Un testimone della ricostruzione di Cassino. Quando giocavamo dentro corte.


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Giuseppe Gentile, Cassino, 2010.

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PRESENTAZIONE
Si dice che quasi tutti gli scrittori, ad un certo punto della propria vita, 2010-03-un-testimone-della-ricostruzine-di-cassinoscrivono un’autobiografia: talvolta lo fanno per interesse economico sfruttando la propria notorietà; altre volte,  invece, perché la storia della propria vita coincide con periodi importanti della vita pubblica: vedi, ad esempio, il politico di lungo corso, o il protagonista di grandi eventi, come guerre,  ricerche scientifiche e simili; lo scopo, in questo caso, è quello di lasciare testimonianza e memoria del passato attraverso la propria esperienza di vita. È vero che la letteratura  autobiografica è una branca importante del mondo letterario; però non tutti i libri autobiografici, solo perché tali, assumono valore e interesse letterario e tanto meno storiografico, che  è l’aspetto che qui più ci interessa. Analogo discorso si potrebbe fare per la diaristica, altro filone consistente nell’editoria mondiale; ma qui l’autore narra se stesso attraverso memorie  raccolte ed appuntate nel corso degli anni, e solo in pochi casi quei diari contribuiscono ad una maggiore conoscenza di un dato periodo storico. Si dice anche che in italia sono più  coloro che scrivono che quelli che leggono: forse è vero. Ed infatti è sempre più diffusa la tentazione in personaggi che per qualsiasi ragione abbiano avuto momenti di notorietà – il  consigliere comunale, il ladruncolo ravveduto, la vittima di uno stupro, il dirigente di un certo ufficio pubblico – di scrivere la storia della propria vita, o, magari, se non se ne è capaci,  “farla scrivere” da chi ha dimestichezza con la penna: si tratta, per lo più, di desiderio di autocelebrazione, di sicura matrice narcisistica. Io stesso, vista la mia ormai lunga  frequentazione del mondo dell’editoria locale, sono oggetto di richieste del genere. Quasi sempre rispondo: “perché no!”, ma non perché abbia voglia di farlo, bensì perché so che poi la  cosa non si conclude per via delle complicazioni che mi premuro di evidenziare. Ciononostante più di una volta ho accettato di curare e dare alle stampe libri autobiografici, ma solo  quando ho ravvisato in essi un valore reale, cioè un contributo alla conoscenza di periodi cruciali della storia locale, come le memorie di guerra o quelle della ricostruzione postbellica  nel cassinate: si è trattato, infatti, di testimonianze importanti per la comprensione di eventi e problematiche di carattere sociale che hanno interessato il territorio. Va comunque  distinta la narrazione autobiografica dalla letteratura autobiografica, “che è tale – scrive silvio bernelli nella rivista ‘Primo amore’ – solo quando produce libri che non sono semplicemente costruiti dai ricordi, ma libri costruiti con i ricordi”. dunque non basta assemblare memorie e ricordi personali per fare un’opera di interesse letterario e nemmeno  storiografico. È necessario che tutti gli elementi autobiografici siano contestualizzati in un’ottica da fiction, dove ogni personaggio, ogni fatto narrato, è in funzione di un progetto e di  una destinazione narrativa o documentaria. Allora come collocare questo libro di Peppino Gentile? Certamente non si puó definire diario perché scritto “a posteriori” rispetto agli argomenti trattati. È autobiografico, ma fino ad un certo punto. La storia personale e familiare dà l’incipit alla narrazione e spesso si riaffaccia con brevi flash nel corso del tempo; però, a partire dall’età della giovinezza dell’autore, si intreccia con sempre maggiore frequenza con gli aventi politici ed amministrativi della città in ricostruzione. Dunque abbiamo due fasi o, meglio, due livelli nello sviluppo della narrazione. Quello strettamente personale, dove, con schiettezza, rivive i tragici eventi della guerra a partire dal primo bombardamento di cassino del 10 settembre 1943, quando, nell’ingenuità della sua tenera età, vedeva come in un gioco il sorvolo degli aerei sulla città (“… li inseguimmo con lo sguardo e le braccia levate al cielo in segno di gioia”), ed il cadere delle bombe, strumenti di morte e distruzione (“… che a prima vista ci sembrarono dei confetti giganti”). L’ingenuità si muta ben presto in incredulità e poi in terrore e disperazione. Da questo punto, infatti, l’incedere del racconto si fa sempre più drammatico e coinvolgente: il ricordo della ricerca di un luogo sicuro dove mettersi in salvo, lo spettacolo delle macerie e dei resti smembrati delle vittime del bombardamento, la fuga, la fame, il freddo dei giorni successivi al bombardamento costituiscono una testimonianza realistica di quanto i cassinati dovettero tribolare in quel periodo. la testimonianza prosegue con la descrizione del ritorno dopo la tragedia, della difficile ripresa tra mille difficoltà, delle inenarrabili privazioni – perfino quella che spetta per diritto naturale ad ogni bambino: la frequenza regolare di una scuola –, la ricerca e la necessità di trovare sostentamento per la sua numerosa famiglia, i legami di parentela che risultano fondamentali per il superamento di particolari avversità (aspetto, questo, che fortunatamente  caratterizza ancora le genti del meridione). Ecco, quindi, che peppino gentile si porge come testimone fedele di quegli eventi: il racconto autobiografico si fa narrazione storica. E già questo conferisce valore e dignità al suo lavoro. L’altro livello, quello della vita amministrativa, ci rivela un Peppino Gentile particolarmente attento a tutto quanto accade pubblicamente attorno a lui. Ciò che egli scrive è frutto di osservazione diretta di un giovane che guarda con curiosità e intelligenza a ciò che fanno i “grandi” della città per la città. Egli stesso, ad un certo punto, viene a trovarsi “dentro” il circolo di coloro che decidono, dapprima come pubblico dipendente, poi sempre più come protagonista di eventi che segneranno  per sempre i destini della città martire e del territorio, grazie al suo impegno sindacale in difesa degli interessi dei pubblici dipendenti e poi grazie anche alla militanza politica a livello  comunale, provinciale e regionale. Questo suo stare “dentro” gli ha consentito di farsi testimone diretto di tutti gli eventi politici ed amministrativi degli ultimi cinquanta anni. l’autore ci parla di tutti i sindaci dal dopoguerra fino ai giorni nostri tracciandone profili pacati e scevri da sentimenti o risentimenti personali, esponendo con obiettività le loro realizzazioni e gli intrecci politici che ne hanno condizionato l’operato. Ci descrive le lotte politiche per il governo della città, facendo, senza remore, nomi e cognomi dei personaggi politici che le hanno caratterizzate: ne esalta i successi e stigmatizza gli errori; ma sempre con distacco e moderazione – cosa difficile per chi è parte degli eventi –. ci elenca le grandi opere pubbliche per la ricostruzione e quelle per le infrastrutture della città che guarda al futuro. Il tutto fondato su dati d’archivio e documenti ufficiali. Ecco, dunque, che la sua autobiografia va ben oltre l’ambito personale e si fa, anche qui, storia, si fa fonte di documentazione e di conoscenza per chi volesse accingersi a scrivere la storia del dopoguerra di cassino e del cassinate: impresa, questa, che farebbe tremare i polsi agli storici di professione. Il nostro non si definisce storico, tuttavia il suo lavoro è storia; forse microstoria, come gli accademici amano  definire la storia locale. Forse è una storia condotta per sommi capi rispetto alla congerie di fatti e questioni che hanno animato il sessantennio del dopoguerra – e non poteva essere  altrimenti per un’opera autobiografica –, ma è pur sempre una pietra d’angolo di quel grande palazzo che potrà essere la storia di cassino e del cassinate dal dopoguerra in poi.  Comunque è un libro da consultare per chi volesse, per qualsiasi ragione, conoscere il passato recente di Cassino. Dopo quanto detto sarebbe lecito pensare a questo lavoro come ad un barboso saggio destinato agli “addetti ai lavori”. non è così. lo stile agile e stringato, la gestione dei personaggi e dei fatti narrati crea quella sorta di fiction, cui accennavo prima, che induce il lettore ad andare sempre alla pagina successiva per conoscere gli sviluppi degli eventi e, per i più attempati, confrontarli con i propri ricordi. Non è un romanzo, ma si legge  come tale.

 

Emilio Pistilli

SOMMARIO

presentazione – pag. 5
introduzione – pag. 9
cap. I – gli antefatti storici – pag. 13
cap. II – fuga da cassino – pag. 17
cap. III – lo sfollamento – pag. 25
cap. IV – il rientro a Cassino – pag. 31
cap. V – soggiorno a la briglia – pag. 41
cap. VI – ragazzo di bottega – pag. 47
cap. VII – il ritorno della politica – pag. 53
cap. VIII – gli anni cinquanta – pag. 57
cap. IX – il guerriero crociato – pag. 67
cap. X – l’istituzione dell’università – pag. 73
cap. XI – l’amministrazione d’emergenza – pag. 77
cap. XII – l’insediamento della fiat – pag. 83
cap. XIII – l’impegno sindacale – pag. 87
cap. XIV – la sinistra dc al governo della città – pag. 93
cap XV – il pci al potere – pag. 101
indice dei nomi – pag. 107

 

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