Aquino nel vortice del terremoto della Marsica.


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«Studi Cassinati», anno 2021, n. 4
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di Costantino Jadecola
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Quasi a margine delle iniziative a suo tempo prese per ricordare, nel centesimo anniversario, il terremoto che il 13 gennaio 1915 sconvolse la Marsica il caso ha voluto che, nel corso di alcune mie ricerche d’archivio m’imbattessi, proprio a proposito di quel terremoto, in una corrispondenza pervenuta da Aquino al giornale di Terra di Lavoro edito a Caserta, «L’Unione»1.

Quel terremoto, infatti, oltre che nella Marsica, ebbe forti ripercussioni anche nel limitrofo territorio laziale, specialmente nel circondario di Sora dove causò centinaia di morti oltre gravissimi danni al patrimonio edilizio.

Su ciò che accadde ad Aquino in particolare, non se ne sapeva più di tanto cosicché ora, questa corrispondenza coeva, firmata da certo A. Pesce, viene in qualche misura a colmare una lacuna.

Scrive Pesce. «Stamane, alle ore 7,55 circa, avvertivasi una fortissima scossa di terremoto sussultorio della durata di 20” circa, alla quale ne seguiva, immediatamente, altra in moto ondulatorio durata 3”.

«L’urto è stato violento e terribile! Anche gli abitati di campagna ne hanno risentito fortemente gli effetti. I cittadini sorpresi, sbalorditi ed impressionati si sono riversati nelle vie atterriti ed in preda a gravo panico. Nonostante l’ora tarda, parecchi ebbero la triste sensazione mentre ancor riposavano cullati da Morfeo, altri nell’atto di vestirsi.

«Ristabilitasi un po’ di calma, il solerte maresciallo dei RR. CC. sig. Buonanni ed il sindaco Iadecola Costantino si sono interessati della verifica dei danni che sono assai rilevanti. Quasi tutto le case sono lesionate! Tra gli stabili maggiormente danneggiati registrai l’aulico tempio di Ottolina (vuolsi, sorella di S. Tommaso d’Aquino) monumento nazionale, oggi chiesa della Madonna della Libera. Ha avuto abbattuti vari pilastri i di cui massi, cadendo dell’interno hanno scoperto un antico ossario che ha offerto all’occhio umano, altro tetro impressionante spettacolo. Il campanile della Cattedrale, mausoleo antichissimo e storico (rimonta ai tempi dei Saraceni) monumento nazionale, è rimasto nella cima lesionato, dal crepaccio è precipitata nella strada sottostante, senza disgrazie umane, la muraglia franata che ha spezzato tutti i fili, ivi convergenti e di passaggio, che conducono l’energia elettrica.

«Il reverendissimo monsignor Bonanni, vicario generale, ispettore di monumenti e scavi, con sollecitudine ammirevole, ha iniziato le pratiche per i dovuti provvedimenti atti a garantire l’incolumità dei passanti. Anche la cattedrale è lesionata nei pressi dell’altare maggiore ed in alcune navate delle cappelle laterali. Un Palazzo nuovissimo del Sindaco, di fabbrica fresca, ha avuto l’avvallamento e distacco di due lamie (copertura a volta in uso nelle costruzioni rustiche specie dell’Italia meridionale realizzata con malta di pozzolana e pietrisco battuto, nda), di vari gradini e lesioni in diverse pareti.

«In modo spaventoso e pericolante è lesionato lo stabile dello scalo ferroviario. Gl’impiegati e famiglie hanno dovuto sloggiare e riparare in vagoni. Anche gli uffici funzionano nei vagoni. Molte, altre case subirono danni non lievi come quella dei signori Sabatini Francesco, Agnello Macioce, cav. Riccardo Procaccianti; le scuole femminili, e tanti altri ch’è impossibile enumerare».

Pesce, in ultimo, accenna anche ad alcuni dei paesi prossimi ad Aquino: «A Castrocielo, Pico, S. Giovanni Incarico, Piedimonte S. Germano, Pontecorvo ed altri, il terremoto, pare, non abbia mietuto vite umane, né vi siano gravi danni. Le popolazioni restano sotto l’incubo della più triste impressione. Qui stanotte si veglia. L’ufficio telegrafico anche osserva orario continuativo».

Tempo dopo (30 gennaio 1915), mons. Rocco Bonanni, nella sua veste di Ispettore onorario ai monumenti relazionerà l’accaduto alla Soprintendenza di Napoli, cui Aquino fa riferimento, con il corredo di fotografie, almeno per quanto riguarda la Chiesa della Madonna della Madonna della Libera, evidenziando sulle stesse, «con le crocette N. 1 e N. 2 i posti dove sono caduti dei grossi pezzi di travertino e le crocette N. 3 il luogo dove si vedono le lesioni fra il muro della navata centrale con quella di destra, che era aperta al culto»2.

 Quanto alla Torre medievale, invece, che a quel tempo fungeva da campanile della quasi adiacente Cattedrale, Bonanni, scrive che «pel terremoto si è spostato in fuori la merlatura del lato nord-est ed il muro che, in parte rimane e che serviva di riposo i difensori della Torre, minaccia di cadere; anzi il giorno 13 il terremoto fece cadere delle pietre, che spezzarono i fili della luce elettrica e poco mancò che non colpissero il bidello della Banca Popolare, che erasi recato alla Posta.

«L’ingegnere Fulvio3, d’accordo con me, propone di togliere a tutti e quattro i lati della Torre i resti del muro di riparo e di mettere fra i gattoni (sono pochi) spostati un beverone di cemento»4.

Tempo dopo, ancora su «L’Unione»5, c’è un’altra corrispondenza da Aquino sempre a proposito del terremoto: «Il giorno 11 corr., nella cappella del Venerabile Seminario di S. Tommaso ebbe luogo un servizio funebre in suffragio delle anime dei professori Tommaso Scappaticci, Andrea Rossilli e del giovinetto Alessandro Capozzella periti nello spaventoso terremoto di Avezzano».

Alessandro, che aveva appena 18 anni, si trovava ad Avezzano per motivi di studio e fu colpito dal sisma mentre stava alzandosi dal letto. Il caso volle che lo stesso tragico evento non coinvolgesse anche il papà, il notaio Giuseppe, che non si era mosso da Aquino per via di un disguido causato dalla mancata consegna di un vestito da parte del sarto. Sarto al quale, da quel giorno, il notaio non rivolse più la parola ritenendolo responsabile del fatto che, a causa sua, aveva persa l’occasione non solo di poter rivedere il figlio in vita per l’ultima volta ma, molto più, di poter morire insieme. Tant’è che il notaio Giuseppe pretese che, alla sua morte, le spoglie di Alessandro fossero seppellite insieme a lui. Come in effetti fu.

Nello stesso articolo si legge, poi, che «nello sfacelo prodotto dal terremoto in quasi tutti i paesi del circondario di Sora, il Seminario Diocesano di S. Tommaso in Aquino ha resistito, nella sua mole maestosa, alle orribili scosse sismiche da poter sempre offrire sicuro asilo ai giovanetti che s’avviano alla carriera ecclesiastica. Passati i primi momenti di sgomento, gli alunni sono ormai, numerosi, ritornati agli studi, momentaneamente interrotti».

Si accenna, quindi, alla visita del Vescovo Antonio Maria Iannotta, venuto per sollevare gli animi spaventati dal terremoto, e si comunica, infine, che «le baracche, dapprima numerose, man mano si scompongono e la calma si può dire quasi completamento subentrata».

Anche se «piccole scosse di assestamento ancora si avvertono» esse non provocano, ormai, nessun allarme. Tant’è che «la popolazione è rientrata alle abitazioni che s’incatenano, si fortificano e si riparano. Ferveva una sorda agitazione, per non essere stato Aquino incluso nei paesi danneggiati, ma anche questa è completamente sedata dalla comunicazione del Ministro che assicura essere questo Comune elencato nel secondo gruppo dei paesi devastati. Scongiurato quindi ogni pericolo di disordine o rimostranze».

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NOTE

1 «L’Unione», a. XXIII, n. 3, 13/17 gennaio 1915.

2 Archivio Centrale dello Stato, Ministero Pubblica Istruzione, AA.BB.AA., div. II, 1934-1940, b. 226. Allegato N. 1: Relazione.

3 Luigi Fulvio, funzionario della Soprintendenza.

4 Archivio Centrale dello Stato, Ministero Pubblica Istruzione, AA.BB.AA., div. II, 1934-1940, b. 226. Allegato N. 1: Relazione.

5 «L’Unione», a. XXIII, n. 8, 20/21 febbraio 1915.

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