Frammenti inediti


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«Studi Cassinati», anno 2021, n. 4
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di Gaetano Sabatini*
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Autore di approfonditi e considerevoli studi da cui è scaturita una copiosissima produzione scientifica a stampa, il medico-umanista di Pescocostanzo si è interessato anche di aspetti e questioni storiche concernenti il nostro territorio. Si propone, pertanto, un estratto di una documentatissima ricerca sulle vicende dei conti di San Venditto e del monastero cassinese di S. Benedetto di Clia collocato sulla sommità del gruppo montuoso che separa la valle del Rapido dalla valle di Comino.

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Gaetano Sabatini il 22 giugno 1960.

[…] qualcuno dei nostri mss. più antichi appartiene, forse, al fu monastero di S. Benedetto di Clia e volgarmente chiamato S. Venditto. Anzi tutto ricordo, che S. Benedetto di Clia sorgeva tra Cassino ed Atina, nel tenimento che ora si appartiene al Comune di Belmonte Castello, ma che anticamente veniva conteso fra i confinanti Atina e S. Elia Fiumerapido (7). E S. Benedetto di Clia, fondato prima del 1066, era in origine anche Badia, o per lo meno come tale fu chiamata; ma poi fu Priorato o Prepositura, e dipendeva da Montecassino (8).

Il nome originario del detto monastero era S. Benedetto di Clia e poi di Chia perché edificato sul declivio del monte Clia poi Chia ed ora volgarmente Capo di Chino (9). S. Venditto poi, come pur da antico tempo trovasi denominato, è voce notoriamente dialettale, viva, in ispecie, nelle regioni circostanti a Napoli; e corrisponde all’antico Sanctus Benedictus (10). Ed infatti, la località, su cui detto monastero, sorgeva, chiamasi ancora volgarmente S. Venditto (11). Anticamente però, trovasi scritto eziandio, ma sembra per errore: S. Vindonio, S. Vendino, S. Vendito, S. Venduto, e S. Vito (12).

Io sono in possesso di varie notizie su S. Venditto, che è realmente sconosciuto; e spero pubblicarle assieme ai facsimili dei Frammenti di un Breviario e di un Lezionario in carattere beneventana del sec. XI-XII, i quali frammenti sembra siano stati già del Priorato di S. Benedetto di Clia. I frammenti stessi poi, in fin dal 1919 io donai alla Biblioteca Vaticana; e trovasi ora legati nel Codice Vaticano latino num. 10646, fol. 48-53 (13).

Attorno al detto Priorato vivevano anche altre persone (14); cosicché non solo il monastero non rimaneva isolato nella campagna, ma anche tutto il centro abitato circostante o castello (castrum) aveva nome di S. Venditto. Quando poi nel 1252, alla venuta cioè di re Corrado in Terra di Lavoro, i castelli di Aquino, di Atina e tutti i dintorni, quindi anche S. Venditto, vennero conquistati e poscia confiscati alla ribelle famiglia d’Aquino, i castelli stessi «furono governati da governatori reali [che prendevano il nome di capitani o di conti]» (15). E da varie cronache, benché tardive ([cinque] e seicentesche) ma non prive di riscontro nei documenti degli archivi (16), si rileva, che i detti governatori o conti di S. Venditto sino al 1372, appartenevano ad un ramo bolognese della famiglia Sabatini, il qual si disse poi anche Zabarella (17). Detto ramo, poscia or col nome di Sabatini ed or con quello di Zabarella, risiedeva successivamente a Napoli, ove sembra spento prima del 1500 (18).

L’abitato di S. Venditto cadde rovinosamente nel terremoto del 1349 che distrusse Atina e tutti i paesi circostanti come sappiamo dalla storia di detta città (19). Ma il monastero di S. Benedetto di Clia trovasi ancora ricordato nelle carte antiche fino al 1500, e venne probabilmente abbandonato dopo il terremoto del 1456. Nel 1700, e cioè dopo due secoli di silenzio quasi assoluto, il territorio di S. Venditto appare, ed era verosimilmente fin dal 1500, nella maggior parte in possesso della badia Cassinese, come erede del monastero di S. Benedetto di Clia (20); ed il territorio stesso costituiva infatti la dotazione del beneficio di S. Benedetto di Clia (21). Attualmente il detto territorio con le poche case coloniche che sorgono su di esso, appartiene in gran parte alla famiglia Picani, di S. Elia Fiumerapido, la quale sembra lo abbia acquistato al tempo del dominio francese che nel 1809 ordinò la prima soppressione degli Ordini monastici, incamerandone i beni.

Ho accennato testé che il nome dei conti di S. Venditto si trova fino al 1372; e che la famiglia titolare appunto spenta prima del 1500. Dicesi che la famiglia stessa, o per lo meno il ramo corrispondente che dimorava in Napoli, si estinguesse con una donna, entrata in un altro ramo della famiglia Sabatini, all’uopo forse chiamato, o forse venuto, verso il 1466, da Bologna a Napoli (22), e quindi in Abruzzo, e cioè, nel 1466 o poco dopo, in Anversa, e poi, nel 1653, in Pescocostanzo (23).

Posto quanto sopra in S. Venditto, ed al suo monastero, non sarebbe da meravigliare se, come dicesi, qualche suo libro o qualche sua carta, traverso a vicende che è facile immaginare, sia giunto fino a Pescocostanzo, ove infatti, nel secolo scorso, si rinvennero carte e pergamene murate in casa Sabatini come altrove ho cennato (24).

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(7) Cf. Carta d’Italia delineata per cura dell’Istituto Geografico Militare (comunemente detta Carta dello Stato Maggiore), scala 1 a 50 mila, fog. n. 160, 1, int. Atina; Id. Id., scala 1 a 25 mila; Carta d’Italia del Touring Club Italiano, fog. 35, Napoli (con Cassino-Atina e dintorni).

(8) Il nome di S. Benedetto di Clia leggesi infatti anche sulle porte di bronzo della Basilica di Montecassino, fuse, com’è noto, nel 1066; cf. anche M. Lanni, Sant’Elia sul Rapido, Napoli, 1873, p. 4-5 (ristampa aggiunte all’Op. dall’A. in [Cirelli] Regno delle Due Sicilie descritto ed illustrato: Terra di Lavoro); O. Piscicelli, Paleografia artistica di Montecassino, ivi, 1877-81, La scrittura longobarda-cassinese, Prefazione, pag. 2, e Tav. XXXIII; Tauleri, Memorie di Atina, ecc. (cit. nelle note seguenti).

(9) In molti diplomi di papi, re e principi si legge Clia, ma il popolo chiama Chia (e ora Chino) il monte, o meglio la località montuosa su cui sorgeva detto monastero non lontano dal gruppo dei monti che ancora ora porta il nome di Cairo: così afferma A. Della Noce, in Note al Chronicon Cassinese di L. Ostiense e P. Diacono (Muratori, R.I.S, to. IV, p. 371). Ricordo poi che detti diplomi, non che alcuni istrumenti notarili relativi ai beni di S. Benedetto di Clia, si leggono in Gattola, Hist. Abb. Cassin., I, 146, 147, 150, 212-213, ecc. Id., Accessiones ecc. I, 160, 173, 252, 272, 389, ecc. Altre notizie relative all’istesso monastero di S. Benedetto di Clia e i suoi possedimenti si leggono in Regesto di Tommaso Decano e Cartolario Cassinese (an. 1178-1280) pubblicato a cura dei Monaci di Montecassino, ivi, 1915, pp. 13, 251, 277; Regesti Bernardi I abbatis Cassinensis [dal 1263 al 1282] Fragmenta ecc. pubblicati per cura di D. Anselmo M. Caplet O. B., Roma 1890, p. 57 (doc. n. 108 in data 4 ag. 1269, con notizia di abitanti nella Valle di Clia) e p. 142 (doc. n. 356, in data 9 giug. 1273, con notizia c.s.); D. M. Inguanez, Cataloghi dei codici di Prepositure e chiese cassinesi nei secoli XI-XV, ecc. in Gli Archivi, an. III, fasc. I, ed anche per Estr., Siena, 1916, p. 9; G. P. M. Castrucci, Descrizione del ducato di Alvito, 4ª ediz., con note di Stanislao D’Aloe, Napoli 1863, pp. 105, 107, 108 e 159. Ricordo pure l’Incartamento conservato in Archivio Cassinese (Caps. XLV) ed intit.: «S. Benidicti de Chia: Inventaria bonorum ipsius, decimarum ad redditorum existentium in Atina, Belimonte, Casalverii et Casali [Casalattico], confecta annis 1430, 1480,1540, 1564, 1584 et 1608. Item Revelationes factae vigere Excomunicationis Papalis an. 1580 et 1662 pro dictis bonis». (Devo alla cortesia di D. Mauro Inguanez benedettino cassinese l’indicazione di detto Incartamento). E ricordo finalmente l’Elenco dei beni rivelati dai Monaci Cassinesi nel 1742 e che essi possedevano in Belmonte Castello, «in contrada S. Venditto» e descritti nel Catasto Onciario conservato nell’Archivio di Stato di Napoli, come cennerò nella nota susseguente.

(10) È noto che nelle provincie napoletane durante il Medio Evo, ed anche ora, come affermava il Flechia (Nomi locali del Napoletano in Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, an. 1874-75, vol. X, pag. 14 dell’Estr.), sia nella pronunzia, come nella scrittura, di alcuni vocaboli latini ed anche italiani, era facile lo scambio del b in v e viceversa: per es.: balva in valva, bantra in vantra, benedicto o bendicto in venditto, ecc. Infatti, in un giudicato cassinese del 990 si legge: «res s. Vendicti» e «Monasterium s. Vendicti»: cf. Gattola, Hist cit., Vol. I, Part. I, p. 141. E così leggesi anche in altri docc. riferiti da altri autori e che per brevità si omettono.

(11) Cf. Carte d’Italia dette dello St. Maggiore citt.; e cf. eziandio T. Mommsen, Corpus Inscriptiones Latinorum, vol. X, Par. II, Berolini, 1883, tav. III intit.: Italiae Regio I cum indicatione locorum in quibus tituli latini reperti sunt formam descripsit H. Kiepert; A. Lauri, Atina potens e paesi vicini ecc., Sora, 1914, Carta topografica disegnata nel verso della tavola che precede il frontespizio del libro; cf. inoltre L. Battaglia, Atina, in [F. Cirelli], Regno delle due Sicilie cit., p. 73; M. Lanni, op. cit., p. 4-5 e 33; D’Aloè, Note e giunte in Castrucci, op. cit., p. 194. E finalmente cf. i Catasti antichi di Atina, Belmonte Castello, S. Elia sul Rapido, Casalvieri e Casale (ora Casalattico); specie i rispettivi Catasti Onciari del 1742-48 (Apprezzi, Rivele e Catasti propriamente detti: originali in R. Arch. di Stato di Napoli). Così, per Atina (Archiv. cit. Onciari, vol. 1378), Apprezzo, cc, 57-59 v., Territori promiscui fra Atina e Belmonte da Capo di Chia con altri successivi luoghi; (Id. Id. vol. 1379) Rivele, Rivela di Loreto Visocchi; (Id. Id, vol. 1380), Catasto, cc. 153 v.-156, Tav. Cat. del dott. Gianfrancesco Sabbatini; cc. 206-207, T. C. di L. Visocchi. Parimenti per Belmonte Castello (Arch. cit., Onciarii, vol., 1389) Apprezzo, Fasc. I, c. 23 r. e v.; Fasc. II, c. 14.15; Fasc. ult., pp. 40, 44. 46, 47, 54, 94 (terr. di D. Giuseppe Grimoaldo «nel luogo detto di S. Vito» (?) ecc.; (Id. Id., vol. 1390) Rivele, cc. 595-597; (Id. Id., vol. 1391) Catasto, c. 232. Similmente per S. Elia sul Rapido, ecc.: Apprezzi, Rivele, Catasti. Non ho invece riscontrato, né il Catasto del 1809-1814 ancora in vigore, né il Nuovo Catasto Geometrico in formazione, ove credo sia stato conservato l’antico nome di s. Venditto alla contrada corrispondente.

(12) Il nome di s. Vindonio leggesi in B. Tauleri, Memorie istoriche di Atina, Napoli 1702, p. 34, ed in L. Giustiniani, Dizionario ecc. del Regno di Napoli, ivi, 1797, p. 47, v. Atina. Per s. Vendino, s. Vendito. S. Venduto e s. Vito cf. Cronache dei secoli XVI e XVII, citate in una delle note seguenti, e Catasti citati nella nota precedente.

(13) Cf. M. Vattasso e H. Carusi, Bibliothecae Apostolicae Vaticanae Codices manuscripti recensiti: Codices Vaticani Latini: Codices 10301-10700, Romae, 1920, pp. 593-594.

(14) Cf. Regesti Bernardi I ecc. cit., loc. cit.; Gattola, Hist. cit., p. 212-213, lettera di P. Balag del 1353; altra lettera patente di Pietro de Tartaris; e diploma cassinese del 1441 (in dette lettere e diploma si accenna a vassallis, subditis, reddentibus, laboratoribus, affictatoribus); In., Accessiones cit., pp. 388-389 (ove leggesi «apud castrum s. Eliae … homines de Casalis qui dicitur Vallis de Clia … duodecim Vallis Cliae incolae…); cf. anche Tauleri, op. cit., p. 34; Battaglia in Cirelli, op. cit., p. 73; Lanni, op. e l. cit.

(15) Luigi Galeotto (viv. 1565) Storia di Atina, p. 139 v°.-140, del ms. contenuto nel vol. IV di una Miscellanea ms. in cinque volumi (del 1640) conservata in Atina presso la ricca famig. Visocchi, e che io ho potuto riscontrare nel 1929 per la cortesia del Comm. Giuseppe Visocchi sindaco di quella città, al quale va ora la dovuta gratitudine. Cf. anche Marco Ant. Palombo, Hist. di Atina, Ms, in Miscellanea cit., voll. I-III, ed in copia (del 1900) presso il Municipio di Atina e presso il cav. Pietro Vassalli (che ringrazio delle sue gentilezze nella mia gita in Atina), vol. II, cc. 226-227 di detta copia presso Vassalli. Lauri, Atina, cit., pp. 18-19; cf. anche nota seguente. E, per Aquino, cf. fra gli altri E. Grossi, Aquinum. Ricerche di topografia e di storia ecc., Roma, 1907, pp. 194-198. Cf. Dupresse-Du Cange, Glossarium ecc. in Capitaneus. e Comes.

(16) [Anonimo], Armi, Arbori e Derivazioni di famiglie ecc., Ms. (in Biblioteca Comunale di Verona, coll. Ms. n. 734), cc. 209 v°.-210: «Albero genealog. di Calorio Sabatini cav. Bolognese … nel 1180» (ivi, ramo dei co. di s. Venditto, nel 1253, originato da Giovanni, di >Alberto, di Tiberio, di Calorio detto); [In.], Istoria della fam. Zabarella, Ms. (in Bibliot. Civica di Padova, colloc. B. P. 375), c. 47; C. Guirardacci ed altri, Historia della famig. Sabbatini ecc., Ms. (in Bibliot. Civ. di Padova, colloc. C.M. 711), c. 133 v°, e 134 r°; G. Zabarella, Trasea Peto ecc, Padova 1646, pp. 19 e 22; In. Supplica … al Magistrato sopra li Feudi ecc. [a di 10 aprile 1662] in G. Cavaccia, [G. Scioppio] e G. Zabarella, Aula Zabarella ecc., Padova 1670, p. 209; In., Cronica delle famiglie di Padova ecc. Ms. (in Bibl. Civ. di Padova, coll. B. P. 2055), c. 246 v°.-247, G. P. De Crescenzi-Romani, Il Presidio Romano ecc. Aggiuntevi le memorie di molte famiglie ecc., Piacenza, 1648, p. 523; B. Brudersenio, De Augusta ecc origine fam. Zabarellae ex G. Scioppi et aliorum Commentariis deducta ecc., Padova, s.a. [1653], p. 7, ed in Appendice all’Aula Z. cit., p. 199; G. Scioppo, Genealogia Familiae Zabarellae in Originum Gonzagicarum stemmata centrum ecc., Casale, 1619, (ma che non ho riscontrato); in Lettera (del 1642) a Giorgio Contarini Senatore veneto e Prefetto di Padova (ma che non ho riscontrato); in Brudersenio cit., op. cit, pp. 11 e 13; in G. Zabarella, Meroves ecc., Padova, 1660, p. 122; ed in Aula Z. cit., pp. 278 e 283; V. G. Marchesi, La Galleria dell’onore ecc., Forlì, 1735, Par. II, p. 137; ab. G. Collini, Famig. Sabbatini di Udine ecc., ivi, 1906, p. 16; Neapolitani Feudatarii … an. MCCLX … in C. Borrelli, Vindex Neapolitanae nobilitatis ecc., Napoli, 1653, p. 171-172; d. Jacobus Zambarella … Philippus Sabatinus …; omnes isti sunt feudatarii in Gualdo, Sancio Vito (?), …; Cf. anche Repertorium familiarun Archivii R. Siclae Neapolis et aliorum ecc., Ms. cit. nella nota susseguente.

(17) È noto che dopo la morte di Federico II di Svevia, a Ferentino (già presso Lucera), in Capitanata, il 13 dic. 1250 (cf. B. Capasso, Hist. dipl. regni Siciliae inde ab an 1250 ad an. 1266, Napoli, 1874, p. 1), venne dalla Germania il figlio Corrado (IV in Germania, 1227-1254, I in Italia, 1250-1254). Costui giunse in Italia nel 1251, per prendere possesso del regno di Napoli provvisoriamente governato dal reggente Manfredi, altro figlio, benché naturale, di Federico. Sono eziandio note le ostilità, che suscitate dal papa Innocenzo IV (el. 1243 † 1254) attendevano Corrado nelle nostre provincie. Sicché costui, per intendersi con i Ghibellini d’Italia, fece dapprima una sosta in Lombardia e nel Veneto, scendendo, sembra, anche fino a Pistoia ed a Pisa (cf. Nuova Enciclopedia Italiana a cura di G. Boccardo, 6ª ediz., vol. VI, Torino, 1878, v. Corrado IV); e poscia, passato nel Friuli, s’imbarcò a Pola, e quindi sbarcò a Siponto (ora distrutto, ma dove, poco lontano, sorse poi Manfredonia: cf. Capasso, op. cit.; Enciclopedia cit. loc. cit.; I. F. Böhmer, Regesta Imperii, an. 1198-1272, vol. V, Part. I, pp. 842-849; Mommsen, C. I. L. cit., vol. IX, Apulia, Tav. II, in fine del vol.; ecc.). E poiché sappiamo dalla Storia di Bologna che la famig. Sabatini di colà era a quel tempo Ghibellina, non fa meraviglia se, sotto le bandiere di re Corrado, troviamo anche Giovanni Sabatini alias Zabarella (nomignolo e poi cognome dato ad un ramo collaterale trasferitosi a Padova, e poi estinto nei conti Sanminiatelli di Pisa: cf. Cronache citt. nella nota precedente; G. Sabatini, Una bibliografia sull’antica famig. Sabatini di Bologna ecc. in L’Archiginnasio, an. 1917, pp. 53-70). È noto pure che Corrado, per andare a Napoli, traversando la Puglia, il Molise e la Campania, trovò ostilità in alcuni dei co. d’Aquino, che in quel tempo possedevano un vasto Stato nella Campania o Terra di Lavoro, ai confini tra il Regno di Napoli ed il Patrimonio della Chiesa (cf. K. V. Spruner e T. Menke, Histor. Atlas., Gotha, 1880, c. 23). Corrado fu quindi costretto a debellare i co. d’Aquino (incendiando Aquino, Arpino, Cassino e Sessa con tutti i castelli circostanti) e confiscare i loro beni; e ciò avvenne nel 1252-1253 (cf. N. Iamsilla, Historia di rebus gestis Friderici II imperatoris eiusque filiorum Conradi et Manfredi etc. in Muratori, R. I. S., To. VIII, col. 506; cf. anche Capasso, Hist. cit., p. 31; P. Giannone, Istoria civile del Regno di Napoli, Lib. XVIII, cap. I; Grossi, Aquinum cit. E, relativamente ad Atina e castelli circostanti, fra i quali s. Venditto; cf. Galeotto e Palombo, op. cit.; cf. anche Iamsilla. Op. e loc. cit. e Cronache citt. nella nota precedente). Purtroppo manchiamo di quasi tutti i documenti del tempo di Corrado, «tutto essendo stato distrutto per ordine di Carlo I d’Angiò in odio alla imperial casa degli Hoenstaufen»: cf. C. Minieri-Riccio, Genealogia di Carlo I d’Angiò ecc., Napoli, 1857, p. 3

(18) Oltre le Cronache citt. nella precedente nota 16 (specie la Cronaca Veronese), cf. Feudatarii Neapolitani tempore principis Manfredi [† 1266] ex inquisitione facta … in anno 1275 … in C. Borrelli, Vindex cit., pp. 176 e 178; N[e]apolitani feudatarii … anno MCCLXXII … in C. Borrelli, Vindex cit., p. 183; S. Sicola, Repertorium fasciculorum (i Fascicoli Angioini) existentium in Archivio Magnae R. Curiae Siclae Neapolis cum Indice Familiarum in principio et Terrarum in fine ecc. Ms. in due voll. in R. Archivio di Stato di Napoli, vol. I (o Indice) p. 53; e vol. II (o Repertorio), pp. 193, 194, 238 e 446; in (ma Vincenti, Sicola, Borrello, Griffo e Chiarito), Repertorium regis Caroli Primi (e successivamente, Carlo 2, ecc.) ex nonullis Regesti (i Registri Angioini) existentibus in Archivio Magnae R. Curiae Siclae Neapolis et Terrarum in fine ecc. redactum anno Domini 1686, Ms. in 31 voll. in R. Archiv. di Napoli cit., vol. …, p. … (nella provvisoria mancanza di queste indicazioni, ricordo fra gli altri il Reg. Angioino già 1336-1337 D, ora n. 306, c. II v°.); [S. De Crescenzo], Sunti delle pergamene dell’Arch. della R. Zecca (le Arche Angioine), Ms. in 3 voll., vol. …, p. … (ed in provvisoria mancanza di queste indicazioni ricordo, fra le altre, Arca G., marzo 79, num. 6). (Le cosiddette Arche comprendono 48 volumi di pergamene, numerati I-XLVIII e 21 volumi di carte bambagine: cf. anche Capasso, Fonti della Storia delle prov. Napoletane ecc., Napoli, 1902, pp. 158-160); F. G. Bolvito, Registro delle cose famigliari di casa nostra, vol. II, Ms. (in Napoli, Bibliot. di s. Martino, colloc. Ms. n. 102, già Par. II del n. 30), p. 228, cap. 20; [C. De Lellis, A. Apeltrio e F. Campanile], Repertorium familiarum Archivii Regiae Siclae Neapolis et aliorum, Ms. (voll. 8, in Bibliot. Naz. di Napoli, colloc. IX C. 6 a 13, col nuovo tit. Famig. ecc. di Napoli), vol. I, c. 280 v°.; vol. II, cc. 525, 527 e 532; vol. IV, c. 200; vol. VI, cc. 67-68 (Zabarella); C. De Lellis, Monografie intorno a varie città e terre, Ms. (in Bibliot. Naz. di Napoli, colloc. XV. A. 7), Monografia n. 23 (Marigliano), c. 139 v°.-140; R. A. Ricciardi, Marigliano ecc., Memorie, Napoli, 1893, p. 597.

(19) Chronica Atinense in Muratori, R. I. S., to. VII, col. 910; Gattola, Accessiones cit., I, 407 (ove leggesi eziandio che, in proposito, i due Anonimi scritt. Cassin. sono contenuti nel cod. Ms. segnato n. 47); cf. anche Galeotto, Palombo, Tauleri, Battaglia, Lanni, Lauri, ecc., cit.; P. Gentile, Il terremoto del 1456 in alcuni luoghi di Terra di Lavoro in Archiv. Stor. Napolet. cit., vol. XXXV (an. 1910).

(20) Catasti Onciarii del 1748 di Atina e Belmonte Castello in Archivio di Stato di Napoli, Sez. 2ª, e citt. in una delle note precedenti.

(21) Cf. l’incartamento relativo, conservato in Archivio Cassinese (Caps XLV) ed intit. «S. Benedicti de Chia, Inventarium bonorum ispsius …» e già cit. in una delle note precedenti.

(22) G. G. Origlia-Paolino, Istoria dello Studio di Napoli, ecc., Ivi, 1753-54, vol. II, p. 315; cf. anche De Lellis, Repertorium ecc. cit., vol. II, cc. 525, 527, 532; In, Monografie ecc. cit., Monografia n. 23 cit., c. 139 v°.-140. È noto poi che, durante il dominio Aragonese, non solo dimoravano in Napoli alcuni dottori bolognesi (cf. N. Toppi, De Origine Tribunalium, Napoli, 1657, II, 220, ecc.), ma non erano spente le relazioni politiche, militari, commerciali, religiose, ecc., tra Bologna, Napoli e l’Abruzzo (cf. F. Trinchera, Codice Aragonese, Napoli, 1866-1874, passim; N. Barone, Le cedole di Tesoreria dell’Archivio di Stato di Napoli dal 1460 al 1504 in Arch. Stor. per le prov. Napoletane, an. 1884, passim (ove si fa eziandio cenno dei di Procida e dei Belprato conti di Anversa residenti in Napoli); P. A. Masci, Vita di s. Giovanni da Capestrano, Napoli, 1914, p. 151; L. Montefani-Caprara, Famiglie bolognesi, Storia e Genealogia, busta Pepoli, lett. A (beato Ambrogio Pepoli); L. Marinelli, Francesco De Marchi in Atti e Memorie della R. Dep. di Storia Patria di Romagna, an. 1911, pp.267-277; e L. R[ivera], Recensione in Bullett. della R. Dep. Abruzzese di St. Patria, an. 1913, p. 270; ecc. E finalmente non bisogna dimenticare le parole che relativamente alla storia dei sec, XIV-XV, Cesare Balbo prima, e poi Cesare Foucard pronunziò nel I° Congresso Storico Italiano, a Napoli nel 1879 (in Atti relativi, pubblicati in Arch. Storico per le Provincie Napoletane, an. 1879, p. 689): «Le cronache edite ed inedite sono insufficienti, nello stato attuale della scienza storica, a dar spiegazione di molti fatti e delle cause che li produssero».

(23) Cf. Documenti citt. nella Iª delle nostre note.

(24) G. Sabatini, Documenti aquilani dei secoli XIII, XIV e XV in Bull. della R. Dep. Abruz. di Storia Patria, an. 1918-1919, p. 204.

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NOTA

* G. Sabatini, Scritti editi e inediti, a cura di Ezio Mattiocco, vol. I, Colacchi ed., L’Aquila 1995, pp. 274-276, 297-301 (la collocazione delle note è in calce al testo come nell’originale). Un altro studio dal titolo I conti di San Venditto, datato gennaio 1950 e pubblicato in Scritti editi e inediti … cit., vol. III, pp. 231-241, riportata l’albero genealogico delle famiglie Sabatini-Zabarella, varie indicazioni bibliografiche e riferisce qualche altra vicenda nonché rimanda a un volume in via di preparazione da pubblicare per la tipografia Mondadori. Per brevi cenni biografici della figura di Gaetano Sabatini, medico umanista, si rimanda alla nota n. 2 a p. 269 in questo stesso numero.

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