IGIENE E SANITÀ PUBBLICA DEL COMUNE DI SANT’APOLLINARE

«Studi Cassinati», anno 2025, n. 4

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di

Alberto Mangiante

Guardavo alcuni articoli del «Corriere Sanitario» e ho notato questo articolo su Sant’Apollinare; incuriosito l’ho letto, trovandolo molto interessante per l’argomento, e credo sia possibile fare un paragone tra la situazione di fine Ottocento e quella attuale che, eccetto per alcuni aspetti, sembra non essere molto cambiata, se non peggiorata in varie circostanze.

La relazione è dell’Ufficiale Sanitario di Sant’Apollinare, «all’epoca ricadente nella provincia di Caserta distretto di Gaeta», inviata al Medico Provinciale e pubblicata sul Corriere Sanitario del 31 marzo 18951. La trascrizione è fedele al testo originale e si possono notare parole che difficilmente si usano oggi.

 Ill.mo Signor Medico Provinciale

Nella relazione dell’anno scorso dovetti francamente dichiarare che questo paese ha bisogno di lungo volger di tempo affinché i regolamenti igienico-sanitari siano tenuti a quel posto, che la scienza moderna ha loro assegnato. Dopo un anno, non posso che dolorosamente conchiudere essersi nulla o quasi progredito nella privata e pubblica igiene; e che man mano mi si è dovuto, alla stregua dei fatti, vieppiù riaffermare il convincimento che, l’applicazione rigorosa e veramente utile alla salute pubblica del Codice Sanitario, sarà quivi una vana minaccia o un pio desiderio fino a che le condizioni economiche di questa popolazione e lo stato finanziario di questo Comune saranno qual sono oggi.

Ed in vero niuna modificazione si è apportata in ordine al modo come son mantenuti gli abitanti in genere, che, eccetto pochissimi, trovansi nella più completa antitesi con le norme igieniche per luce, cubature, ventilazione, ecc.

Lo stato delle strade interne e la loro sistemazione tal qual era; ed i lavori che doveansi praticare per la principale strada del paese, non sono ancora iniziati. Peraltro, le condizioni sanitarie continuano a mantenersi direi quasi ottime, come se le risorse organiche naturali volessero in certo qual modo compensare l’insufficienza igienica del paese.

Morbi infettivi da denunziarsi secondo legge non ne abbiamo avuti. In ordine alle epizoozie abbiamo avute due soli casi di sospetto “carbonchio ematico” in animali vaccini, e non ho tardato un solo istante a prendere tutti i provvedimenti del caso.

Ed a questo proposito piacemi ricordare che ebbi una discussione con un veterinario, non del nostro circondario, nella Casa Comunale circa il modo come esser sicuri della diagnosi di “carbonchio ematici” e nell’interesse d’igiene pubblica e nell’interesse dei proprietari; discussione nella quale il veterinario mostrossi ignaro perfettamente dei più elementari principii di batteriologia, facendo una figura delle più infelici. E fu appena quarantotto ore dopo che, forse, almeno così ho ragione di credere fino a prova in contrario, a titolo di bassa vendetta la S.V. ill.ma da bugiardo e volgare delatore ebbe informazioni che io “non soltanto non denunciavo i casi di malattie, ma ne proteggevo la macellazione e lo smercio delle carni infette”. E tali informazioni mi fu facile dimostrare essere completamente false e dettate solo da chi cercava, col denigrare l’altrui condotta, un pascolo ubertoso alla propria ignoranza in materia di diagnosi scientificamente certa di malattie infettive. Fortuna però che la verità va sempre a galla e che colui, il quale non trasgredisce mai al proprio dovere non ha a temere i fatui strali di un volgarissimo delatore. M perdoni la S.V. Ill.ma questa breve digressione e son certo vorrà comprendere lo scatto dell’animo di chi, facendo il proprio dovere, sentesi calunniato.

Nell’anno abbiamo avuto trentatré matrimoni, dei quali 27 fra celibi e nubili, uno tra celibe e vedova, tre fra vedovi e vedove. E di questi, tre vedove all’atto delle nuove nozze aveano prole minorenne. I nati sono stati novantasette, dei quali 57 maschi e 40 femmine. Inoltre, un sol nato morto maschio.

Furono tenute cinque sedute di vaccinazioni pubbliche; tre nel maggio e due nel settembre. La linfa per l’inoculazione è stata fornita dall’ Istituto vaccinogeno Negri di Napoli. La vaccinazione ha dato i seguenti risultati:

VACCINANDI n° 151:            nati nell’anno n° 97

                                         nati nell’anno precedente n° 54

VACCINATI:                         nati nell’anno n° 48

                                         nati nell’anno precedente n° 54

ESITO:                                positivo n° 88

                                         negativo n° 0

                                         sconosciuto n° 14

Inoltre, abbiamo avuto 14 rivaccinati nel decennio ed uno oltre il decennio, con un sol esito negativo. E dal numero delle sedute di vaccinazioni tenute in relazione all’esiguità dei vaccinandi, dal numero dei vaccinati, dei non verificati, risulta sempre più evidente che, malgrado qualsiasi sforzo, questa popolazione è almeno per ora, sempre ribelle a qualsiasi misura di ordine igienico-sanitaria.

Ammalati ne furono trecento, e di questi, circa quaranta di paludismo. Gli altri ammalarono di malattie costituzionali, del sistema nervoso, dell’apparato respiratorio, circolatorio, digerente, uropoietico, locomotore e della pelle, I morti sono stati quaranta cioè: da 0 a cinque anni n° 22, da 5 a 20 anni n° 2, da 20 a 50 anni n° 3, da 50 in poi n°13.

Circa l’assistenza pubblica ripeto quanto dissi nella relazione dell’anno passato, che consiste cioè in derisorii sussidi dati dall’Amministrazione Comunale allorché il caso veramente estremo per la bocca del Sanitario s’impone al cuore di questi egregi amministratori, i quali si trovano fra le strette del bilancio comunale ed i bisogni dei poveri sofferenti. L’assistenza sanitaria è andata quasi peggiorando in quanto che, mentre “tutto è rimasto come nell’anno precedente” abbiamo perduto nel mese di agosto l’unica farmacia ivi esistente, ed ora si è costretti mandare per medicinali o a S. Giorgio o a Cassino. E con quanto danno degli ammalati e delle finanze delle famiglie lo si può immaginare!

Per l’igiene del suolo e dell’abitato nulla si è fatto e stimo necessario in via di urgenza:

1° – Una migliore sistemazione di tutte le strade:

2° – Intonaco ed imbiancamento con latte di calce di tutte le pareti esterne delle mura degli abitati:

3° – Il divieto assoluto di allevare e tener deposito di maiali in paese:

4° – Un servizio della illuminazione e spazzamento pubblico:

5° – Un impianto, in punti da destinarsi, di “fosse mobili in legno” (botte da petrolio) ad uso pubblico, e ciò perché in questo paese è assolutamente impossibile l’impianto generale di buoni o mediocri pozzi neri.

Col sistema di tali “botti mobili”, accoppiato ad un servizio di spazzamento pubblico puossi meglio sorvegliare la igiene del suolo e si darebbe così un incentivo potente a migliorare la nettezza privata. Il popolo, che vede non trascurata la superficie delle pubbliche strade, ne trae e sentesi trasportato verso il sentimento di amore alla pulizia, e così stabiliscesi quella corrente di cooperazione tra igiene pubblica e privata, che oggi tanto distingue i popoli, che s’incamminano sulla via del civile progresso. E guardata questa proposta ultima anche dal lato finanziario trova la sua ragione di essere, perché la spesa, che si ha pel trasporto dei bottini e per gli spazzini, resterebbe ampiamente compensata, oltre che dalla maggior pulizia, dell’impiego opportuno e dalla vendita del materiale, sempre che si usasse la maggior possibile rigorosità circa la proibizione e la distruzione dei fossi adibiti per depositi di letame.

Il cimitero, di recente completato, non è stato ancora collaudato. Esso è stato ampliato verso il lato orientale in guisa che la superficie atta alla illuminazione risulta di circa Are quattordici, sufficiente ai bisogni giusta l’art.118 del regolamento di polizia mortuaria 11 gennaio 1891. Inoltre, lateralmente all’ingresso praticato sul lato a mezzogiorno, sorgono due sale, delle quali quella a destra è stata adibita per sala mortuaria, e quella a sinistra per l’abitazione del custode. Manca la sala per l’autopsia. L’ossario, rispondente agli art. 133 e 134 predetto regolamento, consiste in una cripta capace di accogliere le ossa da esumarsi ogni decennio ed ha l’entrata in corrispondenza del cancello d’ingresso. Lungo i due nuovi muri di cinta e porzione di quello esistente, nell’interno del cimitero, sonvi tre ordini di nicchie o loculi, in tutto in numero di 52 che si potranno a tempo o definitamente acquistare dai privati mercé compenso a stabilirsi. Il muro di cinta, le nicchie, la cripta, le volte sono stati costruiti a norma di legge.

Il trasporto delle salme effettuasi per mezzo di becchini poco pratici e quasi mai si compie in armonia delle disposizioni sanitarie per innata voglia di lucro di questo clero, poiché il cadavere, da qualsiasi punto, anche di campagna, dove prima passare presso il cimitero, percorre per lungo tutto il paese, far sosta nell’unica chiesa per diverse ore, pernottandovi talvolta, affine di dar tempo ad espletare certe funzioni “coram populo et cadavere”. Ed alcune volte si esegue tal corteo funebre in modo che la carità cittadina m’impone lasciarlo immaginare appena!

Ho richiamato l’attenzione delle autorità locali più volte su tale deplorevolissimo sconcio e fo voti che un tal servizio voglia migliorarsi, e su ciò pure fermo l’attenzione maggiormente della S.V. Ill.ma.

Per la vigilanza igienica nulla devo aggiungere a quanto già dissi l’anno scorso: non ufficio sanitario: non laboratorio medico-micrografico: non macello pubblico.

Contravvenzioni alla legge ed ai regolamenti sanitari ve n’è stata una sola, riguardante gli art.15-16-17-20 del regolamento speciale 3 agosto 1890, che fu rimessa alla giustizia del Pretore ed ebbe per risultato “l’assoluzione del contravventore!

Circa poi le condizioni alimentari, climatologiche ed economiche di questa popolazione non trovo alcun che di nuovo o d’interessante da notare.

Ed ora mi auguro che le poche e più urgenti verità dette nella presente relazione fruttino quel tanto di bene, che nello scriverle mi son promesso.

In ogni modo avrò fatto, se non tutto, parte del mio dovere!

S. Apollinare, 16 gennaio 1895

Dott. Garzia Almerindo

Ufficiale sanitario

1 «Corriere Sanitario. Giornale settimanale di igiene pubblica. Di medicina pratica ed interessi professionali», anno VI, 1895.

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