Area archeologica di Aquinum Nuove scoperte presso le Terme Centrali


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Studi Cassinati, anno 2014, n. 4

di Giuseppe Ceraudo, Giovanni Murro, Valentina Petrucci, Agnese Ugolini, Valentino Vitale

foto-01-1Tra il 16 giugno e il 26 luglio e tra il 9 e il 19 settembre 2014, si è svolta la sesta campagna di scavo nell’area urbana di Aquinum, in località S. Pietro Vetere, nel territorio del comune di Castrocielo (Fr), condotta dall’Università del Salento2.
In questa campagna si è deciso di approfondire le indagini su ambienti precedentemente individuati, procedendo allo stesso tempo a diversi ampliamenti: il fine è stato principalmente la regolarizzazione del perimetro di scavo nonché la comprensione complessiva dei limiti dell’edificio termale (fig. 1). Allo stesso tempo è stato portato avanti lo studio delle fasi di vita e di abbandono del complesso.
Nel tentativo di intercettare l’ingresso Est delle Terme, lo scavo delle stratigrafie più superficiali nelle immediate vicinanze del frigidarium orientale, ha rivelato la presenza di alcuni setti murari sia ad E della vasca A153, sia a N della vasca A14. Attualmente il perimetro di tale vasca risulta arricchito da un’abside di piccole dimensioni, posta a circa 3 metri di altezza dal piano di calpestìo del vano, forse pertinente all’alloggiamento di una tubatura di adduzione, al fine di ottenere giochi d’acqua all’interno della vasca.
foto-01-2Durante le operazioni di pulizia e di definizione dei limiti di tale ambiente, immediatamente a N di esso, si è cominciato a delineare uno spazio (ambiente A45), che presenta pareti rivestite di un cocciopesto abbastanza fine, ma di cui ancora non è possibile stabilire la funzione. Il vano in questione risulta ancora interessato dalla presenza di vegetazione arbustiva, la quale ha favorito la conservazione in elevato delle strutture murarie e preservato una pregevole statua in marmo bianco raffigurante una figura femminile vestita di peplo, annodato sotto il seno; i piedi (che presentano entrambi i mignoli rientranti), distaccati già in antico e rinvenuti a pochissima distanza, calzano dei sandali infradito dai raffinati particolari. La statua, alta circa 0,90 m è stata trovata priva della testa e delle braccia, anche se sono perfettamente visibili i sistemi con cui queste appendici erano un tempo unite al resto del corpo (fig. 2).
Ad Ovest del frigidarium, invece, si è proceduto all’approfondimento di ambienti già individuati nel corso delle precedenti campagne archeologiche. Nell’ambiente denominato A12, riconosciuto già nel 2012, rimossi i numerosi strati di bruciato e di disfacimento delle strutture, sono venute alla luce tracce delle canalizzazioni e delle pavimentazioni pertinenti ad uno dei principali snodi dei praefurnia. L’intero ambiente risulta attraversato in senso NO/SE da una canalizzazione di cui sono riconoscibili tracce delle spallette in mattoni laterizi. Risultano visibili anche dei piani pavimentali sempre in mattoni, ma di diversa grandezza; tali pavimentazioni, appaiono annerite dalla permanenza di forte calore durante le fasi di vita del complesso (fig. 3). Potrebbe dunque trattarsi di un vano riscaldato posto nelle immediate vicinanze di un praefurnium con annessa fornace a legna (l’Hypocausium).
A S/E di A12, sono continuati gli scavi all’interno dell’ambiente A10, già indagato parzialmente durante la campagna 2012. La ripresa delle attività ha permesso di riconoscere negli strati più superficiali due focolari inquadrabili tra fine XIII e inizi XV secolo (figg. 4-5), grazie al ritrovamento di ceramica dipinta a bande rosse, protomaiolica, invetriata e di due monete in bronzo, una delle quali con croce coronata.
Due crolli posti a quote differenti occupavano il vano; al di sotto sono state riscontrate tracce dell’asportazione di un braccio fognario (fig. 6) che è invece conservato integro, con le due spallette e la copertura, in ambiente A9. L’analisi delle stratigrafie e dei materiali ad esse associate, permetterebbe di sostenere una contemporaneità dell’ambiente A10 con A11 e con i livelli più recenti di A9, tutti inquadrabili tra la fine del XIII ed il XV secolo. Il ritrovamento dei focolari in associazione con la ceramica suddetta, ha permesso di attribuire, in via preliminare, una funzione abitativa ad A10, mentre A11, riconosciuto nella precedente campagna come deposito di granaglie, potrebbe essere un vano di servizio connesso.
foto-01-3La regolarizzazione del limite di scavo ha interessato anche la porzione Nord dell’area dove, nel corso della precedente campagna, era stato individuato il muro di delimitazione di un nuovo isolato, esteso a Nord del complesso termale e della strada lastricata. La rimozione dell’humus ha consentito di riconoscere più setti murari con andamento E/O ed altri ad essi ortogonali, delimitanti nuovi ambienti (A35-A42).
Nel settore Ovest dell’area di scavo, si è scelto di proseguire le indagini all’interno di ambienti già noti e contemporaneamente di procedere ad un allargamento per la regolarizzazione dei limiti dello scavo. Tale ampliamento è stato finalizzato, inoltre, alla ricerca dei confini del complesso termale su quel lato, nella speranza di intercettare un incrocio stradale che sembrava visibile già a partire dalle foto aeree. I primi interventi si sono concentrati in ambiente A23, posto immediatamente ad Ovest della latrina (A21).
Qui si è rinvenuta una gran quantità di materiale, tra cui numerosi frammenti di intonaco e tessere musive, frammenti di ceramica di diversa natura, marmi con modanature eterogenee e oggetti legati alla vita quotidiana (fig. 7) quali anelli in bronzo, aghi crinali, monete e grappe; al di sotto è venuto alla luce un battuto pavimentale con tracce di scasso forse per l’asportazione di una condottura in piombo.
Sempre nell’ambito dell’ampliamento effettuato in direzione Ovest, l’ambiente A26 ha restituito, immediatamente al di sotto dell’humus, uno strato composto prevalentemente di intonaci policromi, i quali mostrano raffigurazioni vegetali e geometriche nei toni del rosso, del giallo, del blu e del verde. Il vano presenta, nella sua porzione Ovest, una serie di cinque pilastri in laterizio (fig. 8), che conservano in parte il loro rivestimento in intonaco. L’ambiente A53, comunicante con A26 attraverso le aperture delimitate da detti pilastri (forse resti di un portico), sembrerebbe pertinente ad una nuova fase di risistemazione del fronte occidentale delle terme del quale, tuttavia, non è ad oggi definibile la funzione specifica.
Sono stati inoltre individuati e definiti planimetricamente altri otto ambienti, delimitati da setti murari che, sia per tecnica muraria sia per orientamento, non sembrano più riferibili all’edificio termale. Essi, infatti. non presentano la solita cortina in opera reticolata come la maggior parte delle murature portate in luce, ma presentano tecniche diverse anche tra loro; alcuni sono edificati con blocchi di travertino appena sbozzati, altri in opera mista con inserimenti di tegole a listello a sezione a quarto di cerchio. Si tratta probabilmente di strutture di epoca posteriore al complesso termale di piena età imperiale, ma solo la prosecuzione delle indagini e lo studio dei materiali in relazione alle stratigrafie, potrà offrire delle risposte più attendibili.
Durante l’asportazione delle stratigrafie in direzione Sud viene individuato un pozzo costruito in blocchi di travertino e sormontati da un dolium (fig. 9). Questo conserva ancora parte della ghiera superiore, costituita da blocchetti sbozzati di travertino locale e pezzame di laterizi messi in opera a secco; la porzione inferiore del pozzo è costituita da filari circolari di blocchetti spaccati di travertino locale messi in posa anche in questo caso a secco per un’altezza conservata di circa 3 m.
Nella porzione Sud di scavo, infine, sono venuti alla luce diversi setti murari, delimitanti ulteriori ambienti per i quali è ancora prematura una identificazione precisa. In un caso, tuttavia, risulta ben visibile, appena al di sotto dell’humus, una struttura muraria con ghiera in laterizi, riconducibile all’imbocco di un praefurnium. Nonostante questo prezioso indizio, occorrerà approfondire lo scavo dell’area citata, al fine di formulare nuove e più articolate ipotesi riguardo l’esteso settore degli ambienti riscaldati e dei relativi vani di servizio.


Bibliografia di riferimento
A.  Albiero, C. Fernandez, V. Petrucci, A. Ugolini, V. Vitale, Le terme centrali di Aquinum (Castrocielo, FR). Campagne di scavo 2009-2013, in «Folder. The Journal of Fasti Online», 316, 2014, pp. 1-20.
G. Ceraudo (a cura di), Aquinum. Campagne di scavo 2009- 2011, in «Studi Cassinati», n. 3, a. XI, luglio-settembre 2011.
G. Ceraudo, Progetto“Ager Aquinas”. La carta archeologica di Aquinum e territorio, in «Atti del Convegno Dalle sorgenti alla foce. Il bacino del Liri-Garigliano nell’antichità: culture, contatti, scambi», Frosinone-Formia 10-12 novembre 2005, Roma 2008, pp. 145-156.
G. Ceraudo , A. Albiero, C. Fernandez, G. Murro, V. Petrucci, G. Romagnoli, A. Ugolini, V. Vitale, Area archeologica di Aquinum. Terme Centrali, in «Studi Cassinati», n. 3, a. XIII, luglio-settembre 2013.
G. Ceraudo, C. Molle, D. Nonnis, L’iscrizione musiva delle Terme Centrali di Aquinum, in «Orizzonti. Rassegna di archeologia», XIV, 2013, pp. 101-109.
G. Ceraudo, G. Murro, Aquinum. Guida ai Monumenti e all’Area Archeologica, Foggia 2014.
G. Ceraudo, V. Vincenti, Le terme centrali di Aquinum (FR): considerazioni preliminari sulle fasi e sulle pavimentazioni, in Atti del «XX Colloquio dell’Associazione Italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico (AISCOM)», Roma 19-22 marzo 2014, c.s.
A. Nicosia, G. Ceraudo (a cura di), Spigolature Aquinati. Studi storico-archeologici su Aquino e il suo territorio, Atti della Giornata di Studio, Aquino 19 maggio 2007, Aquino 2007.
I. Nielsen, Thermae et Balnea. The Architecture and Cultural History of Roman Public Baths, Aarhus 1993.
Pasquinucci M., Terme romane e vita quotidiana, Roma 1989.
Thédenat H., Hypocausis, hypocaustum, in «Dictionnaire des Antiquités grecques et romaines», 345-350, Paris 1896.

1 «Studi Cassinati» ha dedicato due articoli allo scavo di Aquinum, uno pubblicato nel n. 3, a. XI, luglio-settembre 2011, a cura del direttore degli scavi prof. Giuseppe Ceraudo; un altro pubblicato nel n. 3, a. XIII, luglio-settembre 2013, a cura di Giuseppe Ceraudo, Alessandra Albiero, Chiara Fernandez, Giovanni Murro, Valentina Petrucci, Giuseppe Romagnoli, Agnese Ugolini, Valentino Vitale.
2 Un sincero ringraziamento va all’équipe di studenti, specializzandi, specializzati e dottorandi, che ha coadiuvato le operazioni. Dottorandi: dott.ssa Paola Guacci e dott. Alfio Merico; specializzati: dott.ssa Lavinia Caruso e dott. Calogero Maria Bongiorno; specializzandi: dott.ssa Antonietta Martignano, dott.ssa Genni Pulito, dott.ssa Ippolita Raimondo, dott.ssa Salvatrice Pantano, dott.ssa Giorgia Tulumello, dott.ssa Paola Giglio, dott.ssa Adriana Sciacovelli; studenti: Francesco Colopi, Daniela Fortiguerra, Paolo Margiotta, Debora Sabella, Silvia Strafella, Francesco Coppola, Cleofe De Paolis, Federica Palma, Luana Testa, Fiorella D’Alessandro, Miriana Colella, Naime Younes, Maria Domenica Grippo, Alessia Leone, Maria Cristina Macchia, Chiara Lacirignola.
3 All’interno di tale vasca, durante la campagna 2013, sono state rinvenute tracce consistenti dei crolli delle volte e delle pareti, le quali dovevano essere affrescate da pitture policrome riconducibili presumibilmente al III o IV stile pompeiano.

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