«Studi Cassinati», anno 2025, n. 3
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LE FOTOGRAFIE DELLA STORIA
di
Gaetano de Angelis-Curtis
Il 15 marzo 1945 si tenne la manifestazione di ricordo del I anniversario della distruzione di Cassino. L’evento celebrativo, fortemente voluto e organizzato dal sindaco Gaetano Di Biasio1, si svolse in «una giornata luminosa e calda di primavera che non riusciva del tutto a ovattare e a spegnere il gelido senso di tristezza e di nullità che promana[va] dalle rovine di Cassino»2. Vi presenziarono le più alte cariche istituzionali italiane e diplomatiche internazionali. Giunsero nella città distrutta il presidente del Consiglio dei Ministri Ivanoe Bonomi3, il vice presidente Giulio Rodinò4, il ministro dei Lavori Pubblici Meuccio Ruini5. Proprio quest’ultimo parrebbe essersi particolarmente prodigato affinché «convenissero a Cassino le autorità tutte governative e gli Ambasciatori della Potenze Alleate». Infatti alla celebrazione vi intervennero molti componenti del governo: i ministri Manlio Brosio (senza portafoglio), Francesco Cerabona (Trasporti), Mario Cevalotto (Poste e telecomunicazioni), Luigi Gasparotto (Aeronautica), Fausto Gullo (Agricoltura e foreste) e Umberto Tupini (Grazia e giustizia), i sottosegretari Giuseppe Spataro, Mario Fano, Eugenio Reale, Antonio Segni, Francesco Libonati, Giuseppe Montalbano, altri uomini politici come il liberale Leone Cattani e alcuni esponenti democristiani come Giulio Andreotti6 oppure Guido Gonella7, l’ambasciatore degli Stati Uniti, Alexander Kirk, e quello sovietico, Michail Kostlev, il rappresentante francese Maurice Couve de Murville, il ministro britannico Hopkins, il prefetto di Roma Giovanni Persico e mons. Giovanni Costantini in rappresentanza del Vaticano. La cerimonia fu seguita anche da numerosi giornalisti8.

I DISCORSI
Alle ore 11, «davanti a una sterminata folla di popolo e ad autorità straniere e italiane», iniziò la sequenza degli interventi. Dopo il saluto del sindaco Gaetano Di Biasio, fecero seguito i discorsi di Meuccio Ruini, di Alexander Kirk, di Ivanoe Bonomi, di mons. Giovanni Costantini e di Francesco Di Murro, comandante dei Patrioti della Banda Armata di Monte Cairo. Tra la gente accorsa numerosa campeggiavano alcuni cartelloni con le scritte di «Evviva Don Gaetano Di Biasio» oppure «Noi siamo i Partigiani della Ricostruzione».
NON PUÒ MORIRE
Or fa un anno che, a distanza di un mese dalla distruzione di Montecassino, fu rasa al suolo Cassino: e ciò dopo sette lunghi mesi d’inenarrabile martirio. E, come la passione di Cristo ha per simbolo il Golgota, anche la nostra passione ha per simbolo le rovine che resteranno monumento storico d’una guerra scellerata e ammonimento e terrore a quelle generazioni avvenire quando, fuorviate che fossero da sani principi di democrazia sociale, cadessero in altri regimi di schiavitù9.
E sono puranco il simbolo d’altra e più immane rovina che il fascismo continua a scavare nell’Italia tutta.
Cassino dunque è l’immagine più rappresentativa del dolore umano che ancora sanguina e sanguinerà nei secoli, precinta la fronte della più lacerante corona di spine, anche se ai suoi piedi si stenderà un giorno come un florido tappeto la Città Nuova, quale è voluta dal Governo Democratico e quale è auspicata dal magnanimo cuore del Presidente Franklin Delano Roosevelt10.
E come, se abbattuta l’Abbazia, non per questo è abbattuta l’idea che tanta luce di civiltà effuse nei secoli oscuri con la Regola che vi dettò il Santo della preghiera e del lavoro; così non può morire la Città a cui oggi, con tanto concorso di autorità governative ed alleate e di popolo, si dà fervido operoso impulso di vita, che è quasi un rito solenne religioso nel nome di Dio e della Patria benedetta.
Gaetano Di Biasio – Sindaco di Cassino
Seguì l’intervento del ministro Muccio Ruini nel corso del quale ricordò le «battaglie dell’anno passato, le distruzioni enormi, la prova che i cassinesi seppero sopportare con cuore fermo. Poi accenn[ò] alle forze avverse che la natura schiera[va] contro Cassino: la malaria, la miseria, le mine. «Ma la vita vince – conclu[se] – perché voi volete che vinca, perché l’Italia deve risorgere. Solo con questa volontà, la vostra,possiamo chiedere alle nazioni amiche l’aiuto di cui abbiamo bisogno»».
UN MONUMENTO AL CORAGGIO
Siamo qui oggi su un terreno consacrato. Consacrato dall’eroismo dei soldati delle Nazioni Unite che hanno sacrificato le loro vite in una battaglia la quale ha segnato un progresso glorioso nella sconfitta finale dei nemici della civiltà.
Vediamo d’intorno a noi le rovine che costituiscono il prezzo di quella disfatta, ma noi vediamo in quelle rovine più che la devastazione implicita in una guerra contro un nemico senza scrupoli, un monumento al coraggio e all’eroismo di coloro che hanno sacrificato le loro vite, perché una pace giusta e durevole possa definitivamente essere stabilita in tutto il mondo.
Questa cerimonia, tuttavia ha un significato speciale. Nel primo anniversario della battaglia di Cassino siamo qui quali testimoni della prima manifestazione della vittoria che deve ancora venire.
Grazie alla guida del suo governo e alla indistruttibile qualità del suo popolo, l’Italia ci mostra su questo campo devastato di battaglia l’inizio di una vita nuova, una vita costruita su fonda menta solide e raggiunta attraverso lo sviluppo delle sue grandi risorse umane. La ricostruzione in Italia e in tutto il mondo, richiederà per essere condotta a termine, aiuto materiale e assistenza morale. E tutte le nazioni debbono collaborare l’una con l’altra a questo fine. L’Italia, oggi, ha iniziato a costruire case per il suo popolo: l’Italia continuerà a costruire altri edifici degni delle qualità del suo popolo, e con la partecipazione alla costruzione di un ordine sano politicamente e socialmente dell’Europa, aiuterà a raggiungere quella solidarietà tra i popoli che è l’unica base per la pace universale, e la prova durevole che i nostri morti non sono morti invano.
Che Dio ci aiuti tutti in questo compito.
Sir Alexander Kirk – Ambasciatore americano in Italia
Il diplomatico americano, fu accolto da «lunghe e calorose ovazioni». Tenne il suo discorso in inglese suscitando «calorosi consensi nell’uditorio» e lo «concluse gridando, in italiano “Viva l’Italia”!», un grido che, secondo Di Biasio, per la prima volta si sentiva a Cassino e a cui fece seguito uno «scrosciante applauso col grido di “Viva l’America!”»11.
DEVASTAZIONE GUERRIERA
Eccellenze, Signore e Signori.
Cassino, bombardata, martoriata, distrutta, è il simbolo della devastazione guerriera. Qui si accanì per più mesi la guerra e qui raggiunse il suo massimo furore. Era giusto dunque che qui l’opera riparatrice degli uomini cominciasse la sua dura fatica, come è giusto che qui siano convenute le rappresentanze dell’Italia e delle Nazioni Alleate, a celebrare, con un rito solenne, il nostro risorgimento materiale e spirituale.
Cassino è ben degna di offrirsi a questo rito: ed il Governo che ho l’onore di presiedere vuole con questo suo atto dare il segnale della ripresa della vita dove la distruzione e la morte hanno seminato lutti e rovine. Esso ha atteso molti mesi in operoso silenzio, ma appena ha potuto adunare i mezzi necessari ha cominciato la sua opera che non cesserà più e che deve procedere, ostinata e paziente, finché la vita nazionale non sia interamente ricostruita.
Nel compito immenso l’Italia non può bastare a sé stessa. La vastità del disastro la costringe a richiedere la solidarietà delle Nazioni Unite. Essa è certa di ottenerla giacché sa che non si può edificare la pace durevole se non si creano prima vincoli di fratellanza fra tutti i popoli della terra. Ma se l’Italia confida nel sentimento di umana solidarietà di tutti i popoli che insieme combattono sui campi di battaglia contro lo stesso nemico e per gli stessi ideali, essa è fiera di affermare che da parte sua non le verrà meno il coraggio e non le diminuirà mai il vigore. L’Italia conosce le dure opere della ricostruzione.
Infinite sventure si sono abbattute su di lei nel lungo corso della sua lunghissima storia: la ferocia degli uomini e spesso le furie della natura hanno distrutto città e borgate, devastati campi, uccise popolazioni intere. E sempre l’Italia è rinata dalle sue rovine. Anche oggi essa rinascerà, e non a Cassino soltanto, ma dovunque la chiami la sventura dei suoi figli.
Di questa capacità di ripresa e di rinnovamento del popolo italiano, io reco qui la sicura testimonianza.
Ancora l’altro ieri io ero tra il risorto esercito italiano a constatare come un popolo possa risalire dagli abissi della non meritata sciagura fino a creare, per la liberazione di sé e del mondo, uno strumento affilato e saldo di combattimento e di vittoria. Ho caro che gli illustri rappresentanti delle Nazioni Unite siano oggi spettatori di questa rinascita e possano dire ai loro paesi che l’aiuto che essi daranno all’Italia troverà qui un terreno fecondo che darà frutti rapidi e pronti.
Oggi, io posso constatare che un altro esercito di muratori, di artieri, di sterratori, di contadini è risorto per le dure battaglie del lavoro e che anch’esso è destinato alla vittoria.
L’Italia è in piedi, ha volontà di risorgere e risorgerà, per la virtù dei suoi figli e per la solidarietà del mondo.
Ivanhoe Bonomi – Presidente del Consiglio dei Ministri
Mentre la folla rinnova con voce concorse la sia decisine di risollevare dai vecchi ruderi la coscienza e di tornare nuovamente in piedi, con la certezza che hanno nel cuore i popoli liberi e uniti, S. E. l’arcivescovo Celso Constantini, presidente della Pontificia Commissione di Arte Sacra e delegato del Pontefice, pronunciò un messaggio, diretto da Montecassino agli americani, a nome del Santo Padre.
Egli disse tra l’altro: «A voi cari amici dell’America, non sfugge che questo è un atto di vita in mezzo alla grande pietà delle rovine». Dopo un accenno all’Abbazia, culla dell’ordine «umano» di S. Benedetto, l’Alto Prelato cosi concluse: «Questo è pure un auspicatissimo segno dei tempi, un indizio piccolo sì, ma grande, come significato spirituale di quella pace ricostruttiva tante volte preconizzata dal Santo Padre. “Un mondo giace in rovine” – Egli ha detto nel messaggio del 2 settembre 1944. “Veder sorgere al più presto da quelle rovine un nuovo mondo, più sano, giuridicamente meglio ordinato, più in armonia con le esigenze della natura umana: tale è l’anelito dei popoli martoriati”».
La cerimonia proseguì con la consegna delle prime «28 casette tipo a famiglie rientrate a Cassino» e benedette dall’abate di Montecassino, mons. Gregorio Diamare.
Nel corso della cerimonia le donne assegnatarie «riferivano i loro guai» al presidente Bonomi dovuti principalmente alle mine inesplose e alla malaria sviluppatasi a causa dell’«impaludamento del fiume Rapido tra le macerie»12.
Quindi le autorità si portarono a Montecassino dove fu posta la prima pietra della ricostruzione dell’abbazia13.
A sugellare l’importante giornata celebrata venne fatta realizzare una lapide apposta nell’immobile di Via Pietro Bembo che ospitava gli Uffici Comunali di Cassino14.
1 Avvocato (1877-1959), antifascista, repubblicano, sfollato a Valvori e poi a Fiuggi, era stato nominato a capo dell’Amministrazione comunale della città dal prefetto della provincia di Frosinone Giovan Battista Zanframundo il primo luglio 1944 che gli attribuì la carica di sindaco e quella di vicesindaco a Tancredi Grossi.
2A un anno dalla sciagura la primavera di rinascita illumina Cassino, «Il Popolo», 16 marzo 1945.
3Ivanoe Bonomi (1873-1951), espulso dal Psi nel 1912 per la sua adesione all’impresa libica fondò il Partito socialista riformista. Fu più volte ministro e quindi presidente del Consiglio nel 1921-1922. Nel 1943 fu chiamato a presiedere il Comitato centrale di Liberazione nazionale. Fondò il Partito democratico del lavoro e tra il giugno 1944 e lo stesso mese del 1945 presiedette il suo II e III governo. Eletto all’Assemblea Costituente, fu componente di diritto del Senato nella I legislatura repubblicana, aderendo al Psdi di cui assunse la presidenza.
4Giulio Rodinò(1875-1946), tra i fondatori del Partito popolare italiano e poi della Democrazia Cristiana.
5Meuccio Ruini (1877-1970), più volte sottosegretario e ministro nei governi prefascisti, nel 1942 fondò in clandestinità, con Ivanoe Bonomi, il partito della Democrazia del lavoro. Nel gennaio del 1945 fu nominato presidente del Cir (Comitato interministeriale della ricostruzione). Eletto all’Assemblea Costituente, fu presidente della «Commissione dei 75» incaricata di redigere il testo della Costituzione repubblicana. Nel 1953 fu eletto presidente del Senato e il 2 marzo 1963 venne nominato senatore a vita.
6Giulio Andreotti, per la prima volta in visita a Cassino, «rimase meravigliato» e «impressionato» dall’atteggiamento della cittadinanza locale che di fronte al capo del governo si mostrò favorevole alla ricostruzione prima dell’abbazia e poi delle abitazioni della città (A. G. Ferraro, Cassino. La ricostruzione e la politica per la pace, tomo II, F. Ciolfi editore, Cassino 2009, p. 21).
7 Gonnella scrisse un editoriale intitolato Cassino scudo e vessillo, pubblicato sull’organo di stampa della Dc il giorno successivo («Il Popolo», 16 marzo 1945).
8 Ad esempio il corrispondente de «Il Giornale del Mattino» Arrigo Iacchia il cui articolo, dal titolo Una pura offerta simbolica, venne pubblicato il 16 marzo 1945; oppure Leonida Repaci il cui articolo, apparso sul n. 35 del settimanale «Epoca» del 16 marzo 1945, s’intitolava Calvario d’Italia perché proprio così proponeva di chiamare Cassino; e poi Alfredo Orecchio de «Il Giornale del Mattino», Giuseppe Modugno de «Il Tempo», Ugo Zatterin, Ugo Filanti, Giovanni Conte. Le corrispondenze stampate su «Il Giornale del Mattino», «Epoca», «Il Popolo», «Il Tempo», «L’Unità», «Ricostruzione», «Il Lavoro» e «L’Indipendente» furono ripubblicate a un anno esatto di distanza, in occasione delle celebrazioni per il II anniversario della distruzione della città, da «La Voce di Cassino», a. II, n. 8, 15 marzo 1946, il periodico fondato da Gaetano Di Biasio.
9Di Biasio fa riferimento all’iniziale intento «di non toccare le rovine situate nella parte più alta della città» in quanto la «conservazione del vecchio abitato, distrutto dalla furia bellica, avrebbe dovuto assumere la funzione di rendere testimonianza dell’immane tragedia». Ciò avrebbe comportato l’edificazione del nuovo agglomerato urbano in sito limitrofo. Già qualche tempo dopo si giunse a una parziale rettifica poiché lo strumento urbanistico predisposto dai tecnici incaricati di redigere il piano regolatore, l’ing. Giuseppe Nicolosi e l’arch. Concezio Petrucci, prevedeva l’«integrazione delle aree distrutte con quelle nuove da riedificare» fissando un «vincolo di non edificabilità sulle macerie della città per lasciarle a ricordo della grande battaglia». A livello comunale ci fu l’adesione alla suggestiva idea della conservazione delle rovine della vecchia città poiché la Giunta municipale, nella seduta del 5 novembre 1945, approvò il piano Nicolosi-Petrucci anche perché era stato prospettato l’intervento diretto del governo con aiuti speciali alle zone colpite. Pur tuttavia i ritardi nello stanziamento dei finanziamenti statali costrinse gli amministratori comunali «a chiedere che si procedesse alla redazione di un nuovo piano regolatore nel quale fossero previsti sia il ripristino dei vecchi allineamenti stradali, sia la ricostruzione dell’abitato di Cassino nel vecchio sito, con la sola esclusione della zona pedemontana» (E. Bianco, D. Battisti, Aspetti urbanistici e architettonici della ricostruzione di Cassino, in S. Casmirri, a cura di, Il Lazio meridionale dal 1944 agli anni Settanta. Politica, economia e società nelle fonti storiche e nelle testimonianze dei protagonisti, FrancoAngeli, Milano 2006, pp. 267-268).
10Di Biasio il 29 settembre 1944 aveva inviato una lettera al presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, il quale aveva promesso che Cassino e Montecassino sarebbero stati ricostruiti «più belli di prima». Scrisse anche a due italo-americani, Fiorello La Guardia, sindaco di New York, e Charles Poletti, governatore militare in Italia, chiedendo la riedificazione di Cassino affinché la «città martire» potesse un giorno risorgere «se non più bella, almeno bella come prima». Quindi il 3 febbraio 1945 l’ambasciatore Kirk scrisse a Di Biasio per informarlo «della ricezione del messaggio del Sindaco al Presidente in data 29 settembre ’44». In seguito alla morte di Roosevelt, avvenuta il 12 aprile 1945, Di Biasio inviò, il 12 settembre successivo, una lettera anche al nuovo presidente americano Henry Truman per ricordargli le dichiarazioni del suo predecessore. Si rivolse di nuovo a Truman il 6 ottobre 1945 con un radiomessaggio in cui lanciò un «accorato lamento» agli Stati Uniti che, dopo aver «restituita la pace e la libertà» al mondo intero, «rendessero pur anco la pace alla Città Morta». Pur tuttavia le sollecitazioni di Gaetano Di Biasio non ebbero risposta. Così il 16 dicembre 1945 e il successivo primo gennaio lanciò altri due appelli rivolti «ai popoli di tutte le terre» e «agl’Italiani d’America» chiedendo aiuti a favore della «città martire» (G. de Angelis-Curtis, Gaetano Di Biasio 1877-1959. Carattere di impertinente ribelle e di sognatore …, Ivo Sambucci Ed., Cassino 2012, pp.78-90, 94-95).
11 G. Di Biasio, Diario (1943-1957), a cura di S. Casmirri e G. de Angelis-Curtis, Ciolfi Editore, Cassino 2012, p. 298.
12 A. Orecchio, Cassino risorge dalle macerie, «Il Giornale del Mattino», 16 marzo 1945 (cit. in C. Jadecola, Mal’aria, Centro di studi sorani «V. Patriarca», Casamari 1998, p. 303).
13 La ricostruzione vera e propria dell’abbazia di Montecassino ebbe «inizio sul piano pratico il 1° aprile 1949 continuando senza posa per l’interessamento dei ministri Tupini, Aldisio e Merlin» (T. Leccisotti, Montecassino, Pubblicazioni Cassinesi, Montecassino 1983, p. 168).
14 Gli Uffici Municipali avevano trovato iniziale sistemazione in una baracca in legno Sant’Antonino, poi erano stati trasferiti a Chiusanuova, quindi a S. Pasquale e infine erano tornati in città, collocati, in attesa della loro sistemazione definitiva, nei locali di Via Pietro Bembo. Proprio presso la sede comunale fu possibile «osservare bozzetto e plastici» del progetto della nuova abbazia da ricostruire che pur riproducendo e rispettando le «linee generali del complesso della monumentale Badia» introduceva «alcune innovazioni» per cui il rev. Michele Curtis, al fine di facilitare l’opera dei progettisti, li esortava a «ispirarsi al famoso Duomo di Monreale … perché è noto che tanto l’Abate Desiderio quanto il re normanno Guglielmo il Buono fecero appello all’arte di Bisanzio». Inoltre il sacerdote di Cervaro richiamava l’esortazione dell’on. Umberto Tupini tesa alla costituzione di un «Comitato di personalità adatte ad ispirare, scegliere, perfezionare il migliore progetto», ricordando che lo stesso uomo politico democristiano, in un articolo dal titolo La piccola patria di un grande Santo pubblicato qualche giorno prima su «Il Quotidiano», aveva lanciato un «appello ai cattolici di tutto il mondo e specialmente “di quelle Nazioni ricche e vittoriose, le cui armi furono causa di tanta rovina”» per la ricostruzione del millenario cenobio («La Voce di Cassino», n. di saggio, 12 ottobre 1945).
Foto Archivio G.M. Fargnoli per g.c.
I discorsi tenuti nel corso del primo anniversario della distruzione furono pubblicati il 16 marzo 1946 da «Il Giornale del Mattino», quotidiano di informazioni edito a Roma, a corredo dell’articolo di Arrigo Iacchia intitolato Una pura offerta simbolica. Quindi i testi vennero ripresi l’anno successivo da «La Voce di Cassino», il periodico fondato da Gaetano Di Biasio, che li ripubblicò nel n. 8, a. II, 15 marzo 1946, p. 2, in cui, però, mancava l’indirizzo di saluto proprio del sindaco Di Biasio che si ritrova, tuttavia, assieme a tutti gli altri, riportati con qualche lievissima modifica in quanto privi di qualche periodo, in M. Giordano (a cura di), Cassino vent’anni dopo. Testimonianze e documentazioni, S.E.L. Editrice, Roma 1964.
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