14 AGOSTO 1945: CRONACA DI UNA GIORNATA PARTICOLARE

«Studi Cassinati», anno 2025, n. 3

> Scarica l’intero numero di «Studi Cassinati» in pdf

> Scarica l’articolo in pdf

di

Alberto Mangiante

Il 2025 è l’anno del Giubileo celebrato da tutti i fedeli della Chiesa Cattolica. Per i Cassinati, questo dovrebbe essere un anno particolarmente solenne poiché ricorrono gli 80 anni dal rientro, avvenuto il 14 agosto 1945, del simulacro dell’Assunta dalla località Capodacqua a Cassino per riprendere l’antico e solenne rito dell’Incoronazione.

Vale la pena ricordare i momenti più salienti di quell’evento iniziato con il ritrovamento del simulacro l’8 agosto 1944 ad opera di don Francesco Varone, coadiuvato da alcuni volontari. Successivamente, il trasporto delle varie statue recuperate avvenne su un carro trainato da buoi di proprietà di Pierino Lanni, contadino di S. Pasquale, fino a Capodacqua, presso un’abitazione messa a disposizione da Giovanni Tortolano. In quel momento era necessario trovare uno scultore, possibilmente napoletano, disposto a recarsi sul posto per il restauro della statua. A questo scopo, gli venne in aiuto Oreste Margiotta, orefice di Cassino ed esperto degli ambienti artigiani di Napoli, a cui si era rivolto inizialmente per far valutare una pettorina di brillanti (testuali parole di don Francesco allo scrivente). Margiotta lo portò da Antonio Lebro, scultore di statue sacre, che anni dopo raccontò la storia in un’intervista rilasciata a un settimanale nazionale.

Un gruppo di sfollati con l’immagine della statua dell’Assunta.

Lebro venne a Cassino per visionare il lavoro e accettò di restaurare la statua sul posto. Per prima cosa, ripristinò i capelli, che erano andati persi, con stoppa e pece; poi si dedicò al recupero della statua centrale e, infine, degli angeli, tranne quello sul braccio sinistro che fu rifatto integralmente. Il restauro durò quasi un anno, durante il quale lo scultore si spostava tra Cassino e Napoli, coadiuvato in questo anche da uno dei figli.

Il 14 agosto 1945 tutto era pronto per il grande ritorno. Il venerando simulacro fu portato di prima mattina al gruppo di case chiamate Di Mambro, prima della salita verso Capodacqua. Si attese l’arrivo di don Antonio Pacitti con la cassa dell’oro recuperato l’anno prima in casa di don Francesco. Dopo aver rivestito la statua con il suo oro, iniziò la processione verso Cassino. La processione imboccò via San Pasquale, arrivò così al vecchio largo di San Domenico e proseguì per via Sferracavalli sotto un sole che può essere solo quello di Ferragosto, abbagliante per via delle macerie della città. Sfiorò le rovine di quella che era la chiesa del Carmine, girò a destra e si fermò nel largo subito dopo l’edificio delle Suore Stimmatine, vicino ai resti di un cimitero neozelandese (attuale inizio di via del Carmine). Là si aspettò l’arrivo dell’Abate Diamare che purtroppo fu trattenuto a Roma e non poté intervenire.

L’Incoronazione del 14 agosto nel dopoguerra.

Arrivato mezzogiorno, dopo la triplice invocazione di misericordia si eseguì l’incoronazione celebrata da don Umberto Di Meo che era il canonico più anziano presente. Dopodiché, la processione riprese lungo l’attuale Corso della Repubblica fino a fermarsi al palazzo del barone De Rosa, dove i fratelli Gallozzi avevano approntato, nel grande portone laterale rimasto integro, una cappella che accolse la sistemazione della statua.

La città riprendeva così il suo Palladio, come lo definiva il compianto Dom Angelo Pantoni; una città che era solo una distesa di macerie e con tanti problemi abitativi e sanitari che nel corso di quegli anni gli abitanti affrontarono sempre con tenacia e fede.

Mi sono sempre domandato perché attualmente non vengono riposizionati i rami di rose che adornavano gli angeli visto che sono stati rifatti dopo il furto. E inoltre, mi piacerebbe rivedere sulla statua, al suo posto, il bel ex-voto d’argento Ottocentesco che la adornava e che appare in tutte la foto del dopoguerra; molto probabilmente si tratta di un prodotto dell’oreficeria romana perché al centro presenta un micro-mosaico raffigurante Giona rigettato dalla balena.

(24 Visualizzazioni)