CONVEGNO SU ANACLETO VERRECCHIA

«Studi Cassinati», anno 2025, n. 3

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L’8 luglio 2025 si è tenuto, nella sala Carlo Rambaldi del Museo Historiale di Cassino, un interessante convegno su «Anacleto Verrecchia: vita e opere di un paladino della cultura», incentrato sulla figura del filosofo originario di Vallerotonda (1926-2012) trasferitosi in gioventù a Torino, che per la profondità del suo pensiero è stata una figura di rilievo del panorama culturale italiano1. L’evento è stato promosso da Laura Verrecchia Sofia con il patrocinio del Comune di Cassino, del Lions Club di Cassino e della casa editrice Francesco Ciolfi.

I lavori sono stati aperti dall’assessore alla Cultura del Comune di Cassino. Quindi Laura Verrecchia Sofia, una delle nipoti, ha tratteggiato la figura umana di Anacleto Verrecchia con particolare riferimento all’esperienza dolorosa e traumatica vissuta nel corso degli eventi bellici e del dopoguerra. Al termine del suo intervento, Nino Rossi, in rappresentanza della Pro Loco di Vallerotonda, ha provveduto a consegnarle una targa di riconoscimento «per aver mantenuto viva la memoria e l’eredità intellettuale di Anacleto Verrecchia, testimone irrinunciabile della forza del pensiero critico». Hanno fatto seguito le relazioni tenute da Franco Di Meo (che può essere considerato il biografo ufficiale del filosofo vardonnese), da Dario Stanca (giovane poeta laureato in filosofia che ha curato nel 2023 la stampa del volume di Anacleto Verrecchia Meglio un demonio che un cretino) e infine da Gianmario Ricchezza (amico di famiglia, filosofo, autore di numerosi studi e pubblicazioni) i quali hanno restituito al pubblico un ritratto vivido e profondo del filosofo germanista. Sono poi intervenuti il sindaco di Vallerotonda dott. Giovanni Di Meo, il presidente del Lions Club dott. Carmelo G. Palombo, il gen. Pasquale Angelosanto, gli amici di gioventù come l’avv. Giuseppe Iucci e il prof. Giovanni D’Orefice. All’evento era presente la vedova di Anacleto Verrecchia, la prof.ssa Silvana Lenti che ha raccontato alcuni episodi di vita familiare e di averlo conosciuto quando, in procinto di laurearsi, aveva bisogno, per la compilazione della tesi, della traduzione dal tedesco di alcuni testi scientifici per cui si rivolse al giovane Anacleto che poi finì per sposare nei primi anni ‘80. Gaetano de Angelis-Curtis ha svolto le funzioni di moderatore dell’incontro che è stato impreziosito dalla distribuzione di un Catalogo, curato da Laura Sofia Verrecchia e stampato per l’occasione dalla Tipografia Francesco Ciolfi di Cassino, dal titolo di Anacleto Verrecchia. Vita e opere di un paladino della cultura. Si tratta di un volume di 111 pagine che vuol essere un «omaggio all’opera letteraria di un filosofo, saggista, scrittore e giornalista» e mescola aspetti personali e familiari di Anacleto Verrecchia con aspetti della sua produzione scientifica (una decina di recensioni bibliografiche di suoi volumi, la riproduzione di sedici articoli apparsi sul quotidiano «La Stampa» di Torino tra il 1983 e il 2008) e dalle cui pp. 6-7 è tratto il profilo biografico di seguito riportato (gdac):

Le origini, l’adolescenza e la guerra

Laura Verrecchia Sofia

Anacleto era una mente arguta, brillante e singolare. Questa conferenza vuole essere un tributo all’Uomo e alla sua opera letteraria, come pure un ritorno alle radici del suo genio, torturato e ferito dagli orrori della guerra.

Bambino si mostra riflessivo e giocoso, osserva il fantastico paesaggio che lo circonda.

Nato a Vallerotonda, Anacleto cresce in una famiglia numerosa dove la musica è molto presente.

I fratelli fanno parte della banda musicale di Vallerotonda creata nel 1938, dirige il grande Maestro Felice Sarappa, autore della famosa marcia sinfonica la “Santeliana”, conosciuta anche oltre atlantico. Anacleto aveva 12 anni quando il Maestro decide di affidargli un ottavino, il fratello Tarcisio suona il flicorno tenore, Aldino il clarino ed Ezio la tromba, il loro padre suona la chitarra, Adriano non fa parte della banda ma da fratello maggiore esercita una tacita ed efficace sorveglianza su tutti i fratelli.

La sera, la famiglia si riunisce intorno al fuoco, la madre impegnata in cucina e le due figlie ascoltano le prove. Questi momenti sospesi sono una gioia per tutti. Annunziata è orgogliosa dei suoi cinque maschi e delle sue due femmine Adorina e Maria Cristina. Ebbe ben due volte dei gemelli, ma solo uno è sopravvissuto. Anacleto ammira la sua bella mamma, alta e snella, dalla pelle gentile e dagli occhi dolcissimi che gli racconta della sua vita trascorsa a Parigi, dove aveva vissuto per poco meno di due anni, lei amava l’opera e la musica e sapeva descrivere l’atmosfera effervescente di Parigi al suo bambino, che ascoltava affascinato dalla descrizione della mamma di questa grande città.

Anacleto è sempre felice di andare a scuola, il suo piccolo mondo diventa una scacchiera dove ogni pedina è un trampolino di lancio per una nuova tappa da scoprire. È diverso dagli altri bambini, con un occhio attento all’osservazione di tutto ciò che lo circonda. È molto interessato alla fauna, le faine che i suoi fratelli maggiori catturano con apposite trappole, le volpi, i ricci, le rane, senza dimenticare il cane Bruno che fa da fedele guardia della casa e accompagna il papà cacciatore nelle battute.

Nelle sere d’estate, Anacleto guarda le stelle, sotto l’immensa volta celeste brulicante di piccole luci che vibrano all’unisono con il fruscio della notte, è una musica sottile che lui ama ascoltare prima di addormentarsi.

L’intelligenza di Anacleto non sfugge alla madre che decide di mandarlo dal prete del paese dopo la scuola, per imparare il latino. Il ragazzo era capace di aspettare per ore davanti alla porta di Don Michele per ottenere un’ora di lezione. Il microcosmo della sua infanzia gli farà da guida nella vita, gli animali selvaggi saranno i suoi modelli e la natura la fonte del suo pensiero. Amava giocare con le parole, ripetendole ad alta voce, era l’occasione per lui di raccontare delle storie favolose.

Da adolescente era già un appassionato camminatore, percorreva chilometri per nutrire il suo spirito sempre in sintonia con la natura generosa delle sue montagne. Camminava da Vallerotonda a S. Elia per comprarsi il «Messaggero», tornava a casa in fretta per leggere con calma gli articoli. Dopo avere acquisito una perfetta conoscenza del latino, frequenta il prestigioso Liceo Giosuè Carducci di Cassino, dove si recava spesso a piedi nell’aria fresca del mattino, ascoltando la vita armoniosa del sottobosco con il suono cristallino del ruscello attraversando il ponte, a pochi passi del mulino.

La guerra sta per arrivare. La famiglia deve nascondersi. Una piccola casa di famiglia in mezzo al bosco, farà al caso loro. I giorni trascorrono lentamente. E un giorno di dicembre, il cielo è sereno, all’incirca di mezzogiorno si avverte una calma insolita. La mamma, seduta fuori casa con Anacleto e la sorellina Maria, ha appena sfornato il pane. All’improvviso, un lungo e stridente fischio infrange il silenzio. Una scheggia colpisce la madre. La tragedia s’impossessa del luogo, la morte improvvisa, atroce, insormontabile, si imprime per sempre nelle memorie. Il luogo è maledetto.

La famiglia decide di tornare a Vallerotonda.

A poche settimane del ritorno nella casa paterna, sulle montagne che dominano la splendida valle dove culmina l’abbazia benedettina, inizia una terribile battaglia. È una giornata di febbraio. Quella mattina le artiglierie erano presenti ma diverse dal solito, tutto tace. Ad un tratto nel cielo appare una enorme nuvola di aerei volteggiando sopra l’abbazia.

Sulla soglia della casa, Anacleto insieme al suo fratello, osservano l’incessante e lunghissimo andirivieni degli aerei. All’improvviso, una moltitudine di bombe a raffiche colpiscono la collina. Il fratello Tarcisio, ufficiale tornato in licenza dopo tre anni di servizio in Tunisia, Egitto e Libia, decide di segnare sull’inquadratura di pietra bianca del portone di casa, con un puntello, delle linee all’altezza dell’orizzonte dell’abbazia. Mentre tutti sono attoniti per quello che sta accadendo, Anacleto annota dettagliatamente, l’evolversi del bombardamento, come un vero cronista in erba.

Sulla soglia della porta, la scena è apocalittica.

Una prima linea graffia la pietra, dopo il passaggio degli aerei che sganciano bombe in un rombo. In quel paesaggio benedetto dagli Dei, l’abbazia è scomparsa. Secoli di monachesimo spazzati. [Un mese più tardi anche la] città di Cassino, è rasa al suolo. Regna un silenzio di pietra sulle montagne martoriate.

L’atroce e doloroso capitolo si chiude nel giugno del ‘44. La vita sembra non promettere nulla di buono, eppure una speranza di sopravvivenza si presenterà ad Anacleto. La scrittura diventa la sua ancora di salvezza. La sua penna si rivelerà un’arma incisiva per ironizzare e filosofare con un’immensa libertà.

1 «Studi Cassinati» si è già occupato del filosofo di Vallerotonda pubblicando nel nn. 2-3, aprile-settembre 2023, pp. 179-182, la sua biografia tracciata da Franco Di Meo, Anacleto Verrecchia: saggista – filosofo, e quindi riproducendo nel n. 3, a. XXIV, luglio-settembre 2024, pp. 180-182 il suo articolo su Ludwig Wittgenstein: lettere ascetiche nel silenzio di Montecassino (ripreso da «La Stampa» di giovedì 24 aprile 1997).

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