In memoria di Luigi Di Cioccio (1948-2022)


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«Studi Cassinati», anno 2022, n. 3
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Commemorazione 19 luglio 2022, Basilica Concattedrale di Aquino

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Caro Dottore, caro Luigi,
ho sempre saputo di avere un posto nel Tuo cuore, ma non avrei mai pensato di poterti salutare in questa forma pubblica per rispondere al Tuo desiderio testamentario di volermi accanto, con un ruolo speciale, nel Tuo passaggio dalla storia all’eternità. Lo faccio con le lacrime agli occhi, anzitutto come membro di una comunità che Ti deve immensa riconoscenza per il bene fatto e i semi lasciati ma, più da vicino, come umile tassello in una schiera di amici per i quali eri punto di riferimento più unico che raro. Un sodalizio, il nostro, che segue alcuni incontri iniziali nella seconda metà degli Anni ‘80, grazie ai Tuoi cognati, il dottor Dario Vernile, mio amico di gioventù, e la moglie, la dottoressa Marisa Ricci, mio fidato medico curante, i quali mi mandarono da Te per un’indagine epatica, schiudendo così l’occasione per la genesi di un rapporto forte e duraturo, fatto di attenzioni comuni e di idealità ampiamente condivise.

L’intero Territorio, perdendoti, diventa oggi orfano di una presenza che assicuravi paternamente, mettendo a disposizione ogni Tuo talento nelle relazioni umane, sostenendo nella vita quotidiana le fragilità che Ti si ponevano innanzi, assistendo le persone secondo una logica che tutti include e nessuno esclude. Hai incarnato con abilità, coerenza, passione e creatività il senso pieno di quel giuramento d’Ippocrate che oggi hai voluto sulla bara e che, da giovane medico, avevi fatto dopo aver conseguito con lode la Laurea nei primi Anni ‘70 presso “La Sapienza” di Roma.

Non è un caso ma frutto della Tua singolare sensibilità se, dopo esserti specializzato in Gastroenterologia nella stessa Università, Ti eri poi trasferito a Firenze per un’ulteriore specializzazione in Geriatria alla scuola del celeberrimo professor Francesco Maria Antonini, concentrandoti così sulla Terza Età, ovvero la parte più precaria della vita, quella più esposta fisiologicamente alla malattia e al disagio, armato essenzialmente del camice e del fonendoscopio che adornano anch’essi la Tua bara: segni eloquenti di una concezione missionaria secondo cui al medico occorrono soprattutto senso del dovere, cioè onorare il camice che si indossa con professionalità e impegno, nonché ascolto del malessere a tutto campo, ovvero utilizzare bene il fonendoscopio attraverso cui sentire sì con il proprio udito le deficienze del corpo, ma senza tapparsi l’orecchio al grido dell’animo che può emergere dal dialogo con pazienti bisognosi di più ampio soccorso.

Quante volte Ti ho sentito ripetere che il medico deve “curare” e non solo “sanare”! Sanare est conditio sine qua non – dicevi – sed non suffcit. È un obiettivo necessario nell’arte medica, ma non basta. Occorre “curare”, prendersi cura, cioè disporsi empaticamente verso l’uomo integralmente considerato, tenuto conto che egli non è solo corpo, ma unità indissolubile di anima e corpo: per cui, l’obiettivo della vera e piena guarigione impegna il medico ad andare oltre la spicciola attenzione materialista, ben sapendo che le patologie riaffioreranno sempre, ove si trascurino gli interrogativi della mente, le crisi della psiche, le delusioni del cuore e i limiti dell’ambiente sociale in cui vive il malato. Su questo manifesto deontologico hai fondato tutta la Tua esperienza che ha marcato il segno nella Geriatria di Cassino, il cui primariato ereditasti verso la metà degli Anni ‘90 dal compianto dottor Oreste Del Foco, Tuo vero maestro sul campo, e poi portasti avanti nel prospetto sostanziale – tra evoluzioni amministrative della sanità italiana e ampliamento degli incarichi istituzionali – fino al Tuo pensionamento, guadagnando il plauso generale del consesso medico che Ti eleggerà a cariche di responsabilità, tanto a livello locale affidandoti la guida dell’Ordine Provinciale (che oggi Ti piange come Presidente Emerito), tanto a livello nazionale chiamandoti alla Presidenza della SIGOT (Società Italiana di Geriatria Ospedali e Territorio), dove hai collaborato con l’eccellenza della nostra penisola espressa da professori del calibro di Luigi Grezzana, direttore del Corso superiore geriatrico della Scuola medica ospedaliera di Verona, e Stefano Maria Zuccaro, geriatra e officiale sanitario della Città del Vaticano, solo per citare qualche figura con cui avresti legato ben oltre il rapporto professionale. Il tutto prima di chiudere la Tua brillante carriera come Direttore Medico Scientifico all’Istituto S. Raffaele di Cassino.

Sei stato fucina di un’etica interpretata a lavoro con un carisma straordinario tanto che sin dal 1995 il Capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, su proposta prefettizia, Ti aveva concesso l’onorificenza di «Commendatore al merito della Repubblica Italiana», ma fucina di un’etica consegnata pure come bagaglio formativo agli studenti che hanno avuto il privilegio di averti in cattedra presso le Università, in cui di volta in volta sei stato chiamato come professore a contratto: da «La Sapienza» di Roma, dove Ti volle a suo tempo con tutte le sue forze il Direttore della Scuola di Gerontologia, l’ottimo prof. Vincenzo Marigliano, al nostro Ateneo del Basso Lazio, dove, all’epoca del Tuo primo incarico, tra coloro che vagliavano l’affidamento di materie mediche c’era un giovane professore, Gualtiero Ricciardi, oggi ben noto consigliere scientifico del ministro Roberto Speranza. Nelle Tue lezioni – a mo’ di ritornello pedagogico da imprimere nelle coscienze – esordivi sempre con un concetto di «salute» nel senso latino di salus, «salvezza», sottolineandone così l’orizzonte antropologico liberatorio oltrepassante i meri bisogni fisici, per educare l’uditorio a strategie realmente vincenti contro malanni e infortuni altrimenti sedimentati nelle più svariate e recondite ramificazioni da un’angoscia interiore non rimossa.

E nell’obiettivo mirante alla promozione integrale dell’uomo muoverai pure tutte le Tue iniziative sul Territorio. Ci credevi davvero nel principio che una buona vecchiaia si affronta non solo con il controllo clinico e i farmaci adeguati ma anche con l’allenamento della mente e l’esercizio dell’intelligenza. Erano gli anni in cui l’Alzheimer si percepiva sempre più in tutta l’ampiezza del suo dramma, quando Ti adoperasti senza sosta per estendere il controllo geriatrico dall’Ospedale al Territorio, valorizzando la nostra città di Aquino con una splendida attività ambulatoriale che qui ebbe luogo e che giustamente Ti è stata riconosciuta con il conferimento della cittadinanza onoraria: un apprezzamento pubblico di cui sei stato sempre orgoglioso fino a volere oggi, in questa Concattedrale, la celebrazione del Tuo esodo nella Domenica senza Tramonto. Qui, ad Aquino, città di S. Tommaso (il cui pensiero intriso di fides et ratio Ti rapiva completamente tanto da aver chiesto per il Tuo funerale l’esposizione della sua statua giù alla sinistra di chi officia dall’altare maggiore), tutti ricordiamo la Tua meravigliosa creatura, ovvero il Centro dedicato al “Dottore Angelico”, polo di cura sperimentale e studio specialistico, ma anche vera Università della Terza Età con le sue argute diramazioni organizzative satellitari, in cui – accanto ad insegnamenti di seria divulgazione scientifica onde accompagnare l’anziano nella gestione del proprio fisico con utili nozioni di medicina preventiva – si alternavano conferenze di storia, filosofia, arte e letteratura, per tenere in allenamento il cervello, aiutandolo a fronteggiare positivamente l’avanzare degli anni. Eri un regista formidabile nel raccordare questo vasto orizzonte interdisciplinare perché – accanto allo scibile medico incentivato con continue partecipazioni a convegni internazionali, ricerche sul campo e articoli su riviste di prim’ordine – coltivavi il gusto della cultura umanistica con altrettanta serietà e competenza, come mostra il nutrito campionario delle Tue pubblicazioni specie sui nostri trascorsi locali, per cui mi limito a ricordare l’opera magna (Palazzolo e Colle San Magno. Due Paesi nella storia di Castrum Coeli), ben 584 pagine dedicate poco dopo il volgere dell’attuale millennio alla Tua natia Castrocielo che, tra l’altro, hai servito per un certo periodo anche come consigliere comunale: prova di una dedizione alla comunità che non conosce limiti e si concede coraggiosamente senza risparmio e senza frontiere.

Nell’ordinario, con il Reparto Ospedaliero, la Biblioteca era l’altro luogo vitale che scandiva le ore produttive della Tua giornata. Bibliofilo, collezionista di materiali inediti e conservatore di perle archivistiche, non a caso hai voluto che la Tua ricca e ben curata biblioteca privata diventasse ieri la Tua camera ardente, per l’ultima sosta, in casa, tra gli affetti più cari. I poliedrici interessi, che manifestavano la Tua versatile personalità, si pareggiavano nella spinta propulsiva del Tuo impegno quotidiano, al punto che noi amici, stupiti da queste capacità trasversali, parlando di Te, spesso ci chiedevamo se Tu fossi un valente medico che si prestava intellettualmente allo sviluppo delle scienze umane o piuttosto un eccellente umanista prestato professionalmente alla medicina.

Eh sì, noi amici. Noi che avevamo l’onore di frequentarti più intimamente e che restiamo sgomenti al pensiero che non ci saranno più quei bei momenti passati insieme, per condividere tanto i progetti impegnativi, le agende culturali e gli obiettivi sociali, quanto, in modo più spicciolo, le attività ricreative, le passeggiate e la buona tavola, dove equilibrate alternanze – tra erudizione classica e fine ironia, ossequio al magistero della Chiesa cattolica e tutela dell’autonomia nella ricerca scientifica, nostalgia delle migliori tradizioni e apologia del progresso più genuino, spirito patriottico e anelito ecumenico, seria lettura dell’andamento politico-economico e simpatiche digressioni su sport o musica, rigore metodologico nelle considerazioni storiche e vena poetica o sapore artistico liberamente espressi – scandivano il ritmo del Tuo argomentare dolcemente perentorio, autorevole ma mai autoritario, acuto ma alla portata di tutti, semplice ma mai banale, fermo nelle idee ma sempre aperto al dialogo, fornendo così un autentico godimento dell’animo ai Tuoi fortunati interlocutori. Con don Luigi Casatelli, che partecipa a questa celebrazione in evidente stato di commozione, restiamo oggi i soli a ricordare i decenni scanditi dalle gioiose cene periodiche di quell’armonico quartetto operativo che costituivamo insieme all’indimenticabile professor Angelo Molle, scomparso prematuramente già da qualche anno, e che Tu, nell’anniversario del suo transito celeste, volesti ricordare, a S. Margherita di Roccasecca, con una toccante Prolusione per la presentazione di un libro collettaneo in sua memoria patrocinato dall’Università di Cassino e del Lazio Meridionale unitamente all’Istituto Teologico Leoniano di Anagni. In quel convivio amicale, tra le tante riflessioni, avresti preso spunto per mettere in cantiere eventi altamente suggestivi come le visite in Vaticano, dove garantivi sempre la nostra pronta accoglienza tramite il Tuo eminente e sincero amico, il cardinale Raffaele Farina, oppure disegni imponenti come il Piano di Protezione Sanitaria per il pellegrinaggio a Canneto nei giorni festivi della Vergine Bruna, ovvero un funzionale pronto soccorso alpestre che verrà poi tradotto, per diversi anni, di concerto con il rettore del Santuario, don Antonio Molle, anche lui oggi presente per darti affettuosamente l’estremo saluto.

Nel complesso, emerge dalla Tua avventurosa biografia un esempio superlativo d’ingegno e d’impegno che resterà scolpito indelebilmente nella memoria collettiva. Su tutto, però, rimarrà imperitura la Tua testimonianza cristiana ben sottolineata dalla cappella fatta costruire nella Tua abitazione, dove più volte abbiamo pregato insieme sollecitati dall’estro artistico di un altro Tuo amico che oggi raggiungi, lo stimato preside Antonio Di Zazzo, al quale volesti affidare, a suo tempo, l’abbellimento del luogo con un pregevole dipinto di circa sei metri per tre raffigurante Gesù tra i Santi cui eri più devoto. È stata la Tua una testimonianza cristiana che sgorgava dalla fede suscitata dai valori elementari ma profondi di papà Vincenzo e mamma Benedetta, fede alimentata autorevolmente già in famiglia dal Tuo reverendo zio, don Angelo Di Cioccio, parroco di Fontana Liri nell’immediato trentennio post-bellico, autore prolifico di saggi storici e letterari, dei quali sarai Tu – dopo certosine indagini condotte nei primi del secolo corrente – a curare una raccolta postuma ampliata (Racconti dell’Orsa Minore), affrancandoli dall’oblio degli studiosi locali.

Quella fede in Cristo l’avresti poi sempre più maturata all’ombra delle due grandi Abbazie della nostra provincia, quella di Casamari, a cui è vincolata la Tua formazione giovanile come studente del Collegio S. Bernardo, e quella di Montecassino, da cui hai attinto costantemente la linfa spirituale durante il lungo percorso professionale in Ospedale, frequentando la sezione diocesana dell’AMCI (Associazione Medici Cattolici Italiani) fino a diventarne Presidente nel quindicennio precedente l’ultimo riassetto canonico del Territorio e ricevendo gli stimoli idonei per un crescente coinvolgimento nelle nuove implicazioni della Bioetica fino a fondare durante i primi Anni ‘90 uno specifico Comitato Provinciale.

La rappresentanza cistercense accorsa attraverso il Tuo vecchio professore don Claudio Cristini (che oggi non è voluto mancare a dispetto dei suoi 93 anni suonati), la visita fatta ieri alla Tua camera ardente dall’arcivescovo Fabio Bernardo D’Onorio (che oggi si duole di non poter presiedere l’Eucarestia per improrogabili impegni istituzionali assunti da tempo), il cordiale messaggio di don Luigi Di Bussolo (che oggi assicura il suffragio benedettino a Montecassino nel Trigesimo del Tuo trapasso), stanno a ricordare questi Tuoi lacci ascetici che hanno nutrito nel tempo il Tuo amore per quella Bibbia voluta al centro del corredo posto sulla Tua bara. Intorno al mondo monastico che tanto hai venerato, intorno al Tuo parroco don Natalino Manna, intorno all’arciprete di questa concattedrale don Tommaso Del Sorbo con il suo collaboratore don Andrea Pantone, intorno al resto dei sacerdoti concelebranti, intorno alle autorità civili, militari, sanitarie e accademiche convenute, si stringe adesso tutta l’assemblea per formulare le sincere condoglianze a Tua moglie (la dottoressa Vincenzina Vernile), ai Tuoi figli (i dottori Antonio e Andrea), a Tuo fratello (il dottor Giuseppe), a coloro che chiamavi la «luce dei miei occhi» (ovvero i cari nipoti Damiano, Giordano, Leonardo), all’intero parentado.

Certo, resta l’umano rimpianto di una Tua partenza non troppo longeva (74 anni al giorno d’oggi non sono davvero tanti), quando eri sì e no entrato in quella fascia d’età, per cui in vita hai tanto lavorato cercando di allungarne il tempo. La ragione vedrebbe in ciò un paradosso, la fede no. Hai lavorato generosamente per gli altri, senza raccogliere l’utile per Te stesso. Ma questa è la Carità cristiana: si fonda sulla buona semina, pensando solo al bene comune, senza la speculazione dell’interesse egoistico; e Tu hai seminato e seminato bene, con altruismo e generosità. In nome di questa Carità, sorretta da Fede e Speranza, so pure che non ci abbandonerai. E so che il nostro dialogo amicale continua, anche se con una luce diversa. Pregheremo per Te, ma siamo sicuri che anche Tu potrai intercedere per noi, così da ritrovarci di nuovo a tavola, ma questa volta in un locale speciale: la Casa del Padre.

Arrivederci Dottore, arrivederci Luigi. Ti congedo con le stesse parole evangeliche, con cui hai concluso il testamento olografo lasciato per il Tuo funerale. Sono le parole del vecchio Simeone che, come Te, aveva assolto le sue ragioni esistenziali e si preparava all’incontro finale con Dio: Nunc dimittis servum tuum, Domine, secundum verbum tuum in pace, «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola» (Lc 2,29). Vai, allora, amico mio, vai in pace. Hai sofferto i flagelli del Covid, le inquietudini del ricovero e le complicanze dell’intervento. Hai vissuto la Tua Passione, il Tuo Calvario e la Tua Croce. Ora è tempo della Tua Resurrezione.

Così sia!

Filippo Carcione

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