La luce del focolare spento. Diario di guerra di Mariano Di Vito l’uomo che salvò le donne dalla furia marocchina.


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«Studi Cassinati», anno 2022, n. 2
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Il 14 maggio 2022 è stato presentato a Coreno Ausonio, in una gremita villetta comunale, La luce del focolare spento, diario di guerra scritto da Mariano Di Vito. Alla manifestazione hanno preso parte, coordinati validamente dal giornalista Fabio Cortina, il sindaco del Comune, Simone Costanzo, il presidente del Centro documentazione e studi cassinati-Aps, Gaetano de Angelis Curtis, il curatore Erasmo Di Vito. Inoltre nel corso dell’evento sono stati letti alcuni passi salienti del Diario a cura di Lucrezia Di Vito, sindaco baby, e Paolo Biagiotti, componente del Circolo anziani.

Nel suo Diario il corenese Mariano Di Vito ha tratteggiato le note salienti delle tristi, difficili, funeste giornate vissute tra due importanti ambiti temporali ricompresi tra l’8 settembre 1943 e il 29 maggio 1944, un arco cronologico aperto dall’annuncio dell’Armistizio, con il disfacimento dell’Esercito italiano lasciato allo sbando (non a caso il Diario prende avvio da Viterbo dove l’autore si trovava in forza al Comando deposito Truppe paracadutiste) e la liberazione del territorio posto a cavallo della Linea Gustav. Quasi nove mesi di patimenti, lutti, distruzioni vissuti sempre accanto al timore per sé, per i propri cari, per i compaesani e le persone in genere. Un lungo periodo vissuto tra speranze, illusioni di un rapido passaggio del fronte di guerra e delusioni, tra false informazioni e confusione, caratterizzati dalla impari competizione con i militari tedeschi per la difesa delle insufficienti derrate alimentari, da fame, scarsa igiene, freddo, pioggia, neve, vento, nebbia, tra mitragliamenti, cannoneggiamenti, imboscate e uccisioni. Tuttavia neanche la tanto agognata, attesa, sospirata liberazione del maggio 1944 determinò la fine delle sofferenze, almeno nell’immediato. Infatti Mariano Di Vito si trovava in un territorio ubicato lungo la direttrice di attacco portata dal Corpo di spedizione francese alla Linea Gustav. Ma il Cef annoverava anche truppe coloniali come quelle marocchine la cui pericolosità e le cui ‘prestazioni’ erano già note da tempo alle popolazioni locali diffuse di bocca in bocca. Di tali violenze se ne ha traccia anche nel Diario e non può essere diversamente. Pure Mariano Di Vito poté assistere all’arrivo dei ‘liberatori’ con la gente che si faceva avanti per ringraziare, festeggiare, brindare, da qualche parte saltava fuori qualche residuo di vino, ma, immediatamente dopo, iniziarono i primi tentativi e le prime violenze sulle donne da parte dei soldati coloniali francesi. La definizione offerta da Mariano Di Vito in merito alle truppe coloniali è lapidaria: «bruti» dall’«aspetto che incute paura e ripugnanza». Assieme ai goumiers giunsero anche algerini e corsi e proprio grazie all’intervento di un sergente originario di Ajaccio fu possibile a Mariano Di Vito sventare fin dal primo giorno un tentativo di violenza a danno di tre ragazze da parte di tre marocchini e l’indomani di altre donne lungo il cammino per Sessa Aurunca. Proprio per questi atti, l’Amministrazione Comunale di Coreno Ausonio e il sindaco Simone Costanzo hanno inteso conferire a Mariano Di Vito, alla memoria, un diploma ufficiale di benemerenza.

Diploma di pubblica benemerenza

Conferito a

Mariano Di Vito (1920-1985)

Che nel corso della Seconda Guerra Mondiale

Con il suo gesto eroico

È riuscito a mettere in salvo molte donne

Dalla furia marocchina

Insieme a due suoi compagni

Con i quali ha condiviso i duri mesi

Alla macchia sui monti di Coreno Ausonio

Rischiando la sua stessa incolumità

Per due volte, nell’arco di 24 ore

Si è rivolto agli ufficiali del CEF

Supplicandoli di impedire che i propri soldati

Approfittassero delle donne

Che erano già state radunate in una piccola valle

Coreno Ausonio 14 e 15 maggio 1944

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Il sindaco Costanzo ha sottolineato nel suo intervento che le pagine del Diario rappresentano parte delle radici di Coreno Ausonio e della sua comunità, invece alle nuove generazioni e al mondo della scuola si è rivolto Erasmo Di Vito il quale ha affermato che per raggiungere davvero una pace mondiale occorre «promuovere lo studio approfondito della storia locale nelle scuole elementari e medie perché gli studenti, ripercorrendo le tragedie vissute direttamente dai propri familiari, possono assimilare più profondamente i sentimenti di pace, fratellanza e solidarietà e coltivarli più efficacemente in ogni azione quotidiana» (gdac).

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Mariano Di Vito, La luce del focolare spento. Diario di guerra 8 settembre 1943 – 29 maggio 1944, a cura di Erasmo Di Vito, stampa Youcanprint, ed. Cdsc-Aps, Cassino 2022, pagg. 238, illustr. b./n.; f.to cm. 17×24; ISBN 978-88-97592-62-4

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