “marocchinate”.

Il volume ripercorre il panorama politico nazionale e locale del territorio cassinate del secondo dopoguerra, prendendo avvio dal 2 giugno 1946, ossia dall’elezione delle 21 donne “Madri della Repubblica” che risultarono elette fra i 556 componenti dell’Assemblea Costituente. Ventuno donne molto diverse tra loro per età, estrazione sociale, formazione politica ed esperienza, che però seppero lavorare insieme rappresentando un nobile esempio di lavoro “corale”, fornendo un’immagine di serietà, sobrietà e competenza che chi partecipa alla vita pubblica oggi dovrebbe prendere a modello.

La protagonista è Maria Maddalena Rossi, una delle donne più attive nell’Assemblea Costituente, che ha lottato energicamente con le donne e per le donne, ma soprattutto ha dedicato la sua vita alla tutela dell’infanzia colpita dalla guerra. Il testo pone particolare cura nel sottolineare il ruolo avuto da questa importante figura femminile – dotata di straordinarie capacità organizzative – nella grande campagna di solidarietà per i bambini del Cassinate.

La straordinaria modernità di questo personaggio si intuisce sin dai capitoli iniziali, in cui si pone in evidenza che tra le ventuno “madri costituenti” ben 14 erano laureate, in maggioranza però in materie umanistiche, per cui spicca subito la particolarità di Maria Maddalena Rossi che era laureata in chimica. Le dichiarazioni della Rossi riportate dall’autore, relative ad esempio alla ferma contrarietà alla indissolubilità del matrimonio che si voleva introdurre nella Carta Costituzionale, pur evidenziando l’importanza del valore della famiglia da parte sua, ne fanno emergere efficacemente il coraggio e quella forte personalità che si sa imporre anche nei confronti dei colleghi uomini: una donna “forte nei principi e concreta nell’attuazione pratica”. Emblematica è dunque la foto di Giuseppe Di Vittorio seduto che osserva attento e ascolta in silenzio Maria Maddalena Rossi mentre lei interviene in una conferenza stampa.

Il libro delinea dunque il profilo di un personaggio femminile anticonformista di grande spessore e carisma, forgiato dall’ intenso impegno politico, ma al contempo dotato di immensa dolcezza e disponibilità al confronto con gli altri: chi la incontrava non poteva non rimanerne positivamente colpito, come è accaduto allo stesso autore, che definisce un “privilegio” aver potuto conoscere Maria Maddalena Rossi nel 1970.

A Maria Maddalena Rossi il Paese tutto, ma la provincia di Frosinone in particolar modo, deve moltissimo. Grazie al suo impegno nel gennaio 1946 venne ad esempio organizzato il trasferimento di 4.000 bambini da Cassino, dal Cassinate e da altre zone devastate da guerra, fame e malaria. Un piano per l’infanzia realizzato su vasta scala, che la Rossi attuò dopo essere arrivata a Cassino e aver trovato una situazione della popolazione della Città Martire e del Cassinate “di indescrivibile miseria materiale e morale”, poiché quelle zone insistevano sulla Linea Gustav, pertanto erano state teatro di scontri tra i più duri e sanguinosi.

Quei 4.000 bambini del Sud furono accolti presso famiglie del Nord Italia, dando luogo ad un’esperienza che fu possibile realizzare grazie a quella grande solidarietà popolare che aveva risposto all’appello lanciato da Palmiro Togliatti nel dicembre 1945, durante la celebrazione del V Congresso del Partito Comunista. Un appello raccolto subito però anche dalla CGIL, guidata da Giuseppe Di Vittorio, nella convinzione che “debellare la fame e la miseria è parte degli obiettivi primari del movimento sindacale”.

Si trattò di un appello “non solo umanitario e sociale, ma politico e nazionale, per un incontro rinnovato fra nord e sud”, grazie al quale – in un’esperienza unica per il nostro paese, ma probabilmente anche per tutto il contesto internazionale – tra il 1946 ed il 1952 ben 70.000 minori del sud, viaggiando sui fuligginosi “treni della felicità”, furono accolti da famiglie del nord, che appartenevano a tutti i ceti sociali. Una vicenda storica che dovrebbe essere da monito per tutti coloro che oggi alimentano l’odio e le divisioni nel nostro Paese, in un contesto internazionale che plaude alla costruzione di muri finalizzati a tenere lontano chi scappa dalla miseria e dalla guerra.

Le madri del Nord Italia hanno saputo ascoltare la richiesta di aiuto delle madri del Sud che chiedevano cibo e abiti per i propri figli; i loro bambini sono stati accolti in tante città settentrionali, dove famiglie generose hanno aperto le porte delle loro case, unendo di fatto – con la cornice di un grande moto morale e solidale – le famiglie del nord con le famiglie del sud.

Nel Settentrione ospitale venne organizzata una rete di solidarietà per minori della Ciociaria, del Cassinate, ma anche di tante altre aree del Paese devastate dalla seconda guerra mondiale, che diede l’opportunità di sottrarre dalla desolazione, dalla fame, dalle malattie e dai disagi tanti bimbi che – va ricordato – correvano anche il rischio quotidiano di incappare in mine inesplose disseminate nei terreni.

Non dimentichiamo che a causa della miseria in quelle zone i bambini si dedicavano anche a lavori pericolosissimi, quali lo sconfezionamento dei proiettili, per recuperare materiale da poter rivendere: una attività che purtroppo ha causato innumerevoli mutilazioni e tante giovani vittime.

Si diede luogo ad uno straordinario scambio di aiuto tra nord e sud, tra classe operaia e classe contadina, tra donne diverse che, avendo vissuto però insieme gli orrori della guerra, si aprono l’una all’altra, grazie indubbiamente al contributo del forte impegno femminista nel secondo dopoguerra.

Alcuni capitoli del libro sono dedicati alla riorganizzazione del potere locale a Cassino, descrivendo con dovizia di particolari, attraverso richiami anche documentali, la lunga battaglia per il lavoro e per la rinascita della Città e dei paesi limitrofi. Fondamentale in questo complicato contesto è stato indubbiamente il ruolo di Gaetano Di Biasio, primo sindaco della Città Martire del dopoguerra, che riesce a costituire a tale scopo “L’Associazione dei Comuni del Cassinate”, ma che contemporaneamente è anche presidente del Comitato locale e nazionale pro infanzia di Cassino. Di Biasio ha avuto la capacità di richiamare l’attenzione della comunità internazionale sul dramma che, anche se la guerra era finita, continuava a vivere la sua gente, addirittura non esitando a chiedere aiuto al Presidente degli Stati uniti d’America con una lettera a lui indirizzata e rivolgendo un appello agli italiani che vivevano oltre oceano – più precisamente “un affettuoso grido” – nel 1946 attraverso “La Voce di Cassino”. Di Biasio aveva quindi assolutamente chiaro quali erano gli obiettivi da anteporre in quel contesto drammatico, dimostrando ben diverso spessore da quelle autorità locali che Maria Maddalena Rossi, nei mesi trascorsi a Cassino per organizzare la grande campagna pro infanzia presso le famiglie del Nord, aveva notato perseguire interessi del tutto paradossali.

Leggere questo libro significa un po’ partecipare a tutte le straordinarie esperienze che vengono narrate – quella di Maria Maddalena Rossi in primis – dando continuità a quel meticoloso lavoro di ricerca che Francesco Di Giorgio aveva avviato con il suo volume su La Camera del Lavoro di Cassino. Cento anni di lotte contro la miseria, per il lavoro, la pace, la democrazia e proseguito nel testo I piccoli martiri del Lazio Meridionale. Emigrazione e tratta minorile nel Cassinate, Sorano e Val di Comino nel XIX secolo. Siamo di fronte ad una vera e propria trilogia dello stesso autore, in quanto le tre distinte opere sono collegate da una forte connessione tematica: le condizioni socioeconomiche e culturali della popolazione di Cassino e del Cassinate nel dopoguerra, l’impegno che tanti uomini e tante donne hanno profuso per la ricostruzione non solo materiale, ma soprattutto morale ed in termini di dignità e diritti, rispetto ai quali il movimento femminile e sindacale, con la CGIL in prima linea, sono risultati indubbiamente determinanti.

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Beatrice Moretti

Segretario generale SPI – CGIL Frosinone – Latina

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Francesco Di Giorgio, Il dopoguerra nel Lazio Meridionale: la ricostruzione, i bimbi di Cassino e Maria Maddalena Rossi, Madre della Repubblica, Cdsc-Onlus 2020, ISBN 978-97592-52-5

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