LA ROCCA JANULA NEGLI STUDI DI EBHARDT E PATERNA BALDIZZI

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«Studi Cassinati», anno 2023, nn. 2-3

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di

Alberto Mangiante

Il Kaiser Guglielmo II in visita ad un castello tedesco con Bodo Ebhardt.

Tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900 la Rocca Janula, l’edificio medioevale che domina la città di Cassino, attirò l’attenzione di due eminenti architetti: il tedesco Bodo Ebhardt, per alcuni suoi studi sull’architettura, e Leonardo Paterna Baldizzi, dirigente dell’Ufficio manutenzione e conservazione dei Monumenti della Provincia di Caserta di cui, all’epoca, Cassino faceva parte.

Bodo Ebhardt era nato a Brema il 5 gennaio 1865, figlio di un produttore di mobili e uomo d’affari. Frequentò le scuole a Soukt Goarshamsen dove rimase affascinato dalla presenza dei castelli di quella zona. Dopo la laurea divenne apprendista commerciale a Brema, lavoro che ben presto abbandonò trasferendosi successivamente a Berlino.

Qui nel 1890 aprì un proprio studio di architettura specializzandosi nella ricerca e nel restauro di vecchi castelli, conquistando anche l’amicizia del Kaiser Guglielmo II.

Con l’aiuto economico dell’imperatore, Ebhardt iniziò una meticolosa catalogazione dei castelli in Germania, proseguendo il suo lavoro in tutta Europa e dando poi alle stampe i risultati delle sue ricerche.

All’inizio del ‘900 arrivò in Italia e qui pubblicò, in sei poderosi volumi, le sue ricerche sui castelli italiani, principalmente del periodo Normanno-Svevo.

In ognuno dei volumi Ebhardt dedicò delle pagine alle sue ricerche sulla Rocca Janula, riportando varie notizie e i disegni ricavati dalle foto che lui stesso scattava nelle varie escursioni per la Penisola.

Ad esempio, nella didascalia del disegno n° 693, contenuto nel 6° volume di «Das burgen italiens», scriveva: «schizzi dell’ubicazione del castello di Janule sulla base di misurazione dell’autore».

Disegno della Rocca Janula realizzato da Bodo Ebhardt.

Invece nel 5° volume riporta le misure dei resti della cisterna, situata nel mastio, e della cappella (9 mt x 13 mt) che da lui viene collocata nel cortile esterno, a sinistra, dietro il “portico del rettore”.

La descrizione si conclude con la trascrizione dell’incisione moderna scolpita su uno dei conci della torre pentagonale ed attribuita al triste stato della torre «di fiero predominio splendido retaggio all’Italia ristorata».

Altre notizie sulla Rocca le ritroviamo in un suo saggio pubblicato sulla rivista Der Burgwart proprio all’inizio del ‘900.

Di tutt’altro tenore sono, invece, le ricerche dell’ingegnere Leonardo Paterna Baldizzi. Nato a Palermo il 28 febbraio 1868, dopo la laurea vinse uno dei concorsi indetti dal Pensionato Artistico Nazionale che gli permise di trasferirsi a Roma, dove in precedenza aveva espletato il servizio militare e dove incontrerò, e poi sposò, Enrica Giovagnoli.

Nel 1900 era impiegato negli Uffici Regionali per la Conservazione dei Monumenti e, sempre per questi Uffici, nel 1903 venne trasferito a Torino. Nel 1905 divenne titolare della Cattedra di Architettura all’Università di Napoli, ottenendo così anche il trasferimento all’Ufficio regionale per la Conservazione dei Monumenti di Napoli con competenza anche della Provincia di Caserta. In queste vesti si occupò del restauro e conservazione di Rocca Janula che, all’epoca, il Comune di Cassino proponeva di abbattere a causa di possibili crolli della struttura e del conseguente pericolo per la città sottostante. Durante il suo soggiorno in città elaborò un progetto di consolidamento delle parti pericolanti con relativo preventivo di spesa.

Stampa della Rocca Janula del 1854.

La relazione fu letta all’Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli nell’assemblea del maggio 1912 e fu successivamente pubblicata dall’editore Cimmaruta nel 1913.

I lavori di consolidamento, molto onerosi, furono eseguiti probabilmente tra lo scoppio della prima guerra mondiale o dopo la sua fine in quanto, a destra dell’iscrizione riportata da Ebhardt, si nota una scritta appena abbozzata in cui, alla fine della frase, si legge la data in caratteri romani MCMXXV.

Tutto il materiale degli studi di Paterna fu donato, alla morte della vedova e per sua espressa volontà, all’Accademia dei Lincei che negli ultimi anni ha provveduto alla sua pubblicazione digitale. Questo fondo raccoglie i brogliacci di schizzi, i disegni e le varie note e descrizioni. Sulla Rocca Janula è presente un album di 21 pagine con disegni e diverse annotazioni sulla sua permanenza in città.

Foto di Leonardo Paterna Baldizi.

L’ingegnere era giunto a Cassino con la moglie il 7 aprile del 1906 e aveva alloggiato all’Hotel Varrone, mentre per i pasti si servì della vicina trattoria Gallozzi. Negli appunti non nascose la sua sorpresa nel constatare «l’aspetto lieto di questo paese illuminato a luce elettrica (l’illuminazione elettrica delle strade era avvenuta la notte di Capodanno tra il 1899 e il 1900 n.d.a.) con viali larghi e alberati e vie pulite e basolate bene». Con una certa curiosità descrive anche i riti religiosi della Settimana Santa, in special modo le visite ai cosiddetti “Sepolcri” durante il Giovedì Santo o lo scioglimento delle campane la mattina del Sabato Santo al “momento del Gloria”.

Tra le annotazioni sulla città non mancano poi schizzi delle mura, di alcuni edifici, arricchiti da particolari e misurazioni e tutti rigorosamente fatti sul posto. Tra i disegni dedicati alla Rocca, quelli molto particolareggiati della “torre di Gerardo” possono contribuire ad un suo restauro, tenendo conto che al di sotto della torre si dovrebbero trovare la cisterna e i locali che consentivano l’accesso al camminamento e alle due torri del versante est, più note come “gliù rucchitt”.

Nota

Per i cultori di storia locale, nel blocco vi sono disegni utili per il recupero dell’Arco di Antonio e diversi disegni di Aquino. Inoltre sono presenti anche disegni per il recupero del Castello di Gaeta e diversi su Formia e dintorni.

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