Santuario Extraurbano d’Interamna Lirenas: una moneta del Dio Vulcano


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«Studi Cassinati», anno 2021, n. 3
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di Angelo Darini

Nell’area sacra, dove è localizzato il Santuario Extraurbano (Fig. 1)1, lungo la provinciale 152 al Km 7,800 per Aquino, circa 200 metri a nord-ovest dell’antico sito urbano di Interamna Lirenas, si è rinvenuta tra le zolle, a seguito delle reiterate attività agricole2, una moneta che il presente lavoro intende inquadrare dal punto di vista numismatico, storico, antiquario.

La moneta è identificabile come un obolo di bronzo coniato ad Aesernia3. Presenta al dritto (Fig. 2), una divinità maschile con pileo a sinistra, dietro la nuca una tenaglia e davanti la legenda VO[-—-], mentre al rovescio (Fig. 3) ha sulla destra una biga sormontata da una Vittoria in volo e senza legenda. Il nummus è leggermente fuori conio.

Fig. 1. Carta dei risultati delle prospezioni a Interamna Lirenas e delle ricerche in superficie eseguite nel 1979-1981.

Fig. 1. Carta dei risultati delle prospezioni a Interamna Lirenas e delle ricerche in superficie eseguite nel 1979-1981.

Fig. 2. Dritto della moneta di Aesernia rinvenuta tra le zolle del Santuario Extraurbano (Foto di Luigi Baggi).

Fig. 2. Dritto della moneta di Aesernia rinvenuta tra le zolle del Santuario Extraurbano (Foto di Luigi Baggi).

Fig. 3. Recto della moneta di Aesernia rinvenuta tra le zolle del Santuario Extraurbano (Foto di Luigi Baggi).

Fig. 3. Recto della moneta di Aesernia rinvenuta tra le zolle del Santuario Extraurbano (Foto di Luigi Baggi).

Alla città di Aesernia nel Sannio sono attribuite tre serie di monete (Tav. 1) di bronzo a legenda latina AESERNINO con alcune varianti grafiche. Una serie mostra al dritto la testa imberbe con pileo laureato di Vulcano (a destra o a sinistra) con dietro le tenaglie e davanti la legenda VOLCANOM e al rovescio una biga guidata da Giove fulminante e l’etnico in esergo (Tav. 1, n. 2). Un’altra presenta la testa elmata di Minerva a sinistra, l’etnico davanti e una clava dietro la nuca, mentre al rovescio un’aquila su serpente a destra (Tav. 1, n. 1). Su una terza, infine, è raffigurata al dritto la testa laureata di Apollo e al rovescio un toro androprosopo a destra, con varianti, coronato da Vittoria ed in esergo l’etnico4 (Tav. 1, n. 3).

La serie rinvenuta è del tipo “Vulcano/Giove in biga”, in bronzo, coniata ad Aesernia intorno al 263-240 a.C. Al dritto, testa del dio Vulcano5 che indossa il pileo laureato a sinistra. Dietro la testa, le tenaglie, simbolo parlante del dio e davanti la legenda VO[-—]. Al rovescio, Giove su biga al galoppo a destra, lancia un fulmine con la destra, sopra Vittoria in volo a destra con corona. Anche se il rovescio è fuori conio e non si legge l’esergo, la moneta in questione è attribuibile ad Aesernia (Tav. 4), in quanto, in quel periodo non c’erano altre zecche che coniavano monete di questo tipo. La legenda di questa serie presenta al dritto VOLCANOM, scritto in due modi e al rovescio l’etnico a legenda latina AISERNINO scritto in vari modi.

Tav. 1. Le tre serie di monete coniate ad Aesernia (da Stelluti 2015, rispettivamente p. 25, n. 5; p. 40, n. 48; p. 65, n. 150).

Tav. 1. Le tre serie di monete coniate ad Aesernia (da Stelluti 2015, rispettivamente p. 25, n. 5; p. 40, n. 48; p. 65, n. 150).

La serie veniva emessa tra fine IV, inizi del III a.C., in quanto si conoscono monete neapolitane con Toro coronato da Nike datate nella prima metà del III sec. a.C. riconiate su esemplari di questa serie Aesernina. La conferma cronologia è data dal peso della serie6, che rappresenta la quartuncia di un asse romano in vigore tra il 304 e il 275 a.C. Infatti, nella letteratura numismatica ricorre spesso il concetto, che una legenda monetale in latino debba necessariamente indicare una romanizzazione con deduzioni coloniarie7. Invece, per quanto riguarda l’aspetto iconografico dell’emissione della serie, la connessione di Vulcano al dritto, con al rovescio Giove in biga è evidente, per ovvi motivi mitici. Secondo la tradizione, Vulcano forniva i fulmini a Giove. Il dio è imberbe, e trattandosi di un’iconografia inconsueta, si è preferito aggiungere le tenaglie, suo simbolo e la legenda esplicativa col suo nome. Per la scelta di una divinità insolita, come Vulcano, si è pensato alla frequenza dei terremoti, che da sempre hanno scosso la regione e che nell’antichità erano

Tav. 2 (in alto). D/Vulcano (a destra) al R/ Giove su biga al galoppo (a destra); (Campana 1995, p. 291).

Tav. 2 (in alto). D/Vulcano (a destra) al R/ Giove su biga al galoppo (a destra); (Campana 1995, p. 291).

Tav. 3 (al centro). D/Vulcano (a sinistra) al R/ Giove su biga a galoppo (a destra); (Campana 1995, p. 292).

Tav. 3 (al centro). D/Vulcano (a sinistra) al R/ Giove su biga a galoppo (a destra); (Campana 1995, p. 292).

Tav. 4 (in basso). D/Vulcano (a sinistra) al R/ Giove su biga a galoppo (a destra), sopra, Vittoria in volo (a destra) con corona (Campana 1995, p. 293).

Tav. 4 (in basso). D/Vulcano (a sinistra) al R/ Giove su biga a galoppo (a destra), sopra, Vittoria in volo (a destra) con corona (Campana 1995, p. 293).

connessi al calore della terra. Tuttavia, potrebbe essere più plausibile l’accostamento con la metallurgia8, ben rappresentata da Vulcano, ispirato dalla presenza delle risorse minerarie dei vicini Monti della Meta nelle Mainarde, noti fin dall’antichità per l’estrazione del ferro, e la valle del Melfa per l’estrazione in minor misura del rame, i cui giacimenti sono stati localizzati nell’area della Madonna di Canneto9, dove sorgeva un Santuario dedicato a Mefite. Sebbene una recente ipotesi riconduca il nome sannitico della città Aisernio a quello del Massiccio del Matese10, la para-etimologia ricollega il nome latino della città Aesernia, a quello del bronzo aes, alla lavorazione del metallo e quindi a Vulcano. L’uso della grafia con iniziale Ais- piuttosto che Aes-11 potrebbe forse suggerire la persistenza di influssi italici, confermando la datazione della serie monetale12 anteriormente alla deduzione coloniaria, in un momento, però, nel quale il nome della città sannita veniva associato a quello del metallo e quindi alla divinità connessa alla sua produzione, che assurgeva la sua protezione. Naturalmente, ciò non esclude che fin dall’età più remota, come Atina, posta sul versante meridionale dei Monti della Meta, Aesernia possa aver svolto un ruolo manifatturiero, trasformando il metallo grezzo proveniente da quell’area e distribuendo i prodotti all’interno del Sannio Pentro e verso la Pianura Campana, lungo il corso del Volturno. A tal proposito, si segnala una recente scoperta nel territorio di Aesernia, in località Rio, di un piccolo atelier di lavorazione del ferro e del bronzo di età preromana (IV-III sec. a.C.). Nel II sec. a.C. Venafro era rinomata per gli utensili di ferro presumibilmente realizzati con materia prima proveniente proprio dai Monti della Meta13. Quindi, la serie monetale sarebbe stata scelta sulla base della connessione con il metallo, alla radice del nome della città. In tal modo, diventava inevitabile l’adozione di Vulcano tra le divinità tutelari della città14. Nella frequentazione dei Santuari, i fedeli erano soliti lasciare testimonianze materiali della loro devozione nei confronti della divinità. Riproduzioni in terracotta o in metallo della stessa o, come nel caso del luogo di culto di Interamna, votivi della sanatio e della fecondità15, come parti anatomiche (testine, volti, arti superiori, mani, arti inferiori piedi, dita, occhi, organi genitali, ecc…), animali di allevamento (bovini, cavalli, suini)16, ma anche oggetti diversi, spesso in metallo prezioso e di offerta in denaro17. Parte delle offerte in denaro18 era destinata alle esigenze del culto19, per l’erezione di nuove statue o per la manutenzione degli edifici sacri. Parte era di esclusiva proprietà della divinità e dunque intoccabile20. Le monete rinvenute nelle stipi votive21 e tutti gli altri oggetti di proprietà della divinità venivano deposte con cura dagli addetti al culto in apposite fosse. Le offerte dei fedeli venivano depositati su tavoli o mensole per un periodo imprecisabile, nelle immediate vicinanze della cella della divinità o esposti all’interno del tempio. Il rito dell’offerta di monete22 era molto diffuso tra l’età repubblicana e la prima età imperiale23, forse in coincidenza con il moltiplicarsi di centri di culto in aree etrusco-italiche e magnogreche e rimarrà una caratteristica costante dei santuari cristiani24.

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NOTE

1 Il punto in questione è indicato in Hayes-Wightman 1984, p. 138, Fig. 2 con il numero 424 e con il nome di Santuario fuori le mura. In Hayes-Martini 1994, p. 115, Fig. 40 è indicato con il punto 363 e in Hay-Launaro-Leone-Millett 2013, p. 514, Tab. 2 è indicato con il numero 14 e con il nome di Santuario extramurario.

2 Darini 2016, p. 11.

3 Stelluti 2015, pp. 30-57.

4 Pedroni 2017, p. 11.

5 Dio romano, corrispondente al dio greco Hefèsto, dio del fuoco e dei metalli.

6 La più frequente pesa mediamente 6,90 g., vale a dire che può essere avvicinabile al teorico di 6,25 scrp.

7 Pedroni 2017, p. 12.

8 Campana 1995, p. 291.

9 Ora esauriti. Campana 1995, p. 291.

10 Che i Romani chiamarono Tifernum.

11 Aisernino et similia.

12 Insieme alle altre due serie coniate ad Aesernia.

13 Pedroni 2017, p. 13.

14 Ivi 2017, p. 14.

15 Bellini-Murro-Trigona 2016, p. 211; Darini 2016, p. 21.

16 Darini 2016, p. 19.

17 Ivi 2016, p. 27.

18 Il denaro offerto alla divinità doveva essere circolante e in buono stato di conservazione in quanto atto intenzionale e volontario di devozione da parte dei fedeli.

19 Come i thesauri. Nicosia-Tondo-Sacco 2012, p. 626.

20 In questa categoria sono comprese tutte le monete che venivano gettate in sorgenti e fonti di acqua salutari, ma anche nei fiumi, in coincidenza con l’attraversamento di un ponte, o deposte nelle stipe votive, scavate nei pressi del Santuario.

21 Sparse o raggruppate dentro sacchetti o all’ interno di recipienti.

22 Accanto alle monete in piena età monetale è documentata anche la presenza di aes rude, sicuramente offerti in quanto metallo di valore.

23 Vi è ampia testimonianza di monete gettate nelle acque soprattutto in età repubblicana, con frequenti interruzioni di culto tra la fine dell’età repubblicana e l’inizio di quella imperiale.

24 Catalli 2000, pp. 20-22.

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