Dal sacrificio di Montecassino il salvataggio di città e beni storico-artistici_1: Tra Roma e Siena.


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«Studi Cassinati», anno 2022, n. 4
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di Gaetano de Angelis-Curtis

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«La Patrie», giornale delle truppe francesi.

Per l’arcivescovo Domenico Tardini, segretario della Congregazione per gli affari ecclesiastici straordinari, i «comandanti alleati in Italia erano posseduti da una “mania distruttiva”» come stavano a dimostrare i bombardamenti di Castel Gandolfo e di Montecassino, la cui distruzione gli sembrò un «triste preludio» per la città eterna. Diversamente l’abate Gregorio Diamare volle vedere nel sacrificio di Montecassino il salvataggio della capitale ritenendo che la distruzione del cenobio era stata voluta dal Signore ma che era stata una «buona cosa per la salvezza di Roma»1. Un giudizio ribadito una ventina d’anni dopo dal suo successore, l’abate Ildefonso Rea, il quale, nell’ambito del progetto di riordino della geografia ecclesiastica italiana del 1966 comprendente l’ipotesi di soppressione della diocesi cassinese, manifestò che, come avevano messo in rilievo «scrittori laici ed ecclesiastici e lo stesso sommo Pontefice Pio XII», il drammatico epilogo del 15 febbraio 1944 aveva contribuito «alla salvezza di Roma, facendo, un’altra volta S. Benedetto quasi da scudo a S. Pietro»2.

Appare chiaro che gli Alleati non misero in atto l’agghiacciante ipotesi di bombardare Roma essenzialmente per merito della decisione del comandante in capo delle forze militari germaniche in Italia, il feldmaresciallo Albert Kesselring, «di non difendere la città durante il ripiegamento tedesco» ma di continuare la sua tattica di guerra attestandosi, dopo lo sfondamento della «Linea Gustav», sulla «Linea Gotica» a nord di Firenze.

In aggiunta va però rimarcato che il Vaticano, nei quattro mesi intercorsi tra la distruzione di Montecassino e la liberazione di Roma, tentò di utilizzare la devastazione cassinese al fine di salvaguardare la capitale d’Italia. Fu mons. Lombardi, della segreteria di Stato vaticana, a riferire allo stesso abate Diamare che «non era un segreto affermare che il Vaticano [avesse sfruttato] la tragedia di Montecassino per ottenere dai belligeranti il rispetto per la città di Roma». Va interpretata in tal senso, quindi, la mancata condanna della distruzione dell’abbazia cassinese da parte del Vaticano, solo il 17 febbraio «L’Osservatore Romano» pubblicò un articolo dal testo «notevolmente blando»3 (un atteggiamento tanto biasimato da Claretta Petacci)4 che altrimenti avrebbe rischiato di compromettere l’opera diplomatica in atto tesa a scongiurare il coinvolgimento della capitale in operazioni belliche.

Le Fanion du Général de Monsabert, Basilica di Notre-Dame de la Garde. Marsiglia.

Ma la distruzione di Montecassino dovette avere specifici riflessi anche sulla Linea Gotica che comportarono il salvataggio di magnifiche città come Sansepolcro, di cui ha riferito Emilio Pistilli, oppure Siena.

Il capoluogo toscano fu liberato alle sei di mattina del 3 luglio 1944 ad opera della III divisione di fanteria algerina comandata dal generale francese Joseph-Jean Goislard de Monsabert. Mentre le truppe coloniali entravano in città da sud, varcando le mura da Porta San Marco, i tedeschi, in ritirata, ne uscivano da nord. In quei frangenti i comandanti francesi cominciarono a considerare l’eventualità, nel caso in cui si fossero venuti a verificare eventuali attacchi o controffensive tedesche, che la città potesse essere sottoposta a cannoneggiamento. Tuttavia sembra che il gen. de Monsabert «provasse una profonda ammirazione per le inestimabili bellezze della città gotica» e dunque operò affinché non venisse distrutta. Ma il salvataggio di Siena parrebbe anch’esso essere riconducibile alla distruzione di Montecassino per il fatto che lo stesso alto ufficiale transalpino vi assistette constatando personalmente le devastazioni prodotte dai bombardamenti. Così il generale de Monsabert impartì al reparto d’artiglieria quest’ordine «grazie al quale l’immenso patrimonio artistico della città fu salvato»5:

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La frase del generale Joseph-Jean Goislard de Monsabert incisa su una lastra commemorativa posta all’ingresso di Porta San Marco.

Tirate dove volete,

ma io vi proibisco di tirare

al di là del XVIII secolo

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NOTE

1 D. Hapgood, D. Richardson, Monte Cassino, Rizzoli Ed., Milano 1985, pp. 237, 260.
2 G. de Angelis-Curtis, La diocesi di Montecassino e il tentativo di riordino della geografia ecclesiastica italiana del 1966, in «Annale di Storia regionale», Anno 5/6_2010-2011, pp. 126.
3 D. Hapgood, D. Richardson, Monte Cassino … cit., pp. 236, 260.
4 Claretta Petacci, in una lettera inviata a Mussolini nei giorni successivi alla distruzione di Montecassino, scrisse: «Una cosa che mi ha dato un senso di rigurgito è stata l’ipocrisia del Papa. È vergognoso che quest’uomo al quale sta crollando il tempio di S. Pietro con tutti i conseguenti tempietti e quindi la religione tutta non trovi il coraggio di pronunciare quelle parole di sdegno e di rivolta contro i barbari nemmeno per il monastero di Cassino, che ha suscitato orrore e lagrime nel mondo tutto» (G. de Angelis-Curtis, Echi della distruzione di Montecassino nel carteggio Mussolini-Petacci, in «Studi Cassinati», a. XII, n. 4, ottobre-dicembre 2012, pp. 308-309).
5 https://www.museisenesi.org/stories/liberazione-di-siena-3-luglio-1944/.

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