«Studi Cassinati», anno 2025, n. 4
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di
Pietro Cedrone
Nel 1981 l’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo pubblicava nelle Fonti per la Storia d’Italia la prima parte del quarto volume del Codice diplomatico Longobardo a cura di Carlrichard Brühl, includente i Diplomi dei Duchi Longobardi di Spoleto fino all’anno 787.
Complessivamente l’edizione presenta 38 diplomi di cui 35 appartenenti al Regestum Farfense, uno al Registrum Petri Diaconi, uno al Chronicon Vulturnense e uno all’Archivio Capitolare di Rieti.
Alla p. 96 del volume è riportato il «Diploma «34. Praeceptum». Quest’ultimo è ritenuto dal Brühl una «falsificazione».
Con tale Diploma datato maggio 778 e rilasciato a Spoleto, il duca Ildeprando dona al Monastero di San Vincenzo al Volturno la Chiesa di «San Donato in Comino» con precisi confini, e altri beni. Il documento ci giunge attraverso il Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni. Carlrichard Brühl ritiene falso il documento perché «l’escatollo» è incompleto, perché è assente la «subscriptio», perché non sono riportati i «funzionari in carica», perché è sbagliato «il nome dell’abate» e perché «l’inscriptio» pare successiva. Conclude il Brühl che la prova definitiva della falsificazione proviene dall’assenza di riferimenti a questa Donazione quando i monaci nel 981 si fecero confermare da Ottone II, insieme a molte altre, la «cella di San Donato». Carlrichard Brühl ritiene che la falsificazione sia stata eseguita dal monaco Giovanni di San Vincenzo al Volturno tra la seconda e la terza decade del secolo XII.
Pare tuttavia che questo studio di altissimo livello del Brühl, ricompreso nelle Fonti per la Storia d’Italia, e in quanto tale utilizzato da tempo nelle università e dagli studiosi di tutta Italia (io stesso ne venni a conoscenza dalla lettura del libro Agiografia Aretina Altomedievale di Pierluigi Licciardello, a p. 395) sia ancora trascurato e poco conosciuto in ambito locale, ove la «Donazione di Ildeprando» è stata in passato, e a lungo, un importante documento di riferimento.
Possiamo invece evidenziare due aspetti nello studio di Carlrichard Brühl:
– il primo riguarda la conferma del possesso della cella di San Donato al Monastero di San Vincenzo al Volturno da parte di Ottone II nel 981 d.c.;
– il secondo è che il monaco Giovanni tra la prima e la seconda decade del XII secolo rivendicava al Monastero di San Vincenzo al Volturno il possesso della Chiesa di San Donato in Comino, secondo precisi confini, dal 778 d.c.
La falsificazione in sé non ci permette altre considerazioni storiche di rilievo.
Appare invece molto articolata e complessa l’influenza che la «falsa donazione» ha avuto successivamente nelle vicende storiche e amministrative dei comuni confinanti di San Donato Val di Comino e di Pescasseroli.
A tal fine è interessante consultare un approfondito studio presente nella pubblicazione Acqua e fuoco di Antonio Pellegrini di San Donato Val di Comino, nel quale lo studioso, con molto acume, ipotizza per diversi e validi motivi la falsità della «Donazione di Ildeprando», pur non facendo riferimento allo studio di Carlrichard Brühl.
BIBLIOGRAFIA:
Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, Fonti per la Storia d’Italia, Codice diplomatico Longobardo a cura di Carlrichard Brühl, Vol. IV/1, Roma, 1981
Antonio Pellegrini, Acqua e fuoco, 2017
Chronicon Vulturnense
Pierluigi Licciardello, Agiografia Aretina Altomedievale, Firenze, Sismel-Edizioni del Galluzzo 2005
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